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La salute nel curriculum: mantenersi in forma per prevenire le malattie (1/4)
di Ettore Bergamini

Treccani Atlante – 19 + 20 novembre 2020

Come avviene concretamente il processo di invecchiamento del corpo umano? Quali fattori esterni ne accelerano o rallentano il progressivo decadimento? Cosa fare per mantenersi forti e in salute più a lungo? Il conciso opuscolo che qui presentiamo ci dà la risposta a molte delle domande che, anche alla luce della pandemia in corso, tutti i giorni ci poniamo.

UNA LETTERA AI GIOVANI
Negli ultimi cento anni il benessere è cresciuto in modo esponenziale: l'aspettativa di vita è passata dai circa 40 anni degli inizi del 1900 agli oltre 80 di oggi. Molti ritengono che non ci sia mai stato un tempo migliore di oggi per entrare nella vita. Nei primi anni del XX secolo solo una persona su cinque festeggiava il sessantacinquesimo compleanno; oggi lo fanno settanta persone su cento. Un secolo fa era eccezionale giungere a cento anni; oggi nel mondo vivono oltre 100.000 centenari.
Allora, perché preoccuparsi? Perché l'allungamento della vita è avvenuto troppo rapidamente per dipendere da fattori genetici ed è solo frutto di benefici ambientali che forse stanno per svanire. Statistici e demografi sono ottimisti: estrapolano nel futuro la curva che descrive l'aumento della longevità nell'ultimo secolo e concludono che fra 30 anni la vita media sfiorerà addirittura gli 85 anni. I biologi però hanno molti dubbi perché i cambiamenti imposti dalla globalizzazione e dal deterioramento della qualità dell'ambiente già stanno accelerando la velocità con cui il corpo umano si usura, invecchia e si ammala. I guai li vedono addirittura anche i bambini, che hanno risposto in massa al grido di allarme di Greta1 facendo proprio il monito "non abbiamo un pianeta B!".
Se li vedono anche i bambini è segno che i guasti sono grandi e i nodi stanno arrivando al pettine. Dal 2015 la vita media degli italiani ha cominciato a ridursi. Da tempo l'Unione Europea ha segnalato che la vita in buona salute si accorcia. La medicina spesso riesce solo ad allungare il tempo di una vecchiaia fragile e non-autosufficiente, e aumenta così a dismisura il numero degli anziani disabili costretti al ricovero in case di riposo, con grande sofferenza umana e costi sociali e finanziari immensi, forse sproporzionati, che rischiano di diventare insostenibili per le giovani generazioni. Per di più la qualità dell'ambiente cambia in modo non favorevole (lo ha dimostrato Covid-19, con le sue conseguenze mortali correlate con l'inquinamento atmosferico). Il riscaldamento globale da gas serra è ormai incontestabile, ed è destinato a sfuggire al controllo dell'uomo (si sta sciogliendo il permafrost, che può liberare nell'atmosfera quantità gigantesche di CO2 e metano, ben superiori a quelle già così pericolose emesse dalle sconsiderate attività dell'uomo). Non ci sono scelte. Sarà bene che le nuove generazioni si preparino ad affrontare un mondo molto difficile e che la scuola insegni loro come farlo.
Dopo tante notizie cattive ce ne sono anche di buone: oggi sappiamo come contrastare la progressione del declino di tutte le nostre difese causato dall'invecchiamento biologico, che favorisce tutte le malattie e riduce la capacità di affrontare con successo ambienti sfavorevoli. La vita futura dei nostri giovani dipenderà sempre più dal loro stile di vita. Le scelte dovranno essere fatte al più presto, perché l'invecchiamento comincia a mordere già prima dei 20 anni. Ma non sarà mai troppo tardi per cominciare. Leggendo con attenzione questo libricino offerto in pdf a voi e ai vostri professori dalla Associazione Alberto Sordi, dalla Scuola superiore Sant'Anna tramite i suoi ex-allievi, dal Rotary e dalla Città di Volterra, prossima candidata a Capitale italiana della Cultura, imparerete a minimizzare i segni che il tempo giorno dopo giorno lascia nel nostro corpo, e quindi ad aumentare le probabilità vostre e dei vostri cari di vivere a lungo in buona salute anche in un mondo difficile. Volete saperne di più? Basta che leggiate L'Arte della Longevità in buona Salute, Edizioni ETS, 2012, o che contattiate direttamente l'Autore .

  1. Attenti: la vostra vita dipende sia dalla età sia da fattori ambientali
    Alla vostra età non ci si pensa, ma dai venti anni in poi il tempo indebolisce progressivamente tutte le funzioni del vostro corpo, riduce le forze che potete mettere in campo in situazioni difficili, e rende più facile la sconfitta.
    1 Figura 1. Curve di sopravvivenza di pazienti ustionati in funzione della percentuale di superficie corporea lesa e della età (Da Rowe JW: Cecil Textbook of Medicine, 18.a edizione, p. 25, con modifiche. Sulle ordinate: la percentuale dei sopravvissuti. Sulle ascisse: la percentuale della superficie corporea ustionate. Per le famiglie di età e il numero dei casi si veda la leggenda della figura.

    Lo dimostra la figura 1 (sulle ordinate la probabilità di sopravvivere; sulle ascisse l'estensione di una ustione): il rischio di non sopravvivere alla lesione varia sia con la estensione della lesione cutanea (e della infiammazione) che con la età. Gli effetti della età sono davvero impressionanti: una ustione che interessi il 30% della superficie corporea è ben sopportata da quasi tutti i giovani (di età compresa tra 5 e 34 anni) mentre uccide il 90% delle persone di età superiore a 75 anni (da Rowe JW, Cecil Textbook of Medicine, 1988). Si ricordi che i problemi provocati dalla ustione dipendono dall'estensione della infiammazione, e quindi questi dati valgono non solo per le ustioni ma anche per tutte le infezioni (anche per Covid-19) e tutte le condizioni che impegnano le funzioni cardiocircolatorie, respiratorie e renali, e quindi persino per gli effetti delle avversità climatiche. Il riscaldamento globale porterà via per primi i più anziani e poi, man mano, con il suo aumento, anche persone più giovani. Il risultato? La vostra vita rischierà di essere più breve di quella di chi vi ha preceduto. Come difendersi? Nessuno può prevenire il riscaldamento globale da solo, però ciascuno di voi potrà difendersi da solo contrastando il declino con l'età del proprio corpo. Leggere questo libricino vi aiuterà a farlo.

  2. Attenti: dall'ambiente dipende la sopravvivenza dell'intera umanità
    Superate le tragiche conseguenze dell'eruzione del vulcano Toba2, che 70.000 anni fa raffreddò la temperatura del pianeta tanto da ridurre la popolazione umana mondiale a poche migliaia di individui, per secoli e secoli la nostra specie si trovò sull'orlo della estinzione.
    2 Figura 2. Curve di sopravvivenza dell'uomo in varie epoche (percentuale dei viventi su cento nati).

    La Figura 2, modificata da Scientific American, ci dice che in quell'ambiente per decine di migliaia di anni la vita media non superò i 12 anni. La specie umana non si estinse solo perché il numero dei nati superò sempre quello dei morti. In altre parole, siamo qui perché a partire dai dodici anni le donne partorirono in media più di cinque volte prima di morire per il 75 per cento intorno ai venti anni di età. Questa selezione feroce conferì al corpo umano una straordinaria resistenza (più forte nelle donne, che ora in un mondo più favorevole vivono più a lungo dei maschi). I sacrifici di chi ci precedette (ed ebbe una qualità di vita che oggi apparirebbe inaccettabile) hanno donato a noi, i discendenti, una vita sempre più lunga man mano che il progresso ha reso più favorevole l'ambiente di vita. Così, poco più di diecimila anni fa, nella mezzaluna fertile, la conquista della sicurezza alimentare grazie allo sviluppo della agricoltura raddoppiò la vita media delle popolazioni e dette agli uomini il tempo di crescere culturalmente e di far fiorire grandi civiltà. L'allungamento della vita e il prodigioso sviluppo culturale si tradussero poi in ulteriori progressi nel controllo dell'ambiente, in nuove scoperte e invenzioni e in un ulteriore raddoppio della vita media, che arrivò ad oltre cinquanta anni già all'inizio del XX secolo. Il resto è storia recente: le scoperte mediche hanno debellato gli ultimi nemici della specie umana (gli agenti infettivi) raddoppiando nuovamente la durata di vita in meno di cento anni (ora siamo ad oltre ottanta). Sul piano genetico però l'uomo non è cambiato e non sarebbe più longevo di chi visse decine di migliaia di anni fa se l'ambiente non restasse favorevole. Quindi è facile prevedere che un peggioramento dell'ambiente di vita (così probabile in futuro) farebbe ripercorrere il cammino in senso inverso. Diversamente dal passato, oggi però le conseguenze potrebbero essere davvero catastrofiche per la nostra specie. L'uomo ormai si riproduce non a dodici ma a quaranta anni. Cosa accadrebbe se la crisi ambientale prossima ventura riportasse d'un tratto alla vita media di duecento anni fa? Ci sarebbe il tempo di fare tutti i figli che servirebbero per pareggiare le perdite, e di portarli fino alla maggiore età? La specie umana potrebbe rischiare l'estinzione?

  3. Cos'è l'invecchiamento biologico e perché fa male
    Da quando diventare vecchi riesce a tutti e non si può più dire che raggiungere la vecchiaia è una fortuna, fra chi dovrebbe risolvere i problemi socio-sanitari degli anziani prevale lo slogan "la vecchiaia non è una malattia". Per molti studiosi, invece, le moderne scoperte scientifiche confermerebbero le deduzioni dei filosofi antichi: tutti gli esseri viventi, nessuno escluso, sarebbero affetti da una patologia innata cronico-degenerativa, che chiamiamo invecchiamento, caratterizzata dall'avere un periodo di incubazione così lungo da essere compatibile con il successo riproduttivo della specie. E' la logica conseguenza dei meccanismi dell'evoluzione biologica, che selezionano e premiano sulla base del successo riproduttivo, non della longevità.
    La vita è un processo dinamico che scorre in un mondo a quattro dimensioni. Infatti il tempo ha effetti sui sistemi biologici. Va detto subito, però, che il tempo "biologico" non si misura con l'orologio da polso, e che l'età biologica non è quella dell'anagrafe, perché dipende solo indirettamente dallo scorrere del tempo fisico: la spinta che la muove viene dai segni (cioè dai danni) che il tempo fisico, nel suo passaggio, ha lasciato nel sistema biologico. Questi danni riducono progressivamente (anche se di solito ci se ne accorge dopo i 30 anni) tutte le funzioni dell'organismo, lo indeboliscono e lo rendono più sensibile a tutte le malattie. C'è chi si difende e ripara meglio i danni, e chi li subisce in maniera più grave. Così tutti gli uomini invecchiano, ma c'è chi sembra vecchio a sessanta anni e chi a ottanta anni ci stupisce per l'aspetto giovanile. Le diversità appaiono ancora più evidenti se guardiamo alle differenze di longevità tra le diverse specie animali. Per limitarsi ai mammiferi, l'invecchiamento biologico può variare di oltre 40 volte tra specie e specie (ratto e topolino percorrono l'intero arco di vita in poco più tre anni; l'uomo ne impiega oltre 100: la signora francese che detiene il record mondiale di longevità giunse a 126 anni).
    Tutti gli esseri invecchiano. Cos'è che li accomuna? Qual è la radice di tutti i mali?
    La risposta viene dai meccanismi biochimici della vita. Per vivere, tutti gli esseri hanno bisogno di energia, e la producono usando ossigeno per "bruciare" gli alimenti. L'ossigeno è sostanza molto reattiva e pericolosa che nel nostro corpo produce veleni: li chiamiamo ROS (dall'inglese: reactive oxygen species) o radicali liberi; sono capaci di danneggiare tutte le molecole delle nostre cellule. Le nostre cellule utilizzano l'ossigeno in modo molto efficiente: su 100 molecole di ossigeno che consumiamo solo una andrà a produrre ROS e i meccanismi difensivi innati nella specie umana fanno sì che solo un ROS su 10000 lasci danni permanenti nelle nostre cellule. Può sembrare poco, ma non lo è. Un esempio? In 100 anni, le cellule che vivono quanto il corpo (le cellule nervose) possono accumulare nel loro DNA 36000 lesioni (cioè 36000 mutazioni). Le nostre cellule posseggono 21000 geni. Quindi a quella età saranno state perse gran parte delle informazioni genetiche continuamente necessarie per le funzioni e la vita di queste cellule. Come sorprendersi se con il passare del tempo le cellule nervose perdono plasticità (e quindi la capacità di memorizzare e poi di conservare le informazioni già memorizzate) e alla fine muoiono, dando luogo a terribili malattie neurodegenerative, quali la demenza di Alzheimer o la sindrome di Parkinson?
    Perché non tutti i danni prodotti dai ROS sono riparati e si accumulano progressivamente nelle cellule e nei tessuti? E perché a sostanziale parità di consumo di ossigeno i danni si accumulano a velocità diversa da specie a specie e da individuo e individuo? Anche qui la risposta evoluzionistica è semplice. Tutto dipende dalla funzionalità dei meccanismi di riparazione, sempre imperfetti perché siamo stati selezionati dalla Natura sulla base del successo riproduttivo, non sulla base della capacità di resistere al passaggio del tempo. Quindi è stata privilegiata la capacità di crescere in fretta e di giungere al più presto al tempo della riproduzione a scapito della velocità di eliminazione e sostituzione di ciò che il tempo ha guastato. La prova? I due più efficaci interventi utili per contrastare l'invecchiamento e tutte le malattie dell'età anziana (la sobrietà alimentare e l'attività fisica) operano appunto accelerando l'eliminazione delle componenti di cellule e tessuti che si sono guastate con il passare del tempo e la loro sostituzione con componenti nuove.
  4. Attenti: il danno lo possiamo aumentare!
    Un danno da ROS ogni cento molecole di ossigeno consumate è il danno che la Natura ha messo in conto, ma l'uomo può metterci del suo. Con i nostri comportamenti individuali o collettivi il danno lo possiamo aumentare.
    Sul piano individuale, chi continua a fumare fingendo di non vedere la scritta a lettere cubitali "IL FUMO UCCIDE" spende denaro per aumentare la produzione di radicali liberi nel proprio corpo, e accelerare così l'invecchiamento e la comparsa di tutti i danni e tutte le malattie ad esso associate. Ad ogni boccata di fumo egli inala radicali liberi che danneggiano le vie respiratorie e i polmoni, causando infiammazione, invecchiamento accelerato e tumori. Inala anche migliaia di sostanze che entrano in circolo e danneggiano le pareti delle arterie favorendo la comparsa di aterosclerosi, infarto, ictus. Queste stesse sostanze poi costringono l'organismo a reazioni di trasformazione chimica che generano a loro volta radicali liberi, causano tumori epatici e vescicali e accelerano l'invecchiamento cutaneo causando spiacevoli inestetismi. Sul piano collettivo, chi vive in un ambiente inquinato trova nei contaminanti ambientali degli acceleratori della produzione di radicali che fanno muovere più in fretta le lancette dell'orologio biologico. Gli effetti si vedono già a Taranto (si veda l'approfondimento), in Campania, nell'area mineraria della Toscana, nelle aree industrializzate del Nord Italia … ma non serve continuare … chi ha letto un libricino prezioso: "I limiti dello sviluppo" (Mondadori, 1972) sa che siamo tutti in pericolo.
  5. Come vengono spenti i ROS?
    I ROS sono molecole altamente reattive perché hanno perso un elettrone, che cercano di riconquistare rubandolo ad altre molecole, e quindi ossidandole. L'unico modo di evitare che i ROS e gli altri radicali liberi eventualmente prodotti nei tessuti da agenti ambientali reagiscano con componenti cellulari importanti è quello di sacrificare alla loro ingordigia di elettroni molecole facili da riparare o rigenerare: gli antiossidanti. Il nostro organismo ne è ricco e può sintetizzare da solo buona parte di queste molecole. Altre invece devono essere assunte dall'esterno e, se indispensabili a breve termine per la buona salute, sono chiamate vitamine (vitamina C, vitamina E). I vegetali, che devono continuamente difendersi dagli effetti foto-ossidanti della luce, sono molto ricchi di antiossidanti: ce lo dicono i pigmenti, tutti antiossidanti, che si accumulano nella buccia conferendo a frutta e verdura caratteristici colori. Ogni antiossidante ha un suo colore. Quando mangiamo frutta e verdura o beviamo vino rosso (massimo un bicchiere al dì!) assumiamo sostanze preziose che ci proteggono dall'invecchiamento e da tutte le malattie ad esso associate. Secondo James Joseph, il professore della Tufts University di Boston che ideò il codice dei colori, per assicurarci una protezione ottimale contro i ROS dobbiamo mangiare ogni giorno almeno 5 porzioni di frutta e verdura scegliendole di ogni colore (rosso, giallo, arancione, verde, violetto).
  6. Chi ripara i danni prodotti dai ROS?
    Le cellule e i tessuti sono dotati di efficienti meccanismi di riparazione dei danni causati dai radicali liberi. Ci sono meccanismi che riconoscono specificamente e riparano (o degradano, se il danno è irreparabile) le molecole danneggiate (proteine, lipidi, acidi nucleici); che rimuovono gli organuli alterati in maniera irreversibile (l'autofagia); e che riconoscono e eliminano le cellule divenute inefficienti (apoptosi o morte cellulare programmata). (Tabella I).
    3 Tabella I. Meccanismi di riparazione dei danni prodotti dai radicali liberi. Caratteristica interessante di tutti questi meccanismi è la loro capacità adattativa, cioè la capacità di aumentare la loro funzione in caso di aumento del danno da riparare.

    La cosa da ricordare, però, è che questi meccanismi funzionano al meglio solo quando l'organismo deve riciclare i costituenti dei "pezzi" ammalorati a scopo plastico o a scopo energetico (cioè funzionano al meglio quando siamo a digiuno e si sente fame! Ecco perché le religioni millenarie comandano periodiche astinenze dal cibo: non è penitenza, è un precetto di purificazione del corpo a difesa della salute). L'obesità non è di per sé una malattia, è però segnale di maggior rischio di tutte le malattie associate con l'invecchiamento biologico. Infatti, l'obesità dice che la persona ha mangiato troppo e troppo spesso per i suoi bisogni, e quindi non ha dato alle cellule del proprio corpo il tempo di ripulirsi dalle lesioni lasciate dal tempo. L'obeso sta invecchiando rapidamente e quindi andrà precocemente incontro a tutte le malattie associate con l'età anziana. In questa prospettiva, perché stupirsi se i bambini obesi divengono precocemente ipertesi e diabetici?

(continua)


1 Greta Thunberg (2003), attivista svedese contro il cambiamento climatico
2 Nell'isola di Sumatra, in Indonesia

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