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La salute nel curriculum: mantenersi in forma per prevenire le malattie (2/4)
di Ettore Bergamini

Treccani Atlante – 19 + 20 novembre 2020

(precedente)

  1. A che età cominciano a manifestarsi le malattie associate con la vecchiaia?
    1 Figura 3. Effetto dell'età anagrafica sulla mortalità (numero di morti per 100000 abitanti) per malattia nella popolazione femminile negli USA nell'anno 1999. Sulle ascisse classi di età. La mortalità per malattie età-associate aumenta con un andamento progressivo di natura esponenziale a partire dai 30 anni di età. x: malattie croniche delle vie respiratorie inferiori; x: diabete mellito; x: cardiopatia ischemica; x: ictus; x: neoplasie; x: malattia di …
    Si noti che le uniche malattie causa di morte indipendente dall'età sono la malattia traumatica (causata per gran parte da incidenti da traffico, cerchietti vuoti) e l'AIDS (cerchietti pieni). I motivi del diverso comportamento possono essere ben compresi senza bisogno di commenti.

    E' consuetudine ormai affermare che la vecchiaia inizia a 65 anni. Perché? Perché è da questa età che le malattie della età avanzata cominciano a manifestarsi in tutta la loro gravità con frequenza progressivamente crescente nella generalità della popolazione, facendo aumentare in maniera straordinaria il numero e la durata dei ricoveri in ospedale. Si noti però che come il decadimento senile è funzione esponenziale dell'età a partire dai 30 anni, così anche l'incidenza delle malattie proprie dell'età anziana comincia ad aumentare con andamento esponenziale proprio da quella età, cioè dal momento in cui l'invecchiamento comincia a ridurre le funzioni (figura 3).
    I costi? Presto detto, considerando che il costo medio di ogni giorno di degenza sta continuamente aumentando (ad esempio, dai 427 euro del 2000 agli 832 euro del 2011). Un conto che, in assenza di correttivi, continuerà a crescere esponenzialmente. Si ricordi che molte altre malattie risentono negativamente dell'aumentare dell'età. Ad esempio, il progressivo indebolimento delle difese immunitarie rende l'organismo sempre più vulnerabile dalle malattie infettive, che divengono sempre più frequenti, gravi e lente a guarire: così negli anziani la polmonite è malattia gravissima malgrado la disponibilità di antibiotici, e le micosi dell'alluce giungono ad interessare il 50% delle persone di oltre 70 anni.

  2. Per difendere la salute è bene conoscere la propria età vera
    L'età biologica (l'età vera, quella che meglio correla con il manifestarsi delle malattie invecchiamento-associate) è diversa dall'età anagrafica. Dipende dai segni lasciati nell'organismo dal tempo e può essere misurata solo usando un "orologio biologico". Con l'orologio biologico si misura l'entità dei danni che si sono accumulati nelle cellule, nei tessuti e negli organi perché si dosano i così detti biomarcatori di invecchiamento. I biomarcatori di invecchiamento misurano direttamente il livello dei danni (biomarcatori molecolari), o le conseguenze del progressivo accumulo di danni su funzioni (ad esempio sulle funzioni replicative) 2 delle cellule (biomarcatori cellulari), o le conseguenze sulla funzione di organi ed apparati (biomarcatori fisiologici). Di regola i biomarcatori molecolari danno le informazioni più precoci, mentre i biomarcatori fisiologici hanno un potere predittivo a più breve termine, e sono utili soprattutto per apprezzare la speranza di vita e il rischio di morte imminente. La valutazione dei biomarcatori di invecchiamento consente di fare il punto nel percorso della vita, e di riconoscere se la velocità dell'invecchiamento biologico è più elevata della media in tempo per correre ai ripari.
    3 Figura 4. Esempi di biomarcatori di invecchiamento fisiologici: capacità funzionale media residua (in percentuale) al variare della età assumendo pari al 100% la funzione alla età di 30 anni. Dati da Shock N.W. et al., 1957. Tutte le funzioni del nostro organismo si riducono con l'aumentare dell'età, con una pendenza diversa a seconda della funzione considerata. E' questo calo continuo, che si rende visibile dopo i 30 anni, il fattore che rende il corpo della persona anziana qualitativamente e quantitativamente diverso da quello del giovane e lo predispone a tutte le malattie. La riduzione con l'età delle riserve di funzione porta dapprima ad un disagio sociale, cui seguono disagio sanitario, fragilità, malattia e morte. L'aumento della durata della vita è conseguenza del miglioramento dell'ambiente. Quindi si è allungata principalmente l'età anziana. Il segreto, svelato in questo libretto, sta nel contrastare il calo di tutte le funzioni e l'aumento del danno da stress ossidativo con il passare del tempo facendo operare al meglio i meccanismi di riparazione. Così facendo si conquisterà una longevità sana, allungando tutte le stagioni della vita, non solo – come oggi – la estrema vecchiaia.

  3. I tumori: meccanismi e prevenzione
    Se i ROS danneggiano il DNA nucleare colpendo geni coinvolti nel controllo della proliferazione si ha una trasformazione, cioè quel cambiamento del comportamento cellulare che gli oncologi chiamano iniziazione neoplastica. La cellula iniziata può restare a lungo dormiente ma, se spinta alla moltiplicazione (promozione), rivela il difetto genetico avviandosi a una crescita progressiva incontrollata (neoplastica). L'organismo anziano ha organi continuamente chiamati a ipertrofie o iperplasie compensatorie per la riduzione senile delle funzioni e quindi offre un ambiente promuovente. Si formano facilmente piccoli "foci" di un paio di millimetri di diametro, che continueranno a crescere (progressione) non appena più nutrimento giunge dentro questo nodulo quando il tumore riesce a indurre la formazione di nuovi vasi sanguigni (angiogenesi). Durante la progressione si differenziano sottocloni cellulari capaci di penetrare nei vasi neoformati, di sopravvivere nel sangue e nella linfa e di giungere e attecchire in altre sedi del corpo (metastasi). In conclusione, il passaggio del tempo aumenta la probabilità che si generino cellule iniziate e l'invecchiamento aumenta la probabilità che le cellule iniziate intraprendano il percorso neoplastico; quindi per l'intervento di almeno due fattori la frequenza dei tumori aumenta con l'età in maniera non lineare ma quadratica o esponenziale. Gli esperimenti hanno dimostrato che contrastando l'invecchiamento con stili di vita adeguati si ritarda la comparsa dei tumori e se ne riduce il numero allungando così la vita in buona salute. 4
  4. Le malattie neurodegenerative: meccanismi e prevenzione
    Dopo i 65 anni le funzioni del sistema nervoso declinano e diventano sempre più frequenti le malattie demenziali con declino cognitivo (ad esempio, la malattia di Alzheimer), i disturbi della motilità (quali la SLA – sclerosi laterale amiotrofica – e il morbo di Parkinson) e le atrofie multisistemiche. Le malattie sono causate da degenerazione e scomparsa di specifici gruppi di neuroni. La causa? Un progressivo accumulo nei neuroni di lesioni da ROS per una insufficienza assoluta o relativa, aggravata con l'età, dei meccanismi che riparano i danni causati dai ROS. Oggi, la terapia è meramente sintomatica e dà benefici fugaci a costi proibitivi, e quindi è del tutto insoddisfacente.
    Il futuro quindi sta in un approccio diverso: da un lato la prevenzione del danno e della morte delle cellule con antiossidanti, con prodotti che migliorano la resistenza delle cellule ai ROS (ad esempio: alimenti ricchi di acidi grassi poli-insaturi con buon bilanciamento tra omega-3 e omega-6), e con potenziatori dei meccanismi di riparazione; dall'altro l'induzione della sintesi di fattori di crescita dotati di effetti anti-apoptotici con una adeguata stimolazione funzionale. Occorre agire il più precocemente possibile, prima che si siano instaurati danni cellulari irreversibili. Serve quindi un accertamento precoce del rischio di sviluppare la malattia. Per prevenire queste malattie è bene agire contro l'invecchiamento e esercitare tutte le funzioni cerebrali (percorso "train body and brain").
  5. Aterosclerosi, infarto, ictus: meccanismi e prevenzione
    I legami tra invecchiamento e queste patologie sono complessi e molteplici.
    Per accogliere il sangue immesso dal cuore le arterie devono espandersi e poi retrarsi variando la loro circonferenza del 2% 60-80 volte al minuto; 100.000 volte al giorno; 37.000.000 di volte l'anno; 4 miliardi di volte nel corso di una lunga vita! Lo stiramento può causare microlesioni dell'endotelio aprendo varchi che lasciano uscire plasma ricco di colesterolo. Il colesterolo è trattenuto dalle fibre elastiche e si accumula nella parete e va a costituire l'ateroma. Un aumento (con l'età) della pressione arteriosa favorisce la formazione di microlesioni. L'aumento con l'età della colesterolemia ingigantisce il passaggio di colesterolo nella parete delle arterie. L'ossidazione del colesterolo genera prodotti che stimolano l'infiammazione, e l'infiammazione guarisce con il contributo dei fattori di crescita delle piastrine con deposizione di collagene (placca fibrolipidica). Tutti questi fattori fan sì che la progressione della aterosclerosi non sia funzione lineare ma esponenziale del passare del tempo e dell'aumento dell'età. Le alterazioni delle pareti arteriose favoriscono la formazione di trombi, che occludono i vasi, arrestano il circolo e portano a morte i tessuti (infarto).
    La prevenzione richiede la lotta a tutti questi fattori di rischio: il controllo della frequenza cardiaca con beta-bloccanti e della pressione arteriosa con ipotensivi; la riduzione dello stress ossidativo su endoteli e lipoproteine essudate nelle pareti delle arterie elastiche con antiossidanti (particolarmente efficaci quelli del vino rosso); la moderazione della eccessiva funzione delle piastrine (con piccole dosi di antiaggreganti: cardioaspirina); la riduzione della colesterolemia (con approcci diversi, anch'essi fra loro additivi: somministrazione di acidi grassi poli-insaturi; di acido nicotinico – che riduce la lipolisi e stimola la autofagia; l'inibizione della HMG-CoA reduttasi con statine); la riduzione dell'apporto calorico e l'attività fisica, che migliorano l'efficienza dei meccanismi riparativi. 5
  6. L'aumento senile delle malattie autoimmuni e infettive: meccanismi e prevenzione
    Al sistema immunitario è affidata la prevenzione dell'accumulo nel corpo di materiale estraneo e di cellule danneggiate o morte, e quindi anche dello sviluppo degli agenti di malattie infettive. Le funzioni sono svolte da cellule del sangue capaci di passare nei tessuti e di fagocitare e digerire il materiale estraneo (granulociti, monociti-macrofagi) e da cellule capaci di riconoscere specificamente (e di reagire contro) detto materiale (i linfociti). I linfociti imparano a reagire solo contro materiale estraneo con un addestramento complesso, a più tappe, che richiede la capacità di saper rispondere tempestivamente a segnali umorali che preparano di volta in volta alla tappa successiva. Man mano che si invecchia i linfociti rispondono a questi segnali in modo sempre più pigro, e quindi con l'aumentare dell'età sempre più spesso non maturano bene e possono sbagliare nel distinguere le cellule da eliminare dalle cellule buone (di qui l'aumento delle malattie autoimmuni) o non concludono l'addestramento (cala così il numero percentuale delle cellule capaci di difendere efficacemente contro gli agenti infettivi; aumentano rischio, gravità e durata delle malattie infettive e può ridursi la efficacia delle vaccinazioni). Negli animali da esperimento gli interventi anti-invecchiamento contrastano efficacemente tutte queste alterazioni. Nell'uomo, dovrebbero essere utili i protocolli di sobrietà alimentare, di buona scelta di cibi e integratori, e di potenziamento del processo di autofagia e di apoptosi qui descritti.
  7. L'Osteoporosi: meccanismi e prevenzione
    Per osteoporosi (osso poroso) si intende una atrofia dell'osso, con riduzione della densità e del contenuto minerale, che facilita le fratture (soprattutto delle vertebre e del bacino). La frequenza della osteoporosi aumenta con l'età (in Italia ne sono affette almeno 5 milioni di persone, soprattutto donne – 80% dei casi – dopo la menopausa).
    L'osso è in continuo rinnovamento, cioè viene continuamente demolito e sintetizzato. Nel giovane la sintesi prevale e un picco di massa ossea e di resistenza è raggiunto intorno ai 30 anni. Poi ogni giorno il tempo erode un po' di massa dell'osso perché gli osteoblasti producono meno osso così che l'osso si indebolisce e sempre più spesso va incontro a microlesioni che attivano gli osteoclasti, che rimuovono l'osso danneggiato con il risultato di aumentare ancor più la degradazione. Così l'osso si indebolisce progressivamente fino a rompersi con traumi minimi (può bastare un colpo di tosse). La metà delle donne raggiunge la soglia di frattura a 65 anni; il 20 per cento dei maschi a settanta. Arriva prima a questa soglia chi a 30 anni aveva una massa ossea bassa (la prevenzione deve cominciare in giovane età, con una vita sana e attiva). Altri importanti fattori di rischio sono la corporatura minuta, i bassi livelli di estrogeni e di testosterone, l'ipertiroidismo, la sedentarietà, le diete povere di calcio e di vitamina D, l'abuso di alcol e il fumo. Fattori di protezione sono l'attività fisica (aerobia e soprattutto di forza), la buona alimentazione; una sufficiente esposizione ai raggi solari; la supplementazione di calcio e di vitamina D durante i pasti.
  8. Prendiamo esempio dalle automobili
    Anche le automobili invecchiano, e con il crescere dell'età riducono le loro prestazioni, si ammalano sempre più spesso e in modo sempre più grave, e infine "muoiono". Seguire la loro vita fa comprendere meglio il percorso della nostra vita.
    Tutti i 4 milioni di "topolino", la superutilitaria prodotta dal 1957 al 1975 per dare a tutti gli italiani la possibilità di viaggiare su quattro ruote, erano fatte al risparmio; in 60 anni quasi tutte sono "morte", ma diverse centinaia, pur gemelle identiche, sono vive e corrono sulle strade italiane facendo bella mostra di sé nei rally di auto storiche. Qual è l'insegnamento? In primo luogo, per la longevità il progetto (per l'uomo il DNA) non è tutto. (Quindi, diversamente dal detto popolare, per vivere a lungo non basta aver scelto bene i propri genitori!). In secondo luogo, gemelli identici possono avere destini estremamente diversi (solo una auto su 10000 – proprio la stessa percentuale osservata negli uomini – può sperare di divenire "centenaria" in buona salute). Andando oltre, l'analogia ci consente anche di comprendere i segreti della longevità in buona salute. Potete scommettere che le "500" longeve hanno avuto la fortuna di trovare proprietari attenti ai tagliandi; pronti a comprare carburanti eccellenti, lubrificanti adatti, additivi convenienti; per di più capaci di utilizzare con saggezza il proprio mezzo. Passando agli uomini e analizzando la vita dei centenari, si vede che tutti si sono comportati da "guidatori" prudenti, seguendo spontaneamente le regole anti-invecchiamento descritte in questo libretto: tutti hanno mangiato "bene", hanno assunto diete ricche di grassi buoni (oli poli-insaturi) e di antiossidanti, e hanno fatto un uso saggio del proprio corpo.
    Se l'invecchiamento è una patologia e non un semplice fattore di rischio di disabilità e malattia, non deve sorprendere che le malattie ad esso associate (tumori, neurodegenerazioni, aterosclerosi, diabete ecc.) possano essere considerate segni o complicazioni facilmente prevenibili, tutte insieme, combattendo la patologia sottostante. Ad oggi l'invecchiamento biologico non può essere completamente annullato; è provato però da esperimenti che un suo rallentamento riduce il rischio e ritarda nel tempo la comparsa delle malattie invecchiamento-associate e ne riduce l'incidenza. Del resto, è noto che le precauzioni che i diversi specialisti (cardiologo, diabetologo, oncologo, neurologo) raccomandano per ridurre il rischio di contrarre le malattie di loro pertinenza sono sempre le stesse (seguire uno stile alimentare sobrio; fare attività fisica; mangiare frutta, verdura, pesce e poca carne rossa; assumere alimenti o supplementi ricchi di acidi grassi poli-insaturi) e corrispondono agli interventi di comprovata efficacia anti-invecchiamento. Come si è già detto, per molte di queste malattie (malattie neurodegenerative, tumori, aterosclerosi) è ormai chiaro il meccanismo che spiega la loro associazione con il processo di invecchiamento biologico.

(continua)

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