Testata Gazzetta
    Riferimenti

La salute nel curriculum: mantenersi in forma per prevenire le malattie (3/4)
di Ettore Bergamini

Treccani Atlante – 19 + 20 novembre 2020

(precedente)

  1. Come si può contrastare l'invecchiamento e prevenire le malattie ad esso associate
    Primo obiettivo

    Aumentare la concentrazione degli antiossidanti nei tessuti. Per farlo basta assumere alimenti ricchi di antiossidanti. I cibi più ricchi di antiossidanti si trovano nella frutta e nella verdura.
    Diversamente dagli animali, dotati di motilità, i vegetali per loro natura non possono cercare riparo da stimoli ambientali troppo aggressivi e per sopravvivere hanno dovuto sintetizzare sostanze capaci di difendere contro i radicali (ad esempio contro la foto-ossidazione) in maniera molto più efficace di quella che serve agli animali per raggiungere il tempo del successo riproduttivo. Consumando frutta e verdura noi assorbiamo queste sostanze, che poi si distribuiscono nelle nostre cellule arricchendone le difese. Questi antiossidanti si trovano soprattutto nella buccia. Essendo sostanze colorate, conferiscono a frutta e verdura la caratteristica colorazione. Il colore dei fiori, dei frutti e delle foglie ci guida a capire le scelte difensive operate dalle singole specie vegetali.
    Conoscere il "codice dei colori" aiuta a fare le scelte più convenienti (si veda "A tavola con i colori", ETS, in stampa). La tabella II riporta le 10 specie di frutta e di verdura più ricche di antiossidanti.
    1 Tabella II. Per aiutarvi a scegliere bene frutta e verdura: ecco i "top ten" Nutrirsi con cibi ricchi di antiossidanti consente di ridurre lo "stress ossidativo", cioè il danno causato alle nostre cellule dai ROS (radicali tossici dell'ossigeno). Alcuni studiosi consigliano di introdurre almeno 3500 unità ORAC (Oxygen Radical Absorption Capacity) al giorno. Non è difficile: bastano un paio di porzioni di fragole. Ecco i valori ORAC di alcuni frutti e di alcune verdure. Si tratta però di valori indicativi, perché il tenore di antiossidanti cambia assai con le modalità di coltivazione del prodotto.

    Secondo obiettivo
    Migliorare la resistenza delle membrane cellulari allo stress ossidativo per proteggere le proteine di membrana che sono importanti per la regolazione delle funzioni cellulari (recettori, trasportatori ecc.). Le membrane cellulari sono dotate di un meccanismo che cattura e scarica nel citosol gli elettroni spaiati che generano reattività ROS e possono fare danno. Il meccanismo, analogo a un parafulmine, possiede una antenna di captazione (fatta di acidi grassi poli-insaturi: la vitamina F), un cavo di connessione (fatto da un poliprenolo, il dolicolo) che convoglia gli elettroni catturati dalla vitamina F al meccanismo di scarico "a terra" (cioè al citosol), costituito da un altro poliprenolo: l'ubichinone (coenzima Q). Le cellule sintetizzano facilmente dolicolo e ubichinone per la via del mevalonato e dipendono dalla dieta per la disponibilità di vitamina F. (Attenti: inibire la via del mevalonato con le statine per abbassare la colesterolemia può ridurre la resistenza allo stress ossidativo e far male se non ci si protegge con antiossidanti: ad esempio può manifestarsi un danno muscolare detto rabdomiolisi) Quindi l'obiettivo di migliorare la resistenza può essere centrato assumendo vitamina F (con olio di pesce ricco di omega-3, o con qualche noce o con un cucchiaio di semi di lino), meglio se al momento della rialimentazione dopo il digiuno (cioè quando l'organismo entra in fase anabolica e produce nuove citomembrane). Si può anche mangiare la carne di pesci pescati in acque fredde (abituati a convivere con un alto stress ossidativo: nell'acqua fredda la tensione di ossigeno è molto elevata).
    Terzo obiettivo
    Accelerare il ricambio facendo lavorare al meglio i meccanismi che rimuovono i danni prodotti dai ROS (Autofagia e Apoptosi). È stato detto al capitolo 4 che bisogna adottare un regime di alimentazione intermittente, che alterni periodi di digiuno abbastanza lunghi da stimolare una fase catabolica a momenti di buona alimentazione (cioè a una fase anabolica). La durata della fase di digiuno può essere abbreviata, conservandone i benefici e alleviando il disagio, con un trattamento che stimoli i meccanismi fisiologici di controllo e renda più intensa ed efficace l'azione della autofagia e della apoptosi (George Martin, gerontologo di Seattle, ha proposto il nome P.I.S.A.: Physiological Intensification of Suppression of Aging). In pratica basta fare al mattino una colazione leggerissima; a mezzogiorno prendere solo un tè (meglio se verde!); per merenda (alle 16) accontentarsi di una capsula dello stimolatore della autofagia e dell'apoptosi (ACIPIMOX) e dopo circa un'ora (dopo le 17, al termine del lavoro) ingannare tempo ed appetito fino all'ora di cena con una lunga passeggiata (almeno un'ora) di buon passo; a cena (non prima delle 20) si riscuote il premio: un pasto ricco di calorie (che fa recuperare almeno in parte le calorie non ingerite con colazione, pranzo e merenda: il trattamento P.I.S.A non è una cura dimagrante, deve solo accelerare il ricambio), di proteine, di acidi grassi buoni (gli omega-3) e di frutta e verdura di ogni colore.
    L'attività fisica intensa aiuta perché aumenta il fabbisogno calorico, e quindi ingigantisce gli effetti del digiuno; mentre l'assunzione di ACIPIMOX impedisce che l'aumento del bisogno di energia venga soddisfatto con acidi grassi liberati dal tessuto adiposo, obbliga l'organismo ad aumentare la produzione di glucosio e consumare più aminoacidi, e quindi attiva la autofagia e la apoptosi per la degradazione di quanto di vecchio e guasto si è accumulato nei nostri tessuti. Questo protocollo, chiamato D.A.N.I. (Dynamic Antiaging Nutritional Intervention) è ben tollerato e sicuramente molto efficace (approfondimento 2). Altri dettagli possono essere trovati nella pubblicazione "L'Arte della Longevità in buona Salute" (ETS, 2012). Per avere maggiore effetto il trattamento può essere ripetuto fino a tre volte alla settimana. Una alternativa meno impegnativa e pur sempre efficace? Dopo un pomeriggio attivo e una cena molto leggera (un caffélatte verso le 20) prendere una capsula di Acipimox non prima delle 24. Al mattino ci si sveglierà allegri e attivi, pronti per la ginnastica e per una buona colazione (e con il corpo ringiovanito). Naturalmente, anche a questi dosaggi bassissimi l'assunzione di ACIPIMOX va fatta sotto prescrizione e controllo del medico, meglio se con la consulenza del gerontologo.

  2. L'esercizio fisico è un antidoto dell'invecchiamento facile, gradevole e potente
    Gli esperti sono unanimi: l'esercizio fisico è una misura importante per mantenere la buona salute e contrastare l'invecchiamento, ed è anche la più facile da adottare. Rende più intensi i benefici di una dieta salutare con due meccanismi diversi dotati di effetti fra loro complementari e sinergici. Infatti da un lato, se praticato nell'intervallo fra i pasti, l'esercizio fisico aumenta il consumo calorico e accresce la velocità di rimozione dei guasti accumulati nelle cellule stimolando l'autofagia; dall'altro, se sufficientemente intenso, induce nei muscoli microlesioni che facilitano la degradazione e la successiva sostituzione delle componenti più deboli e facilmente deteriorabili. La prova dell'attivazione di questo secondo meccanismo viene dalla comparsa di una lieve, fugace dolenzia al termine della attività.
    L'esercizio fisico si può fare a qualunque età e stato di salute, in qualunque momento della giornata. Fa bene a tutto: rallenta la perdita del vigore muscolare, protegge le funzioni cardiocircolatoria e respiratoria dall'usura del tempo, riduce il rischio di diabete e di ipertensione, aiuta ad evitare l'osteoporosi aumentando la massa ossea, migliora la digestione, favorisce la funzione intestinale, riduce l'insonnia e allevia la depressione. A qualunque età, chi fa attività fisica "si sente meglio", è meno ansioso e depresso, dorme meglio, ha più appetito e quindi si nutre meglio, ha migliori funzioni immunitarie e cognitive, affronta meglio gli stress (anche gli interventi chirurgici) e sopporta meglio le conseguenze delle malattie croniche proprie della età anziana. I benefici sono davvero straordinari anche se si comincia in età avanzata, e durano quanto dura il nuovo stile di vita. Un buon programma di attività fisica deve includere tre componenti: l'esercizio aerobio (ad esempio, correre o andare in bicicletta) che sollecita in modo adeguato i sistemi cardiovascolare e respiratorio; l'esercizio di forza, con l'impiego di pesi leggeri (o del peso del proprio corpo) per far lavorare i maggiori gruppi muscolari; e lo "stretching" (esercizio di allungamento o stiramento) che fa conquistare e mantenere nel tempo una buona elasticità articolare e muscolare. E' importante il "quanto" (che va misurato sulla base dell'aumento del consumo energetico. C'è chi raccomanda di spendere in attività fisica almeno 2000-3000 calorie alla settimana, ad esempio facendo jogging per 6-7 chilometri al giorno per 5 giorni alla settimana; ma dà già beneficio una passeggiata di 30 minuti a passo svelto tre volte alla settimana). Sono importanti anche il "quando" (meglio a distanza dai pasti, per potenziare l' effetto del digiuno di stimolazione di autofagia e apoptosi) e il "come" (abbastanza intenso da indurre la lieve, fugace dolenzia, che segnala l'avvio del ringiovanimento muscolare). Comunque, è bene regolarsi sulla base delle condizioni generali di salute e del grado di allenamento, perché i muscoli e le ossa delle persone non allenate sono molto vulnerabili. Quindi conviene fare moto con regolarità, cominciando il programma di attività in maniera graduale, dopo essersi consigliati con il proprio medico, specialmente quando si abbia una età di oltre 50 anni, seguendo i consigli di un fisioterapista o di un medico sportivo.


APPROFONDIMENTO I
Gli effetti dell'inquinamento. Che cosa accade a Taranto?

Sessanta anni fa Taranto era una città bellissima e poverissima, su due mari (mar grande e mar piccolo), con un porto importante. Per queste ragioni Taranto fu prescelta per farne un polo industriale. Nel 1965 venne inaugurato dal Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat il IV Centro Siderurgico Italsider, il più grande centro per la produzione dell'acciaio in Europa. Grazie a questa nuova realtà industriale, e disponendo di un grande porto mercantile, la città conobbe un marcato slancio dell'economia locale, con conseguente aumento della popolazione e del reddito pro-capite, e divenne negli anni a seguire zona di insediamento di cementifici, raffinerie ed industrie metalmeccaniche. Migliaia di navi hanno portato milioni e milioni di tonnellate di minerali ricchi di ferro. Milioni di tonnellate di scorie hanno "arricchito" il territorio di inquinanti pericolosi per la salute. Le ciminiere hanno disperso nell'aria diossina, gas tossici, particolato fine.
Purtroppo nell'ambiente di Taranto sono stati immessi molti inquinanti che aumentano lo stress ossidativo, inclusi metalli (Fe, As, Pb, Cr, Va, Ni); particolato fine (PM10, PM 2,5); gas tossici (NO2, SO2); idrocarburi ciclici (Benzene, Antracene, Benzopirene ecc.); diossine; asbesto. Le conseguenze si sono fatte attendere a lungo (il periodo di "incubazione" di molte malattie invecchiamento associate può superare i venti anni) ma alla fine stanno arrivando, e sono impressionanti. A TARANTO L'INVECCHIAMENTO BIOLOGICO È PIÙ VELOCE CHE ALTROVE E AUMENTANO TUTTE LE MALATTIE DELL'ETÀ ANZIANA (I TUMORI NON SONO L'UNICO PROBLEMA)

2 Aumento della mortalità a Taranto tra 2003 e 2009 (Istituto superiore di Sanità: Rapporto Sentieri)

Come spesso accade i più sacrificati sono i più deboli (i bambini):
Bambini mortalità 1.o anno + 20% Malattie perinatali + 50%
APPROFONDIMENTO II
Effetti benefici della alimentazione intermittente. Qualche esempio

  1. Giunto a 39 anni, un uomo alto 1 metro e 60 con un peso di 83 Kg (body mass index - BMI - 32,4 - il valore ottimale sarebbe 25; girovita 100 cm) dato che la sua pressione arteriosa sta aumentando (140/90) decide di cambiare stile di Non rinuncia al cibo (continua ad assumere circa 3000 calorie al giorno) ma riduce il numero dei pasti (si alimenta solo alla sera) e ne migliora la qualità (poca carne, più pesce, molti colori e una compressa di DANIVIN, neutraceutico contenente polifenoli e resveratrolo). Inoltre si prepara al pasto serale con oltre un'ora di jogging. Ecco alcuni effetti: 3
  2. Un uomo di 49 anni HIV positivo fu sottoposto a terapia HAART per bloccare la proliferazione del virus e prevenire la sindrome da HAART però inibisce il ricambio dei mitocondri, causa accumulo nelle cellule di mitocondri vecchi e malfunzionanti e aumenta lo stress ossidativo e la velocità dell'invecchiamento cellulare. Per l'aumento dello stress ossidativo si attiva la sintesi di poliprenoli (dolicolo, ubichinone e colesterolo) e si anticipa la comparsa di tutte le malattie invecchiamento-associate. A due anni dall'inizio della terapia HAART il paziente già mostrava un quadro di lipodistrofia, con iperglicemia, iperinsulinemia, aumento dell'indice HOMA, iperlipidemia. Il consiglio del medico fu di seguire lo stile di vita qui descritto (DANI), assumere 250 mg di ACIPIMOX a digiuno e 1 cp di DANIVIN dopo cena. L'adozione consentì di normalizzare in pochi mesi nell'ordine trigliceridemia, colesterolemia e glicemia, riducendo progressivamente insulina e indice HOMA. "Già dopo 1 mese il paziente disse al medico "Non mi sono mai sentito così bene".
    4 Tabella III. Effetti benefici del trattamento DANI
    Il trattamento DANI (iniziato al tempo 0) ha normalizzato in pochi mesi nell'ordine la concentrazione di trigliceridi, colesterolo, glucosio e insulina nel plasma del malato di AIDS facendo regredire la lipodistrofia prodotta da due anni di trattamento HAART, riducendo così il rischio di aterosclerosi e diabete.

    HOMA index è un indice calcolato dai valori di insulinemia necessari per mantenere la glicemia ai livelli osservati. Inferiore a 1 nelle persone di età inferiore a 20 anni aumenta poi normalmente con l'età, tanto da raddoppiare a 50 anni. Ciò è dovuto all'accumularsi nelle membrane cellulari di recettori ormonali danneggiati dallo stress ossidativo per l'imperfezione dei meccanismi riparativi. La terapia HAART ingigantisce il fenomeno inibendo il ricambio delle proteine di membrana. Il trattamento DANI contrasta l'effetto indesiderato di HAART stimolando il ricambio.

  3. A chi proprio non riesce a sopportare la sensazione di fame può essere utile dare al proprio corpo la possibilità di ripulirsi e rinnovarsi durante il Un diabetico di 86 anni decise (gennaio 2016) di eliminare ogni disagio seguendo questa strategia (fare una cena leggerissima prima delle 20, e a notte fonda assumere 250 mg di ACIPIMOX). I risultati delle analisi di laboratorio gli hanno dato ragione. Qui sono riportati per gentile concessione i valori dei livelli di emoglobina glicata prima (2015) e dopo la adozione del trattamento. Si noti che la riduzione dello 0,4% dei valori di emoglobina glicata segnala una riduzione significativa del rischio di infarto, ictus e morte per qualunque causa (Selvin et al. N Engl J Med. 2010 Mar 4;362(9):800-11) malgrado un aumento dell'età di quasi due anni. 5

APPROFONDIMENTO III
L'aria non costa niente (per ora) ma è il bene più prezioso

Ne usiamo più di 15 Kg ogni giorno (contro 1 Kg di cibo e 2 Kg di acqua); senza si muore in minuti (senza cibo si può vivere per due mesi; senz'acqua per due giorni); giunge a pochi micron dal sangue, cui cede subito ossigeno e ogni gas inquinante, che quindi giungono a tutte le nostre cellule in pochi secondi. Allora perché la maltrattiamo, sporcandola di ogni tipo di gas nocivo (anidride solforosa e solforica, ossido e biossido di azoto, ozono, idrocarburi, ecc) con scarichi di automobili, riscaldamenti e ciminiere? Perché non la si rispetta e protegge almeno come si fa con il cibo del nostro piatto e l'acqua del nostro bicchiere? Che senso ha farne una discarica bruciando i rifiuti nei così detti "termovalorizzatori", per poi respirarne i fumi e immettere direttamente nel sangue le tossicità che contengono?
La Natura ci difende solo da pericoli per la salute simili a quelli che erano nell'aria di decine di migliaia di anni fa, non dai molti, nuovi, di oggi. Anidride solforosa e solforica, ossidi di azoto e ozono si sciolgono nei fluidi che umidificano gli epiteli delle vie respiratorie. Gli acidi che le anidridi formano con l'acqua (acido solforoso e solforico) e il danno radicalico da nitrossidi e ozono causano infiammazione e compromettono la funzione dell'epitelio ciliato delle vie respiratorie, che depura l'aria dal nostro nemico numero uno: il particolato.
PM10 … PM2,5 … Perché sono così pericolose? E' semplice! Sono più piccole del particolato che può contenere batteri. Noi siamo i discendenti di chi riuscì a pulire l'aria dai batteri, impedendo loro di giungere al polmone e causare polmonite, una infezione mortale. Siamo capaci di ripulire bene l'aria che respiriamo dalle particelle con diametro aerodinamico di 10 o più micron (cioè più grandi delle PM10). In parte le fermiamo nelle fosse nasali; altre vanno a sbattere sulla parete posteriore del rinofaringe dove l'aria deflette di 90° per avviarsi alla trachea (lì, dopo la nascita, si forma la tonsilla faringea, che produce le immunoglobuline (IgA) che proteggono dalle infezioni aerodiffuse. Però se cresce troppo l'organo ostacola il respiro: le adenoidi); altre ancora sedimenteranno sullo strato di muco che riveste trachea e bronchi, dove l'aria, rallentando, ne lascia il tempo. (Il muco, spinto dalle ciglia dell'epitelio vibratile alla velocità di 2 cm/min, riporterà poi i batteri al faringe in meno di 10 minuti, prima che possano moltiplicarsi!. Respirare aria fredda – peggio se a bocca aperta – raffredda l'epitelio; le infezioni virali e i gas tossici lo danneggiano; entrambi questi fattori disturbano il moto ciliare, rallentano il muco e danno ai batteri tempo per moltiplicarsi e causare bronchite e polmonite: ad esempio, post-influenzale, post-morbillosa). I problemi oggi vengono dalla presenza nell'aria di molte particelle più piccole, da noi prodotte bruciando combustibili fossili. Le PM10 (le polveri inalabili) sono ben trattenute nel tratto superiore delle vie respiratorie: fosse nasali, faringe, laringe; mentre le più fini PM 2,5 (le polveri respirabili) giungono fino ai piccoli bronchi e agli alveoli polmonari. A seconda della sede di arresto e del contenuto in elementi (ad es. carbonio, piombo, cadmio, arsenico), composti (nitrati, solfati, composti organici) o miscele complesse (ad es. scarichi di veicoli diesel) le particelle possono causare irritazione (secchezza) o infiammazione di naso e gola, costrizioni bronchiali, aggravamento di malattie respiratorie croniche (asma, bronchite), ed anche neoplasie. Negli alveoli intervengono le cellule difensive (i macrofagi alveolari), che reagiscono contro queste intruse come reagirebbero contro i batteri: tentano (inutilmente) di ucciderle bombardandole con ROS e di digerirle con enzimi idrolitici, e così danneggiano il tessuto polmonare. Il danno causato da ogni particella fine penetrata negli alveoli si somma agli altri e accelera l'invecchiamento del polmone (invecchiamento estrinseco) anticipando nel tempo la comparsa di enfisema, fibrosi e di riduzione dell'elasticità (compliance) del polmone, con conseguente declino di ventilazione, diffusione dei gas e ossigenazione del sangue venoso.
Contro queste nuove nemiche la difesa è difficile. Non si può smettere di respirare! Serve quindi praticare con urgenza la prevenzione, sia ambientale che personale, cioè ridurre la produzione e la inalazione delle polveri. Ogni particella fine fa danno. Non basta contenere la concentrazione delle PM sotto i limiti pericolosità stabiliti per legge (troppo elevati: media annuale inferiore a 40 μg/m3 e massimo giornaliero di 50 μg/m3 per non più di 30 giorni). In molte città (anche a Milano) già oggi il particolato riduce l'aspettativa di vita di quasi 2 anni (0,77 anni ogni 10 μg/m³ di PM2,5); il PM10 aumenta l'asma tutto l'anno e le bronchiti in inverno (anche a causa degli idrocarburi policiclici che veicola); il PM2,5 aumenta il rischio di insorgenza di tumori. Le statistiche dicono che in Europa le PM contribuiscono ad almeno 400000 morti premature ogni anno; che ogni aumento di 5 μg/m³ di PM 2,5 aumenta del 18% il rischio di morte per tutte le cause. In attesa che si superi il ricatto occupazionale e che l'intervento del legislatore sia più efficace è bene che ognuno pensi alla propria salute. Soprattutto nelle città conviene tappare le fessure da cui può entrare in casa aria inquinata. Altri suggerimenti: arieggiare le stanze solo al mattino presto, quando ancora non c'è traffico; impiantare in casa e nell'auto purificatori di aria; camminare lungo le vie meno trafficate; non stare a lungo all'aperto in luoghi trafficati; indossare filtri facciali protezione 3 (maschere FFP3) o almeno filtri endonasali. Si ricordi che l'attività fisica in ambienti polverosi aumenta la respirazione e quindi anche il danno. Qualche beneficio può venire da un buono stile di vita alimentare e dalla supplementazione di preparati antiossidanti a base di polifenoli e resveratrolo in rapporto ottimale.

(continua)

© La Gazzetta di Santa