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Un mare di qualità
di Andrea Gentile

Dal libro "La scienza sotto l'ombrellone" di Andrea Gentile – ed. Codice (TO) 2014

Ai più romantici basterà guardarlo trasognati dalla spiaggia per dire "Che bel mare". I più scettici, invece, vogliono che un mare oltre ad essere bello, sia anche copertina pulito e in salute. Per verificarlo, però, non basta guardare quanto sia cristallina l'acqua.
Trasparente e limpida significa pulita?
Purtroppo non è sempre vero che un'acqua trasparente e limpida sia pulita, poiché queste caratteristiche sono legate alle particelle in sospensione e bastano un po' di sabbia, di detriti o di microalghe per renderla torbida, anche se si tratta del mare più pulito del mondo.
Le acque dell'Adriatico, per esempio, sono molto più scure e torbide di quelle delle Maldive. Tutta colpa dell'inquinamento? No, o almeno non del tutto.
Il mar Adriatico è un eutrofico naturale, cioè la sua conformazione geografica rende più difficile la dispersione delle acque cariche di nutrienti, che facilitano la crescita di alghe e fitoplancton.
Un fenomeno, questo, che l'inquinamento ha amplificato, dal momento che il Po trasporta in mare composti come fertilizzanti e detersivi, ricchi in azoto, fosforo e zolfo.
Identikit di un mare in salute
In quale situazione l'ecosistema marino può dirsi pulito ed equilibrato? Gli scienziati che analizzano le acque fanno particolarmente attenzione alla presenza di alcuni elementi, ecco i principali.

  • Batteri In acqua si possono trovare diversi tipi di microrganismi e di batteri fecali che, anche se non pericolosi di per sé, rischiano di accompagnarsi a virus e altri patogeni che possono trasmettere malattie. Per esempio, nelle acque balneari si monitora solitamente la presenza del batterio Escherichia coli, che normalmente vive nel nostro intestino e in quello degli altri animali a sangue caldo, e un aumento insolito nella sua concentrazione può indicare malfunzionamenti negli impianti di depurazione, perdite nelle fosse biologiche o presenza di rifiuti di origine animale (dovuti a coltivazioni fertilizzate o allevamenti vicini).
    Gli oceani sono sempre più acidi
    L'ambiente marino è in pericolo e i responsabili siamo noi che continuiamo ad "affollare" l'atmosfera con grandi quantità di gas serra, provocando così un aumento globale delle temperature. Secondo le stime più pessimistiche, entro la fine del secolo arriveremo a 2°C in più rispetto al periodo 1850-1900, a quanto dicono gli scienziati dell'Intergovernmental Panel on Climate Change.
    Le conseguenze, tuttavia, non riguardano solo temperatura e livello delle acque. Uno dei problemi è anche lo scioglimento dell'anidride carbonica nei mari, che rende gli oceani sempre più acidi, rompendo il delicato equilibrio che garantisce la vita sott'acqua.
    L'acidità di una soluzione dipende dalla concentrazione di ioni idrogeno e si indica con il pH. Quando l'anidride carbonica interagisce con l'acqua forma l'acido carbonico (H2CO3), che a sua volta si dissocia in ioni idrogeno (H+) e ioni bicarbonato (HCO3-). Una parte di idrogeno viene neutralizzata dalla presenza naturale di ioni carbonato (CO3-), formando bicarbonato, ma il bilancio netto resta a favore dell'idrogeno e sono proprio questi ioni H+ che fanno aumentare l'acidità dell'acqua di mare.
    Secondo gli scienziati del Third Symposium on the Ocean in a High-CO2 World, dall'inizio della rivoluzione industriale gli oceani sono passati da un pH di 8,2 a uno di 8,1. Ciò può sembrare poco ma, parlando di una scala logaritmica, è pari a un incremento di acidità del 26 per cento e le previsioni più buie arrivano a stimare una crescita del 170 per cento entro il 2100.
    Gli effetti per il pianeta e la vita marina rischiano di essere sconvolgenti. Anzitutto più anidride carbonica viene assorbita dagli oceani, più diminuisce la loro capacità di farlo e questo significa più CO2 in atmosfera ad alimentare l'effetto serra. Basti pensare che dal 1850 i mari sono stati capaci di sostenere il 30 per cento di tutta l'anidride prodotta dagli esseri umani e che tuttora ne vengono diluiti in acqua 24 milioni di tonnellate al giorno. Perdere quest'ancora di salvezza aggraverebbe una situazione già molto difficile.
    Alcune specie risentono direttamente della maggiore acidità degli oceani. I molluschi, per esempio, avrebbero grandi difficoltà a costruire e mantenere integre le proprie conchiglie, a causa della scarsità di carbonato. Stesso discorso per coralli e barriere coralline, che potrebbero essere dissolti dalle acque, mentre altre specie vegetali, come la poseidonia e diverse alghe, potrebbero beneficiare dell'anidride carbonica in eccesso. Tutto questo porterebbe a un impatto pesante sulla catena alimentare e sulla biodiversità, fino a influenzare la vita umana. L'unica soluzione? Diminuire la quantità di CO2 che immettiamo nell'atmosfera.

  • Nutrienti Sono le sostanze di cui l'ambiente marino ha bisogno per crescere e svilupparsi. I due principali elementi sono azoto e fosforo. Troppi nutrienti, come nel caso dell'eutrofizzazione, possono danneggiare gli organismi acquatici, soffocati dalla crescita incontrollata di alghe e possono anche influenzare il pH, la trasparenza dell'acqua e la temperatura. Se il mare ha un cattivo odore, inoltre, può essere dovuto proprio ad alcune di queste sostanze.
  • Ossigeno disciolto E' un importante parametro da tenere in considerazione: un'acqua poco satura di ossigeno non è adatta alla vita, dal momento che per respirare i pesci assorbono proprio l'ossigeno disciolto. Questo gas può arrivare dall'atmosfera o dalla fotosintesi delle piante acquatiche e, dopo essersi diluito in acqua, viene diffuso dalle correnti. La saturazione di ossigeno si misura in milligrammi per litro e dipende da parametri come temperatura e salinità: a 15°C al massimo si potranno avere 10 mg/l (saturazione al 100 per cento). Se questa percentuale scende al di sotto del 30 per cento, si parla di ipossia e l'ambiente diventerà invivibile per la maggior parte dei pesci. Una delle cause di questa situazione è, come abbiamo detto, l'eutrofizzazione: l'affollamento di alghe e fitoplancton riduce gli scambi gassosi tra superficie del mare e atmosfera, e inoltre quando questi organismi muoiono, i batteri li decompongono sul fondale, consumando O2.
  • Temperatura Questa è importante per molti processi fisici, biologici e chimici. Un esempio riguarda l'ossigeno disciolto, come abbiamo visto, ma anche la fotosintesi delle piante, il metabolismo degli animali, la sensibilità degli organismi a rifiuti, parassiti e malattie. La temperatura dell'acqua dipende da quella atmosferica, dalla nuvolosità e dalla presenza di correnti.
  • pH E' una misura che indica la concentrazione di ioni idrogeno in una soluzione. Se il pH è vicino a 0, si parlerà di acido, se invece è prossimo a 14, saremo di fronte a una soluzione basica. All'acqua pura a 25°C corrisponde un pH pari a 7 (soluzione neutra), mentre quello dell'acqua di mare varia tra 7,5 e 8,4. Il cambiamento nella concentrazione di idrogeno influenza il dissolvimento dei composti e la sopravvivenza stessa degli organismi acquatici. Il pH può essere modificato da scarichi industriali, residui agricoli di pesticidi e fertilizzanti, oppure dall'anidride carbonica che immettiamo nell'atmosfera.
  • Sostanze tossiche Sono metalli, pesticidi e oli. Una delle sostanze più conosciute è il mercurio, che arriva da miniere, centrali elettriche e inceneritori, finendo poi nei pesci che mangiamo; altri metalli pericolosi sono, per esempio, il piombo e il cromo.
  • Torbidità Misura la trasparenza dell'acqua, così da determinare quante particelle ci siano in sospensione. I mari torbidi hanno una ridotta penetrazione della luce, che causa minore crescita delle piante e di conseguenza una diminuzione di cibo per pesci e invertebrati.

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