Testata Gazzetta
    Riferimenti

Cibi d'Italia con nomi strani e divertenti
di Ileana Cirulli

Primo Chef - 3 giugno 2022

Divertiamoci un po' con una lista di cibi con i nomi più strani della gastronomia italiana, che non dimenticherete più.

Alcuni sono già tanto conosciuti e altri meno, ma tutti riescono a strapparvi una risata. Stiamo parlando dei cibi con nomi strani che caratterizzano la gastronomia italiana.
Quasi tutti hanno origini molto antiche e la loro denominazione è rimasta invariata nel tempo, noncurante di quanto possa essere assurda per i giorni nostri. Si tratta di nomi strampalati che, però, identificano piatti rinomati e apprezzati che si fanno ricordare non solo per il nome ma anche per il gusto.
Incomprensibili (e in alcuni casi è meglio così!) all'estero e divertenti per noi italiani, i nomi strani dei piatti che vi proponiamo in questa lista non li scorderete davvero più. Alcuni sono molto noti e diffusi in più territori, altri sono rimasti di nicchia ma rimangono ugualmente gustosi. Una volta sentiti i loro nomi, siamo sicuri che avrete tanta curiosità di assaggiarli tutti.

strozzapreti Strozzapreti
Originari dell'Italia centrale e, soprattutto, dell'Emilia-Romagna sono gli strozzapreti. La loro fama li precede, perché si tratta della nota pasta all'uovo dalla forma grossa e attorcigliata.
Secondo il gastronomo Graziano Pozzetto il nome deriverebbe dal movimento con cui le massaie li realizzavano, attorcigliando la pasta, simile al voler strozzare qualcuno.
La seconda parte del nome è giustificata dal fatto che venivano spesso realizzati per gli ecclesiastici.
brandacujun Brandacujun
Il brandacujun è un prodotto tipico della Liguria, in cui è al centro lo stoccafisso.
In questa ricetta il pesce viene bollito insieme alle patate e mantecato con olio, aglio, prezzemolo e poco altro.
Il nome deriva dal verbo "brandare", ovvero "scuotere"; infatti, per marinare questo prodotto si era soliti scuotere il tegame energicamente, stando inginocchiati a terra.
pane cafone Pane cafone
Non è maleducato ma, al contrario, è pieno di gusto, stiamo parlando del pane cafone. Si tratta di un prodotto campano, che è originario della città di Napoli. Il suo nome si riferisce al fatto che era consumato principalmente dalla gente di campagna.
L'impasto viene fatto lievitare per lunghe ore e può arrivare a pesare anche diversi chili.
puttanesca Pasta alla puttanesca
L'origine del nome per gli spaghetti alla puttanesca sono incerte. Secondo alcuni, ad inventarli sarebbe stato il gestore di una casa d'appuntamenti nei Quartieri Spagnoli; per altri, invece, potrebbe essere stato il suo colore ad ispirare l'inventore, ricordando le tonalità dell'intimo femminile.
L'ipotesi più accreditata, invece, racconta che sarebbero nati a Ischia negli anni '50, nel ristorante di Sandro Petri.
strozzapreti Minne di Sant'Agata
Anche noti come minnuzze di Virgini, le minne di Sant'Agata sono un delizioso dolce della Sicilia.
Questo nome deriva da una lunga leggenda, secondo cui ad Agata sarebbero stati amputati i seni, in età giovane, per essersi negata a un conte romano. In seguito, la donna è diventata santa e patrona della città di Catania, dove è stato inventato questo dolce in suo onore.
La glassa bianca, che ricopre i dolcetti, simboleggia proprio la purezza della santa.
monaca Tette di monaca
Tra i piatti tipici italiani con nomi strani c'è un altro dolce: le tette di monaca.
Sono un dessert originario di Altamura, il cui nome deriverebbe dalla tipica forma tondeggiante e che ricorda quasi quella di un seno.
Secondo la leggenda, una monaca avrebbe sbagliato a preparare il pan di Spagna, la cui forma venne notata da un passante che la definì, in dialetto, "minne de le suor".
imperio Cazzimperio
Tranquilli, perché il cazzimperio non è un nome che deriva da una parolaccia.
L'origine si trova nella parola "cazza" che, in dialetto romano, identifica un antico mestolo.
Questo prodotto tipico è parte della gastronomia romana e indica un piatto a base di verdure in pinzimonio.
bastardo Bastardo del Grappa
In Veneto, troviamo il bastardo del Grappa che, in realtà, identifica un formaggio tipico del territorio.
In questa zona si produceva il formaggio morlacco ma, quando il clima cambiava, dovevano arrangiarsi e usare ciò che si aveva a disposizione, come il latte di capra, per produrre il prodotto finale. Il risultato era un formaggio proveniente da incroci casuali di materie prime, che lo faceva sembrare "figlio di nessuno".

© La Gazzetta di Santa