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Quando punge una medusa
di Andrea Gentile

Dal libro "La scienza sotto l'ombrellone" di Andrea Gentile – ed. Codice (TO) 2014

Vedi anche i precedenti articoli della Gazzetta: "Invadenti meduse" (2014), "Fuoco sulle meduse" (2015), "Meteo Meduse" (2016), "E' reato maltrattare e uccidere le meduse" (2019)

Sono animali strani, non c'è che dire: pelle trasparente e non hanno scheletro né cervello. La prima cosa che viene in mente quando ci si imbatte in una medusa copertina arrivata fin sulla riva è saggiarne la consistenza, cosa che tuttavia può non essere una buona idea anche se la medusa è morta. Non appena si sfiorano i suoi tentacoli, infatti, potrebbero partire migliaia di piccoli arpioni che iniettano veleno nella nostra pelle. Le conseguenze? Tutto dipende dal tipo di medusa in cui ci si imbatte: alcune sono innocue, altre possono essere letali. Per fortuna, le specie del Mediterraneo non sono così pericolose, ma in ogni caso provocano forte dolore e irritazioni cutanee. Che cosa fare quando si è punti? Basta urinare sopra la ferita?
No, l'urina no
Succedeva in una puntata della serie tv Friends, del 1997. Durante una gita in spiaggia Monica venne punta da una medusa e Joey, ricordando un documentario che aveva visto su Discovery Channel, propose un facile rimedio: il dolore sarebbe sparito facendoci pipì sopra, grazie all'ammoniaca contenuta nell'urina e cosa incredibile, funzionava. In realtà, questa credenza popolare non ha basi scientifiche, anzi, e l'imbarazzante procedura potrebbe addirittura peggiorare la situazione.
Al contatto con il veleno, la pelle subisce un'infiammazione con arrossamento, gonfiore, vescicole e bolle: la zona brucia, prude e fa male. Le tossine delle meduse, infatti, contengono una miscela di proteine che dà effetti locali ma potenzialmente anche cardiocircolatori e allergici, se entrano nel circolo sanguigno.
Ecco come agire al momento. Anzitutto – nel caso in cui non ci sia pericolo di vita – si devono rimuovere eventuali tentacoli rimasti attaccati alla pelle. Ogni tentacolo, infatti, può contenere migliaia o perfino miliardi di piccole cellule chiamate nematocisti, organelli formati da una capsula dotata di un peduncolo sensoriale (cnidociglio) e all'interno della quale sono presenti il liquido urticante e un filamento attorcigliato. Quando lo cnidociglio viene toccato, la pressione della capsula aumenta e il filamento scatta come una molla verso l'esterno, penetrando nella pelle e infondendovi il veleno. E' una delle reazioni meccaniche più veloci del mondo animale. Questo meccanismo, inoltre, non coinvolge il sistema nervoso delle meduse, per cui un tentacolo staccato dal corpo o un animale morto possono essere altrettanto pericolosi; ecco perché si devono rimuovere con accortezza: potrebbero ancora sparare. La soluzione più semplice è sciacquare la parte colpita con acqua di mare e togliere i tentacoli con una pinzetta, oppure raschiandoli delicatamente via con una tesserina di plastica. E' importante che sia usata dell'acqua di mare perché l'acqua salata disattiva le nematocisti, mentre quella dolce le fa sparare.
Il rimedio ideale per ridurre il dolore, evitare che si diffonda altro veleno e ridurre reazioni locali dipende da specie a specie, visto che esistono tossine diverse. Eppure, secondo una rassegna pubblicata nel 2013 da ricercatori italiani e statunitensi su "Marine Drugs", in generale la soluzione migliore è usare analgesici (orali o topici), bicarbonato, acqua calda, ghiaccio o – per alcuni tipi di meduse – il comune aceto. Nel caso in cui la medusa non sia tropicale (e quindi non mortale) la preoccupazione principale è il dolore: dopo aver risciacquato la parte con acqua di mare, bisogna applicare impacchi di ghiaccio che rallenta la diffusione del veleno e funziona da antidolorifico; se si tratta di una caravella portoghese (Physalia physalis), invece, meglio acqua calda a 40°C per venti minuti.
La medusa è solo una fase
Sono un ammasso di gelatina che ci affascina e spaventa. Le meduse sono animali invertebrati e carnivori molto antichi, privi di uno scheletro e di un sistema nervoso complesso. Esistono da almeno cinquecento milioni di anni e fanno parte di un gruppo chiamato cnidari, composto da circa diecimila specie molto diverse tra loro, tra cui coralli e anemoni di mare, ma solo cento di queste sono pericolose per l'uomo. Quella che comunemente chiamiamo medusa, infatti, potrebbe appartenere a classi molto distanti tra loro: esistono le cubomeduse, le scifomeduse, le stauromeduse e via dicendo; in totale, si contano migliaia e migliaia di specie. In generale, una delle stranezze più grandi delle meduse è che la loro forma è solo una fase all'interno di un ciclo vitale complesso.
Partiamo prima dalla loro anatomia. Il corpo ha la forma di un ombrello, con un diametro che può essere di pochi millimetri fino a un paio di metri e che racchiude la cavità gastrovascolare, dove vengono digerite le prede (plancton, piccoli pesci, uova e altre meduse) e assorbiti gli elementi nutrienti. Al di sotto, medusa si trova un orifizio che funziona sia da bocca sia da ano e attorno alla parte inferiore dell'ombrello vi è un numero di tentacoli che varia da specie a specie, con lunghezza compresa tra pochi millimetri e diverse decine di metri.
Le meduse sono un classico esempio di quella che in biologia viene chiamata simmetria radiale: tutte le parti sono disposte a raggiera rispetto a un asse centrale. Nel caso degli esseri umani, invece, si parla di simmetria bilaterale (in sostanza il nostro asse di simmetria ci divide a metà). Quando non sono trasparenti, il loro colore può essere biancastro, giallognolo, violetto o bluastro.
Vederle muoversi in mare può essere ipnotico. Grazie alla contrazione e all'espansione dell'ombrello, le meduse spostano l'acqua sotto di loro, fluttuando delicatamente. Il loro sistema nervoso è molto semplice ed è formato da una rete di neuroni connessi e uniformemente distribuiti in tutto il corpo, senza cervello né spina dorsale. Le meduse possono percepire gli stimoli, rispondendo al contatto fisico, ma anche rilevare cibo o altre sostanze, eppure la loro reazione spesso è stereotipata: muoversi.
Nonostante siano organismi alquanto semplici, il loro ciclo vitale è molto curioso. Quella che normalmente vediamo in mare, infatti, è solo una delle due principali forme con cui si presentano le meduse (l'altra sono i polipi). Questi animali, infatti, possono riprodursi sia grazie all'unione del patrimonio genetico di due individui (riproduzione sessuata), sia senza l'intervento esterno (riproduzione asessuata).
Partiamo dalla riproduzione sessuata, semplificando al massimo le varie differenze tra le classi: la medusa maschio sparge in acqua il proprio seme che verrà poi raccolto dalla femmina, così facendo le uova custodite nel suo corpo verranno fecondate, dando il via allo sviluppo di una larva (planula). Non appena sarà matura, la larva verrà lasciata libera di scendere verso il fondo, al quale si attaccherà continuando a crescere e diventando un polipo, un cilindro con tentacoli e bocca sulla parte superiore (praticamente una medusa rovesciata, da non confondersi con i polpi). In questo momento avviene la riproduzione asessuata: il polipo può così dare vita ad altri polipi per gemmazione. Nelle condizioni ottimali, inoltre, si trasforma e genera una serie di piccole meduse (efire) che potranno nuotare in acqua e crescere fino a diventare le forme adulte che conosciamo. E il ciclo ricomincia.
Le meduse nel mondo
Esistono migliaia di specie diverse di meduse e ogni anno gli scienziati ne scoprono di nuove. Facciamo un breve giro del pianeta per vedere quali sono le più conosciute. Si parte con una delle più comuni, l'Aurelia aurita o medusa quadrifoglio: con un ombrello perfettamente circolare tra i 20 e i 40 centimetri di diametro, di un bianco trasparente che permette di vedere quattro strutture semicircolari interne (da cui il nome), la si può trovare nell'oceano Atlantico, Pacifico e Indiano, alcune volte anche nel Mediterraneo e non è velenosa per l'uomo, dal momento che le sue nematocisti non riescono a penetrare la nostra pelle.
La più pericolosa al mondo, invece, la troviamo principalmente tra il Sudest asiatico e l'Australia del Nord: si chiama Chironex fleckeri e somiglia a un cubo con il lato di 25 centimetri e tentacoli che possono arrivare a 3 metri di lunghezza. Veloce nuotatrice, ha uno dei sistemi nervosi più complessi tra le meduse e possiede addirittura occhi e retina. Le sue tossine possono essere letali, quindi è meglio starle ancora di più alla larga.
Un'altra medusa velenosa, presente invece di frequente nei nostri mari (oltre che nell'Atlantico orientale e nel Mare del Nord), è la Pelagia noctiluca o medusa luminosa. Possiede un ombrello traslucido marrone-rosato o rosa-violetto di circa 10 centimetri di diametro e ha tentacoli che possono arrivare fino a 2 metri di lunghezza e che sono molto urticanti. E' la medusa più pericolosa del Mediterraneo, insieme alla Chrysaora hysoscella e alla Rhopilema nomadica, ma non è mortale e si chiama così perché si illumina al buio.
Particolarmente pericolosa e conosciuta è la caravella portoghese (Physalia physalis). In realtà non si tratta di una medusa, ma di una colonia di quattro diversi tipi di polipi che si sostengono a vicenda e il suo nome deriva dalla forma che ricorda quella di una nave. La caravella ha simmetria bilaterale ed è formata da una sacca di massimo 15 centimetri, che galleggia in superficie, e da numerosi tentacoli sottomarini che possono arrivare fino a 50 metri. In caso di attacco, la sacca si sgonfia rapidamente per permettere l'immersione. Questo strano animale è traslucido, con sfumature blu, viola, rosa e lilla. E' diffusa nei mari tropicali e subtropicali e le sue punture, anche se in casi rari, possono portare alla morte.

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