Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

Magie di Liguria su tela
di Luciano Caprile

Genova Impresa – 4/2010

Nelle tele di Rubaldo Merello i colori accesi dell'estate in Riviera

Quando si pensa alla magica luce della Riviera di Levante, che si diffonde in certe ore della giornata intorno alla baia di San Fruttuoso di Camogli, San Fruttuoso non si può fare a meno di pensare a quelle straordinarie opere di Rubaldo Merello, che in questi luoghi hanno saputo fermare nell'attimo il sospiro del tempo. Un tempo che possiede e dichiara una sua luce, una luce che non riguarda tanto la captazione oftalmica ma sale dall'anima e si diffonde coi colori dell'emozione.
Solo così quella natura straordinaria, che si ribella a certe manifestazioni puramente contemplative, riesce a ritrovare la sua anima vera e ce la consegna come un dono prezioso da conservare e da non disperdere nell'ovvietà. Rubaldo ha saputo compiere questo miracolo intingendo il pennello nell'intima verità di ciò che gli si spalancava davanti agli occhi come uno spartito musicale da interpretare in ambito sinfonico.

Eppure egli non era nato in Liguria: le sue note biografiche ci dicono che era venuto al mondo il 16 luglio 1872 a Montespluga, frazione del Comune di Isolato, in provincia di Sondrio. La famiglia si era quindi trasferita a Genova nel 1881.
Tra il 1888 e il 1892 lo scopriamo tra gli allievi dell'Accademia Ligustica di Belle Arti. Un'altra curiosità è che egli, conclusi con profitto i corsi e aperto uno studio a Nervi, non si dedica subito alla pittura ma preferisce rivolgere la sua attenzione alla scultura e al disegno.
Infatti partecipa nel 1894 all'Esposizione Triennale di Brera, a Milano, con il gesso di un monumento funerario intitolato Finis. Comunque alla pratica della scultura si affiancherà ben presto quella della pittura che col tempo occuperà la sua attenzione.
Comunque non abbandonerà mai del tutto le arti plastiche che di quando in quando torneranno a suggerirgli dolenti figure in cui trasferire una tragica visione dell'esistenza. Ma a noi interessa soprattutto il Merello impareggiabile cantore della natura. la scogliera
Se i primissimi paesaggi paiono influenzati dal tonalismo di quella "scuola grigia" che ha come sommo interprete Ernesto Rayper, il passo immediatamente successivo è nell'ambito del divisionismo che proprio a Genova egli può assaporare attraverso le opere di Plinio Nomellini.
Un altro essenziale punto di riferimento di quel periodo sarà Giovanni Segantini, i cui lavori ha probabilmente potuto osservare nel corso dei suoi viaggi a Milano.
Per completare il clima in cui opera i nostro artista, dobbiamo anche aggiungere l'importanza della cultura simbolista che si sta diffondendo nel capoluogo ligure verso la fine dell'Ottocento.
Una svolta decisiva dal punto di vista esistenziale e creativo avviene intorno al 1904 allorché Rubaldo si trasferisce a Ruta di Camogli prima di approdare, due anni più tardi, a San Fruttuoso, dove si fermerà fino al 1914 dedicandosi esclusivamente alla pittura. L'arrivo a San Fruttuoso coincide anche con un riscontro mercantile molto importante per lui, angustiato da perenni ristrettezze finanziarie, una situazione che purtroppo lo accompagnerà per tutta la vita.
Viene infatti avvicinato da Alberto Grubicy, il noto gallerista dei divisionisti, che gli acquista La scogliera e lo invita a esporre l'anno seguente sei tele al Salon des Peintres Divisionnistes Italiens a Parigi.
Nell'atelier di San Fruttuoso ha modo di confrontarsi quotidianamente con un panorama che lo coinvolge compiutamente dal punto di vista emozionale e psichico. Ha scritto in proposito Gianfranco Bruno nel catalogo della mostra allestita nel 1990 all'Accademia Ligustica di Belle Arti e quindi al Palazzo della Permanente di Milano: "Così Merello può inventare quell'inedito linguaggio in cui la sua appassionata istanza di assoluto si effonde in una attribuzione di valore poetico, astratto e spirituale, a colori dissonanti".
Infatti i rossi incrociano i verdi e i blu, stemperandosi in essi o contaminandoli in un contrasto cromatico non risolvibile in natura ma fortemente recepito dallo spirito poiché esprimono esattamente quanto succede dentro ciascuno di noi nel momento della grazia contemplativa e che nessuno era riuscito prima di lui, e nessun altro riuscirà dopo di lui, a formulare con tanta attenzione poetica.
Nel suo caso il valore della percezione si traduce in arte pura: un risultato a cui era pervenuto Van Gogh con le incredibili accensioni di colore sui campi di grano della campagna francese. Rubaldo Merello è più dolce e forse più consapevole di incidere con sinuosa perseveranza e con sommo rischio narrativo questo paesaggio già di per sé incomparabile, la cui estasi da legarsi all'apparizione è difficilmente traducibile in pittura.
Un esempio più prossimo anche dal punto di vista temporale sembra Segantini, la cui dominante azzurra arricchirà le prove più mature del nostro maestro.
Nel 1914 si trasferisce a Portofino e quattro anni più tardi giunge a Santa Margherita Ligure, dove per il cimitero di Camogli termina la statua del Dolore, in seguito rimossa, a mimare una condizione esistenziale sempre precaria. Lo salva spiritualmente la pittura, che gli consente di sperimentare sempre nuove soluzioni tonali.
Nel 1921 Sem Benelli lo invita alla Primaverile Fiorentina. Non farà in tempo a vedere la mostra: muore infatti il 31 gennaio 1922.
Di lui ci rimangono incomparabili visioni che mimano l'impatto del sole contro il cangiante blu del mare e contro il verde aspro di una natura da tradurre in continua sollecitazione retinica da far approdare al sentimento. Tonalità inventate? Niente affatto.
Chi durante l'estate avrà l'opportunità o l'avventura di frequentare i suoi luoghi con l'animo adatto e con la luce appropriata, potrà sentirsi, almeno per un attimo, ospite improvviso e privilegiato di un suo quadro. Questa era la sua magia, questa è la magia della Liguria per chi la sa ancora cogliere e apprezzare.

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