Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

Cento anni fa le prime cartoline illustrate
di Nino Ronco

La Casana – 3/1991

Il 20 agosto 1891 una turista toscana in visita a Genova, per informare i parenti rimasti a Livorno del buon andamento del viaggio, utilizzava una cartolina illustrata che aveva il pregio non soltanto di recare le attese notizie ma anche di mostrare, con le figure, due delle principali chiese cittadine: il duomo di San Santa Margherita Lorenzo e la basilica di Carignano. Quel sistema di comunicazione era, a quel tempo, moderno e sbrigativo ma anche costoso se si pensa che al prezzo del francobollo (10 centesimi) si doveva aggiungere quello della cartolina.
La cartolina illustrata era ancora, infatti, un oggetto piuttosto raro e veniva stampata, "con licenza del governo" e "diritto di privativa", da poche stamperie autorizzate; nel nostro caso la Fototipia Danesi di Roma.
L'annullo postale di Genova, con la data su riferita, è uno dei più antichi che si conoscano su una cartolina illustrata e documenta che proprio un secolo fa presero a circolare quei cartoncini che, negli anni seguenti, divennero fenomeno sociale, moda, necessità, mania, dando luogo ad una fiorente industria impegnata Genova non soltanto a soddisfare esigenze postali, ma anche le richieste dei "filocartisti", neologismo coniato per indicare i collezionisti disposti a spendere per una serie di poche cartoline quanto per un bellissimo libro illustrato.
La storia della cartolina postale ha inizio poco dopo l'invenzione, da parte dell'inglese Rowland Hille, del francobollo (1840) che rendeva più pratico il pagamento delle tariffe di recapito. Tale innovazione portò ad un rapido potenziamento dei servizi postali in armonia con le esigenze della società ottocentesca caratterizzata anche da un vivace sviluppo industriale, con conseguente necessità di contatti per la conquista dei mercati.
Per una circolazione postale più rapida ed economica occorreva trovare mezzi diversi dalla tradizionale lettera che si presentava allora come un doppio foglio ripiegato e sigillato con la ceralacca, a garanzia del segreto postale. Fu proprio per andare incontro alle nuove esigenze che, alla Conferenza Postale di Carlsruhe Sestri Ponente del 1865, il direttore delle poste tedesche Einrich von Stephan propose l'adozione, per brevi comunicazioni, di un biglietto postale con affrancatura già stampata.
La richiesta venne respinta sia per l'avversione di molti alla corrispondenza aperta, sia per il timore di un calo nei proventi dei servizi postali. L'idea fu ripresa con successo qualche anno dopo dal prof. Emanuele Herman, dell'Accademia militare di Wiener Neustadt e, il 1° ottobre del 1869, le poste dell'Impero austro-ungarico emisero le prime cartoline postali pre affrancate (non illustrate) che prevedevano sulla fronte del cartoncino lo spazio per l'indirizzo del destinatario, riservando il resto alla corrispondenza.
L'esempio di Vienna fu ben presto seguito da altri governi. La cartolina postale venne adottata nel 1870 da Germania e Inghilterra; nel 1871 dalla Svizzera, nel 1872 da Francia e Belgio e finalmente, il 1° gennaio 1874, anche dall'Italia.
Toccò alla Conferenza Postale Universale, del 1878, stabilire poi le misure standard della cartolina postale: la scelta cadde su un formato massimo di millimetri 90x140.
La cartolina postale, detta anche "intero postale" in quanto già comprensiva dell'affrancatura, aveva così perfezionato le sue caratteristiche e ottenuto l'universale placet; ma essendo, in forza del francobollo, un "valore postale" restava semplice e disadorna, escluso qualche modesto fregio dal lato riservato all'indirizzo.
L'idea che il cartoncino potesse recare insieme allo scritto anche una illustrazione non tardò però a farsi strada, specie quando i privati ottennero di mettere in vendita cartoncini con scritte e decorazioni, cui bisognava aggiungere il francobollo. Nacque subito qualche contrasto: l'illustrazione doveva togliere spazio alla corrispondenza o all'indirizzo? Nella cartolina genovese di cent'anni fa troviamo l'indirizzo dal lato delle figure mentre, in altri casi, illustrazione e corrispondenza sono chiamate a coabitare piuttosto disagiatamente, per lasciare all'indirizzo tutto un lato del cartoncino. (Intorno al 1905 l'Unione Postale Internazionale deciderà che l'indirizzo dovrà occupare soltanto metà del davanti della cartolina mentre il retro potrà essere interamente destinato all'immagine).
Gli studiosi di storia postale non si sono ancora messi d'accordo nell'indicare una data precisa per la nascita della cartolina e nel proporre una paternità. Ogni nazione indica i suoi pionieri: evidentemente i tempi erano maturi e idee nuove, in questo settore, pullulavano un po' dovunque. I tedeschi, per esempio, Hotel Regina Elena sostengono due candidature: quella del libraio A. Schwartz, che nel 1870 informò il suocero dello scoppio della guerra franco-prussiana con una cartolina postale da lui ornata con il disegno di un soldato e di un cannone e quella del litografo berlinese J. Miesler che, nello stesso anno, inviò ad alcuni amici cartoline postali con figure, da lui disegnate, dell'albergo in cui si trovava e del panorama. I francesi contrappongono il libraio (ma possiamo intendere stampatore) Léon Bésnardeau, di Sillé-le Guillaume (Sarthe) che, sempre nel 1870, realizzò per i militari di Bretagna piccole cartoline con motivi patriottici e stemmi.
L'Italia vede il suo pioniere in un certo signor Marini di Pistoia. Sembra però, secondo autorevoli studiosi, che la prima vera cartolina illustrata sia stata quella realizzata a Vienna nel 1871 dal tenente serbo Peter Manojlovic e stampata dalla tipografia R. von Waldheim di Vienna che mostrava un drago allegorico sullo sfondo degli skyline di Mosca e Istanbul, che occupavano tutto un lato del cartoncino. Scelta che caratterizzò anche la cartolina stampata, nel 1872, da un editore inglese per reclamizzare un libro su Londra, illustrato da Gustavo Dorè.
Qui occorre fare un cenno alle cartoline pubblicitarie che ebbero molto successo tra il 1870 e il 1890 (e anche in seguito): cartoline private dedicate a località turistiche (la Riviera, i laghi italiani, la Baviera) così come ad alberghi, industrie, prodotti vari o, che, più semplicemente, annunciavano la visita di viaggiatori di commercio. Ma tutto ciò rimane pur sempre nel quadro della comunicazione commerciale.
Con un percorso almeno ventennale eccoci ora a riannodare il nostro racconto alla cartolina genovese del 1891, che con poche altre (forse qualcuna anche precedente) documenta l'esordio in Liguria della corrispondenza illustrata.
Il nuovo oggetto postale ebbe, negli anni successivi, una straordinaria fortuna. E non nelle sue forme più popolari (pur sempre care) ma proprio nella produzione destinata agli amatori: il cartoncino postale illustrato si imponeva come una espressione d'arte, seppur minore, poiché andava incontro al desiderio di cose belle, eleganti, preziose, che serpeggiava negli strati intermedi della società. La conferma di questo successo viene dalla nascita - in quegli anni - di riviste specializzate, destinate ai filocartisti, dal succedersi nelle più grandi città di mostre di cartoline illustrate, visitate da migliaia di persone.
Già nel 1898, a Milano, faceva la sua comparsa il mensile La cartolina Postale illustrata, seguito, l'anno dopo, dal quindicinale Il raccoglitore di cartoline illustrate. Negli anni successivi, periodici di argomento cartista vedevano la luce in parecchie città italiane da Firenze a Modena, a Torino, a Roma, sino a Caltanissetta dove, nel 1902, uscì Il Filocartista Siciliano. Queste riviste erano più che altro bollettini utili per informare gli interessati delle emissioni, nazionali ed estere, che si susseguivano a ritmo continuo, con edizioni anche di costo rilevante. Le riviste ne illustravano i soggetti, davano notizie sui bozzettisti, sugli editori, sulle tirature, sui prezzi. Accanto alle riviste fiorivano, come detto, mostre, a cominciare dalla Esposizione Internazionale di Venezia del 1899. Genova ebbe la sua grande mostra di cartoline illustrate nel 1902.
Fu proprio l'esorbitante numero delle emissioni, la loro irregolarità e arbitrarietà, a determinare la stanchezza dei collezionisti ed il declino Genova dell'interesse. L'editoria delle carte postali illustrate ripiegò su forme meno raffinate, su cartoline utilitarie, in qualche caso sempre molto belle, ma realizzate in grandi tirature, e destinate a finire negli album che ornavano molte case borghesi, quasi status simbol di una vita sociale evoluta.
Le ragioni del successo popolare delle cartoline illustrate negli ultimi anni del XIX secolo e all'inizio del Novecento, sono da ricercarsi nella concomitanza di diversi fattori tecnici e sociali. Tra il 1870 e il 1900 erano state messe a punto nuove tecniche di stampa che consentivano di fornire cartoline illustrate di buona fattura, in bianco e nero e a colori, con tirature elevate che ne rendevano il costo sempre più contenuto. Inoltre la facilità dei viaggi moltiplicava le necessità di contatti epistolari sia nell'ambito familiare sia in quello sociale o del lavoro. In questo contesto la cartolina offriva un mezzo comodo ed economico recando, in poco spazio, le notizie più attese ed evitando al mittente la fatica di fornire nozioni geografiche, paesaggistiche o di addentrarsi in situazioni sentimentali.
L'illustrazione faceva le veci di molte parole ora con l'esattezza della fotografia, ora con l'allusività di una figura romantica.
Ad illustrare Genova ed i suoi dintorni cominciarono per primi editori stranieri: Schmidt Staub & C. di Norimberga, Trenkler di Lipsia, Guggenheim di Zurigo, ma ben presto subentrò la produzione nazionale con le cartoline milanesi di Modiano e di Richter di Napoli.
Circa gli editori liguri, una attenta ricerca è stata condotta dal dott. Siro Dodero, collezionista e studioso, il quale ne ha pubblicato i risultati su diverse riviste. Il panorama annovera alcuni nomi a livello internazionale e una schiera di piccole tipografie che stampavano le cartoline per privati cittadini. Si trattava in genere di titolari di cartolerie, tabaccai, giornalai, che le mettevano in vendita nei loro esercizi. A Genova tra gli "editori" più antichi si ricordano la cartoleria Rattini in via Carlo Felice, F. Circolari in Galleria Mazzini, i fratelli Dell'Avo in via San Luca, lo Stabilimento A. Mazza in piazza dell'Amor Perfetto, i fratelli Tasca sotto i portici dell'Accademia, V. Dellepiane in via della Maddalena. L'elenco potrebbe continuare con gli editori delle Riviere: moltissimi in realtà, anche se nascosti dietro il nome dei committenti.
Ma chi ha introdotto il nome di Genova nell'albo d'oro delle cartoline illustrate sono editori come i Fratelli Armanino, A. Donath, Sciutto e i Fratelli Benzo di Cassine, che si servivano della tipografia Armanino. Cartoline illustrate che ancora hanno un posto privilegiato nelle collezioni sono quelle edite alla Spezia dalla cartoleria Milano e dalla rivista "Lega Navale" che ricorreva alle stamperie Ricordi di Milano e Belforte di Livorno. L'importanza di queste emissioni sta nel fatto che ogni cartolina ricorda una data della storia della nostra Marina: vari di corazzate, entrate in squadra di nuove unità, consegna di bandiere di combattimento. Navi, a suo tempo famose, come l'incrociatore "Elba" (1893), l'incrociatore "Carlo Alberto" (1896), la corazzata "Regina Margherita" (1901), la corazzata "Roma" (1905), compaiono sulle cartoline racchiuse, in omaggio al gusto del tempo, in eleganti decorazioni liberty.
Dopo i primi successi, la produzione di cartoline illustrate interessò le più diverse tematiche: paesaggi, "donnine", folklore, soggetti militari (tra i più Chiavari diffusi), bambini, pubblicità, spettacoli, sport, auguri. Da un punto di vista quantitativo, il primo posto lo ebbe sempre la cartolina paesaggistica o con scorci cittadini che le tecniche fotografiche, messe a punto alla fine dell'Ottocento, permettevano di realizzare economicamente e con eccellenti risultati. Se ci capita sott'occhio qualche cartolina di paese dei primi decenni del secolo, non possiamo fare a meno di apprezzarne, pur nella apparente modestia, la bellezza della stampa non molto lontana dalla perfezione di un positivo fotografico.
Quelle cartoline grigie (ma anche azzurre, verdoline, brune) venivano realizzate con il sistema della fototipia, o fotocollografia o collotipia che si valeva di una lastra di cristallo preparata con una gelatina sensibile alla luce che attraversava la lastra fotografica.
Ma accanto a questa tecnica si ricorreva alla litografia, alla calcografia, alla stampa a retino (quella ancor oggi in uso) e ai cliché "al tratto", oltre a tecniche miste che impiegavano più di uno di questi sistemi per realizzare cartoline non solo a colori, ma in rilievo, traforate, con applicazioni di stoffa, perline, ecc.
Nacque anche un mercato clandestino di lavoro rappresentato dalle molte persone che, per modestissimi compensi, coloravano a casa pacchi di cartoline. Il sistema più in uso era quello che impiegava una mascherina di cartone paraffinato nelle cui sfinestrature "l'artista" agiva con un pennello o una spugnetta: tetti rossi, cielo azzurro, monti verdi.
Per piccole tirature si ricorreva anche alla stampa fotografica vera e propria, ma questa scelta aveva degli inconvenienti: la lunghezza del procedimento e, nei primi tempi, l'instabilità alla luce delle gelatine al bromuro d'argento.
Per cartoline d'arte, con figure di fantasia, allegoriche, o fregi particolari, era necessaria oltre che una tecnica di stampa avanzata, l'opera di artisti e grafici che di solito erano pittori, illustratori o cartellonisti pubblicitari. In campo internazionale si fecero grande fama, come autori di cartoline, l'austriaco R. Kirchner, il boemo A. Mucha, il francese E.L. Lessieux, il belga H. Meunier, l'inglese A.K, Macdonald che crearono figure di straordinario successo. In Italia emersero Alberto Martini, Marcello Dudovich, Basilio Cascella, Edmondo Fontana, C. Calderara, Luciano Mauzan.
Anche gli editori di cartoline illustrate genovesi ebbero i loro artisti prediletti. Per Donath e Armanino lavorarono A. Valle, Pipein Gamba e Raffaele Tafuri, autore di note serie folkloristiche di Venezia e di altre augurali in composizioni decorative "Art Nouveau". Aurelio Craffonara, noto acquerellista, nativo di Gallarate ma genovese di adozione, firmò molte cartoline per editori genovesi tra cui la lunga serie del Risorgimento, realizzata per la Navigazione italiana a Vapore "La Veloce" e stampata da Adolfo Barabino. Nel periodo della prima guerra mondiale furono apprezzate le cartoline disegnate da Antonio Rubino, di Sanremo, a soggetto patriottico-militare, così come i disegni che lo stesso artista fece per il giornale di trincea "La Tradotta". A Plinio Nomellini, noto pittore livornese, fu affidata dal Comune di Genova la realizzazione del manifesto (tradotto anche in cartolina) per l'inaugurazione del Monumento ai Mille, a Quarto, il 5 maggio 1915. Diverse cartoline a sfondo patriottico disegnò negli anni di guerra la pittrice Adelina Zandrino.
Un poderoso, recente volume "La cartolina Art Nouveau" di Giovanni Fanelli e Ezio Godoli, edito da Martello, ha gettato un raggio di luce sul vasto mondo della cartolina illustrata, svelando, forse per la prima volta, il panorama insospettato di un'arte minore ma non per questo meno ricca e affascinante, specchio del gusto popolare nel campo della decorazione e anche del costume.
Le ricerche non sono certo concluse, specie dopo che, in tempi recenti, il movimento Nuove Cartoline, con la grande mostra a Roma nel 1981 ha dato vigore al rinnovamento in atto anche in questo settore dell'attività artistica e commerciale.

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