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    Pezzi di storia

Il triste epilogo di una bella storia

Portofino Coast Gazette - Luglio 2016

A pochi anni dalla chiusura del Portofino Kulm il degrado avanza tra l'indifferenza e il silenzio generali

C'era una volta un luogo straordinario, baciato dal sole e immerso nella quiete di un'oasi protetta.
In quel luogo sorgeva un bellissimo hotel in stile liberty, edificio un hotel prestigioso, le cui origini risalgono ai primi del '900, da dove si poteva godere della più invidiabile vista sul Golfo del Tigullio e sul Golfo Paradiso.
Il Portofino Kulm ha ospitato personaggi illustri, fastosi matrimoni, eventi importanti, fino alla fine del 2013, quando, nel disinteresse generale, è stato chiuso, pare per un contenzioso sorto tra la società proprietaria e la gestione. Una grave perdita per l'offerta turistica del comprensorio.
In una splendida giornata di sole, ci addentriamo lungo la strada tortuosa che da Ruta di Camogli porta al Kulm.
L'insegna all'ingresso è stata coperta e, tra bidoni della spazzatura e disordine, si respira un'aria di abbandono.
Lungo il percorso ci accorgiamo che la vegetazione si sta riappropriando di tutti gli spazi. Una specie di selva incolta con rami secchi e fronde che si vegetazione protendono verso l'asfalto denunciano l'incuria a cui questa strada, pur inserita all'interno del Parco di Portofino, e attraversata ogni giorno da molti escursionisti, è stata condannata. Evidentemente l'assenza del traffico generato dall'Hotel ha determinato un progressivo disinteresse per questo percorso. L'effetto è un po' da "Bella addormentata nel Bosco", ma lì di anni ne erano passati 100!
Continuando la salita raggiungiamo l'Hotel. L'imponente edificio rosa pastello è ancora bellissimo ma intorno i segni del degrado sono purtroppo evidenti. Le belle fioriere che lo circondavano sono state sostituite da griglie e transenne che impediscono l'accesso, i vialetti un tempo ordinati sono invasi dall'erba, le bandiere, strappate, penzolano tristemente dai pennoni.
Sull'altro lato della strada, da dove la vista su tutto il Golfo Paradiso è straordinaria, una vegetazione incolta impedisce quasi di affacciarsi a godere del paesaggio.
Proseguiamo verso il Kursaal, la bellissima palazzina, sovrastata da un'incantevole terrazza panoramica, che domina dall'alto dei suoi oltre 400 metri s.l.m. tutta la costa da Genova a La Spezia.
Anche qui transenne e divieti, degrado e grande tristezza. Sembra di essere arrivati in un posto dal quale la vita se ne è andata all'improvviso e senza un vintage motivo apparente. E' come se un maleficio avesse avvolto questi luoghi dove solo pochi anni fa regnavano gioia e bellezza. Per farci del male proseguiamo il cammino verso il sentiero che conduce al tennis dell'hotel.
Qui la vegetazione ha preso il sopravvento, il silenzio è assoluto, quasi inquietante. Da lontano scorgiamo un uomo, seduto davanti all'ingresso del campo da tennis, accanto a lui il suo cane.
Ci avviciniamo per scambiare due parole. La giornata è molto calda e questo signore ci dice che quello è un posto eccezionale per godere del fresco e del silenzio del bosco.
Poi guarda sconsolato la bella struttura abbandonata e scuotendo la testa dice "Chissà quanto tempo ci vorrà prima che risolvano le beghe giudiziarie. Nel frattempo va tutto in malora".
A questo punto, oltre alla tristezza e alla nostalgia, sentiamo emergere anche un certo senso di rabbia. Come è possibile che all'interno di un Parco Regionale, che aspira a diventare nazionale, che è lì per tutelare e proteggere l'ambiente, che vuole attrarre e accogliere visitatori da tutto il mondo, possa essere tollerata una tale situazione ?
E' questo il turismo che vogliamo?
Questo è quello per cui ci stiamo tutti impegnando?
Come stanno veramente le cose? Chi deve dare delle risposte alla comunità? Perché di questa struttura non si parla più, perché si continua a parlare di cose banali mentre su quelle importanti cala sempre il silenzio? Chiediamo a tutti una riflessione sull'argomento. Se qualcuno può dare delle risposte è invitato a farlo. Un luogo così bello non può essere abbandonato a se stesso, perché rappresenta un patrimonio per l'intera comunità, di cui tutti siamo in qualche modo responsabili.

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