Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

Costantino Luxardo
di Ambro Devoto

Il Mare – 20 dicembre 1924

Genovesi: nomadi tenaci – scettici e costruttivi – della nostra razza camminatrice!…
Dove altri celebra impetuosamente il culto dell'apparenza, essi cercano trarre dal frutto il nocciolo duro della realtà.
(I. Sulliotti)


Se Costantino Luxardo sapesse ch'io sto scrivendo un po' della sua biografia e che mi accingo a dire dell'opera Sua, della sua bontà e dell'amore che Egli ha Costantino Luxardo portato e porta alla Patria e alla Città che l'adora, come uno dei migliori suoi figli, mi fermerebbe la penna con dolce violenza…
Sento nello scrivere di compiere quasi un'offesa al silenzio della Sua vita che tracciata sulla retta linea del bene è un esempio splendido di costanza e di ferma volontà: entrare così, con la penna nell'esistenza di un Uomo, e di un tal uomo se è grande gioia ben forte è pure il timore di non riuscire a fermare, nel suo più alto significato, il valore d'ogni particolare e la luce che irradia dall'intera Sua vita. E per comprendere e sentire la vita di Costantino Luxardo noi dobbiamo cominciare ad immaginarlo fanciullo nella casa paterna, in quel di Nozarego.
Nacque nel 1848. Aveva dodici anni quando il padre decise di emigrare in America in cerca di fortuna. Vecchia frase, la fortuna! Noi liguri ce la sentiamo ripetere in cento toni, nei varii dialetti della Penisola quando passiamo i Giovi o la Spezia.
Dire ligure o citare la fortuna per molti è lo stesso: e se vi presentate come figlio della Liguria potrete scommettere che vi si guarderà come un ricco emigrato di ritorno… Siamo i cercatori di fortuna per antonomasia noi liguri ma bene sappiamo cosa voglia dire e Costantino Luxardo potrebbe meglio di molti dimostrarlo col suo aperto sorriso quanto fosse incerto e pericoloso lasciare a dodici anni la piccola casetta sotto gli ulivi per imbarcarsi, sia pure col proprio genitore, su di una leggera e lenta nave, verso le terre americane…
C'era la fortuna laggiù? Il piccolo Costantino ebbe agio di conoscere l'incerto nei lunghi giorni di navigazione: il viaggio fu un po' lunghetto in verità; tre mesi!
Ma una volta a terra, in quella Buenos Aires che cominciava appena appena a sistemare le sue vie col lento evolversi dell'ordine e del progresso un po' caotico dei gruppi emigrati, ai due, partiti tre mesi innanzi dai queti declivii della loro Nozarego, s'impose il problema di «cominciare» a far qualche cosa. E non era facile perché non si trattava d'impiegare capitali né le condizioni di quelle terre ancora permettevano di trovare aiuto presso qualche connazionale già sistemato.
Gli italiani erano già molti ma non troppi: parte vivevano nella Città tentando il piccolo commercio con ancor più piccoli mezzi; gli altri s'internavano nel «campo» arrischiando le iniziative, così, a corpo perduto.
Costantino Luxardo cominciò dal nulla: una piccola cassetta a tracolla orizzontale sul davanti della sua persona…: sapone, carta da scrivere, bottoni, pettini… e volontà. Sopratutto volontà. Se ne andava, con tutta quella merce, ogni giorno per le vie di Buenos Aires; nell'interno, attraversando i piccoli nuclei che si stavano formando lentamente chiamati dalla ricchezza dei campi, fertilissimi e lucrosi. Portava ai lavoratori il «necessario» per i bisogni della loro vita, misera di soddisfazioni, chiusa nel ricordo di un addio lontano…
Quello fu il suo commercio per parecchi anni. Fu la prima pietra che la tenacia e la fermezza verso la meta dovevano un giorno creare edificio. Il gruzzolo ricavato dalla… cassetta, con mille stenti dall'alba al tramonto, gli permise di entrare, già uomo, come impiegato in una Ditta italiana di tessuti: la Verazzi e Larco. Il suo primo lavoro aveva dato a Costantino Luxardo il segreto della riuscita: non più il ramingare mattina e sera per strade a offrire quel poco raccolto in meno di un metro quadrato di… negozio ma la stabile occupazione, 1'occasione di dimostrare la sua operosità a dei superiori che potevano apprezzarla. E così fu.
L'impiegato Luxardo dominò in breve i compagni di lavoro; attento e intelligente studiava nei lunghi giorni il sistema di quel ramo commerciale. Quando si sentì in grado di affrontare la fortuna, agguerrito della sicurezza che solo l'esperienza e l'osservazione possono dare, lasciò il suo posto d'impiegato e salì un altro Piazza Vittorio Emanuele gradino… Si unì ad un socio.
Qualche anno dopo la Ditta Luxardo e Giusti si piazzava ottimamente fino a creare una filiale a Parigi: Costantino Luxardo passò gli ultimi anni del suo commercio un po' a Buenos Aires e un po' nella Capitale francese nella piena prosperità dei suoi affari.
Era ormai lontano il tempo del venditore ambulante: il nome suo aveva un valore in due parti del mondo: i connazionali, però, gli amici, i conoscenti non riuscivano a trovargli nel carattere e nei modi il minimo senso dell'alterigia che spesso, la ricchezza, dona senza misura. Restò lui. Ecco l'uomo. La povertà e la ricchezza sono nel suo animo sempre ché Costantino Luxardo conosce gli estremi dell'una e il valore dell' altra. Tipo aristocratico nella persona, a parlargli, gli leggete l'anima. Non la nasconde. E passa svelto a derisione dei suoi anni, cordialissimo e simpatico, per le vie della sua Città ch'egli amò in terra straniera con tutti gli affetti della sua nobiltà d'animo.
Tornato nella sua S. Margherita non si chiuse in alto. Restò accanto ai dolori dei concittadini, in ogni occasione.
Non voglio fare un elenco dei suoi atti generosi. Bisognerebbe che me li dicesse lui, uno per uno… Ma voi già avete capito che… l'intervista non riuscirebbe nell'intento. E d'altra parte ben poco sappiamo di lui benefattore perché la sua gioia, il suo motto è donare in silenzio. Fu Consigliere comunale per volontà di popolo ed è inutile certamente dire quanto fu attivo nell'amministrare la cosa pubblica. :
Allo scoppiare della guerra il suo cuore d'italiano si propose di cooperare, in qualche modo, agli sforzi e alle speranze della Patria. Quando i fratelli del confine, i profughi, arrivarono tra di noi accettò con sincero entusiasmo la carica e… 1'onere di Tesoriere del Comitato di soccorso. Si tassò per 1000 lire al mese. Si ricorda ancora e il suo atto commuove che il primo d'ogni mese egli se ne andava puntuale, anzi in anticipo, verso le otto, alla Casa comunale: spesso il portone era ancora chiuso e lui attendeva, paziente, l'ora di distribuire a quella povera gente i soccorsi in denaro. Perché non avessero a perdere altro tempo, nell'attesa, egli portava con sé le mille lire già spezzate in tanti biglietti da cinque… E attendeva e donava quasi vergognoso allontanandosi in fretta commosso da quei dolori curando che si considerasse il suo gesto come un preciso suo dovere…
La «Cristoforo Colombo», la Filarmonica cittadina, deve a Lui la sua vita, il suo progresso. Anche nei duri anni della guerra il suo aiuto continuo non mancò e noi la vediamo oggi prosperare sempre e sopratutto sorretta da Costantino Luxardo che soltanto quest'anno le ha donato circa diecimila lire di strumenti. Ed è una delle tante sue opere! S. Margherita, pur conoscendo della sua beneficenza e del suo amore di figlio ben poco, sente che vive in lui una rarità d'animo veramente ammirevole. Ogni ceto della cittadinanza vi palerà di Lui e della sua famiglia come di una gran luce di bene che il tempo e le circostanze ornano vieppiù di altissime opere.
Dicevo nell'introduzione a queste righe che sentivo di offendere il silenzio della vita sua nel parlarne ma io vi chiedo, ora che ho commesso l'indiscrezione, Chiosco della musica se anche a voi non sembra impari lo scritto con le opere dell'Uomo.
Domani in una Sala del Municipio saranno a lui conseguite le insegne di Ufficiale della Corona d'Italia. E' la sua Città, sono i suoi concittadini che gliele offrono uniti in un solo sentimento di gratitudine e di ammirazione. E' la Patria che lo premia per averla Egli amata e fatta amare oltre i suoi confini, per averla Egli onorata con il suo lungo lavoro… L'atto è come non mai spontaneo e significativo: in quell'ora a Costantino Luxardo sembrerà troppa gloria il nostro grazie ma noi sappiamo, perché lo sentiamo nel cuore, che tutto è ancora fievole voce in tanto profumo di sentimento.
Dall'umile al ricco, uno è l'amore e una è l'offerta: l'accetti Costantino Luxardo come un piccolo segno di una grande ammirazione.

I festeggiamenti pel cinquantenario
della banda cittadina Cristoforo Colombo

Il Mare – 28 dicembre 1925

Quest'anno la nostra banda cittadina Cristoforo Colombo ha festeggiato con solennità la festa di S. Cecilia [22 novembre] con l'inaugurazione del Chiosco dei concerti, e il Gonfalone Sociale.
Il chiosco per i concerti venne costruito in piazza Vittorio Emanuele [l'odierna piazza Martiri della Libertà], regalato dal benemerito presidente della Filarmonica cav. ufficiale Luxardo Costantino, eseguito dalla Ditta cav. Lazzaro Poggi su disegno del concittadino Ing. Luigi Oliva, consigliere provinciale, e con decorazione del pittore Franceschetti. Il Gonfalone invece venne gentilmente donato dalla signora Elisa Poggi.
Alle ore 10 di domenica scorsa 22 corr. in Piazza Costa [l'odierna piazza G. Mazzini], si formò un imponente corteo composto da tutte le Associazioni cittadine con bandiere, la Autorità Politiche e militari, le Scuole ecc. recandosi in piazza Vittorio Emanuele dove ebbe luogo la cerimonia.
La cerimonia si iniziò alle 10.30 col canto della Vergine degli angeli del maestro G. Verdi eseguito sulla gradinata della Cassa Armonica dalle alunne delle nostre Scuole Elementari tutte vestite in bianco con nastro azzurro a tracolla, sotto la direzione del maestro cav. Alessio Luigi, canto eseguito in modo ammirevole, e vivamente applaudito dai presenti.
S'inaugurò successivamente il Chiosco per i concerti, e si scopersero al suono della Marcia Reale le due targhe di bronzo del Comune, collocate una da una parte e l'altra dall'altra del chiosco, con la seguente dicitura: Edificato, e donato al Comune, l'anno MCMXXV per la munificenza, del cav. uff. Costantino Luxardo. La signorina Poggi consegnò con parole d'occasione al Presidente della Filarmonica il gonfalone, benedetto dal rappresentante del vescovo di Chiavari.
Si procedette quindi alla benedizione del chiostro ed il sig. cav. Lazzaro Poggi a nome del sig. Luxardo Costantino fa la consegna del Chiosco al sig. Alberto Isola, Commissario Prefettizio della nostra città.
Prende quindi la parola il sig. Alberto Isola il quale, dopo aver ringraziato il cav. uff. Luxardo per il munifico dono e dopo aver ricordato le benemerenze concerto acquistate dalla valente filarmonica cittadina a cui ha dato e darà tutto il suo appoggio, passò a parlare del nuovo chiosco che, egli disse ha sollevato tanti commenti, ed una infinità di critiche.
Esaltò la figura del cav. Costantino Luxardo – egli disse – è un campione della razza ligure: «in lui oggi, noi intendiamo onorare tutti i nostri emigrati che rappresentano veramente la grande riserva della Nazione, che sono una fonte viva di patriottismo e di devozione all'Italia, e, concludendo: eleviamo, o signori, il nostro pensiero ed il nostro spirito al di sopra di ogni vana parola, al di sopra dell'opera che qui si inaugura e che resterà testimonio dell'amore di un figlio verso la città madre: e guardiamo alla realtà radiosa rappresentata dalla Patria nostra, risorta a nuova vita ed i cui figli sono tutti spiritualmente uniti, di qua e di là degli Oceani e inneggiano al grande Artefice delle più grandi opere, al condottiero invitto delle battaglie pacifiche, a Benito Mussolini superbi Pilota della nave magnifica: l'Italia».
Il patriottico e forte discorso del nostro Commissario Prefettizio venne alla fine salutato da vivissimi applausi, e Alberto Isola ricevette moltissime congratulazioni dai presenti.
Quindi si ricompose il corteo che percorse nuovamente le vie principali, fino all'Hotel Elio dove alle 12 ebbe luogo il banchetto offerto dalla Filarmonica al quale presero parte invitati e tutti i musicanti della filarmonica Cristoforo Colombo: oltre cento persone. Regnò la più perfetta cordialità, ed allo spumante il collega Arturo Gandolfo dette lettura delle numerose adesioni. L'allieva signorina Norina Costa per incarico delle sue colleghe, offrì le insegne cavalleresche al maestro cav. Alessio Luigi che, tra i vivissimi applausi dei presenti, queste, vennero consegnate al festeggiato dal nostro Commissario Prefettizio.
Il cav. Lazzaro Poggi a nome dell'Amministrazione della banda con parole d'occasione offrì al maestro una medaglia d'oro, ed a nome dei musicanti parlò il sig. Corrado Bertoni. Tutti vivamente applaudì.
S'alzò quindi il sig. Alberto Isola, il quale fece nuovamente un elogio ai musicanti, esaltando l'opera del maestro e terminando applauditissimo inviando un saluto all'Amministrazione della banda ed al suo Presidente. In ultimo parlò il collega Melitto Larco a nome della Stampa.
Alle ore 14.30 con dieci minuti di ritardo giunse la banda di Sestri Levante, ricevuta dalla nostra banda cittadina; dopo un giro per la città si recarono all'Hotel Centrale del sig. Quaglia Giuseppe al ricevimento offerto dal Municipio. Brindarono il sig. Alberto Isola, il Sindaco di Sestri Levante cav. A. Dogliotti, il sig. Bò Presidente della Filarmonica di Sestri Levante ed il collega Artuto Gandolfo per la Direzione della nostra Filarmonica.
Alle ore 16 come stabilito, la banda di Sestri Levante diretta dal maestro M. Dotti svolse un ammirabile e scelto programma, vivamente applaudito dal foltissimo pubblico che gremiva la piazza. Enorme successo ebbe pure l'esecuzione della Marcia Eroica del maestro prof. Alessio Achille eseguita dalle due bande insieme, che dovette essere bissata.
Con l'Inno Giovinezza, e con la Marcia Reale si chiuse l'indimenticabile festa.


Costantino Luxardo morì il 4 ottobre 1936.
Il Chiosco sarà demolito nel 1962 perché giudicato pericolante.
La Gazzetta di Santa

© La Gazzetta di Santa