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    Pezzi di storia

La funzione sociale del doposcuola e quel ricordo che riporta a "Santa"
di R. S.

il Secolo XIX – 14 settembre 2016

Alla fine degli Anni Sessanta, nel popoloso quartiere di San Siro, la prima iniziativa di un gruppo di insegnanti. «Un'esperienza di vita per tutti noi»

Di pari passo all'apertura della scuola una serie di attività parallele, come i doposcuola, per aiutare i ragazzi che non possono contare, per diverse ragioni, al momento dei compiti e dello studio a casa, sul supporto della famiglia.

foto 3 Il gruppo di insegnanti e ragazzi di "Santa",
negli Anni '60

Un ruolo, quello dei doposcuola e della loro funzione sociale, che ha radici lontane. C'è chi, una passata esperienza di doposcuola, vista dalla prospettiva di un'insegnante, la può raccontare a distanza di quasi 50 anni, come la professoressa Piera Federici, docente di Lettere in pensione, che nella sua città, Santa Margherita, nel popoloso quartiere di San Siro, insieme ad alcuni colleghi, organizzò un doposcuola assai frequentato, da alunni di ogni età, e ancora oggi ricordato con piacere.
Un'attività che venne inaugurata nell'ottobre del '67, proseguendo ininterrottamente per sette anni. Federici, insieme alle compiante Patrizia Vicari e Rosa Casini e ad Angelo Antona, teneva lezioni e dava ripetizioni tutti i pomeriggi, a partire dalle due, nei locali a pian terreno che sorgevano all'inizio di via Crosa dell'Oro, all'incrocio con via Garibotti.
«Io e Rosa, che una volta conseguito il diploma magistrale eravamo studentesse universitarie in Lettere, tenevamo lezioni di latino, francese e materie letterarie - racconta Piera - mentre Angelo e Patrizia di materie scientifiche. Patrizia, che era stata l'ideatrice e la promotrice del doposcuola anche grazie all'interessamento di suo papà, il dottor Vicari, insegnava anche inglese. Avevamo a disposizione quattro stanze, tutte attrezzate. In una i ragazzi si appartavano per studiare singolarmente, nelle altre si tenevano le lezioni e non si andava a casa sino a quando, una volta interrogati, non si dimostrava di aver imparato la lezione».
Un'esperienza che ha fatto da apripista a iniziative analoghe. «Va detto - prosegue Piera – che a "Santa" noi non fummo i primi. All'epoca c'erano già le sorelle Tulipano che, nella centrale via Gimelli, svolgevano un'attività simile, noi più che altro spopolavamo a San Siro, un quartiere che, da solo, contava più di 5.000 abitanti, con tanta gente che lavorava e che aveva un gran bisogno di far seguire i figli. E' stata una vera e propria esperienza di vita per tutti noi, prima che, a metà Anni '70, entrassimo, come precarie, nel mondo della scuola statale».
Sono ancora in tanti a ringraziare quelle insegnanti.
«Avevamo allievi di tutte le età - conclude Piera - dagli alunni delle Elementari alle Superiori e in particolare i privatisti che dovevano recuperare anni, anche tre in uno, per sostenere l'esame e prendere la licenza media. All'epoca non esisteva la scuola serale, le cosiddette 150 ore che sono state istituite in seguito. E noi giovani, insegnanti e studentesse al tempo stesso, ci confrontavamo con chi magari era già padre di famiglia e lavorava, ma aveva anche bisogno del cosiddetto "pezzo di carta". Fu senz'altro un'idea vincente».

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