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    Pezzi di storia

Liguria
di Vittorio G. Rossi

Le vie d'Italia – novembre 1948

Liguria, aspra selvaggia terra; ma c'è l'uomo, il lavoro secolare dell'uomo, ed ecco che quella terra non è più selvaggia. La storia di quel lavoro è la storia essenziale della Liguria; ogni altro evento, politica, guerre, paci, le rimane come estraneo, quasi non la riguarda; la sua storia vera, quella inscritta nel profondo di lei, la fa il lavoro dell'uomo; lo sforzo dell'uomo che a poco a poco domina la selvaggia natura, e la converte.

articolo ottenuto per cortesia della sig.a Gianna Vinelli
Lanterna La Lanterna, simbolo della "Superba"

Perciò, se almeno una volta non s'è vista la Liguria dal largo, non si può cominciare a capirla. Chi ci vive o soltanto la percorre, la vede e sente così com'è adesso, come l'uomo l'ha fatta; vista di lontano, dal mare, la sua natura appare ancora intera, come inviolata, una grande arcata di montagne e rocce marine, impraticabile, piena di forze ostili. Poi l'apparire dei paesi sull'orlo del mare, ai piedi della muraglia di roccia, o quelli lassù, sulle falde delle montagne, le case solitarie che sembrano calate là dagli angeli, e come mai a un uomo possa venire in testa di mettercisi dentro e viverci; e le strade, le gallerie, i giardini, le altre coltivazioni, tutto opera impervia, lavoro di roccia; tutto quello che l'uomo ha fatto, i suoi secoli di fatica e di perseveranza. Allora, così, la storia umana, la storia vera della Liguria comincia ad essere chiara.
E allora si comincia anche a capire perché tanta scorza è intorno a noi, e tanto dura; la dura scorza di noi liguri. Uomini che la terra ha accanitamente respinto in mare, e il mare non è adatto ad ammorbidire l'uomo, tutt'altro; uomini che hanno tenuto testa all'avvenimento, che hanno resistito agli impulsi di ritirata; e la virtù affermativa non è mai morbida. Ho qui sott'occhio il volume decimoquinto dell'illustrazione delle regioni d'Italia fatta dal Touring; è il volume, appunto, della Liguria; un'opera di poesia1.

pescatori Tipi di pescatori liguri

Mi soffermo a guardare, mettiamo, le immagini dei vigneti delle Cinque Terre; sono monumenti di coraggio umano, di pazienza e resistenza umana. Tagliare la roccia a gradinate, portarci la terra, coltivarla, e il vento di mare che brucia la vegetazione, e le frane, le mareggiate, ogni tanto un crollo, l'acqua che spazza tutto; il lavoro di una vita, e via disfatto in una notte di maltempo; virtù della gente di mare trasmessa nel lavoro della terra, quell'essere sempre preparato a perdere, e perdendo ricominciare.

Mazzini La maschera di Giuseppe Mazzini conservata nella casa natale di Mazzini, in Genova

Gente che resta marina anche nel campo, anche se pota la vite e spreme l'olio; gente di spina dura, e di scorza altrettanto dura. Io ricordo d'aver visto il primo aratro quando già ero un ragazzo, la prima volta che uscii per terra dalla Liguria; solo allora vidi che la terra era anche piana, anche grassa e agevole, il mondo fatto anche d'altro che di pietra e acqua salata.
Ma da questa splendida opera del Touring ho imparato una cosa che già un po' sapevo, ma non bene, e ora invece la so bene, e me ne vergogno, io che ho girato tanto mondo; mi vergogno non di saperla, ma che quella cosa sia. Ed è questa: che noi liguri la Liguria la conosciamo pochissimo, e male; noi che andiamo per terre e oceani, che ci sentiamo benissimo in ogni latitudine, che impariamo altri modi di vivere. Quasi niente noi sappiamo della Liguria, non la conosciamo, non ci moviamo per conoscerla, vedere e sapere come. Perché questo? Forse perché noi liguri siamo tra i popoli più mobili e vaganti della terra, ma non ci muoviamo se non c'è qualcosa da fare. E fare, per noi, è lavorare, è guadagnare. Ho incontrato liguri da per tutto, nei paesi più settentrionali e in quelli più meridionali; mai uno che fosse là per la gioia di esserci, mai scompagnato dal desiderio di ricavarci qualcosa che fosse danaro o convertibile in danaro. Girare soltanto per conoscere, soltanto per rompere il lavoro, i pensieri, le consuetudini, l'aria insomma di tutti i giorni; questo è distante dallo spirito nostro, dallo spirito ligure; noi liguri siamo un popolo che non si sa divertire, perché uno non si diverte se non dimentica il danaro che per divertirsi lui spende; noi non sappiamo spendere e dimenticarci di spendere. Così della Liguria conosciamo appena i luoghi dove siamo dovuti andare; andati là soltanto perché c'era qualcosa di vantaggioso o di necessario da fare. Se no, nulla; non ci si va. Così della Liguria noi liguri quasi nulla sappiamo.

Quarto Lo scoglio di Quarto, donde la notte del 5 maggio 1860 partirono i Mille di Garibaldi

Perché il danaro ha tanto peso nella vita ligure? Se non si spiega questo, non si spiega niente del modo ligure di vedere la vita e prenderla. Non è avidità per amore di potenza, per bisogno di splendore; anzi, in nessun luogo come da noi il potente per danaro cerca di apparire, se non proprio povero, almeno appena benestante; veste dimesso, mangia frugalmente. Teme di far mostra, di differenziarsi; quindi è da escludere che il suo danaro soddisfi a un bisogno di potenza o di splendore. E' invece un bisogno di sicurezza, di essere sicuro del suo domani; prodotto psicologico dell'asprezza d'una terra che non può sfamare l'uomo, che non dà nulla senza uno smisurato sforzo. Questo ha fatto di lui, lentamente, secolarmente, l'uomo che è. E poi il mare, che toglie d'un colpo tutto quello che in anni di sacrificio umano s'è lasciato prendere.

Zuccarello Case di Zuccarello (m 130) fondate sulla roccia della riva orientale del Neva

Danaro speso bene, per noi liguri, è il danaro che in contraccambio ci porta una cosa tangibilmente adoperabile. La ricchezza dello spirito non è ricchezza; metterci danaro per acquistarla, è uno spendere spensieratamente male il proprio danaro. Libri, musica e altre arti sono modi dello spreco; tentazioni diaboliche che distraggono dal lavoro utile e che bisogna vincere e risolutamente respingere. Conosco gente ricchissima che non saprebbe dire d'aver dato un giorno della sua vita a sentire se il suo spirito era ancora vivo o già non giaceva morto nel suo involucro di carne logorata; fiera di non aver mai sciupato un giorno, perché mai aveva tolto un giorno al suo lavoro e viverlo senza amministrarlo; e morendo probabilmente lascerà buona parte della sua ricchezza a opere di pietà e solidarietà cristiana e civica, asili, ospedali, vedove, orfani, trovatelli, vecchi, ragazze da redimere, perché il danaro speso così darà un frutto visibile, misurabile. Fondare una biblioteca, una galleria d'arte, un museo? A che pro? Per sviare i giovani dal lavoro ben rimunerato, e riempirli di sogni e cose vane? Non si butta il danaro nelle vanità.
Ma noi liguri la Liguria la conosciamo poco anche perché la Liguria, nella sua struttura fisica così unita e solidale, nella sua struttura umana non è un pezzo della terraferma, non appartiene al continente; anzi non è neanche un'isola: è un frantumato arcipelago. Ogni famiglia ligure è un'isola a sé stante; e l'uomo senza famiglia fa isola da se stesso. L'individualismo ligure è uno dei meno solubili; ermeticamente chiuso, geloso, sempre sulle difese.

Arenzano L'elegante spiaggia di Arenzano, stazione climatica e balneare, posta in un largo seno

L'una e l'altra riviera sono un paese attaccato all'altro; non ci fossero i cartelli indicatori, non si saprebbe dove un paese finisce e l'altro comincia; ma ognuno di quei paesi è un'isola per sé, con qualcosa di diverso, anche nella parlata, dal paese che senza differenze visibili lo prolunga. Prendete Portofino, le sue case; quelle casette per ristrettezza di spazio legate l'una all'altra, fuse come in un blocco; ma ognuna col suo colore, col suo modo di apparire e distaccarsi dalla casa accanto, tutte saldate insieme ma divergenti e accuratamente contrastanti, ogni padrone che mostra di non aver niente in comune, niente da fare col suo vicino. Nietzsche, questo acerrimo spirito di divergenza di noi liguri l'ha capito benissimo, lui d'una razza di gente collettiva e gregaria; lui che a proposito delle case e ville delle colline attorno ai Genova dice: «Tutta questa regione è esuberante di codesto maraviglioso e insaziabile egoismo, di codesto desiderio di possesso e di preda; … e ognuno si rivoltava contro ognuno, e inventava un modo di esprimere la sua superiorità e porre tra sé e il suo vicino la sua personalità infinita».

coltivazioni Accuratissime coltivazioni di garofani nei dintorni di Sanremo

Strano popolo, strano anche nei suoi grandi; Garibaldi che va a fare il contadino su uno scoglio; Bixio, senatore e generale, che torna a comandare un bastimento da carico, e poi morire in un'epidemia asiatica; Andrea Doria che si fa fare il ritratto avendo un gatto sui ginocchi. Strano popolo in una strana terra; terra che la natura ha fatto selvaggia, e l'uomo ostinatamente ha convertito in giardino.
Tempo fa un giornale, non trovandosi d'accordo con me per certe storie della politica, scrisse ch'io sto a Santa Margherita "a fare il signore". Così fosse: stare a Santa Margherita e farci il signore; e volevo scrivere a quel giornale, dirgli che sfortunatamente non è vero; poi altro pensiero è subentrato in me, anzi addirittura mi son detto ch'era vero, e allora era meglio non scrivere. Infatti, anche stare a Santa Margherita solo un pezzo ogni tanto dell'anno, nei dintorni, e lavorarci, quello è un vivere da signori. Non avevo mai pensato a questo; quel giornale mi ci ha fatto pensare; essere un signore per il solo fatto di vivere ogni tanto in un certo luogo, per il bene che il mistero della creazione ha messo in quel luogo.

S. Salvatore S. Salvatore di Cogorno, uno dei monumenti gotici più insigni della Liguria

La mia casa di Santa Margherita è una vecchia casa; ha le sue fondamenta nel mare. Dalla casa si vede tutta la costa del golfo sino alla punta di Portofino, e l'altra di Chiavari e Sestri Levante e più avanti. Tante volte mi sono chiesto come mai si può guardare per anni quelle due coste, e ogni volta trovarle nuove. Forse è che mare e roccia e luce e vegetazione di continuo si combinano in un modo, che non è più quello d'un momento prima; come un viso umano quando ci si riflette una tranquilla ma ricca vita inferiore.

Porta Soprana Genova: la Porta di S. Andrea o Soprana,
col Chiostro di S. Andrea (Sec. XII) e la casa
di Cristoforo Colombo (in basso)

Ci sono paesaggi e aspetti tropicali che danno molto di più di quello e di altri della Liguria; ma dopo un po' uno se ne sente ripieno; là no. Com'è? Dev'essere come a mangiare certi dolci orientali: se ne mangia uno, buonissimo; ma quando si comincia a mangiare il secondo, il sapore del primo ci ha già allagati, occupati tutti, e ancora lo sentiamo diffondersi dentro e irrigarci, non c'è più spazio in noi che non sia occupato da quel dolce, dal sapore di quel dolce. E il secondo non si manda giù; il primo ha fatto come una saturazione. Così è di certi aspetti della natura tropicale; alla prima vista si grida di maraviglia; poi bisogna andarsene, quel che s'è preso, ora basta; anche loro hanno fatto in noi come quei dolci, una saturazione.

Vernazza Vernazza, il paese delle Cinque Terre che ha più lontane tradizioni marinare. In primo piano, i vigneti creati con dura fatica sulla costa impervia e sassosa

Quella bellezza ligure di mare e roccia e alberi scabri e luce, ha un modo tutto diverso di essere; misteriosamente dosata sì che può nutrire di sé, della pacata gioia che dà la vita d'un uomo.

stele Stele antropomorfa dell'età del ferro, nel Museo civico della Spezia, che possiede una collezione di sculture megalitiche della Lunigiana, unica in Italia

Ma dove la gente ligure prende tanta voglia di lavoro, lei che vive in quella sua terra ora fatta tanto mansueta e dolce, terra da oziarci?


1 «Liguria»: XV volume della collana «Attraverso l'Italia» del T.C.I. In 4° grande, pagg. 240 con 467 incisioni in nero, 4 tavole a colori f. t., una carta geografica. Il volume si apre con una Prefazione della Presidenza del T.C.I. e una sintesi della regione, del prof. Antonio Morassi, ed è diviso in tre parti: «Genova e dintorni», «Riviera di Ponente», «Riviera di Levante», con capitoli introduttivi rispettivamente del prof. Orlando Grosso, dell'architetto Mario Labò e del prof. Ubaldo Formentini.

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