Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

Elementi di storia navale in Matteo Vinzoni
di Carlo De Negri

la berio – gennaio-aprile 1964

L'interesse degli studiosi è stato in questi ultimi anni attratto dalla copiosa produzione cartografica, in grande parte ancora inedita, di Matteo Vinzoni1, la quale ha ottenuto così una meritata, se pure parziale divulgazione2. Tale produzione ebbe ad evolversi durante la lunghissima attività, svoltasi tra il 1711 ed il 1783, del Nostro, il quale operò prima in ausilio del padre Panfilio, pure lui cartografo, e poscia in modo autonomo al servizio della Serenissima Repubblica di Genova. Le carte che il Vinzoni ci ha lasciato riguardano nella loro quasi totalità la Liguria, ed i territori adiacenti quando si riferiscono a questioni di confini3; non ci soffermeremo a trattare della loro tecnica esecutiva, passata dalle raffigurazioni prospettiche dei primi tipi alle rappresentazioni su basi geometriche delle opere più tarde, improntate ad un maggiore rigore scientifico, ma solo osserviamo che da quasi tutte emerge chiaro l'intendimento dell'autore di renderle gradevoli all'occhio con cartigli, ornati, inserti decorativi, quasi che avesse voluto temperare col senso artistico l'aridità insita nella rilevazione. La considerazione di questo senso artistico ha avuto la preminenza in quasi tutti gli illustratori del Nostro, tanto che in atto possiamo ritenere ancora inesistente una organica critica ragionata del valore documentario dell'opera Vinzoni.
Su tale valore chi scrive ebbe in altra sede4 a sollevare qualche dubbio, specificatamente riferendosi al territorio di Arenzano, senza peraltro con ciò intendere di sminuire l'interesse culturale che nel suo complesso l'opera stessa presenta, importante non solo nel campo storico ma anche, e più, in quello geografico dove ancora oggi può, ad esempio, fornire utili orientamenti nella pianificazione territoriale in rapporto alla evoluzione del paesaggio, sia fisico che umano.
In altri termini è da ritenere, secondo il nostro punto di vista, che gli studi sul Vinzoni debbano orientarsi verso un ridimensionamento del valore degli elementi costitutivi della di lui opera, con particolare rispondenza all'esame critico della fedeltà di riproduzione del paesaggio ed alla messa in piena luce di quegli elementi stessi sino ad oggi trascurati.
Adeguandoci a tale concetto informatore siamo portati a rilevare nell'opera del Nostro un aspetto nuovo, dato dal suo valore quale fonte di documentazione della storia della nave in Liguria. Come già abbiamo accennato, quasi tutte le opere del Vinzoni portano elementi decorativi fra i quali assai spesso figurano, nel caso di fogli che interessino la costa, disegni di navi.

fig.1 fig.1 Frontespizio dell'Atlante
detto «della Sanità»

Particolarmente ricco di disegni del genere è l'atlante conservato manoscritto nella Civica Biblioteca Berio di Genova (segnatura Dbis /I/6/I/CF) dal titolo «Pianta delle Due Riviere della Serenissima Repubblica di Genova divisa ne' Commissariati di Sanità», correntemente conosciuto sotto il nome di «Atlante della Sanità», del quale tratteremo in rapporto al nostro fine storico-navale.
L'opera monumentale, della quale riteniamo opportuno riprodurre il prestigioso frontespizio (fig.1), consta delle seguenti tavole a doppia facciata su fogli di cm. 36x52,50, interessanti la Liguria:
RIVIERA DI PONENTE = una carta d'insieme, e quelle in appresso indicate:
1) Commissariato di S. Pier d'Arena;
2) Commissariato di Sestri;
3) Commissariato di Voltri;
4) Commissariato di Arenzano;
5) Commissariato di Varaggine;
6) Commissariato di Albisola;
7) Commissariato di Savona;
8) Commissariato di Vado;
9) Commissariato di Spotorno;
10) Commissariato di Noli;
11) Commissariato di Finale;
12) Commissariato della Pietra;
13) Commissariato di Albenga;
14) Commissariato di Alassio;
15) Commissariato di Diano;
16) Commissariato di P. Maurizio;
17) Commissariato di S. Stefano;

fig.2 fig.2 Poppa di galea (dalla tav. 7)

18) Commissariato di S. Remo;
19) Commissariato di Bordighera;
20) Commissariato di Ventimiglia;
RIVIERA DI LEVANTE = una carta d'insieme, e quelle in appresso indicate:
21) Commissariato di Albaro;
22) Commissariato di Nervi;
23) Commissariato di Recco;
24) Commissariato di Portofino;
25) Commissariato di Rapallo;
26) Commissariato di Chiavari;
27) Commissariato di Lavagna;
28) Commissariato di Sestri Levante;
29) Commissariato di Moneglia;
30) Commissariato di Bonassola;
31) Commissariato di Levanto;
32) Commissariato di Monterosso;
33) Commissariato di Spezia (foglio maggiore ripiegato).
Seguono due carte, una dell'Isola di Capraia e l'altra relativa ad una porzione della Corsica, che non interessano ai nostri fini.

fig.3 fig.3 Veliero a tre alberi (dalla tav. 24)

La numerazione sopra riportata non si trova nell'originale, ma è stata qui introdotta per facilità di riferimento.
Dato lo scopo della nostra rassegna, faremo solamente una breve menzione delle navi maggiori, che non possono presentare una tipicizzazione essenzialmente locale, prevalendo in esse caratteristiche generali, comuni a tutto il Mediterraneo; del resto tali navi sono limitate alle galee (fig. 2), che ricorrono nelle tav. 1, 3, 7, 10, 16, 21, 31, 33, e ad un veliero a tre alberi (fig. 3) di un tipo che potremmo dire standardizzato, il quale compare nelle tav. 2, 11, 18, 21, 23, 24, 3l, 33. Nella tav. 4 figura un vascello di alto bordo, con due batterie complete, da classificarsi inequivocabilmente tra i legni da guerra, come del resto sono le galee di tipo bene assegnabile ai primi decenni del sec. XVIII. Mentre l'Atlante mostra due tecniche di esecuzione delle carte geografiche, data dalla vista in prospettiva per la Riviera di Ponente, e da planimetrie di tipo geometrico per quella di levante, i disegni delle navi risultano tutti del medesimo pugno, finemente delineati a penna.

Passiamo ora ad esaminare in modo particolareggiato i tipi di interesse locale (bombarda, brigantino, feluca, gondola, latino, liuto, pinco, tartana), riportati ad ornamento dell'atlante, ponendoci per essi anzitutto il quesito dell'epoca alla quale si riferiscono.
La domanda non è oziosa, in quanto le carte dell'Atlante della Sanità risultano rilevate tra il 1722 ed il 1723, e su ciò sono concordi tanto il Levrero U. (op. cit. a nota 1) come il De Negri T.O.5, ma vennero certamente disegnate molto tempo dopo, conformemente al fatto che l'atlante stesso fu presentato al Governo della Serenissima Repubblica di Genova solamente nel 1745. L'abbozzo della carta di Chiavari è conservato presso l'Archivio di Stato di Genova, ma dal Marengo venne erroneamente assegnato alla fine del Sec. XVII6, senza attribuirlo al Vinzoni.
In argomento valga che la rilevazione venne fatta dal Vinzoni «capitano» (Levrero U. - op. cit. a nota 1) mentre nell'atlante il Bostro risulta «colonello» (sic), ossia già ad un grado assai avanzato della sua carriera militare che deve avere richiesto, per essere raggiunto, un buon numero di anni.
Noi riteniamo che i disegni considerati siano stati eseguiti tra il 1740 ed il 1745, ed appoggiamo la nostra ipotesi sul fatto che i tipi riportati a decorazione delle tavole della Riviera di Ponente sono sostanzialmente i medesimi menzionati in una statistica della consistenza dell'armamento ligure da Savona a Ventimiglia (Oneglia esclusa) alla fine del 1746, conservata manoscritta (segnatura Sez. I = Riviera di Ponente = II cat. = mazzo I, n° 1) nell'Archivio di Stato di Torino7.
Altra fonte che ci conferma nelle nostre conclusioni è data dalle «Attestazioni di Nazionalità» della «Giunta di Marina», nell'Archivio di Stato di Genova (filza 26) che vanno dal 1745 al 1751.
Altro quesito che ci si può porre è quello della rispondenza dei tipi delle navicelle riprodotte in un dato foglio, all'effettiva composizione dell'armamento delle località costiere nel foglio medesimo comprese.
Riteniamo che tale rispondenza non vi sia; probabilmente il Vinzoni ebbe come idea orientativa semplicemente il fare corrispondere le navi di maggiore stazza alle località più importanti o di più facile approdo, temperando il concetto magari secondo valori affettivi, come starebbero a dimostrare la galea e la nave di alto bordo disegnate nella tavola «Levanto», comprendente il paese dove egli abitava, e di convenienza in base alla residenza di qualche potentato del tempo e questo ci spiegherebbe, ad esempio, il grande vascello della tavola «Arenzano».
Nel considerare i disegni presi in esame occorre sempre tenere presente che essi ebbero un fine essenzialmente decorativo, per cui sovente mancano, specialmente nella velatura e nel sartiame, di una completa finitura o di una perfetta rispondenza tecnica.
Avvertiamo infine che nella riproduzione fotografica dei disegni si sono presentate differenti possibilità di esecuzione, particolarmente per la loro diversa grandezza, e ciò spiega il divario di omogeneità che si osserva nelle illustrazioni portate a corredo della presente rassegna.
Passiamo ora ad esaminare in modo particolareggiato i singoli tipi di nostro interesse.
La «BOMBARDA» = In una sola tavola, quella di Albisola, appare tale navicella il cui nome suona sinistro nella storia di Genova.
Come si ripeterà ancora per la «Dreadghnout» ed il «Monitor», qui il tipo trasse nome dal prototipo, battezzato «Bombarde», che era una nave costruita a Brest nel 1683 su disegno del brettone Bernard Renan d'Elicargaray8 per il bombardamento di Algeri da parte dell'armata francese. A tale operazione la «Bombarde» partecipò con altre quattro navi del suo stesso tipo; la squadra delle bombarde, aumentata a dieci navi, prese parte al bombardamento di Genova del 16849, e fu causa dei maggiori danni subiti dalla Superba. Nelle cronache del tempo tali navi ricorrono sotto il nome di «pallandre»10.
L'armatura della bombarda, invero strana alla vista per il fatto di avere l'albero principale quasi al centro della nave, risulta invece perfettamente funzionale in quanto a proravia dell'albero stesso vi era un pozzetto nel quale si trovavano piazzati uno o due mortai.
Dalla marina militare la «bombarda» passò a quella mercantile, ovviamente abolendo i mortai ma conservando invece l'artiglieria minore, costituita da sei od otto cannoncini, per respingere attacchi di pirati o di corsari, allora sempre possibili; così doveva essere nel disegno del Vinzoni.
Ricordiamo che la bombarda fu particolarmente presente nell'armamento di Camogli, il quale con navi del genere, aventi largo spazio a proravia dell'albero principale così da consentire il facile trasporto dei carriaggi, effettuò nel secolo scorso proficui noleggi al Governo Francese per la spedizione di Algeri.

fig.4 fig.4 «Bombarda» (dalla tav. 6)

Particolarmente per questa considerazione, e per il fatto che tale nave non ebbe grande sviluppo fuori della nostra Regione, consideriamo la «bombarda» quale legno di interesse locale.
Nella figura 4 risalta una caratteristica infrequente, data dalla coesistenza della «civada» (la vela quadra sotto il bompresso) e dei fiocchi; in genere gli uni escludevano l'altra.
Il «BRIGANTINO» = Accennando al «brigantino» occorre fare una premessa, che vale pure per la «feluca»: nella storia navale si osserva che nel volgere del tempo un nome passò ad individuare tipi diversi di navi, prendendo per base non le analogie costruttive, ma bensì quelle funzionali particolarmente in rapporto alla marina militare.
Così fu pure per la fregata, prima di basso bordo a propulsione prevalente remica, poi veliero di alto bordo, indi mista a vapore; scomparve un lungo lasso di tempo dalle marine da guerra, ritornandovi quale moderna nave di scorta nella seconda guerra mondiale.
Nel caso del Vinzoni trattasi di nave sottile di basso bordo, a propulsione velica e remica, riportata nelle tavole 12, 15 e 22.

fig.5 fig.5 «Brigantino» (dalla tav. 12)

Nella gerarchia delle navi sottili Fürttenbach11 alla galea segue la galeotta, indi il «brigantino», nel passato pure detto «bergantino»; abbiamo poi, in ordine decrescente, la feluca, la fregata e il liuto12.
Il tipo che vediamo nella figura 5 corrisponde alla descrizione che del «brigantino» di basso bordo ci hanno dato oltre che il Fürttembach (op. cit. a nota (11), lo Jal13 ed il De Albertis14.
Del «brigantino» di basso bordo si ha ancora menzione nella «Encyclopédie ou Dictionnaire Raisonné» del 177815; ad esso seguirà quello di alto bordo, esclusivamente velico, progenitore del glorioso «bricche» dei Liguri16.
Tipo di nave particolarmente maneggevole, il brigantino remico ebbe diffusione anche fuori del Mediterraneo, e nel sec. XVIII lo troviamo pure nel Baltico, nella marina Svedese17.

fig.6 fig.6 Feluca (dalla tav. 3)

Secondo il Fürttenbach (op. cit. a nota (11) il brigantino remico portava lungo tutta la coperta un'apertura di circa otto palmi, nella quale erano i banchi dei vogatori.
La «FELUCA» = Trattando del brigantino, già abbiamo avvertito di tenere presente che nella storia navale lo stesso nome è valso nei volgere del tempo ad indicare navi disparate se non dissimili; il caso ricorre pure per la «feluca» (in Genovese «felua»), che da non pontata è passata a pontata, sempre però rimanendo, a differenza del brigantino, di basso bordo.
Ma pontata o no, la «feluca» ha presentato sempre la permanenza di una sua particolare caratteristica, data dagli sportelli nella parte superiore dell'opera morta, attraverso i quali passano i remi.
Nel Vinzoni abbiamo sicuramente feluche nelle tav.3 e 22 (fig. 6 e 7) con differenze sulle quali dobbiamo soffermarci.

fig.7 fig.7 Feluca (dalla tav. 22)

Nella fig. 6 il legnetto risulta sicuramente non pontato, ed i vogatori sono volti verso poppa, mentre nella fig. 7 sembrano agire da una coperta, e remano, come si suol dire, «alla scia». Invero il disegno della fig. 7 potrebbe essere suscettibile di critica in rapporto alla poca rispondenza alle effettive possibilità della realtà nautica, ed in proposito ci riferiamo particolarmente alla voga, non effettuata attraverso gli sportelli figuranti nel disegno, ma riteniamo comunque di trovarci di fronte ad una feluca, che si ricollega perfettamente a quella che il Jouve riporta18.
Siamo certamente di fronte a due distinti sottotipi di feluca, differenti non solo nella portata, ma specialmente nel sistema della voga al quale, ovviamente, avranno dovuto corrispondere particolarità costruttive diverse.
Avanziamo l'ipotesi che della differenziazione allora in atto sia rimasta ancora traccia nella nostra parlata, dove oltre al termine «feluca» vi è anche quello «felucio» ora usato per indicare un particolare tipo di gozzo. Anche nella lingua spagnuola vi sono differenti termini per indicare i differenti sottotipi di navicelle classificabili come feluche: Falua, Faluca, Falucho19.
Nacque la feluca come nave ausiliaria della galea20 ed aumentò tanto di mole da non potere essere più messa a bordo, dovendo pertanto venire rimorchiata; poteva così essere adita ad azioni autonome, anche di notevole importanza21.
Alla primitiva vela a tarchia la feluca aggiunse poi un fiocco22; del suo uso quale nave indipendente, adibita al trasporto di persone, abbiamo notizia sin dai primi anni del sec. XVII23.
Ricordiamo che navicelle chiamate «falua» sono tutt'ora in uso in Egitto, e ciò starebbe in certo qual modo a confermare l'asserto dello Jal24, in base al quale il nome avrebbe origine araba o turca.
Dobbiamo accennare che le feluche qui considerate nulla hanno a che fare, salvo gli sportelli per la voga, con una nave omonima venuta in uso verso la metà del secolo XVIII, armata con due vele latine, portante qualche volta in più una mezzanella, con poppa «a cadrega», particolareggiatamente descritta dallo Stratico25 e della quale ebbe ultimamente a trattare in modo ampio il Poujade26.

fig.8 fig.8 «Gondola» (dalla tav. 27) L'alberatura è incompleta perché manca la «struzza», ossia l'asta che diagonalmente sostiene la vela

La «GONDOLA» Occorre premettere che non trattasi dell'omonimo, almeno nella lingua italiana, scafo ancora in uso a Venezia, ma bensì di un piccolo legno derivato dalle barche di servizio delle galee il quale, assurto a funzione autonoma, un tempo svolgeva il minore traffico di cabotaggio tra i paesi della Riviera, quando ancora erano disagevoli i collegamenti per strada ordinaria. La «gondola», nella parlata genovese detta «gundua», ricorre frequentissima, collegata alla galea, negli atti notarili medioevali27, ed anche negli «Statuti di Gazaria»28.
Dell'inizio della funzione autonoma della «gondola» poco si sa, e solo accenneremo che così la menziona il Chiabrera29; è da rilevare che la navicella non subì il processo di evoluzione cui accenna il Crescenzio30, e nata non pontata, tale morì, scomparendo prima quale barca di servizio dei legni maggiori, e poi come tipo autonomo, ma sempre rimanendo di piccola portata.

fig.9 fig.9 Latino (dalla tav. 29)


Il «LATINO» E' la raffigurazione della più semplice nave pontata a vela latina che il Vinzoni ci offre.
Trattasi di uno scafo che non presenta, a differenza di altri citati nella presente rassegna, il «bittalo»31 a prua, ed in ciò si avvicina alla «gondola», la quale però manca di ponte; porta una sola vela latina, dalla quale evidentemente trae nome, con sartie mobili. Riteniamo che sia qui il punto acconcio per accennare brevemente a tale vela, la quale ricorre nella grande maggioranza dei disegni riportati dal Nostro.
La vela latina non ebbe origine dai latini o dai Romani, come vorrebbe il Forfait32, ma bensì, secondo quanto dice il Targa33 dal latino «latio», più agile, ossia, in altri temini, più maneggevole; scartiamo invece l'ipotesi, accettata dal Marrien34 di una derivazione dalla locuzione «a la trina», ossia a tre punte.

fig.10 fig.10 «Leudo» (dalla tav. 6) Il sartiame è incompleto

Il «LIUTO» = E' legno che potremmo definire arcaico, in quanto lo si incontra, immutato di scafo e di armatura, in raffigurazioni pittoriche di molto anteriori all'atlante del Vinzoni.
Abbiamo liuti, o meglio «leudi» secondo la parlata genovese, nel quadro di anonimo, ma che risulta ridipinto da Cristoforo Grassi nel 1575, rappresentanti lavori portuali in corso a quell'epoca35 nonché nel quadro, in collezione privata, riproducente Genova nel 162036; ricorre sovente il «leudo» nel «Liber caratatæ ripariæ orientis et occidentis», che contiene la stima di tutti i beni delle Due Riviere al 4 Novembre 153137.
Risalendo ancora nel tempo, troviamo il «leudo» menzionato in due regesti riportati del 1356 e del 144338.
Il «leudo», dallo scafo affinato anche a poppa era caratterizzato da due alberi a vela latina, il primo dei quali molto a proravia ed inclinato in avanti; successivamente, per evoluzione, quest'ultimo albero scomparve, vedendo più vantaggiosamente sostituito da un'asta di fiocco con fiocco, e così giunse sino a noi, ovviamente privo del «bittalò» (vedi nota 31) resosi superfluo.
Il PINCO = In quasi tutte le tavole del nostro atlante è presente il pinco, a confermarcelo quale nave tipica, se non originaria, della nostra regione, e ciò quantunque il Guglielmotti39 voglia ricollegarla, non sappiamo in base a quali elementi, alla «pinaccia» o «pinca» di cui ci dice Vitruvio.
Non è il nostro pinco da confondersi, nonostante l'assonanza, al «pink» degli Olandesi, o, in rapporto a quanto scritto da altri circa l'atlante qui considerato, allo sciabecco, che nell'atlante stesso assolutamente non compare.
Il nostro pinco è caratterizzato dalla poppa quadra e larga, poco sporgente, con alta sovrastruttura, e dalle tre vele latine una delle quali quella di trinchetto, su albero fortemente inclinato verso prua; alle vele latine del trinchetto e della mezzana se ne sostituivano, in caso di cattivo tempo, altre quadre, di fortuna, una per albero.
Del pinco già ci parla il Targa40 ed il Pessagno41 lo dice già presente nella nostra marineria alla fine del sec.XVI.

fig.11 fig.11 Pinco (dalla tav. 25)

Tale autore in altra opera42 riporta le misure principali di un pinco, che riteniamo però di epoca alquanto posteriore a quella assegnata ai disegni del Vinzoni. Infatti, tutti i pinchi dell'Atlante non portano la caratteristica riga di botticelle collocate fuoribordo dell'opera morta, riga che verrà poi a costituire una particolarità propria a tale ligure tipo di nave. Di certo il pinco, presente pure lungo le coste della Catalogna, era la nave di maggiore portata tra quelle di interesse locale qui considerate. Non riteniamo di andare errati dicendo che i pinchi di cui alle fig. 11 e 12 avessero una portata aggirantesi sulle 150 tonnellate, e ciò pur tenendo presente che trattavasi di nave di non grande pescaggio per rispondere alle condizioni geografiche della nostra costa, molte volte richiedenti l'alaggio.

fig.12 fig.12 Pinco (dalla tav. 30)

Ebbe il pinco lunga vita nella nostra marineria, nella quale uno ancora vi figurava nel 186543.
La TARTANA = Il nome è servito ad indicare, secondo i diversi autori e le varie località, navicelle disparate, non tutte a vela latina. Valga in proposito lo studio del Folin44 che riporta la tartana a due alberi con vele al terzo; il Bloomster45 dal canto suo accenna ad una tartana con vela quadra46 all'albero principale e mezzanella latina, in uso nel Mediterraneo.
Circa l'uso sovente improprio fatto del termine «tartana», notiamo che con esso il Chapman47 indica una navicella da individuarsi senza ombra di dubbio col «liuto».
Non riteniamo necessario allargare la nostra indagine ad altri scrittori in quanto la tartana dei Liguri risulta chiara nel Targa48 che la dice senza «vela mezzana» a poppa, ma a tale realistica descrizione tale autore fa seguire un'asserzione accettabile invece con riserva in quanto dice che la navicella viene dai Tartari i quali abitualmente la usavano. Dubbia del pari ci sembra l'affermazione del Guglielmotti (op.cit. a nota 39) secondo la quale la tartana deriverebbe dalla «Tarida» un veliero del medioevo che con la nostra navicella nulla ha da vedere49.

fig.13 fig.13 Tartana (dalla tav. 4)

Come fosse la tartana dell'epoca del Vinzoni risulta chiaro dalla fig. 13 e 14: albero quasi verticale con vela latina, asta di fiocco e fiocco. Quest'ultima vela cominciò a generalizzarsi, cominciando dalle navi minori, nel XVI secolo.
La fig. 13 è importante in quanto ci mostra l'antenna in due pezzi (la penna ed il carro) ossia con una struttura che ricorre solamente nelle navi di discrete dimensioni. Pure notevole è il particolare dell'accenno alla banda di terzaruolo.
NAVI NON CLASSIFICATE = Oltre alle navi di sicura classificazione, e delle quali abbiamo particolareggiatamente trattato, altre ne riporta l'Atlante che non ci è stato possibile tipicizzare; di alcune di esse brevemente diremo.

fig.14 fig.14 Tartana (dalla tav. 27)

Nella tav. 10 sono disegnate, all'ancora nei pressi di Noli, due navicelle, l'una un pinco, mentre che l'altra, di minori dimensioni e con un solo albero verticale molto a prua, non ci è stato possibile classificare; potrebbe magari trattarsi, in base alla caratteristica dell'albero quasi all'estrema prua di una fregata, secondo il disegno che di essa ci dà il Fürttenbach (op. cit. a nota 11), mancante però dell'albero di maestra e delle antenne. D'altro canto non sarebbe da escludere la possibilità che si trattasse di un grosso scafo da pesca, e ciò diciamo appoggiandoci al Paris50 che riporta il disegno di un «battello peschereccio de la côte de la Liguria» con un solo albero molto a prua. Aggiungiamo che non ci consta essere un tipo strettamente locale di Noli.
Altro legno di dubbia classificazione è quello riportato alla fig. 16, che dal costrutto della tavola che lo porta (Savona) sembra essersi staccato dalla galea di cui alla fig. 2.

fig.15 fig.15 Legni alla fonda di fronte a Noli (dalla tav. 10)

Trattasi di uno dei pochi tipi minori con poppa a specchio, con chiara disposizione per il trasporto di un solo passeggero, probabilmente il comandante della galea. A poppa si intravvedono motivi ornamentali rilevati.
Forse di maggiore interesse è la navicella di cui alla fig. 17.
In essa risalta in modo particolare l'accentuatissimo cavallino, che non ricorre in altri disegni dell'Atlante.
I tre pezzi di alberatura che si vedono a prua corrisponderebbero ad una armatura a tarchia, e si potrebbe magari parlare di una gondola se non vi fosse la dianzi accennata particolarità dell'accentuatissimo cavallino, del quale, caso specifico, poco chiara appare la funzione.
Altra navicella di difficile assegnazione trovasi nella tav. 9, ed è riportata alla fig. 18.

fig.16 fig.16 Legno minore di tipo imprecisato
(dalla tav. 7)

In questo caso la difficoltà di tipicizzazione è data dalla vela di un tipo non rilevabile dal disegno. Escludiamo in proposito che si tratti della raffigurazione della manovra della vela del «latino».

fig.17 fig.17 Legno minore di tipo imprecisato
(dalla tav. 5)

Sempre in rapporto alla vela, riportiamo pure (fig. 19) una navicella che figura nella tavola di Sampierdarena. La forma della vela stessa molto si avvicina a quella della «vela a corno», pur mancando la vista del picco.

fig.18 fig.18 Navicella con vela di tipo non precisato
(dalla tav. 9)

Chiudiamo queste note rilevando che non tutte le navicelle da noi ritenute tipiche della marineria ligure portano la Croce di S. Giorgio.

fig.19 fig.19 Navicella con vela di tipo non precisato
(dalla tav. 1)

Pensiamo che l'apparente discordanza possa spiegarsi ponendo mente al fatto che proprio nel Secolo XVIII ebbe larga diffusione il fenomeno in oggi detto «della bandiera ombra», ossia di navi di uno stato battenti, per ragioni che non è qui il caso di trattare, i colori di un altro; per tale fenomeno rimandiamo il lettore ai particolareggiati studi del Giacchero51 e del Vitale52.



1 Montaretto (Bonassola) 1690 - Levanto 1783, secondo accertamenti svolti nell'Archivio Parrocchiale della Chiesa di S. Andrea in Levanto. Particolareggiate notizie biografiche del Vinzoni sono date da Levrero (U) nelle riviste: «A Compagna» del Febbraio 1931, e «Genova» del Dicembre 1932, in articoli entrambi dal titolo «Matteo Vinzoni». Di Matteo Vinzoni già fa menzione Ratti (G.G.) in «Della Vita de' pittori, scultori ed architetti genovesi» = vol. II, Genova, Casamara, 1769.
2 Tale divulgazione è particolarmente dovuta alla «Compagnia Imprese Elettriche Liguri», che nel 1955 pubblicò in due volumi, con i tipi dell'Istituto Italiano dì Arti Grafiche, l'atlante di Matteo Vinzoni dal titolo «Il Dominio della Serenissima Repubblica di Genova in Terraferma», conservato manoscritto presso la Civica Biblioteca Berio di Genova (segnatura 33/CF e 34/CF).
3 Della produzione cartografica di Matteo Vinzoni ha particolarmente trattato Marengo (E.) in «Le carte topografiche e corografiche manoscritte della Liguria e delle immediate adiacenze conservate nel R. Archivio di Stato di Genova», SIAG, Genova, 1937.
4 De Negri (C.) = Arenzano nella cartografia di Matteo Vinzoni = in «Atti dell'Accademia Ligure di Scienze e Lettere, vol. XIV», Genova, 1957.
5 De Negri (T.O.) = Matteo Vinzoni e la corografia della Liguria nel Settecento = in «Annali di ricerche e studi di geografia n° 1, Genova, Gennaio-Marzo 1960.
6 n° 90 del Marengo – op. cit. a nota 2 = segnatura Archivio di Stato di Genova: tipi-busta LC2. In errore di assegnazione di epoca cade pure, per tale abbozzo, il Pessagno (G.) in «Chiavari attraverso il Settecento», negli «Atti della Soc. Economica di Chiavari» -1938- al punto in cui si pronunzia sulla possibilità che il documento risalga agli anni 1621-1623.
7 Per maggiori dettagli sul documento vedasi: De Negri (C.) = Una statistica navale ligure del sec. XVIII = Quaderno n° 6 della «Associazione Ligure di Archeologia e Storia Navale», Genova, 1957.
8 De La Ronciere (Ch.) = Histoire de la Marine Francaise = To V = Parigi, Plon, 1934
9 cfr. «Relation historique de tout ce qui à été fait devant Gênes par l'armée navale de sa Majeste tres Crestienne» (par l'auteur du Mercure Galant) = Lyon, Th. Amaurly, 1684.
10 cfr. Casoni (F.) = Storia del bombardamento di Genova = Genova, R. Istituto Sordomuti, 1877.
11 Fürttenbach (J) = «Architectura Navalis» = J. Taurnu, Ulma, 1629.
12 Da non confondersi col «liuto», o «leudo» nella parlata genovese, del quale più oltre diremo. E' da notare che nel passato spesso la denominazione dei tipi variava alquanto tra regione e regione; molte volte la traduzione in italiano del termine dialettale è stata fatta in modo impreciso ed arbitrario.
13 Jal (A) = «Archéologie Navale» = To. I, pp. 454 a 459 = Parigi, A. Bertrami, 1840.
14 D'Albertis (A.) = Le costruzioni navali e l'arte della navigazione ai tempi di Cristoforo Colombo = p. 33 = in «Raccolta di documenti e studi pubblicati dalla R. Commissione Colombiana per il IV centenario della scoperta dell'America» = parte IV vol. I, Genova, 1893.
15 Sulla base della grande enciclopedia del Diderot e del D'Alembert, vol. V, Parigi, Panckouke.
16 Quantunque nella lingua italiana si usi per entrambi il termine «brigantino», «brigantino» e «bricche» velici differiscono uno dall'altro nell'armatura.
17 Köster (A) = Modello alter Segelseiffe = p. XXVI = Berlino, E. Wasmuth, (s.a.).
18 Jouve (J) = Desseins de tous les batimens qui naviguent sur la Mediterranee = Marsiglia, 1679 Tav. I = ms. in Biblioteca Nazionale Parigi =
19 cfr. «Enciclopedia General del Mar» = Carruga, Madrid, s.a. (1956)
20 cfr. Scribanis (A.) = Frammenti di cronaca navale seicentesca = in «Atti della Soc. ligure di Scienze e Lettere», vol II, p. 256 e 260, Genova, 1923.
21 Ricordiamo che feluche, probabilmente di origine mediterranea data la costituzione di tale flotta, furono in dotazione della «Invincibile Armada». Cfr. An = «Apparecchi delle nemiche armate di Spagna e d'Inghilterra» in «Imprese Navali» = p. 103, Milano, G. Daelli e C., 1863. L'opera riporta documenti del sec. XVI.
22 Pantero (P.) = «L'Armata Navale» = p. 48, Roma, Spada, 1614; accenna a feluche senza coperta ed ad una sola vela.
23 Italiano (B) = «Il passeggiere italiano» = p. 316, 321, Londra, Redmer, 1612.
24 Jal (A) = «Glossaire nautiche» = Parigi, Firmin Didot Frères, 1848.
25 Stratico (S.) = Vocabolario di Marina = in tre lingue = voce «filuca» Milano, Stamperia Imperiale, 1813.
26 Poujade (J.) = Les felouques de la Mediterranée = in «Neptunia», n°° 1, anno 1954, Parigi.
27 Citiamo, per riferirsi a fonti a stampa: Belgrano (L.) = Due contratti genovesi di noleggio del Sec. XIII = Genova, Stab. Armanino, s.a. (cita il contratto di noleggio, dell'Ottobre 1246, di 16 galee, da parte di Genova al re Luigi IX di Francia) Byrne (E.H.) = Genoese shipping in the twelfth ad thirteenth centuries = Cambridge Mass., The Mediaeval Academy of America, 1930, (atto XVII del 20 Agosto 1248). Entrambi i documenti sono conservati nell'Archivio di Stato di Genova.
28 Statuto dello «Ufficium Gazariae» in Vitale (V.) = Le fonti del Diritto Marittimo Ligure, vol. I, p. 223, Genova, Accademia di Marina Mercantile, 1952.
29 Chiabrera (G.) = Lettere = p. 106, Genova, Tip. L. Pellas, 1829.
30 Crescenzio (B.) = Nautica Mediterranea, Roma, B. Bonfadin, 1602.
31 Il «bittalo» o «pittalo», era composto da un pezzo di legno, chiamato freccia, fissato al di fuori della ruota di prua con un bracciuolo, che si prolungava in avanti per fissarvi le vele. A volte era integrato da due tavole laterali, e questo era il caso quasi sempre ricorrente in Liguria.
32 Forfait (E.) = «Traité Elèmentaire de la Mature des Vaisseaux» = p. 32 = Parigi, Bachelier, 1815. L'autore aggiunge che i Romani ebbero la vela latina dei Greci.
33 Targa (C.) = «ponderationi sopra la contratazione maritima» = p. 15 = Genova, A.M. Scionico 1692.
34 Marrien (J.) = La grande histoire des bateaux = Parigi, Denoel, 1957. Vedasi particolarmente a p. 105 della traduzione spagnuola, con note di J.M. Martinez-Hidalgo, Barcellona, S.A. Ayonà, 1960.
35 riprodotto alla fig. 121 di: Podesta (F.) = «Il porto di Genova» = Genova, E. Spiotti, 1913.
36 riprodotto (f. t. pag. 200/201) in = div. = «Il porto di Genova» = Milano, L. Alfieri, s. .a. (1953).
37 m. s. in Archivio di Stato di Genova.
38 Ferretto (A.) = «Annali storici di Sestri ponente» regesti CMLXXXI e MCCLXXVI = vol. XXXIV degli «Atti della Soc. Ligure di Storia Patria», Genova, Tip. della Gioventù, 1904.
39 Guglielmotti (A.) = Vocabolario Marino e militare = Roma, Voghera e C., 1889.
40 Targa (C.) = Op. cit., a nota 33 = p. 15
41 Pessagno (G.) = Il «Pinco Genovese» = estratto dalla Rivista «La Grande Genova», Febbraio 1928
42 Pessagno (G.) = Le Navi = in Podestà (F.) = Il Porto di Genova p. 615 =
43 Statistica del Regno d'Italia – Movimento della Navigazione – anno 1865 = Firenze, Succ. Le Monnier, 1867
44 Folin (G.) = Bateaux et navires = p. 97 e 182 = Parigi, G.B. Baillière, 1892
45 Bloomster E.L. = Sailing and small craft down the ages = p. 61, 192 = Annapolis, United States Naval Institute, 1940
46 Da non confondersi con la vela quadra di fortuna, denominata «trevo», eccezionalmente usata dalle tartane.
47 Chapman (F.H.) = Architectura Navalis Mercatoria = tav. LXII = Stoccolma, G. Lange, 1769
48 Targa (C.) = Op. cit. a nota 33, pag. 16 = L'autore dice che le tartane non necessitano di mezzana a poppa in quanto per la loro forma sono sufficientemente manovriere.
49 In argomento vedansi le illustrazioni agli «Annali» del Caffaro nel ms. della Biblioteca Nazionale di Parigi-
50 Paris (F.) = Souvenirs de Marine = tav. 82 = ristampa di V. Hiestorff, Ranstuck, 1962
51 Giacchero (G.) = Storia del Settecento economico genovese = Genova, Apuania, 1955
52 Vitale (V.) = Breviario della Storia di Genova = to.1, Genova, Soc. Ligure di Storia Patria, 1955. A pag. 301 è scritto che il fenomeno considerato ebbe inizio nel Sec. XVII.

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