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    Pezzi di storia

Macchine e civiltà
di Carlo Cipolla

Notizie IBM – aprile 1981

Fu proprio nel Medioevo, tradizionalmente considerato un periodo di regresso, che le macchine vennero guardate con sempre maggiore interesse e acquistarono un ruolo economico decisivo

mulino Soffietti azionati da una ruota idraulica. La diffusione del mulino ad acqua costituì un importantissimo progresso tecnologico perché ben presto se ne compresero le innumerevoli possibilità applicative.

Si dice che persino Voltaire, re della scacchiera oltre che re dei lumi e della polemica, sia stato costretto a cedere le armi, dopo accanita battaglia, di fronte al famoso "Giocatore di scacchi", opera meccanica di un geniale quanto originale orologiaio settecentesco che vagava di corte in corte suscitando la meraviglia dei sovrani di tutta Europa. Meraviglia e stupore suscitava quella perfetta macchina, applicazione ludica di una tecnica che avrebbe da lì a poco costituito una delle colonne portanti della rivoluzione industriale.
In realtà la passione per i giocattoli meccanici, per il meccanismo complesso fine a sé stesso, era piuttosto antica. A capovolgere l'atteggiamento classico nei confronti del meccanismo e delle macchine furono infatti i medioevali.
Greci e Romani, che pure raggiunsero in campo politico economico, filosofico e militare risultati straordinari, non diedero mai importanza alla macchina, né si sforzarono di migliorare le esistenti, pur avendone probabilmente le capacità tecniche.
Analogo atteggiamento è riscontrabile nell'antica società cinese. Se noi riteniamo lecito chiederci perché romani e cinesi, con tutti i loro successi nell'organizzazione politica, non prestavano molta attenzione al fatto meccanico, i romani se fossero ancora al mondo potrebbero chiedersi altrettanto legittimamente perché noi prestiamo tanta attenzione alla macchina quando non riusciamo a mettere a posto grosse questioni politiche e sociali.
Tante sono le ragioni di tale atteggiamento, ma tra queste una è senza dubbio il fatto che in quelle società la gente istruita non pensava neppure lontanamente ad occuparsi di macchine, ma trovava giusto occuparsi di politica, di filosofia e di letteratura.
Le macchine, in quanto legate ai lavori manuali, erano da lasciare alle cure degli schiavi.

orologio Agli inizi del Trecento comparvero i primi orologi meccanici, efficace testimonianza di una nuova concezione "meccanica" del mondo, essi si diffusero rapidamente in tutta Europa.

E' senso comune considerare il Medioevo come periodo oscurantista e del regresso, ma è proprio con gli inizi del Medioevo che l'atteggiamento culturale nei confronti delle macchine cambia: la macchina viene guardata con sempre maggiore interesse e affascinata ammirazione, e soprattutto acquisisce un ruolo economico centrale e decisivo.
La prima che si diffuse su larga scala in Europa fu il mulino ad acqua. Esso era già conosciuto dai romani, ma fu solo in epoca medioevale che si diffuse in maniera straordinaria. Nell'XI secolo, nelle regioni inglesi a sud di Trent e Severn, erano in funzione quasi seimila mulini e nella prima metà del 1300, in Biscaglia, c'era un mulino ogni venticinque famiglie.
L'importanza del mulino ad acqua e, poco più tardi, del mulino a vento nell'economia della società preindustriale può essere compresa solo se si pensa che queste macchine misero l'umanità sulla strada dell'impiego massiccio di fonti di energia che prescindessero dalla pura forza degli schiavi. Senza troppi azzardi si può affermare che i mulini furono i lontani precursori della rivoluzione industriale.

Ancora dopo la caduta dell'Impero Romano d'occidente, uomini colpevoli solo di essere nullatenenti, si guadagnavano di che sopravvivere spingendo tutto il giorno pesanti ruote che mettevano in movimento macine da grano. Eppure, tanta fatica e tanto sudore avrebbero potuto essere risparmiati: il mulino ad acqua era già stato inventato. Ed era già stato inventato qualche migliaio d'anni prima da un oscuro quanto intelligente suddito di Mitridate I re del Ponto.
Anche i Romani conoscevano quest'importante macchina se dobbiamo dare credito alle parole di Vitruvio e di Plinio che ce ne hanno tramandato particolareggiate descrizioni. E la fatica di spingere la macina da mulino sarebbe stata risparmiata a tanti poveracci se i nostri antenati avessero mostrato meno sovrano disprezzo per le macchine, disprezzo giustificato per altro dalla sovrabbondanza di manodopera che quei conquistatori importavano con poca spesa dalle loro province.
Il mulino ad acqua ritornò così in auge solo intorno al Mille e si diffuse abbastanza rapidamente in tutta Europa. In un primo momento esso fu utilizzato esclusivamente per produrre farina, ma ben presto se ne compresero le molte possibili applicazioni. In particolare nell'industria tessile il mulino ad acqua ebbe uno dei suoi maggiori impieghi, ma anche nelle fucine per azionare i magli, o nell'industria del legname per azionare seghe, o nella produzione della carta.
Il mulino ad acqua era una macchina estremamente complessa che richiedeva l'opera di buoni artigiani e, per il funzionamento, di un operatore specializzato. La messa in opera poi di un apparecchio così costoso richiedeva l'intervento di chi disponeva di molto denaro. Per tale ragione i mulini erano in genere di proprietà signorile o monastica.

Ecco dunque che cambia il modo in cui la macchina viene considerata dagli uomini, anche dagli uomini di cultura. Nelle fiabe medioevali si incontrano ad ogni piè sospinto mulini e mugnai, visti con un misto di ammirazione e di timore per i loro presunti legami con il diavolo in persona. E ancora il nuovo atteggiamento è testimoniato dalla passione che coinvolge tutti gli strati della popolazione per l'orologio meccanico, tanto più stupefacente quanto più mette in movimento santi, madonne, stelle e angeli ad ogni scoccare di ora.
Procedendo negli anni, gli studi sulle macchine si fanno sempre più diffusi e precisi. Basti pensare a Leonardo e a tutti i testi che nel corso del 400 e del 500 vengono pubblicati in proposito. Nel seicento, addirittura, la filosofia stessa, la suprema e più nobile tra le branche del sapere, si lascia affascinare dalla macchina: l'universo è concepito come un immenso orologio e Dio paragonato a un perfetto e inimitabile orologiaio. Da quel momento per la macchina è un susseguirsi di successi travolgenti fino all'esplosione della rivoluzione industriale: gli europei ebbero l'illusione di aver risolto con il macchinismo tutti i problemi del mondo. I pochi disperati oppositori furono presto spazzati via dal trionfo delle "meravigliose sorti e progressive" con una ventata di entusiastico ottimismo invasero l'Europa intera.
Sarà solo con la grande crisi del 29 che cominceranno a consolidarsi e diffondersi a livello di massa i dubbi della macchina come panacea universale.

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