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    Pezzi di storia

Patate a Roccatagliata

Francia, anno 1771: Maria Antonietta, moglie del "delfino di Francia" Luigi Augusto (sarebbe diventato re Luigi XVI tre anni dopo), adorna la parrucca con un fiore pianta di patata. Da allora alla corte di Versailles diventa di moda adornarsi con quella pianta, vista solo per il suo aspetto decorativo.
Nel frattempo un agronomo francese, Antoine Augustin Parmentier, ricorda di essere sopravissuto mangiando patate quando era prigioniero dei prussiani durante la guerra dei Sette Anni, una decina d'anni prima: riesce così a convincere il re a realizzare una coltivazione sperimentale.
Erano trascorsi 200 anni da quando la patata era arrivata in Europa; nel 1588 il botanico francese Charles de l'Écluse aveva disegnato la "Papas Peruanorum" e 13 anni dopo, nel suo "Rariorum plantarum historia" scriveva che la patata era comunemente utilizzata sia come cibo per gli animali sia per l'uso umano nel nord Italia, allora dominio della Spagna.
Parmentier dimostrò il valore nutritivo delle patate, "pomme de terre", e nel 1794, durante la Rivoluzione Francese, esse vennero largamente utilizzate per superare le restrizioni alimentari e il Comitato di Salute Pubblica arrivò a piantarle nei giardini reali delle Tuileries.
I primi europei a conoscere la patata, tuttavia, furono i "conquistadores" spagnoli, che nei primi decenni del 1500 sopraffecero la dinastia Inca nell'odierno Perù, alla ricerca dell'oro (El indio Dorado): trovarono invece molte piante sconosciute come cacao, fagioli, mais, pomodori, zucche, cotone, tabacco e papa, la patata.
Le patate erano coltivate negli altipiani delle Ande da oltre 3000 anni, soprattutto in prossimità del lago Titicaca, a 3800 metri d'altitudine.

quadro "I mangiatori di patate" di Vincent van Gogh (1885)

Per la cultura europea si trattava di una pianta strana che, crescendo sottoterra, era considerata imparentata col diavolo: i suoi frutti sono velenosi e lo stesso tubero, in certe situazioni, può comportare dei rischi.
Le resistenze furono però superate in occasione della carestia e la patata costituì un valido sostituto della segale in Germania, dell'avena in Scozia e in genere dell'alimentazione monoprodotto alla quale eravamo abituati: la patata costituì un alimento fondamentale durante le guerre napoleoniche.
Oltretutto, a parità di terreno utilizzato, la patata rende più del doppio rispetto al granoturco, al frumento e ai legumi.

Dal 1779 al 1813 parroco di Roccatagliata, in Val Fontanabuona, è don Michele Angelo Dondero, nato a Cornia (Moconesi) nel 1744, entrato in seminario dopo aver studiato medicina a Genova. lapide
Nel 1773 il Giornale del Parroco del sacerdote Geremia Fanelli di Vernazza aveva parlato dell'uso alimentare dei tuberi, diffuso nel modenese e in Toscana; nel 1786, inoltre, gli giunge probabilmente voce degli studi di Parmentier e lui, appassionato di botanica, sperimenta nei terreni della parrocchia la coltivazione della patata e il suo utilizzo alimentare. Ha ben chiaro quanto può essere utile per vincere la carestia e la dipendenza da un'alimentazione basata soprattutto sulla castagna.
Non fu facile per il "prete agronomo di Roccatagliata", come fu soprannominato, convincere i conterranei all'uso della patata e alla diffusione della coltivazione: certamente non lo aiutò la mancanza di citazioni nella Bibbia, che portava molti a pensare a un rifiuto divino e ad associare la patata alla stregoneria.

La pianta della patata presenta una parte esterna, originariamente apprezzata per le proprietà decorative, e una parte sotterranea più complessa.
Quest'ultima è caratterizzata da rami laterali sottili, gli stoloni, intorno ai quali si accumula amido che serve da nutrimento alle piante. Alcuni di questi stoloni diventano il tubero che utilizziamo nell'alimentazione e ricordano la loro natura nelle macchie scure sulla buccia, che costituiscono le future gemme. Lasciando le patate al buio, come se fossero sottoterra, da esse escono germogli che diventano rametti bianchi.
La patata, come il pomodoro, contiene un alcaloide velenoso, la solanina, che può causare intossicazioni: la sua concentrazione, elevata nel frutto (una bacca non commestibile), è minima nel tubero (e concentrata nella buccia), ma può aumentare in caso di cattiva conservazione, quando aumentano le parti verdi e si sviluppa la germogliazione.
La solanina degrada a temperature superiori a 260 gradi, quindi non è eliminata dalla cottura.

Solo dopo sei anni, nel 1792, poco prima che si diffondesse da queste parti la Rivoluzione Francese, i suoi sforzi ebbero successo tra gli agricoltori e i suoi meriti furono riconosciuti ufficialmente dalla Società Patria di Genova e dalla Società Economica di Chiavari. mappa Sui monti alle spalle del Tigullio si diffuse una varietà chiamata quarantina bianca, nome legato al tempo tra l'inizio della fioritura e la raccolta (quaranta giorni): un ciclo colturale precoce e breve che la rende adatta alle aree montane. In dialetto, Quäntinn-a o Quarantinn-a.
Nel territorio di Neirone fu utilizzato un metodo di conservazione delle patate utilizzate per la semina primaverile, sfruttando le proprietà termiche del terreno: è la tecnica delle fosse o pusse. Pozze profonde un metro scavate in zone non coltivate, foderate con uno strato di paglia e uno di ardesi, per evitare che l'umidità del terreno facesse germogliare e ammuffire i tuberi. Riempite di patate, erano infine ricoperte da foglie di castagno e terra. Intorno veniva scavato un solco di drenaggio dell'acqua piovana.

Dal 1977, a seguito delle ricerche condotte dallo studioso Francesco Sena, nativo di Lumarzo, Roccatagliata ha valorizzato la storia della sua patata e celebra la Sagra della Patata: ancora oggi, ogni agosto, si festeggia la quarantina che, con le castagne e il maiale, ha consentito la sconfitta delle carestie.

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