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    Pezzi di storia

Coralli – Custodia e buon uso delle gioie
di Luigi Tommaso Belgrano

Da: "Della vita privata dei genovesi" – 1875 – Cap. XXIV

Quanto a' coralli, vetusto del pari che attivo ne fu eziandio appo noi il commercio.
Esercitavano la pesca di quel prezioso prodotto gli abitatori delle borgate di Nervi, Recco, Sori e Rapallo; i quali esploravano i pelagi nativi ed in ispecie i corallo 1 golferelli di Portofino, e conducevansi di poi a farne traffico in ogni parte del mondo.
Al corallo de' nostri mari Fazio degli Uberti, gentil poeta del secolo di Dante, consacra queste terzine:

Lo mar liguro ingenera corallo
Nel fondo suo, a modo d'arboscello ,
Pallido di color tra bianco e giallo.
Si spezza come vetro il ramicello
Quando si pesca, e quando più è grosso,
E con più rami, tanto più è bello.
Siccome il cielo vede, divien rosso,
E non più si trasforma di colore,
Ma fassi forte e duro al par d'un osso.
Conforta al riguardar la vista e il cuore
Averne seco quando il fulgor cade,
Pietra non è più util, nè migliore1.

Con istrumento del 1° ottobre 1222, Oberto Ismaele costituisce procuratori a riscuotere trecencinquanta bisanti accomodati a Guglielmo Guercio e Marchisio di Rodoano, per l'acquisto d'una partita d'oro e di coralli2; ed in atto del 20 luglio 1356 si fa menzione di una somma di 28 fiorini o genovini impiegati in coralli, anella ed agnusdei3. Più tardi (1479-1480) si hanno provvidenze riguardanti l'introduzione dei coralli stessi in città4; e finalmente (2 marzo 1492 e 20 dicembre 1488) i capitoli degli artefici dai quali venivano lavorati5.
Nel 1493 i Protettori delle Compere di san Giorgio, signori dell'isola di Corsica, appaltarono per un quinquennio a Francesco Oliva e Girolamo Ilione la facoltà di pescare il corallo nelle acque di Calvi; e ne stipularono il prezzo di lire 2000 col primo e lire 3000 col secondo, oltre l'adempimento d'alcuni obblighi particolari a ciascuno degli appaltatori6.
Ma più vasta e lucrosa fu al certo la pesca, che alcune società di mercanti genovesi, correndo il secolo XV, vennero facendo attivissima nelle vicinanze di Bona ed a Marsachares, oggi La Calle, per concessione avutane dai Re di Tunis. Nel secolo XVI Andrea D'Oria ebbe in affitto le medesime pescherie; ed i Lomellini ricevuta in feudo l'isola di Tabarca, dove oltre alla pesca di corallo si esercitava il traffico del ferro lavorato nelle vicinanze, la ritennero infino a mezzo il XVIII7.
Le gioie poi solevano riporsi in piccoli scrigni, i quali appellavansi arche; ed erano costrutti di ferro, di ottone, di noce o d'ebano, a spartimenti architettonici, con incisioni d'ornamenti e di figure, con pietre, bassi rilievi e statue d'avorio, di bronzo, di argento. Adornavansi da quadri di commesso raffiguranti uccelletti e mostri, delfini e tritoni, mascherate e larve, sirene e sfingi, oppure fatti mitologici e battaglie d'eroi. Nelle quali opere corallo 2 s'impiegarono eccellentissimi artefici; e tra gli altri quel genovese Nicolò Roccatagliata, che levò di sé tanta fama in patria ed a Venezia, quando la memoria di Benvenuto Cellini era sì fresca e viva ancora appo tutti8.
Ma quelle gioie non erano destinate a solo contentamento e sfogo di pompe e vanità; perché coloro che se ne ornavano ben sapeano deporle a tempo e farne omaggio alla patria con nobile emulazione ed ardore. Così avvenne del 1147, quando il Comune indisse guerra ai mori delle Baleari, e così accadde il 1301, allorquando le dame genovesi, commosse all'eloquenza di frate Filippo da Savona, vendettero le orerie e gli argenti per sussidiare lo allestimento di una squadra in aiuto del Kan di Persia contro dei turchi, e preparare le lance e gli usberghi che esse medesime divisavano di vestire per crescere il numero dei combattenti9.
Anche di Luciano D'Oria si narra che, navigando i mari della Schiavonia, e trovandosi l'armata in grandissima penuria di vittovaglie, il buon capitano con rara liberalità partisse fra' più bisognosi soldati tutta la sua argenteria, che non era di poco valore; né più altro restandogli, ad un rematore che si moriva di fame, donasse la fibbia della propria cintura10.


1 Dittamondo, lib. III, c. XI. Vedi anche Celesia, Dante in Liguria, pag. 40.
2 Notulario di maestro Salomone, car. 101 verso.
3 Fol. Not., vol. III, par. II, car. 204.
4 Archivio di Stato: Codici Diversorum X. 1049, 1053.
5 Pandecta antiquorum foliatiorum etc.; Annali del Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio, vol. I, par. III, pag. 97 e segg.
6 La concessione per Girolamo Ilione riguardava l'alto mare e due miglia di costa a partire dal monte della Sagra; giacché più oltre estendendosi (dice l' atto) sarebbesi entrati nello spazio di mare conceduto a Melchiorre Negrone, il quale sviluppavasi per venti miglia di costa a capite gulfi Adiacii procedendo versus Calvum. Obbligo particolare dell'Ilione era quello di erigere in qualche punto del littorale a lui conceduto una torre, per tutela e rifugio dei pescatori. All' Oliva invece, che doveva esercitare la pesca dalla banda di Capo Corso, correva il carico di far ricerca di miniere in tutta l'isola di Corsica. I Protettori però aveano anche promesso di ricompensarnelo conferendogli in seguito la luogotenenza di Algaiola (Fogliazzo della Podesteria di Calvi, nell' Archivio di san Giorgio).
7 Ved. Heyd, Le colonie commerciali degli italiani in Oriente ecc., vol. II, pag. 365-67; Atti della Società Ligure di Storia Patria, vol. IV, pag. 585, vol. V, pag. 62, 207, 209. - Intorno alla pesca, alla lavorazione ed al traffico dei coralli va raccogliendo con amorevole diligenza importanti notizie e documenti il già lodato amico mio sig. Francesco Podestà.
8 Soprani, Vite ecc., Genova, 1674, pag. 88. Nell'inventario dei mobili di G. B. Della Torre (luglio 1725), ms. presso il pittore Villa, si nota: Un scagnetto d'ebano e pietre di vari colori, guarnito con sei figure d'argento, e quattro lionetti e due pometti pure d'argento, con il suo piede con figura d'huomo, e una bestia.
9 Furono promotrici dell'impresa, che poscia non ebbe effetto per mutato divisamento del Governo, le pie e nobili donne Anna di Carmandino, Giovanna de' Ghizolfi , Caterina De Franchi, Anna D'Oria, Sabina Spinola, Maria Grimaldi, Paola De Carli, Sabina e Paola Cibo (Serra, Storia dell'antica Liguria e di Genova, lib. V, cap. I).
10 Giustiniani, Annali, II. 121.

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