Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

Miklós Rózsa
di Giorgio De Martino

il Secolo XIX – 4 settembre 2007

L'uomo che musicò Hitchcock

a Santa A Santa Margherita, intorno al 1972

«I tre mesi estivi a Santa Margherita erano il periodo più felice della mia vita, in quella piccola buffa casetta arredata giusto con un letto e un pianoforte… Ma era ciò di cui avevo bisogno. Tutto questo ormai è finito, non credo potrò mai più ritornare. Come dice Dante, "nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice nella miseria". Dal 1953 in poi, ho scritto tutte le mie opere più importanti nella baia del Tigullio, e la tua amicizia ha donato al mio lavoro un nuovo impulso, di cui ti sono grato. Amo Roma e Firenze, ma c'è qualcosa di speciale nella nostra baia. La gente è più gentile, più amichevole, e il panorama è più bello».
"Doppia vita" per Miklós Rózsa: da un lato i fasti hollywoodiani, la rutilante fabbrica onirica della "golden age" cinematografica. Dall'altro il silenzio d'una terrazza sul golfo, poco distante da Villa Durazzo, e una poltrona nella villa dirimpetto: angolo privatissimo per pensare e comporre, presso la giovane proprietà della Marchesa Maddalena Mina di Sospiro, per decenni animatrice della vita culturale rivierasca e grande amica del compositore ungherese.

Miklós Rózsa, compositore ungherese tra i più grandi realizzatori di colonne sonore cinematografiche, nacque a Budapest il 18 aprile 1907 e morì a Los Angeles il 27 luglio 1995.
Gli furono attribuiti tre premi Oscar, su sedici nominations complessive: nel 1946 per "Io ti salverò" di Alfred Hitchcock, nel 1948 per "Doppia vita" di George Cukor e nel 1960 per "Ben Hur" di William Wyler.
Alla vigilia della Seconda guerra mondiale si trasferì negli Stati Uniti, dove rimase facendo di Hollywood la propria casa. Raccontò la sua carriera nel libro di memorie "Double life", pubblicato nel 1982.

A lei Rózsa si rivolge, nella lettera inedita del 1978. Evocando il quarto di secolo di soggiorni estivi liguri, con un frasario intimo ma esegeta d'una sensibilità appassionata (proprio come il "love theme" di tanti suoi film)…
«Ricordo ancora quando scrissi nel tuo libro degli ospiti il primo tema del Concerto per viola, che mi venne d'improvviso. Era il giorno di Santa Maddalena, e forse è lei che mi guidò la mano sulla partitura, fino al suo trionfo a Pittsburgh. L'ispirazione m'arrise dal principio alla fine del brano, continuamente. Quelli erano giorni felici, a Santa Margherita».

1945 Con Ginger Rogers nel 1945

Dove, tra un pergolato di bouganville, pini marittimi e le facciate che si specchiano nel golfo, il compositore «finalmente a casa» scrive pagine significative quali La Tripartita per Orchestra op. 33, il Concerto per viola op. 37 ("prima" eseguita da P. Zuckerman) e il Concerto per violoncello op. 32, dedicato a Janos Starter. Opere generose, essenzialmente tonali eppure prive di retrogusto anacronistico, pagine ancora oggi in cartellone con una certa frequenza. Anche se è per le colonne sonore che Miklós Rózsa è conosciuto a livello planetario: da "Il ladro di Bagdad" al cartoon "The jungle book", da "Quo Vadis" a "Ben Hur", da "Spellbound" ("Io ti salverò") a "The asphalt jungle".
Budapest, aprile 1907, S. Margherita, settembre 2007: sono trascorsi cento anni dalla nascita di Rózsa, ma anche sessant'anni da quella del "Circolo Amici di Santa Margherita Ligure e del Tigullio".

Una "doppia vita" magari solo apparente, quella tra Hollywood e Santa Margherita. Da un lato l'eco pubblica del lavoro (dai rotocalchi alle onorificenze: tre Oscar, dodici nomination), dall'altro il bisogno spesso ribadito di quiete: «Milhaud e Shostakovitch possono comporre in mezzo alla confusione. Non io». "Double life" recita anche il titolo della sua autobiografia (New York, Wynwood Press, 1982, 1989; introduzione di A. Dorati e prefazione di A. Previn). Definizione che con arguzia enfatizza sia un'appartenenza, quella al mondo del cinema, evocato dal'omonimo film di Cukor - appunto "Double life", del 1947, che gli valse l'Oscar - sia una dissociazione, tra creatività a uso cinematografico e composizione di "musica assoluta" (come la definiva), a uso squisitamente concertistico.

La sua musica, da "Io ti salverò" a "Quo Vadis"
Novantaquattro. Sono le colonne sonore realizzate da Miklós Rózsa a partire dal 1937, lungo quasi mezzo secolo di attività. Eppure al cinema si avvicina per caso, a Londra dove - giovane bacchetta, violinista e compositore di belle speranze - ha già liquidato la gavetta grazie al successo della sua musica per il balletto "Hungaria".
L'incontro col regista Jacques Feyder segna il primo timoroso impatto con la celluloide, per il film "Knight without armor". Entrato in contatto coi produttori Korda, complici le tensioni del conflitto mondiale, si trasferisce negli Stati Uniti in occasione di "The Thief of Bagdad" ("Il Ladro di Bagdad"), sbarcando nel 1940 ad Hollywood. Qui si farà presto conoscere anche nel genere noir lavorando a pellicole di Billy Wilder (suo amico per il resto della vita) quali "Double Indemnity" ("La Fiamma del Peccato", 1944) e "The Lost Weekend" ("Giorni Perduti", 1945).
Nel 1942, un momento nodale della carriera di Rózsa: componendo su commissione di Walt Disney "The Jungle Book" ("Il libro della giungla"), realizza una sorta di poema sinfonico in cui attribuisce a ciascun animale la caratterizzazione di uno strumento musicale. Così come, in molte altre pellicole, l'autore ungherese recupererà il "Grundthema" wagneriano, innescando nel meccanismo narrativo della pellicola un parallelo plot sonoro, realizzato appunto attraverso i "motivi conduttori".
Dal 1943 al 1949, è il periodo dei premi Oscar (due in tre anni) e dei molti riconoscimenti. Tra le pellicole di genere psicologico, "Spellbound" ("Io ti salverò", 1944) di Hitchcock e "A Double Life" (Doppia vita, 1947), entrambe premiate. Altri successi di questi anni, "The Naked City" (La città nuda, 1948) e "The Asphalt Jungle" (Giungla d'asfalto, 1950) di Huston.
Pur contrario a molte delle nuove prospettive musicali che s'affacciavano nel corso del secolo, se necessario Rózsa si serve della tecnologia, utilizzando ad esempio - in "The Lost Weekend" (del 1945) - lo strumento elettronico "theremin", per raccontare in musica i deliri di un alcolizzato. Nel 1949 diventa Musical Director della Metro Goldwyn Mayer, carica che, non senza tensioni ed incomprensioni, terrà fino al 1962. Anni questi, in cui viene a contatto col genere, in gran voga, del kolossal storico in costume. Per affrontarlo, Rózsa si documenta sulla musica antica greca, araba, ebraica, reinventando uno stile che genera capolavori, da "Quo Vadis" (1951) al premio oscar "Ben Hur" (1959).
Nel ventennio successivo, l'attività per il cinema si dirada (ma conta ulteriori affermazioni, da "Providence" a "The Private Life of Sherlock Holmes") mentre s'infoltisce l'attività sinfonica. Miklós Rózsa termina l'avventura cinematografica nei primi anni '80; muore nel 1995, all'età di ottantotto anni.

Ma questo artista ungherese intriso di cultura magiara, trapiantato nello zenit della celluloide a stelle e strisce (e nostalgicamente volto verso uno spicchio di nostra riviera) mette in campo una divisione che, almeno in parte, non trova riscontri. Apprezzato ed eseguito, in ambito "classico" da Münch, Bohm, Walter, Bernstein, Miklós Rózsa nel cinema porta comunque tutto se stesso. E il risultato è una produzione fisiologicamente "d'uso", ma al tempo stesso forte d'una autonomia che restituisce dignità al genere.
Anche tra le perforazioni d'una pellicola, sono pentagrammi che tradiscono l'estro e il sangue caldo della sua terra (basti pensare ai turgidi temi per le pellicole "sword and sandal"; su tutte, "Quo Vadis"); musica d'una semplicità "di ritorno", frutto d'uno stile che è raffinato coacervo d'eredità otto e novecentesche: dalle sfumature impressionistiche al morso barkokiano (figura chiave della sua crescita artistica, insieme a Zoltán Kodaly), a una percepibile sensibilità espressionista.
Significativo, per unificare la "doppia vita" artistica che sarà celebrata a Santa Margherita, il ricordo di quanto avvenne nel 1970. Quando Billy Wilder, colpito dalla bellezza del Concerto per violino op. 24 di Rózsa (scritto per J. Heifetz), chiese all'amico compositore di poter utilizzare la partitura, seppure adattata, per "The Private Life of SherlockHolmes": un film che si sarebbe modellato sulla musica, non viceversa.

1945 Sulla terrazza dell'Hotel Fiorina nel 1975

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