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    Pezzi di storia

Rapallo intorno al Mille
di Arturo Ferretto

Il Mare – 13 novembre 1909

Genova, come tutte le città dell'Alta e Media Italia, passando dalla dominazione Longobarda a quella dei Franchi, ebbe anch'essa i suoi Conti, poscia i suoi Marchesi, nobilissima e numerosa progenie, Marchesi nel vero e proprio significato della parola, cioè Conti di Confine, aventi giurisdizione sovra più longobardo Comitati attigui, e la tutela dei limiti del Regno Italico. Cotesta Marca, o riunione dei Comitati, riducendosi tuttavia, almeno al principio, ad un aggregato soltanto materiale, senza capitale unica, il Marchese continuava in ogni atto solenne ed in ogni Comitato, ove si trovava, a portare il titolo legale di Conte di quel Comitato, e veniva ivi rappresentato nella sua autorità e vantaggi inerenti, da un Vicario, che fu chiamato più comunemente Visconte, faciente cioè le veci del Conte.
Ma l'autorità marchionale, la quale, secondo gl'imperiali intendimenti, che l'istituivano, doveva essere vitalizia, si rese bentosto dovunque ereditaria nelle rispettive famiglie; inoltre ogni famiglia, incorporando la Marca alle sue ricchezze territoriali, e crescendo di forza e di numero, si divise in più rami, i quali, contraddistinti in ultimo con diversi cognomi e titoli, per togliere una confusione altrimenti inevitabile, fecero obliare l'antica medesimezza d'origine.
Fin qui il chiarissimo comm. Cornelio Desimoni, nella sua dotta relazione Sul Frammento di breve genovese, scoperto a Nizza, ed inserito nel 1° volume degli Atti della Società Ligure di Storia Patria.

La prima volta, che in un documento pubblico, tuttora conservato, viene in scena il nome di Rapallo in forma ufficiale, è nell'anno di grazia 964.
I nostri figli potranno dunque prepararsi a celebrarne il millennio.
L'atto consiste in una permuta di beni, fatta da Teodolfo, vescovo, per conto della chiesa di S. Giorgio, esistente in Genova, ed i beni sono posti nell'attuale parrocchia della Chiappa, o Monticelli, sopra Chiavari.
All'atto danno il consenso gli stimatori di Rapallo.
Ora da ciò emerge che il centro del comitato, o sede del Conte (dipendente dal Marchese, capo della Marca) era appunto Rapallo, giacché gli stimatori, minuscola autorità, funzionante presso il Conte, emanavano da Rapallo l'assenso per la permuta di beni, sottoposti alla Pieve di Lavagna.
Il Comitato di Rapallo comprendeva l'ampio territorio, ove spaziavano le tre Pievi di Rapallo, Lavagna e Cicagna con tutte le loro dipendenze.

Tra i titoli nobiliari erano compresi il duca, inferiore solo al principe, il marchese (o margravio), titolare di una provincia di confine dell'Impero (marca) importante per la protezione da invasioni, il conte, funzionario imperiale, e il visconte, sostituto del conte.
La marca era una circoscrizione piuttosto grande, di frontiera, in alcuni casi costituita da più comitatus, dei quali quello più importante era retto dal marchese stesso e gli altri da conti o visconti alle sue dipendenze.

Oberto I era figlio di Adalberto, marchese della marca di Milano che comprendeva la Lombardia e il genovesato (marchesato di Liguria): gli antenati della Casa d'Este derivano dalla Toscana e dalla Liguria e la famiglia marchionale è detta degli Obertenghi.
Sulla base della legge longobarda, che non privilegiava il primogenito, l'eredità fu divisa tra i diversi rami della famiglia: tra essi gli Estensi, ma anche i Malaspina e i Pallavicino.

Il Marchese Oberto d'Este fu il primo fondatore della Marca Ligure (in cui era compreso il Comitato di Rapallo) con sede forse nella Lunigiana, dove era il grosso di proprietà di famiglia; ed i suoi discendenti, per usurpazioni ecclesiastiche e monacali, per appropriazioni di corti regie, per beni vacanti e disertati dagli Ungheri e Saraceni, poterono formarsi un dominio vastissimo ed unito.
Venuta poi l'epoca dello scioglimento di questo dominio, mediante le mutazioni politiche e le divisioni di famiglia, i Malaspina in parte continuarono a risiedere più particolarmente entro i limiti dell'antica Marca.

Da un documento del 24 gennaio 994 emerge che il marchese Oberto II d'Este, figlio di Oberto I, marchese e conte del Sacro Palazzo, sotto Ottone il Grande, e che signoreggiava in tutta questa parte d'Italia settentrionale, trovandosi in Lavagna, aggiudicava a Madelberto, abbate di S. Fruttuoso di Capodimonte, una selva, posta nelle vicinanze di Padyalis, nel qual nome si potrebbe identificare l'attuale Paraggi, non lungi dalla Cervara, oppure il Pedale, non lungi da Santa Margherita.
Le possessioni ed il dominio di Oberto passarono al figlio, il quale, largheggiando, come il padre, dei suoi beni, alle chiese, beneficate dalla volontà paterna, nel gennaio 1033 donava al monastero di S. Stefano in Genova, ove soggiornavano, come in quello di S. Fruttuoso, i figli di Benedetto da Norcia, una terra arabile, posta nella villa di Carasco, poco lungi da Chiavari, e l'atto è stipulato in villa Rapallo.
Lo stesso Alberto colla moglie Adelaide,con solenne donazione del 10 giugno 1033, largiva al monastero di Santa Maria di Castiglione nel Parmigiano tutte le decime, che a lor competevano nel luogo e fondo di Rapallo.
Figliuolo forse di questo marchese Alberto fu l'altro Alberto, che il primo febbraio 1044 teneva un Placito in Rapallo prope litus maris, cioè presso il lido del mare, per una selva, spettante al monastero di San Fruttuoso, già ricordato, selva che spaziava dal fossato, detto di Valoria, sino a Portofino.
D'allora in poi nessun documento ci parla del dominio dei Marchesi d'Este in Rapallo, e sue pertinenze.
L'avere questi signori fissata l'ordinaria dimora in Este, Rovigo ed altri nobili stati, li spostò troppo dagli stati della Liguria.
Arrogi [aggiungi] che per le rivoluzioni, per le guerre, per la potenza dei vicini e dei Conti, per la necessità di alienare sempre qualche striscia di territorio, gli stati passarono in altre mani.
Ai Malaspina, parenti dei Marchesi d'Este, anzi discendenti dallo stesso ceppo, rimase la Fontanabuona, i Fieschi, Conti del Comitato, i Cavarunco, gli Advocato, i Pevere, gli Embriaci si contesero la supremazia in Rapallo, ove i Fieschi di Lavagna, a metà del secolo XII, crebbero in tale potenza da assumere il nome di Conti di Rapallo.
A porre un argine a tutte queste contese giunse in buon punto il Comune di Genova, il quale, per rendersi forte e temuto, stese il suo manto di protezione e di dominio su questa ligure sponda, scacciando al di là di Rovereto, ed in seguito al di là dell'Entella, i Fieschi nemici, non mai domi, e sempre irrequieti.

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