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    Pezzi di storia

La Podesteria ed il Capitaneato di Rapallo
di Arturo Ferretto

Il Mare – 26 febbraio 1910

Il governo dei Consoli era stato in Genova creduto insufficiente, onde, nel 1191, fu istituito un Podestà, ma per l'alternazione del suo reggimento con quello dei Consoli, secondo che avvenne nelle altre città, egli non ebbe fermezza, se non dopo, ed in Genova non prima del 1217, perché appunto i Consoli ebbero castello termine in Genova nel 1216.
La casa di Hohenstaufen riprese la lotta anche poggiando sul rinato studio del diritto romano, che proclamava l'Imperatore signore del mondo, padrone assoluto delle vite e delle proprietà di tutti gli uomini, sola fonte della legislazione, incarnazione del diritto e della giustizia.
Quest'idea non era attuabile e rimaneva incagliata col potere concesso a più individui, ond'è che il trasferimento del potere consolare al podestà fu promosso ovunque dalla fazione imperiale, la quale pensava in tal modo rendere più stretto il legame con l'impero.
Questo fece sì che la Liguria venne divisa in tante podesterie con a capo un amministratore della giustizia, chiamato podestà, il quale fu dapprima un cavaliere, un uomo d'armi insomma, e non di toga, che avea bisogno d'un vicario, chiamato giudice, o assessore, per lo più forestiero, cui era commesso il disbrigo delle liti.
Un notaio chiamato scriba, o cancelliere, stipulava gli atti, e i tre personaggi costituivano la curia, ossia corte.
In uno spiraglio temporaneo di buoni rapporti, che esistevano tra i Conti Fieschi di Rapallo o gli omonimi di Lavagna, si formò preosso di noi una sola podesteria, che spaziò da Ruta e da Portofino (confinando colla podesteria di Recco, Uscio e Camogli) sino ai Cavi di Lavagna, rinserrando Corte, Santa Margherita, Pagana, Rapallo, Zoagli, Chiavari e Lavagna, e spaziando nelle tre vaste vallate di Fontanabuona, Sturla e Garibaldo, con a capo un podestà, che avrà sede in Rapallo, in faccia alla chiesa di Santo Stefano, nello stesso modo che nelle città l'autorità civile si svolgeva presso il vescovio.
A conferma di questa asserzione valga il nome di Ugo Embriaco potestas Rapalli, Plecanie [l'attuale Cicagna] e Lavanie, gli atti del quale e del suo giudice Bonifazio d'Alba e del loro cancelliere Guglielmo Sapiente, editi nel 1209, formano una copiosa messe di notizie per la storia di Rapallo. Ugo Embriaco fu console di Genova nel 1193 e nel 1196; insieme col fratello Guglielmo possedeva parecchi mulini in Rapallo, nel fossato di Tuia, nel 1188 sottoscrisse alla pace tra Genova e Pisa, ed il 14 maggio 1209, mentre reggeva la nostra podesteria, fu a Lerici per firmare il nuovo trattato di pace tra le due rivali città.
Di tutto quell'immenso territorio, formante le tre podesterie unite di Rapallo, Cicagna e Lavagna, era nel 1208 podestà Ugolino Cavarunco, ricordato in un atto del novembre ed è il primo podestà, in cui ci siamo imbattuti.
I Conti di Lavagna però finirono col non vedere di buon occhio la dipendenza del podestà, che da Rapallo dettava leggi ed avea giurisdizione civile e forense, e superbi delle vittorie, che riportavano anche sopra i Genovesi, si ribellarono, e, scosso il giogo, si formarono allora due podesterie distinte ed indipendenti, quella di Rapallo e di Cicagna e quella di Chiavari e di Lavagna, cosicché Rapallo perdette la miglior parte del suo dominio.
Questa scissione avvenne non più tardi del 1220, perché in detto anno Pasquale Marcone era podestà soltanto di Rapallo e di Cicagna, e nel 1226 Giacomo Biscia lo era di Chiavari e di Lavagna.

Il Podestà di Rapallo, come già i Consoli rapallesi, amministrava la giustizia civile, e, delegato dai Consoli o dal Podestà di Genova, amministrava anche quella criminale. A sua volta egli delegava il castellano di Monleone, in omaggio forse ad un uso inveterato, di occuparsi pure a far giustizia ai valligiani. E già nel dicembre 1171 Rainaldo Pinasco, castellano, sentenzia che l'Arcivescovo di Genova possa andare al possesso d'una certa decima in Cicagna, delegato forse in ciò dai Consoli di Rapallo, che i loro diritti trasmisero ai Podestà.
Quando però il 27 settembre 1380 Chiavari per lo stato militare considerevole fu eretto a Capitaneato, la giurisdizione attribuita al nuovo magistrato detto Capitano, in quanto al criminale, si stese da Recco sino a Pietra Colice, verso Varese, andandogli soggetta la popolazione di dieci città.
Il giudizio delle cause criminali rapallesi non ispettò più a Genova, ma fu devoluto al nuovo capitano di Chiavari.
Con decreto però del 4 gennaio 1608 la Serenissima di Genova innalzò la podesteria di Rapallo a capitaneato.
Il nuovo Capitano, come i Podestà antecessori, perseverava in carica per un anno e cominciava dal primo di maggio e terminava l'ultimo di aprile. Un'apposita Giunta, chiamata dei Sindacatori, giungeva in paese, e riceveva i reclami sporti dalla popolazione intorno alla giustizia amministrata, ed a seconda dei casi rilasciava lodevoli certificati di buona condotta, o iscriveva il nome nello Speculum, una specie di Libro nero.
Il Capitano di Rapallo apparteneva sempre al patriziato genovese e durò sino al 1798, cessando cioè, quando fu instaurato il Governo Provvisorio Democratico.
Andava vestito con abito lungo come i Senatori a Genova, escluso il robbone [veste signorile#93;, e colla berretta quadrata. Non poteva uscir fuori di casa se non accompagnato almeno da due servitori onestamente vestiti. Appena prendea possesso dell'uffizio si faceva consegnare tutti i libri e scritture, spettanti al suo governo e le chiavi delle porte di Rapallo, non fidandole se non a chi era delegato di aprirle o chiuderle.
Avea di salario lire 2533 di genovini, che doveano pagare gli uomini dei singoli quartieri, e gli spettava pure la metà delle condanne pecuniarie.
L'abitazione del Capitano, del Vicario, del Cancelliere e dei soldati corsi, che gli facevano scorta, fu sino al 1645, nel castello,che ora, soggiorno delle Guardie di Finanza e dei carcerati, sfida i marosi, che vi si frangono attorno. Ma per essere in mare isolato, i Consiglieri di quell'anno votarono L. 50000 per un nuovo palazzo, che non fu però costrutto, ma se ne prese uno in locazione dai Pescia presso il ponte di S. Francesco.
Quando, in mezzo ad un gran codazzo, il Capitano di Rapallo si portava in Chiesa ad assistere alle funzioni solenni, gli spettava nell'altar maggiore una sedia a bracciuoli, coperta di rosso damasco e posta in faccia a quella dell'Arciprete: ed apposito Cerimoniale regolava persino le incensate, che spettavano di diritto a quel rappresentante del potere dogale, a quel mozzicone di democrazia, che Genova superba, quando la campagna fremeva nel sorriso dei fiori, mandava con apposita galea a far giustizia in mezzo dei nostri antenati.

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