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    Pezzi di storia

Merletti

Tratto da "Piccole industrie – Atti" - Venezia, 1876

I merletti sono di tre specie distinte; 1° quello di arte, tutto ad ago: è un vero basso rilievo in filo di refe o di seta, lavorato sopra disegni qualche volta degni di Raffaello; 2° quello che è la vera industria artistica, ed è il merletto intrecciato in fuselli, un che di mezzo tra l'arte e l'industria, capace di merlettaia imitare molto felicemente parecchi tra i disegni del merletto della prima specie in ciò che riguarda il rilievo. E' di pregio e di prezzo senza confronto minore, ma può raggiungere ancora un grado notevole di perfezione.
Segue una terza specie, quella del merletto meccanico, detto thull [o tull]. … In Rapallo, Portofino e Santa Margherita ci sono 7285 merlettaie1 e gli abitanti sono 18773. Le ragazze, quando hanno compito 5 anni di età, sono mandate alla scuola del cuscino tombolo: in 4 o 5 mesi lavorano una piccola trina: poi fanno lavori più difficili, sempre di refe bianco, poscia lavorano merletti di seta, e a 16 anni una ragazza è una merlettaia perfetta. Assise sulla soglia delle loro case o lungo le vie col tombolo dinanzi tu le vedi intente a far scorrere velocemente fra le dita i piombini e ottenere i più leggiadri lavori. Non vi furono mai fabbriche di merletti, propriamente dette. Le donne appartenenti a famiglie aventi qualche fortuna comprano il refe, la seta e i cartoni dei disegni e lavorano per conto proprio; ultimato il lavoro lo vendono ai mercanti. Quelle povere invece, le vere operaie cioè, ricevono il refe, la seta e i cartoni dei disegni dal mercante per conto del quale, mediante conveniente mercede, eseguiscono il lavoro. I mercanti pagano loro un tanto per ogni metro, a seconda della larghezza del disegno e la qualità dell'oggetto da farsi, ma in media ognuna di loro guadagna circa 80 cent. al giorno, e le più brave 1 lira e 40 o 50 centesimi il massimo; il meno cent. 40 circa.
A Rapallo ogni bottegaio, dal mercante di tessuti al venditore di frutta, in maggiore o minore quantità fa negozio di merletti. Nessuno vi si dedica esclusivamente, tranne Emanuele Campodonico.
A Santa Margherita invece vi sono una ventina di famiglie, le quali non esercitano che questo negozio e lo fanno in grande, massime per l'America del sud; ora da quei luoghi abbondano le richieste, per cui la esportazione è aumentata specialmente da circa un anno.
I merletti di refe bianco per uso di arredi sacri, per biancheria lavoransi comunemente a Rapallo e a Portofino, e questi anche sono esportati nella maggior parte in America.
In Santa Margherita invece si fanno generalmente quelle di seta nera, e là vi sono le operaie migliori e più intelligenti per la esecuzione di disegni con punti diversi.
In un seno amenissimo del golfo di Rapallo, largo circa 1200 metri, è posta Santa Margherita ligure. Quivi l'arte fiorisce e diremo innanzi tutto quale sia la denominazione che viene data ai punti.
In Santa Margherita dicono punto intiero quello che somiglia a un tessuto; il mezzo punto chiamato volgarmente lavoretto, diversifica dal primo per avere più radi i fili tra loro. Punto armelletta sarebbe quello che ha molta somiglianza ai semi trovati nel torso delle frutte, nelle mele, pere, zucche, ecc., e che in Toscana per la sua forma appellano a spola. Punto a brocche è quello che è fatto a piccoli gruppi, e che perciò rilevando gli toglie d'essere agguagliato; e che per scimmiottare gli stranieri comunemente in commercio è appellato punto cluny. Punto a gruppo è quello con più nodi, perché la treccia, invece di quattro fili, è condotta con otto: ed è chiamato in commercio, anche per essere ligi agli stranieri, e non so per quale cagione quipure. Punto crespo che ha crespe, cioè non disteso ed ha delle grinze, ed anche questo in omaggio ai nostri vicini è detto punto chantilly.
Avvi anche il punto appellato margaritese e sarebbe quello composto di punto doppio, che vuol dire un campo di punto intiero e mezzo punto, e sopra con dei riporti a punto armelletta. E notisi che la maggior parte dei merletti che vengono di Francia le armelette sono unite al disegno con l'ago, mentre a Santa Margherita sono fatte insieme a tutto il disegno e coi piombini. Punto a file, così chiamato per essere condotto in linee rette che si seguitino per la medesima dirittura o per lo stesso cammino; con questo punto sono lavorate le trine per arredi sacri, tovaglie, veli, biancherie, ecc.; merletto punto contrario al crespo ché questo ha la maglia più arrotondata e fitta dell'altro, che resta più quadrato e più rado. Questi lavori sono fatti con disegni generalmente a semplici ornati, e anche dozzinali, e sempre di refe bianco.
Altri generi di punto vi sarebbero ancora per esempio il punto a tre a tre il punto a trina, ecc.; ma assai difficile è il poterli tutti enumerare, poiché le varie denominazioni di lavoro assumono nomi diversi a seconda della fantasia dell' operaia che eseguisce il merletto.
Importa affine di ottenere la esecuzione perfetta dei merletti, di pungere a eguali distanze e bene assai, le cartoline dei disegni, nei di cui fori dipoi le lavoratrici conficcano gli spilli, i quali servono di regola per condurre con precisione i fili avvolti ai piombini. I disegni che ora sono in uso differenziano molto dagli antichi, pei miglioramenti introdottivi per la ricchezza del lavoro e per la varietà dei punti impiegati negli stessi.
Qualunque oggetto di ornamento femminile con disegni i più svariati, a ornati, a mazzi di fiori ecc., viene eseguito colà e specialmente a S. Margherita: scialli, mantiglie, talme, vite, camiciette, fazzoletti, veli per copertura della testa e simili. Si vedono in S. Margherita scialli che misuravano due metri quadrati, e talme o mantelli per signora, che hanno un'altezza di circa un metro e centimetri sessanta, e una lunghezza di quattro o cinque metri. Ma il più importante si è che i medesimi sono tutti d'un sol pezzo, e non aggiunti a varie liste, come generalmente lo sono quelli di Francia; né hanno verun preparato come quelli che ci vengono dall'estero, ai quali il fabbricante lo dà appositamente per ottenere una maggiore, ma fugace bellezza.
Dalla direzione generale delle gabelle, si potrebbero ottenere le statistiche sul prezzo e la quantità dei merletti esportati.
Alla Amministrazione centrale pervengono le statistiche delle dogane più importanti di ciascun gruppo, perché queste riassumono il movimento delle merci degli uffici meno importanti, come sarebbe precisamente Santa Margherita ligure, Rapallo e Portofino.
Siccome nella riviera orientale di Genova questa industria dei pizzi e merletti è una specialità dei suddetti luoghi, senza tema di sbagliare, si è ritenuto che quelle partite indicate nei quadri riassuntivi statistici erano prodotti, della industria di dette località. A questo riguardo aggiungasi ancora che nelle statistiche di ciascuna dogana non vi possono figurare i pizzi destinati all'America per la ragione, che queste spedizioni si fanno sempre nei porti ove trovansi i bastimenti che fanno vela per quelle lontane regioni.
I pizzi e i merletti destinati in Isvizzera viaggiando per terra, vengono muniti soltanto all'estrema frontiera delle relative bollette, e nelle statistiche di quegli uffici non si sa più distinguere se sieno prodotto più di una provincia che di un'altra.

Pizzi o merletti esportati da S. Margherita ligure, Rapallo e Portofino.
Quantità in chilogrammi.
1868 1869 1870 1871 1872
1,114 1,125 897 1,751 2,295
Valore commerciale
1868 1869 1870 1871 1872
779,800 787,500 627,900 1,225,700 1,607,500

Da questo specchietto risulta che la esportazione dei merletti da due anni andò aumentando quasi del doppio, e perciò quasi duplicato n'è il valore. L'agiatezza di Santa Margherita in questi anni crebbe mirabilmente e per l'aumentato commercio con l'America, e perché da quelle lontane regioni tornano in paese con considerevoli capitali molti dei suoi figli. Sembrerà cosa non vera per chi non conosce appieno quei luoghi il sentire a narrare dei fatti che mostrano a qual grado di operosità e di risveglio commerciale sieno arrivati gli abitatori di quel fortunato paese, e qual prospero avvenire gli si presenta.
Urge adesso che si diffondano buoni disegni e che si istituisca una apposita scuola di disegno e di arte applicata alla industria.


Tratto da "Nuovo dizionario universale tecnologico o di arti e mestieri – Vol.XIII" Venezia, 1834

Chiamasi tull un tessuto traforato che somiglia al fondo dei merletti che si fabbrica sull'ordinario telaio da calze, al quale si aggiungono uno o più meccanismi per tale oggetto. Il tull è quindi una specie di lavoro a maglia pel quale gli inventori chiesero particolari privilegi. Ci limiteremo a dar quivi un merlettaie cenno delle ricchezze acquistate dalle manifatture per l'estinzione e pubblicazione di questi vari privilegi, dandone una recinta analisi o solamente il titolo di essi.
Nel 1806 i Bonnard padre e figlio di Lione, chiesero un privilegio di 15 anni per alcuni perfezionamenti fatti nel telaio da calze, mediante i quali si può lavorare con esso il tull liscio ed operato a maglie annodate, come il tull inglese.
Nel 1809 Legrand, Bernard e compagni presero un privilegio di 5 anni per lo stesso oggetto.
Nel 1810 Nicola Lavis, ed Alessio Louyet a Parigi presero un privilegio di 5 anni per un telaio atto a lavorare d'ogni larghezza tull, merletti neri, operati o picchiettati (zébrées) detti maglie di Berlino, ed altri lavori detti vellutati (peluchés). Producono eglino questi vari effetti con tre quadri di ferro combinati col telaio da calze ordinario.
Nel 1809 Janin di Lione chiese un privilegio di 5 anni per un meccanismo da lavorare il tull ed altri tessuti a maglia traforati. Questo meccanismo consiste nel combinare col telaio da calze comune, due quadri riuniti alle loro cime con due viti che fanno l'offizio di perni e che si potevan separare come a cerniere. L'uno è posto orizzontalmente dinanzi al telaio, l'altro innalzasi verticalmente. Quest'ultimo porta la spranga degli aghi, i quali sono di forma particolare, con questo meccanismo Janin fabbrica il tull doppio.
Nel 1811 Desussy a Lione prese un privilegio di 5 anni per un telaio da fabbricare il tull perfezionato coll'aggiunta d'un meccanismo che lo rende atto a fare qualunque disegno sopra un fondo di merletto e contemporaneamente ad esso.
Nel 1812 Gillet e Jourdant di Brusselles, chiesero un privilegio di 10 anni per un meccanismo atto a lavorare con qualsivoglia materia filamentosa una maglia da calze traforata detta tull piquè.
Nel 1813 Coutan di Parigi prese un privilegio di 5 anni per la fabbricazione della maglia-tull ed altre maglie broccate, con un meccanismo ingegnoso che adattasi al telaio da calze comune, col quale ottengonsi varie sorta di maglie.
Nel 1818 Meynard il minore a Nimes chiese un privilegio di 5 anni per una stoffa di seta detta maglia vellutata. Non parleremo di vari altri privilegi accordati sullo stesso argomento e pei lavori a maglia, giacché non sono ancora spirati. Non ne citeremo veruno di quelli per lavorare i merletti che somigliano a quelli pel tull. Il solo di cui siasi fatto meritamente un elogio è quello di Heathcoat. Questo non potrà pubblicarsi che nel 1835; è il più perfetto che si conosca e non solo fa i fondi, ma ancora i ricami.


1 Ve ne sono, ma poche anche a Chiavari.

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