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1964: il Giro d'Italia a Santa

1 giugno 1964, lunedì: arriva a Santa Margherita la 17a tappa del 47o Giro d'Italia. Partiti da Livorno, dopo 210 km la tappa è vinta da Franco Bitossi, del team "Springoil-Fuchs". Maglia Rosa, dalla 5a tappa fino all'ultima, il francese Jacques Anquetil, del team "St. Raphaël".

traguardo Arrivo al traguardo

2 giugno: giorno di riposo "trasformato per molti in una sfiancante giornata trascorsa a far nulla e a rammollirsi allo scirocco che soffia ininterrottamente".
3 giugno: alle ore 10.40 partenza da Santa Margherita alla volta di Alessandria. Aria afosa, nuvoloso con qualche goccia di pioggia.

Da allora sono trascorsi 53 anni, la città è cambiata, ma anche allora non erano tutte "rose e fiori": "alberghi che in occasione della tappa-riposo del Giro d'Italia avevano disdegnato di accogliere la carovana per lasciar posto a ospiti più raffinati e di più lunga permanenza hanno dovuto registrare invece parecchi vuoti".

Ecco la cronaca della tappa del giornalista Vittorio Varale su La Stampa del 2 giugno 1964:

Se avesse le abitudini (il temperamento combattivo e tenace ce l'ha) di Taccone, il ventiquattrenne Franco Bitossi, da Camaioni in quel di Firenze, ex modellatore ceramista e da due stagioni corridore professionista - in segno di esultanza oggi tagliando il traguardo della diciassettesima tappa avrebbe ben in alto levata la mano, aprendo tre dita. A significare, cioè, che questa è la sua terza vittoria nel Giro (e immediatamente successiva a quella di ieri; la prima, si ricorderà, egli la riportò a San Pellegrino, il terzo giorno del Giro).

Bitossi Franco Bitossi

Bitossi è arrivato alla testa d'un gruppetto di otto avversari, ma non in volata - giacché almeno una decina di metri lo separavano da Adorni (secondo) e il doppio da Zilioli (terzo) e gli altri. Il toscano quel vantaggio lo aveva conquistato di slancio sulla breve rampa che precede la discesa da Rapallo su Santa Margherita; vanamente Adorni e compagni tentarono di colmare il lieve ritardo, i distacchi rimasero inalterati in quell'ultimo chilometro convulso e velocissimo, cosicché, il cronometrista poté registrarli. L'assalto alla «fortezza Anquetil» oggi ha avuto un altro emozionante episodio, dal quale il campione francese - attaccato come un cinghiale dalla muta dei cani famelici -, è uscito piuttosto malconcio.
Staccato (ne diremo poi le circostanze) sul finire della salita al Colle di Velva a una cinquantina di chilometri dall'arrivo, da quel momento egli ha avuto tutti contro. Costretto a un inseguimento che ha avuto fasi veramente avvincenti, Anquetil si è difeso con tutte le sue forze; è rimasto senza compagni di squadra; ha dovuto far da sé; finalmente ha salvato la maglia rosa, trattenendola soltanto per un lembo.
Passando sotto lo striscione d'arrivo frammischiato nel secondo gruppo, il cronometrista gli ha riconosciuto un mucchietto di minuti secondi di ritardo, il beneficio dei quali naturalmente va agli avversari che più da vicino lo seguono in classifica.
Cosicché, da stasera una nuova situazione (se non come posizioni nella graduatoria generale, certo come distacchi) s'è venuta creando. Eccola. Il campione francese è ancora Maglia rosa, ma Fontona ha ridotto della metà il ritardo che aveva stamane, adesso lo spezzino è soltanto a 33", mentre il ritardo di Zilioli è anch'esso diminuito: è di l' 22", e proporzionalmente sono diminuiti quelli di Mugnaini, di De Rosso, di Adorni, di Balmamion. E' avvenuto, insomma, un massiccio riavvicinamento alle spalle di Anquetil, che lascia facilmente immaginare quanto «caldi» saranno i prossimi giorni sulle strade liguri posdomani, e piemontesi fino all'ultima tappa, domenica, con arrivo a Milano.

Anquetil Jacques Anquetil

La cronaca della corsa va raccontata dal momento in cui è scattata l'offensiva contro Anquetil. Quattro righe soltanto per dire che quando si cominciò a salire verso il valico di Velva (km. 164 dalla partenza e 46 all'arrivo) cominciò il gruppone ad allungarsi - ma non a frazionarsi. La salita, inframmezzata da discese, da falsopiani, dura assai, e soltanto verso la fine si drizza alquanto. Avanti che i corridori sfilassero sul culmine dov'era posto un traguardo a premio (e vi giunsero velocissimi, in piena azione direi, con Zilioli battistrada davanti a Fontona, a Bitossi, ad Aldo Moser e poi gli altri disseminati) già Anquetil era in ritardo, già si stava producendo come protagonista assoluto nell'inseguimento in cui si compendia - col risultato già detto -, l'episodio determinante della corsa.
Cos'era avvenuto? Avevamo sentito l'annuncio dalla radio di bordo. Attenzione, Anquetil è caduto con Di Maria e Nardello. Anquetil si rialza quasi subito, insegue assieme ai suoi gregari che l'hanno atteso. Ma sono gli altri, sono Zilioli, Fontona e compagnia, che non lo hanno atteso. Anzi. Aspettiamo altre notizie sul francese, ma non vengono. Rimaniamo con i primi che come matti si buttano nella discesa - con Adorni punto di mira alla testa della lunga fila. Ci sono tutti i buoni, nella scia del parmense, manca soltanto Taccone che in una curva ha sbandato, è andato a sbattere contro un muricciolo, lo rialzeranno piuttosto malconcio.
Anquetil, Anquetil che n'è stato? Perché ritarda? In testa, scendendo come saette verso Sestri Levante ci sono ventidue uomini a formare il primo gruppo - che ha tuttora Adorni come battistrada, di trecento metri almeno davanti a tutti. Prima di giungere al mare, mi fermo, faccio scattare il cronometro. Segna 1' 10" al passaggio di Anquetil. Sapremo poi, dal personale della vettura della squadra, che dopo la caduta e tre chilometri prima della vetta, nuovamente egli si era fermato - per cambiare la ruota anteriore, diventata sbilenca a causa dell'incidente, guai se gli si fosse infranta nella precipite discesa. E' stato quest'atto di ponderata e fredda prudenza, che ha appesantito la situazione di Anquetil fino a metterlo in pericolo di perdere la maglia rosa.
Il suo inseguimento continua; a tratti sembra guadagnare terreno, a tratti no. A Sestri Levante (mancano 25 chilometri all'arrivo), il suo ritardo dal primo gruppo è annunciato in 55"; è diminuito a 25" cinque chilometri dopo. Si comincia a pensare che avanti il traguardo di Santa Margherita, egli riuscirà nell'intento di raggiungere i fuggitivi. Ma la battaglia è impari. Mentre Anquetil è rimasto senza gregari, quasi sempre è la sua maglia rosa che appare in testa alla pattuglia degl'inseguitori, quelli davanti si alternano a condurre stretti e uniti nel mutuo patto d'arrecargli il maggior danno possibile.
Niente da eccepire. «Córsa l'è córsa». La corsa è corsa sentivo dire già trent'anni fa dall'altro Balmamion, il «Magninot» zio dell'attuale corridore. Peggio per chi è rimasto indietro.

Ordine d'arrivo:
  1. Franco Bitossi (Springoil), che copre i 210 km. della tappa in 5 ore 53' 1" (media oraria km. 35,691);
  2. Vittorio Adorni, con lo stesso tempo;
  3. Italo Zilioli a 3";
  4. Alberto Marzaioli;
  5. Marcello Mugnaini;
  6. Rolf Maurer;
  7. Renzo Fontona;
  8. Guido De Rosso;
  9. Franco Balmamion, tutti col tempo di Zilioli;
  10. Silvano Ciampi a 35".

A dieci chilometri dall'arrivo, sulle ultime montagne russe della Riviera di Levante, i venti corridori in fuga cominciano a frazionarsi, soltanto i più forti rimangono in testa. Sentono alle spalle il fiato della Maglia rosa, ch'è rimasta soltanto con Ciampi (squadra di Bitossi), con Gomez e Pelizzoni (squadra di Fontona), con Motta (squadra di De Rosso): come dire che lasciano fare tutto a lui. Sulla fede del l'annunciatore ufficiale a 9 chilometri dal traguardo il suo distacco sarebbe ridotto a 15", qualcosa come duecento metri, ma tale ritardo si riferisce ai corridori già lasciati indietro dal gruppetto in fuga, dove sono rimasti i nove dai quali di lì a poco, dopo un vano tentativo in extremis del napoletano Marzaioli, uscirà Bitossi per vincere la tappa come già detto.
Domani, prima e unica giornata di riposo del Giro…

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