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    Pezzi di storia

I "Savoia" nei paesi del Golfo Tigullio
di Arturo Ferretto

Il Mare – 20 novembre 1909

I viaggi del Re Vittorio Emanuele I

Regina Margherita Regina Margherita

Allorché il 30 gennaio 1905 S.M. la Regina Margherita venne a Rapallo, e si recò a Montallegro, che nel suo arcano e suggestivo linguaggio mormorò alla Vedova Augusta1 suadenti parole di pace, di sollievo e di gioia, parve un sogno, e si credette che nessuna testa coronata di Casa Savoia avesse onorato di sua presenza il nostro paese e gli altri villaggi, che palpitano lungo l'incantevole cornice.
Apro la Gazzetta di Genova del 26 maggio del 1819, e l'articolo di fondo, che l'infiora, forma una fulgente pagina di nostra storia domestica.
Essa concerne l'arrivo di S.M. Vittorio Emanuele I, Re di Sardegna, di Gerusalemme e di Cipro, Signore di Genova e della Liguria, lassù a S. Lorenzo della Costa, di dove lo sguardo, come aquila superba, spazia lungo tutta la nostra spiaggia ridente e vellutata.
La pagina è così scritta:
«Martedì 25 del corrente (maggio 1819) S.M. si è recata a visitare la nuova strada carrozzabile, detta di Levante, intrapresa da Genova alla Spezia, la quale sta per aprire un altro interessantissimo accesso a questa nostra città, dalla parte della Toscana.
S.M. è arrivata in carrozza a Recco, e quivi, quantunque si trovasse disposta la strada per il passaggio delle vettura sino a Rapallo, S.M. ha preferito di salire a cavallo, onde meglio godere della felice esposizione della salita di Ruta, che in molti luoghi offre dei superbi punti di vista.

Vittorio Emanuele I Vittorio Emanuele I

Giunta in vicinanza di S. Lorenzo della Costa, da dove si scopre quasi tutta la strada in costruzione sino a Chiavari, S.M. è ritornata, e si è specialmente fermata all'ingresso orientale della già descritta Galleria forata sul monte Ruta, osservando lo stupendo quadro che attraverso della medesima presentano Genova ed i suoi dintorni.
S.M. ha con particolare compiacenza esaminata la traccia e l'esecuzione della strada, e si è degnata di replicatamente esternare la piena sua soddisfazione al sig. Cav. Podestà, Inspettore dei ponti e strade in questo Ducato, il quale ha avuto l'onore di accompagnarlo.
S.M. ha concesso una gratificazione agli operai impiegati sulla linea dei lavori percorsi, ed ha fatto eziandio rimettere ai sigg. Arcipreti di Recco e di Ruta delle somme, da distribuirsi ai poveri delle rispettive loro Parocchie, aggiungendo così i suoi benefizi privati al sommo e primario vantaggio della Grande Opera che la sua Real munificenza fa stabilire in quei paesi con rara attività».

La Gazzetta di Genova ci dà particolari interessanti intorno al matrimonio, celebratosi in Torino il 15 agosto 1820 tra S.A.R. la Principessa Maria Teresa Ferdinanda, figlia del nostro Monarca, nata in Roma il 19 settembre 1803, e l'Infante D. Carlo Luigi di Borbone, nato il 23 dicembre 1799, principe ereditario di Lucca.
Il loro passaggio per la nuova strada dei Giovi, le festose accoglienze a Novi, a Busalla ad Isola del Cantone ed a Genova formano un bellissimo caleidoscopio.
A Genova le feste assursero ad un avvenimento straordinario, celebrato in prosa ed in versi.

Ruta Galleria di Ruta

Il 9 settembre 1820 S.M. il Re Vittorio Emanuele, verso le otto, giunse alla Spezia da Lucca, ove accompagnò la figlia sposa.
Alla domenica mattina del 10 settembre arrivò in Genova, e la Gazzetta del 13 settembre ci annuncia che il Re «ha fatto il tragitto del Golfo a Sestri sopra la mezza galera la Beatrice, ed ha quindi proseguito per terra il suo viaggio».
Il cronista laconico non ci dice dove abbia pernottato il Re, se a Chiavari, oppure a Rapallo, stazioni postali, ov'era necessaria la sosta per il cambio dei cavalli.
Comunque sia il Monarca sabaudo vide per la prima volta Rapallo, percorrendo poi la nuova strada, che avea l'anno antecedente inaugurata.

I tempi erano corsi tristi, ed una grave procella erasi scatenata sul capo dell'Augusto Sovrano.
Sfiduciato Vittorio Emanuele I, il 13 marzo 1821, abdicò prima in favore di Carlo Alberto, che dovea essere Principe Reggente, ma poi, il 16 marzo dello stesso anno, il fratel suo Carlo Felice, duca del Genovese, assunse le redini del governo2.
E da Nizza il 19 aprile confermava la sua abdicazione «pregando il nostro fratello il Duca del Genovese di assumere il governo ed il titolo di Re ed assicurare la felicità dei suoi popoli».
Le accoglienze fatte dai Genovesi a Vittorio Emanuele I, sono ampiamente descritte dalla Gazzetta di Genova, la quale nel numero del 6 giugno 1821 così racconta:
«Le LL.MM. il Re Vittorio Emanuele e la Regina Maria Teresa, dopo tre soli giorni di dimora in questa città, si sono rimesse in viaggio lunedì mattina (4 giugno), cioè S.M. il Re, che a cagione del tempo cattivo non ha potuto imbarcarsi, ha proseguito per terra lungo la riviera di Levante, recandosi a Lucca, ove credesi possa essere già arrivato il suo augusto fratello il Re Carlo Felice; e S.M. la Regina colle RR. Principesse si è diretta per la via della Bocchetta alla volta di Modena.
La partenza delle LL. MM. era stata indicata alle sei della mattina, e vi si trovarono S.M. il Governatore generale conte Des Geneys, i generali e comandanti dei corpi e le principali autorità. Le LL. MM. si sono degnate di accogliere tutti con particolare bontà, e di trattenersi qualche tempo ragionando coll'affabilità che è loro naturale, col numeroso corteggio di dame ch'erano state sollecite di recarsi a prender congedo dagli augusti viaggiatori».
Una corrispondenza, mandata il 4 giugno allo stesso giornale di Rapallo, così descrive l'arrivo del Re:
«Rapallo 4 giugno. Questa città ebbe oggi la sorte di rivedere S.M. il Re Vittorio Emanuele, e benché il suo arrivo sia stato quasi improvviso, ha potuto cionondimeno tributare colle più vive dimostrazioni i sentimenti del più profondo rispetto, da cui venne sempre distinta. Le finestre vagamente adorne di veli e di tappezzerie, le salve della torre, il suono festivo delle campane di tutte le chiese misti agli applausi di un popolo immenso accorso al suo passaggio resero sì lieto un sì bel giorno. S.M. accolse colla più degnevole bontà nel palazzo del sig. marchese Gio. Carlo Serra, ov'era andata a scendere, l'illustrissimo sig. Vice Intendente di Chiavari, il Rev.mo Capitolo, il Giudice e la Civica Amministrazione. Recossi quindi alla vicina chiesa di S. Francesco, ove fu data la benedizione col SS.mo e dopo di aver in essa lasciato delle prove della R. beneficenza proseguì alle 4 pomeridiane il suo viaggio alla volta di Sestri accompagnata dalle acclamazioni e dai voti di tutta questa popolazione».
A completare le notizie giunge in buon punto un'altra relazione, comparsa nella Gazzetta del 9 giugno 1821.
E' del seguente tenore:
«Genova 9 giugno – Dai più autentici riscontri siamo assicurati che il viaggio del Re Vittorio Emanuele lungo la Riviera di Levante è stato felicissimo. Partita S.M. da Genova il lunedì mattina, si fermò a pranzo a Rapallo, e pernottò a Sestri nel palazzo del sig. marchese Brignole. La mattina seguente S.M. si rimise in viaggio alla volta della Spezia con tutto il suo seguito in quattro carrozze, e furono le prime che videsi salire il Bracco per un lungo tratto della nuova strada, che è in costruzione fra questo villaggio e Trigoso. Dal Bracco a Matarana S.M. andò a cavallo percorrendo in gran parte l'apertura di detta nuova strada carrozzabile, la cui costruzione è qui pure in attività.
A Matarana si trovò una delle carrozze spedite incontro a S.M. che mediante le disposizioni prese sul momento poté pervenire fino a questo villaggio, e S.M. ne profittò fino a Borghetto, ove rimase a pranzo. Al Borghetto erano intanto giunte dalla Spezia le carrozze per tutto il seguito, lungo l'alveo della Vara e del Riccò, che è il solo tratto di strada che ancor deve intraprendersi. Per tal guisa in questo tragitto di oltre 60 miglia da Genova alla Spezia S.M. non fece che otto miglia a cavallo nella posta del Bracco a Matarana, il che non è meno una prova dell'attività con cui sono stati spinti i lavori, che uno stimolo per promuoverli con eguale ardore, onde poter vedere quanto rpima aperta una sì interessante e desiderata comunicazione, monumento della saviezza e beneficenza di S.M.
Le popolazioni della città e paesi appena informate del passaggio di S.M. hanno fatto a gara per tributarle i sinceri omaggi della loro devozione con tutte quelle dimostrazioni, che nella ristrettezza del tempo poterono eseguire, come illuminazioni, archi di verdura, iscrizioni e sopratutto colla loro premura di recarsi sul passaggio di S.M. e dimostrarle colle festive loro acclamazioni, i sentimenti di amore e di riconoscenza, ond'erano animate.
S.M. ha attraversato la città di Chiavari senza fermarsi, ma tutta la strada e le finestre erano apparate di arazzi in segno di gioia. A Sestri di Levante l'illuminazione era generale; il Rev. Capitolo e tutte le autorità si trovarono al ricevimento del Re, e furono quindi ammesse al baciamano.
Alla Spezia eguale festa ed entusiasmo: S.M. si degnò di far fermare la carrozza per ricevere il complimento del Sindaco, e malgrado la stanchezza del viaggio, giunto all'alloggio preparatogli ricevette le autorità, il clero, il corpo civico e gli impiegati.
Tra molte belle iscrizioni trasmesseci, la ristrettezza del foglio ci fa limitare alla seguente, che leggevasi sopra un arco trionfale eretto alla Spezia:

Salve, o Monarca e Padre: ognora intero
Serbi sui nostri cuor l'antico impero.

S.M. ripartì dalla Spezia la mattina seguente alle 1 e mezza fra gli evviva dell'intera popolazione e le salve dei legni di guerra tanto dello stato che esteri ancorati nel Golfo.
S.M. si mostrò contentissima del suo viaggio per terra e dello stato, a cui sono già pervenuti i lavori della nuova strada e si degnò di esternare la sua piena soddisfazione a quante persone ebbero la sorte di ossequiarla ed in particolare maniera al sig. Maggiore del Genio Cav. Podestà, Ispettore di ponti e strade, che ebbe l'onore di accompagnarla fino alla Spezia, e che prevenuto un solo giorno avanti della determinazione di S.M. di prendere la via di terra, era riuscito a predisporre le cose lungo tutta la strada con tanta celerità e successo».
Re Vittorio Emanuele, accompagnato da S.E. il Conte di Roburent, Grande Scudiere, e da altre persone della sua Corte, giunse a Lucca verso il mezzogiorno del 6 giugno.

Ho evocato questi cari ed affettuosi ricordi sabaudi oggi, che ricorre il lieto ben auspicato genetliaco della Regina Margherita di Savoia, che, come dissi, il 30 gennaio 1905 soggiornò nell'Albergo d'Europa già proprietà di Gian Carlo Serra, che il 4 giugno 1819 accolse a pranzo Vittorio Emanuele I.
Lo stesso patrizio avea pur dato ospitalità al pontefice Pio VII, che vi dormì la notte del 2 al 3 aprile 1815.
I due avvenimenti storici furono incisi in marmo e l'epigrafi furono dettate dal celebre latinista Prof. Faustino Galiuffi.
Quando il palazzo Serra, fondato a metà del secolo XVII dagli Spinola, passò in proprietà del sig. Angelo Prandoni, a cui Rapallo deve l'impianto del primo Albergo di lusso, una mano, o per meglio dire, un ordine vandalico, fece amovere le due lapidi, che ora sono confinate a San Lorenzo della Costa.
Chissà quale sorte sarà riserbata a queste lapidi, che fuori posto non han nessun valore, ma che murate nel pristino luogo, offrono due date, o per meglio dire due ricordi, i più lusinghieri non solo per il nostro paese, ma per la storia d'Italia!


1 Il suo consorte Umberto I era stato assassinato a Monza il 29 luglio 1900
2 Il 13 marzo 1821 Vittorio Emanuele I abdicò in favore del fratello Carlo Felice: poiché Carlo Felice si trovava in quel momento a Modena, Vittorio Emanuele I affidò temporaneamente la reggenza a Carlo Alberto, che era secondo in ordine di successione

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