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    Pezzi di storia

Pesca de' Coralli1

"Viaggio nella Liguria Marittima – Tomo terzo" di Davide Bertolotti, 1834

La più bella e la più preziosa di tutte le sostanze che impropriamente si chiamano Piante marine, è il corallo. Il nome greco di questo zoofito significa adornamento del mare. Finsero i poeti che nascesse il corallo dalle stille di sangue che grondarono sopra alcuni virgulti marini dal teschio della Gorgone tenuto in ingegno mano da Perseo, nell'atto che questo eroe liberava la bella figlia di Cefeo legata allo scoglio.

«Così nacque il corallo, e ancor ritiene
Simil natura che nel mar più basso
E' tenero virgulto, e come viene
A l'aria, s'indurisce e si fa sasso
»2.

Nell'istoria di Medusa gli antichi adombrarono il sistema delle pietrificazioni.
L'arte, col dare al corallo il lustro e la foggia, lo trasforma in vaghi fregi donneschi.

- Onde pulito e terso
Quinci adorna il corallo a le donzelle
I bianchi polsi e gli odorati colli
3.

Non ignude del lucente corallo sono le rocce del mar ligustico ove il lor piede più innoltran nell'onda4. Ma la natura ivi lo pose come peregrinità, non come esca al pescatore5.

- «Ecco allo sguardo innanzi
Della barbara Orano e di Biserta
Le turrite apparir fronti, e le piagge
Dove al rogo se stessa un dì proferse
La sconsolata Dido; ecco ove sorse
La combattuta Birsa, e la difesa
Dal punico Esculapio infausta rocca
».

In su que' lidi dell'Africa vanno a pescare il corallo i marinaj del seno di Santa Margherita6.

(tratto da "Practical Magazine Vol.VI – 1876")
Pesca e manifattura del corallo
Fino a poco tempo fa la pesca del corallo era fatta quasi esclusivamente dagli italiani, e ancora oggi sono loro a praticarla più di ogni altra nazione. Alla fine del 1869 c'erano 433 barche da pesca coralline italiane, di cui 329 di Torre del Greco. Le rive più frequentate dalle coralline erano quelle della Sardegna.
La quantità di corallo pescata da navi italiane, secondo la media degli ultimi anni, supera i 4 milioni di lire all'anno. Dal 1865 questa pesca, tuttavia, è diminuita poiché in diversi porti dell'Algeria - e in particolare quello di La Calle, dove quattro quinti della popolazione si occupa della pesca di corallo - ci sono più di cento barche da pesca coralline che navigano sotto bandiera francese, ma con equipaggi interamente composti da italiani che sono diventati cittadini francesi per evitare il servizio militare. Altri impegnati nella pesca corallina sono solo gli spagnoli, che dispongono di sessanta imbarcazioni. Complessivamente, la pesca corallina di nazioni non italiane ammonta a meno di un milione e mezzo lire all'anno.
Il corallo fornisce il materiale principale per un'importante industria, quasi interamente nelle mani degli italiani. Dei 78.000 chilogrammi di corallo, pari a 7,5 milioni di lire, pescati da italiani e non, una piccola porzione di circa 5.000 chilogrammi di colore e qualità più pregiata viene venduta dopo essere stata lavorata da orafi in varie forme, come componenti di gioielleria. Il resto, di qualità inferiore, serve per la fabbricazione di altri articoli di corallo. In Italia 6.000 lavoratori, uomini e donne, sono impiegati nella lavorazione del corallo in più di sessanta aziende. Il valore del corallo lavorato annualmente ammonta a 9,5 milioni di lire. Circa due terzi di esso sono esportati nella Polonia russa, a Bombay, Madras, Calcutta e in Indocina, dove è ampiamente utilizzato.
(L'Economista, 28 maggio 1876)

Lo cercano altresì sulle costiere della Sardegna: meno abbondante, ma più pregiato essendo il corallo del mare Sardo pel suo colore più porporino. I più sperti competitori che i Liguri s'abbiano in questa pesca sono i Napolitani.
Cento o cencinquanta barchette dette Coralline, si spiccano ogni anno in sul finir del marzo dai varj paesetti del golfo di Rapallo. Ha sette marinaj ogni battello che va in Sardegna; nove quel che va in Africa. La navigazione e la pesca li tengono fuor di patria sei, ed otto mesi talora.
La felice od infelice ventura ha gran parte nel prodotto della pesca del corallo, benché l'abilità la governi. La praticano generalmente nella profondità di 40 o 50 metri, e nella forma che segue:
Ogni battello ha un ordigno fatto di due panconi lunghi 4 o 5 metri ciascuno, inchiodati un sull'altro a forma di croce. I bracci della croce sono armati alle quattro loro estremità di un ferro grande uncinato. Sotto gli uncini s'apre una borsa di tela, e sopra all'intorno gira una rete di cordicella. Una grossa fune regge quest'ordigno nel centro. Il navicellajo cala la macchina ove crede abbondante il corallo; la sperienza gli è guida e maestra. Come 1'ordigno ha preso il fondo, egli attacca la fune al battello e senza troppo scostarsi dal sito, si rigira vagando qua e là per ogni verso, acciocché gli uncini recidano e schiantino i coralli aderenti allo scoglio. La borsa riceve i viventi rami così divelti; e la rete, allargando i lembi per l'acqua, raccoglie gli altri non caduti dentro la borsa. Quindi il pescatore ritira a sé la macchina, e si consola al vedere la ricca preda, o s'attrista trovando le sue speranze ite a male. Egli ricomincia il suo lavoro intorno a quello scoglio se tornò buona la pesca, ovvero muta luogo se nulla ha fruttato7.

(tratto da "The Manufacturer and Builder – march 1872")
La pesca del corallo
Si può dire che la pesca del corallo sia particolare, senza alcuna analogia con altre attività di pesca nei mari europei, salvo che la pesca della spugna.
Le stazioni di pesca si trovano sulle coste italiane e sulle coste di Barberia [Nord Africa]; vale a dire in gran parte del bacino Mediterraneo. In queste regioni si trovano foreste acquatiche su ripidi strati rocciosi, formate dal corallo rosso, il più brillante e il più celebre di tutti i coralli.
Per molti secoli si ritenne che il corallo fosse una pianta, ma oggi si sa che è di origine animale, simile al guscio dei molluschi; è costruito da una famiglia di polipi che vivono insieme. Questa classe di esseri è detta zoofiti. E' diffusa nel Mediterraneo e nel Mar Rosso, dove si trova a diverse profondità, ma soprattutto tra cinque e centocinquanta braccia [tra 9 e 270 metri].
Ogni polipo somiglia a un sottile arbusto grazioso, rosso, privo di foglie, con piccoli e delicati fiori stellati. La corteccia di questo piccolo albero è comune alla famiglia, i fiori sono i polipi. Queste cortecce presentano una crosta morbida reticolata, piena di piccole cavità che sono le cellule dei polipi, e sono permeati da un succo lattiginoso. Sotto la crosta è il corallo propriamente detto, duro come il marmo, caratterizzato da una superficie a righe, il colore rosso brillante e la lucentezza.
La pesca è condotta principalmente dai marinai di Genova, Livorno e Napoli, ed è così faticosa che in Italia si dice comunemente che un marinaio obbligato ad andare alla pesca del corallo dovrebbe essere un ladro o un assassino. Il detto è un insulto gratuito al marinaio, ma trasmette bene l'idea del tipo di attività.
Le imbarcazioni impiegate per la pesca sono da sei a quindici tonnellate; solide e ben adatte per il lavoro: sono attrezzate con una grande vela latina e un fiocco o una vela di strallo. La poppa è riservata all'argano, ai pescatori e all'equipaggio.& #133;
Si seleziona il corallo, i rami dei preziosi zoofiti preziosi vengono puliti e privati delle conchiglie e degli altri parassiti; i prodotti vengono infine trasportati e venduti nei porti di Messina, Napoli, Genova e Livorno, dove i gioiellieri li acquistano.

La maniera con che vien condotta la parte economica di questa pesca è un antico vestigio dei metodi mercantili de' Genovesi. Lo spirito di associazione e la buona fede ne fan l'elemento. Il capitale d'ogni battello è composto di quattro o cinque mila lire, e diviso in quattro o cinque azioni, prese da altrettanti azionarj. Intera è la loro fiducia nel capo navicellajo e ne' suoi marinaj. Accade talvolta che il profitto della pesca addoppi il capitale; ma la reputano già ben fortunata quando frutta dal 20 al 30 per cento. Vendono il corallo ove più lor torna, in Genova o in Livorno o in Marsiglia8.
Oltre a venti fabbriche di corallo sono in Genova, qual maggiore qual minore. La cura di cernere, tagliare, radere, fregare, rappianare, lucidare, assortire, infilzare i coralli, dà impiego a buon numero di operaj nell'alta valle del Bisagno. I lavori di maggior finimento non si fanno che in Genova. Si riduce a molte varie guise di fregj il corallo: ma la più usitata per lo smercio all'estero è la collana a grani tondi. E così lo mandano in lunghe file per tutto; e specialmente in Levante e nelle Indie
«Volte al nascente sol, volte al cadente,»
ma più nelle prime.
Ed antico appresso i Genovesi è il lavorio del corallo, e il loro smercio de' coralli lavorati nelle parti orientali. Essi li recavano nel medio evo alla Tana dove li compravano i mercatanti persiani per trasportarli e diffonderli nell'Asia centrale9.
Quando i Portoghesi primi di tutti arrivarono per mare all'Indostan, il re di Calicut dimandò loro che gli portasser coralli10. Di quindi in poi i coralli lavorati di Genova passarono a Lisbona donde trapassavano a Goa11. Dopo il 1814 la spedizione di questa ricca e bella merce si fa principalmente per l'Inghilterra, molto acquistandone i reami britannici, molto rivendendone nella penisola del Gange i privilegiati lor trafficanti.
Il negozio de' coralli lavorati soggiace alle vicende comuni a tutti gli ornamenti il cui prezzo è determinato dalle dimande che seguon la moda. Pochi anni fa era assai prosperevole; si computava che le fabbriche di Genova ne producessero per due milioni di lire.
Presentemente il difetto delle vendite muove a dolorosa querela i fabbricanti.


1 «Corallo, materia pietrosa formata a guisa di pianta, e prodotta da animali, la quale nasce nel fondo del mare.»
2 Ovid., Metamorf. trad. dall'Anguillara.
3 Cesare Arici, del quale sono questi versi, descrive poeticamente sì, ma non meno esattamente del fisico Donati, la natura del corallo:
Come dell'api è il favo opera e nido,
Opra è cosi de' polipi il corallo.
E se in chimico case ove ribolla
Fumante nitro tu l'immolli e affondi
E su vi sparga e mesca onda natia,
Tutto in lui che si aduna estranio corpo
Calcareo si dissolve, e insiem conteste
Le cellette parranno e i tubi, sede
Già dell'insetto abitatore. Occulto
Ivi s'innesta il primo, a cui dà vita
Visibil uovo che fecondan l'onde;
Ivi prende alimento, e fuor trasuda
Dal diafano corpo un rubicondo
Umor, che di sue forme anco s'impronta
E celletta addivien; che abbandonata
Poscia dal morto polipo s'impietra.
Nascon altri, e su quella impongon nuove
Saldissime magioni; e il tronco ingrossa,
E si partono i rami: o che talento
Naturalmente il polipo conduca
Lungo l'impreso arbusto, o che gli svolga
Altro caso per fianco; e s' ammassiccia
L'un sopra l'altro e crea. Quindi si spegne
Così l' insetto interior, cui reca
Impedimento al cibo il verme opposto:
O fuor si spinge a la corteccia, e sporge
Le stelliformi sue branche natanti,
E le contrae, se cibo alcun ne apporta
L'incostante onda. Pei deserti tetti
Cosi Aracne sua fine opra colloca , ecc.
Del Corallo, Poema.
4 A' promontorj delle Mele, di Portofino, del Mesco, ecc.
5 Sembra tuttavia che altre volte più abbondassero i coralli in queste acque; perciocché il finto Don Luigi de Gongora che stampava nel 1665 a Madrid la sua Real Grandeza de Genova, così ne favella:
Ni es menor la muchedumbre preciosa de sus corales, que se cogen de encendido color, y extraordinaria grandeza, parto nobilissimo destas aquas, apetecido de las nationes estranas, y provincias mas remotas.
6 Specialmente ne' tratti di mare tra Bona e Bisestri. Essi pagano alle Reggenze per ogni battello un tributo da 100 sino a 150 pezzi di Spagna, ed inoltre 10 o 12 libbre di corallo scelto.
7 Talvolta la macchina porta sopra sino ad un rubbo di coralli, tal altra nulla.
8 Si computa che la pesca del corallo occupi circa mille individui; e che il suo prodotto sia di circa 400 m. lire, da cui s'ha da togliere i tre quarti per le spese.
Le forme, i colori, gli usi del corallo così vengono descritti dall'Arici:
Né del vago corallo una è la forma,
Né d'un purpureo sol lucido ammanto
Ride. Ma qual di spicciolata rosa
Il dolce imita colorito, o il verde
Smeraldo, o il croco pallido; dipinge
Altro l'azzurro, altro qual pario marmo;
Or di eretico splende ebano, or finge
Dell'avorio il candor nitido e bello;
E qual, più ch'altro ancor pregiato e raro,
Diversa iri colora; e il perso e il giallo,
E il roseo delle mammole pallore
Nelle ruote concentriche assimiglia.
Quindi all'Indo si reca; e al molle Perso
Ne' gelosi ricinti le trapunte
Pareti e le gemmate ampie cortine
Fregiando abbella, e il grave della spada
Forbito pomo, e la fumante canna.

Dall'opposto candor risalto e luce
Bella acquista il corallo, onde alle amate
Nel geloso riserbo a Vener caro
L' incoronato oriental tiranno
Sovente il reca, e i femminili ingegni
Tenta l'invidia di quel dono . . .
O beata colei cui il desïato
Monil si cinse, e piacque al suo signore
Incoronar tra le rivali! Indarno
Non sorgerà la notte, e Amor con vane
Lusinghe e vane larve a la fanciulla
Ardente il cor non turberà; ché pegno
D'amorose dolcezze ivi è il corallo,
E della scelta sposa. - Ai Mani caro
Fra gli Arabi sepolcri, ultimo dono,
Accompagni gli estinti; e a la rapita
Vergine cruda dall'inferno Dite
Aureo ramo novello il core invogli.
Ché non sì tosto a morte i lumi chiude
Ivi l'uom tra il compianto o la donzella,
Che di mirra amarissima l'amato
Corpo ugnendo, lo stuol delle pietose
Donne in fasce lo avvolge, e lo inghirlanda
Del pregiato corallo, e nella tomba,
Ultimo dono, coll'estinto è chiuso.
Cesare Arici, Poema del Corallo.
9 Depping, Hist. du Comm. du Lévant.
10 Navig. di Vasco di Gama.
11 E quest'articolo, scriveva il Galanti nel 1795, si fa a conto de' Genovesi.

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