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Urna cineraria di Santa Margherita

"Storia del Comune di Santa Margherita Ligure" di Fedele Luxardo, Genova, 1876

Urna
Plinio vivea sugli inizii del primo secolo cristiano e fra gli altri nomina i seguenti Luoghi: Portus Delphini Tigulia intus Segesta Tiguliorum. Il perché non puossi dubitar punto della esistenza dei Tigulii prima della Fede Cristiana e conseguentemente del lor politeismo.
E se non si possedesse da noi altro monumento, ci potrebbe bastare quello, il quale si conserva nel Comune Sammargaritese e che a noi pare irrepugnabile. Il prefato Spotorno, oltre il parlarne nella citata Storta Letteraria della Liguria, ne discorre nelle Annotazioni agli Annali di Genova, scritti da Monsignor Giustiniani e in altri suoi Scritti1. Negli Annali scrive: «Un altro monumento antico è quell'Urna cineraria in Santa Margarita con bassi rilievi del culto di Mitra. Ed è singolare per questo specialmente, che ne' due lati vi hanno gli emblemi di Apollo, come Dio dei poeti, cioè piante di alloro, di cui i cigni mangiano le bacche.»
Nell'Indicatore scrive: «Un'urna cineraria (Epoca prima, p. 27) che si vede in Santa Margarita e che rappresenta scolpiti gli emblemi e i sacrificii di Mitra, ci può far credere che anche tra noi, probabilmente per la via di mare, giungesse quel rito orientale, in cui sotto il nome di Mitra si adorava il Sole ossia Apollo e il Febo dei Greci e dei Romani.» Lo Spotorno, è vero, non dice in qual parte della Riviera nostra si tributassero al Mitra Orientale onoranze divine, ma è naturale cosa che abbiale riscosse più dove sonosi ritrovati i monumenti del suo culto che in altri Luoghi. E a questo vanto pretendono a ragione i Popoli del Golfo Tigulio.
Or giova qui riferire la iscrizione che illustra questo monumento. Essa vuolsi leggere nel modo seguente

DIS. MANIBUS SACRUM
LUCII TAJETII. PEPSI FECERUNT
TAIETIA. EUTERPE CONTUBERNALIS
ET LUCIUS. TAIETIUS. APOLLINARIS. FILIUS
BENEMERENTI. ET. SIBI
POSTERIS. QUE. EORUM.

Il Ganducio già citato e il Muratori2 la riferiscono alquanto diversa, e non esattamente; forse perché la copiarono non dal marmo stesso, ma da MS. poco esatti. Essa dice, che, essendo mancato di vita Lucio Taiezio Pepso, Taiezia Euterpe sua donna e Lucio Taiezio Apollinare suo figlio, hanno eretto a lui questo monumento, il quale dovrà servire anche agli autori del monumento e a' loro posteri. E questa iscrizione che dichiara inoltre: Che in tale Urna riposano le ceneri di Lucio Taiezio Pepso, morto quando si solevano bruciare i corpi cioè nei tempi di Roma idolatra. E gli emblemi e simboli sculti in tal monumento che significano? Che chi lo eresse come pure il defunto, veneravano Mitra Orientale, cioè lo stesso Dio, cui adoravano i Greci e i Romani sotto i nomi di Febo e di Apollo. E perché si riferisce da noi? Onde si comprenda dai lettori che nel Luogo, ove trovossi e nel delubro, ove stava riposta, si veneravano gli Dei, e che per conseguenza la sua religione era la Gentilità e che perciò esso esisteva sin da quei tempi. Il resto che la ricorda ed illustra, lo riporteremo più innanzi nel processo di questa Istoria.

"Guida al Tigullio – Costa ed entroterra" di Susanna Canepa e Renato Lagomarsino, De Ferrari, 2004

L'archeologia moderna ritiene che l'urna cineraria del sec. II d. C., conservata nella chiesa di Santa Margherita, non possa certificare - come si è supposto in passato - una fondazione romana, essendo un manufatto che può essere stato recuperato in un luogo e in un'epoca imprecisati. Molto probabile è invece la frequentazione dei crinali collinari già in epoca protostorica perché direttamente collegati con il Castellaro di Uscio, ove gruppi umani si erano insediati dall'inizio del Neolitico.
Il sito era naturalmente difeso da pendii scoscesi, non lontano da sorgenti né da vie d'altura adatte sia al controllo del territorio sia alla transumanza. Scambi commerciali potevano avvenire presso gli approdi naturali, agevolmente raggiungibili percorrendo le degradanti dorsali collinari.
Successivamente, con il progredire dell'agricoltura divennero più funzionali gli stanziamenti a mezzacosta, comunque lontani dalle aree paludose che contraddistinguevano le pianure alluvionali liguri.

Non ci sarà dunque consentito di credere che questo paese esistesse sin dai tempi pagani? Non possiamo dubitarne. Che se ci venga obbiettato che esso non si trova nominato nella Storia naturale di Plinio, risponderemo col Biagioli suddetto3, il quale, dopo le parole, Liguriae finis, dello stesso Plinio, aggiunge: «Segnasi dagli antichi Geografi nella loro Tavola fra Genova e Porto Delfino un altro littorale Paese, di cui non fece Plinio veruna menzione e dinominavasi Ricina, forse al presente, scrive Cellario, il Borgo di Recco: «In reliquo littore Liguriae post Genuam est… Ricina, nunc forte vicus Recco et Plinii Portus Delphini, quem Delphinos Antoninus vocat, corrupto nomine Porto-fino4. Il silenzio adunque di Plinio, siccome non rende punto inverosimile 1'antica esistenza di Rapallo anche nei tempi del gentilesimo, così render non può inverosimile la preesistenza di questa popolazione (di Santa Margarita, già del Pescino) adiacente ad un luogo che vi prende nome e fama 1'abitato frequentissimo Golfo.»
Dunque le ragioni riferite a favore di altre terre, anche più cospicue che quella di Santa Margarita Ligure, non dovranno favorire anche a questa e rassicurarci parimenti della sua esistenza sin dai tempi gentileschi?
Che poi Santa Margarita-Ligure fosse chiamata del Pescino, ab antico, ne abbiamo prove irrefragabili. Leggesi nel Registro Arcivescovile di Genova al 1143: Decima de Piscina, unam partem habet rubaldus cauaruneo, aliam partem, ecc.5.

"Atti della Società Ligure di Storia Patria - Vol. III - 1864 – Iscrizioni Romane della Liguria" raccolte ed illustrate dal Socio can. prof. Angelo Sanguineti
S. Margherita è grossa terra assisa in riva al mare in un seno amenissimo tre chilometri a Ostro da Rapallo e 15 da Chiavari: Dalla seguente iscrizione che vi si conserva e che dicesi rinvenuta nel secolo XVI nel demolire un antico tempio, si deduce la probabile antichità di essa terra; ma se ne ignora il nome primitivo; quando non si abbia a riconoscere in Pescino, come si chiamava nel medio evo.
DIS MANIBVS . SACRVM
L . TAIETI PEPSI . FECERVNT
TAIETIA . EVTERPE CONTVBERNAL
ET . L . TAIETIVS APOLLINARIS . FILIVS
BENEMERENTI . ET SIBI
POSTERISQVE EORVM

Di questa epigrafe, che esiste in S. Margherita, nei diversi autori che la riportano, abbiamo diverse lezioni. La peggiore, non se ne dubita, è quella del Ganducio. Oltre di essere accorciata, offre uterque in luogo di Euterpe: di modo che riesce ad un imbratto da non cavarne costrutto. Lo Schiaffino, il Piaggio, il Muratori la danno con lezione uniforme tra loro, salvo la parola di mezzo del secondo verso, nella quale si direbbe essere avvenuto alcun guasto nella pietra, per cui non potendosi legger bene, ciascheduno abbia messo ciò che ha creduto potervi rilevare. Lo Schiaffino ha PEP . S . L, il Piaggio in un luogo (vol. 7 p. 93) ha POP . S . L e in un altro (p. 343) PEP . SI. Il Muratori finalmente ha PERS . L.
Noi sulla fede del Sac. Fedele Luxardo, erudito e diligente investigatore delle memorie Sanmargaritesi, che attesta aver esaminato il marmo, abbiamo accettato Pepsi terzo nome di Taiezio, il quale per quanto possa parere strano (e ve n'ha di più strani e di stranissimi) se ci è, bisogna pure accettarlo.
L'Arciprete di S. Margherita, nella cui Chiesa si conserva questo monumento, ci somministra la conferma della lezione che offriamo, avvertendoci che nel marmo il nome gentile e il cognome sono così vicini che sembrano formare una sola parola, come pure Euterpe e contubernal.
Ma questo non vuolsi attribuire ad altro che al poco garbo dell'incisore, non potendosi neppur per sogno confondere il nome di Taiezio, che è riprodotto nella sua compagna e nel figlio, col terzo nome di questo soggetto. Lo stesso dicasi di Euterpe colla sua qualità di contubernalis. Il marmo è un'urna cineraria. Oltre all'epigrafe presenta anche delle figure in basso rilievo, che il Luxardo si occupa a descrivere ed illustrare largamente. Di che questa è la somma. Nei due lati dell'urna è scolpita una pianta di alloro con le bacche sui rami. Appié dell'albero stanno due cigni.
Sotto all'iscrizione si vede una figura alata che svena un giovenco. Al di sopra dell'epigrafe sono rappresentati due uccelli che bevono ad una tazza, e quinci e quindi due teste di ariete. Il P. Spotorno che in più luoghi ebbe occasione di parlare di questo monumento, non dubitò di riconoscervi il culto di Apollo ossia Mitra. L'alloro ed i cigni ognun sa che simboleggiano il primo e che la figura alata, che inforca il giovenco in atto di sgozzarlo, allude ai misteri mitriaci. Mitra presso gli antichi orientali era il Dio del Sole, com'era presso i Greci ed i Romani Febo Apollo. Ora questa rappresentazione simbolica non accenna già ad alcun grado di sacerdozio esercitato dalla famiglia Taiezia, che sarebbe espresso nell'epigrafe; ma è piuttosto un atto di divozione verso tali divinità e meglio anche un'allusione al nome di Apollinare figlio di Pepso, che insieme ad Euterpe gli consacra il monumento. Il titolo poi di contubernalis dato a quest'ultima era quello che si usava in luogo di uxor per le persone servili. Onde si vede che tale era la primitiva condizione di questi soggetti.
Di questo monumento, come pure di quello dedicato a Giulio Adepto, di cui abbiamo registrata l'epigrafe al n.° 3, si può vedere l'accurato disegno e la relativa illustrazione nei Monumenti Sepolcrali del prof. Alizeri. Riguardo a questo Taiezio egli discorre a lungo ed eruditamente del culto di Mitra, ma nell'epigrafe, che pur dice d'aver copiata dalla pietra originale, pone un punto tra PEP e SI. Ad onta di questo noi stiamo alla lezione che abbiamo adottata sulle indagini che vi abbiamo fatto ultimamente praticare.


1 V. Annali della Repubblica di Genova, scritti da Monsignor Agostino Giustiniani, corretti ed illustrati. Genova, tipografia Ferrando. 1834, vol. 1, a pag. 530 e l'Indicatore del 1835 ossia Guida di Genova, in cui è inserita una sua Operetta di 35 p., impressa coi tipi dei fratelli Pagano, intitolata: Compendio della Storia Ecclesiastica della Liguria.
2 V. Novus Thesaurus veterum inscriptionum tom. 3, pag. 150, edizione di Milano, an. 1740.
3 Storia MS, del Santuario di Nostra Signora della Rosa, già citata. V. a pag. 135.
4 V. Cellario, lib. 2, cap. 3.
5 V. Atti della Società Ligure di Storia Patria; vol. 2, p. 2. pag. 17. Genova, per Tommaso Ferrando, 1862.

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