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    Pezzi di storia

Contributi per la Storia della Beneficenza rapallese
di Arturo Ferretto

Il Mare – 21 maggio 1910

Carità patria – Ospizi ed Ospedali lungo le vie romane

L'imperatore Augusto avea disposto lungo lo grandi vie militari, che solcavano l'Italia e l'impero, numerosi posti fissi, da mutare rapidamente i cavalli, chiamati mutationes [da mutari, cambiare], ed altri più numerosi da potervisi fermare, chiamati mansiones [da manere, fermarsi], ospedale medievale presso cui sorgevano le taverne per alloggio.
Era il bisogno necessario d'una sosta dopo il lungo cammino.
Anche Tiberio, imitando Augusto, avea disposto che più frequenti sorgessero i posti di guardia, detti stationes militum, per difendere i viandanti dai ladri e dai predoni lungo la via romana. Circa l'anno 200, secondo nota Tertulliano, trovavansi in tutte le provincie, compresa la nostra Liguria, posti militari per investigare i briganti.
Una legge imperatoria dell'anno 423 stabiliva apposite case o chiesuole per comodo delle strade e dei ponti, ed un capitolare di Carlo Magno del 23 marzo 789 decretava «esser cosa venerabile che gli ospiti, pellegrini e poveri trovino per luoghi diversi appositi locali per esservi accolti.»
La strada nostra romana ebbe adunque attraverso i secoli i posti fissi per mutare i cavalli, le tappe di fermata colle osterie, i posti di guardia e gli ospizii od ospedali.
Questi ultimi sorsero dalla carità patria!

Ora sul vertice dei gioghi alpestri, ammantati di neve; ora lungo le viottole, profumate di timi; ora presso il guado di torrenti, in cima, od in mezzo ad un ponte, od accanto alla chiesa parrocchiale, ombreggiata dall'olmo secolare; ora in piccole casette sbigottite su pianori o su valichi montani, al rezzo [frescura] di noci e di maestosi castagneti, dove il verde dei faggi e dei frassini tremolava lucido sulla riposta viola e sulla margheritina silvestre; ora lungi dall'abitato in forre paurose, in anfratti pericolosi, presso un pilone, sormontato da una rozza Madonna, la carità patria avea fatto sorgere un'infinità di piccoli ospizi, ed ospedali, a sollievo dei pellegrini e dei viandanti, che transitavano per recarsi in Roma, alla tomba degli Apostoli, per portarsi in Campostella, a pregare su quella di S. Giacomo, o in Terrasanta sotto le spoglie di ardenti crociati, oppure a sciogliere il voto presso Chiese o Santuari lontani.
La podesteria di Rapallo, che ha pagine vivide nella storia della carità, possedeva i suoi ospizi, non eretti dall'arte, che riafferma ed esalta i fatti compiuti, ma creati, tra grida di allegrezza, dalle corde armoniche di cuori uniti, che li avea predestinati e ispirati, ritmo possente di un coro prodigioso.
A Rovereto, poco lungi dalla strada nazionale, in una località, chiamata l'Ospedale, sorge tuttora una casa colonica, raffazzonata su archi di pietra nera.
Ivi sorgeva l'ospedale di Sant'Orsola.
Presso il vecchio ponte di Zoagli avea vita l'ospedale di S. Giacinto.
Sotto la protezione di San Cristoforo, il grande Santo, che nel medioevo veniva dipinto con forme colossali presso i fiumi ed i torrenti, ed era di buon presagio per le puerpere e per chi intraprendeva un lungo viaggio, fa capolino il primo e grande ospedale di Rapallo, poco lungi dall'attuale ponte di San Francesco.
La strada, che va alle Monache, ricorda il nome di questa benefica istituzione.
Cristoforo, prima di cader martire sotto Giuliano, l'apostata, oriundo Cananeo, peregrinò di qua o di là, finché giunto presso un fiume molto largo e profondo, sprovvisto di ponti e di barche pensò di stabilirvisi ad esercitare una carità fiorita, col tragittare per amor di Dio di qua e di là i viandanti, mettendo a contributo la sua gigantesca e poderosa statura.

Quel morbo deleterio, che fu chiamato fuoco sacro, venne dalla Francia in Italia verso l'anno 1089, e prese ad infuriare presso di noi nel modo il più terribile e spaventoso, così per la gran quantità dei colpiti, come per la sua intensità e pei tristi effetti, che ne seguivano, sicché i poveri, che non avevano mezzi come le persone agiate, da farsi assistere nelle loro case, giacevano distesi su per le piazze e per le vie, movendo a compassione e spavento chi li vedeva.
A scemare tanta sventura si eressero gli ospedali, dedicati a Sant'Antonio Abbate, scelto dal popolo a speciale protettore ed intercessore di quella calamità.
E Rapallo, come ricordo di tale intercessione, sacrò al Santo un ospedale verso la metà del secolo XV.
Pagana, Santa Margherita e Portofino aveano i loro ospedali.
Tutti questi ospizi, tanto beneficati nel medioevo, offrivano un tetto ospitale all'affannato viandante, un pane per isfamarlo, un ceppo benigno per riscaldarlo; gli facevano dimenticare le nebbie uggiose, ove avea ramingato, le raffiche, che si erano addensate e sfrenate sul suo capo, l'ala viscida della pioggia, che eragli sbattuta brutalmente sul volto, e gli assalti dei barbari predoni; anch'essi, i modesti ospedali da Rovereto a Zoagli, da Zoagli a Rapallo, da Rapallo a Portofino, senza far gala di maestosa architettura, colle loro feconde e vetuste memorie cantano ancora maestosamente l'anima della patria ed esercitano un fascino singolare.

Qua e là sotto portici chiusi, o in androni di case, nascono altri ospizi minori, chiamati Cadé, ossia Case di Dio. Gli atrii delle cappelle di San Pantaleo e di San Rocco offrono il ricovero per la pioggia, che scroscia, e trovo pure in un manuale dell'Arciprete Andrea Massa sui primordii del seicento notate le elemosine, offerte a sollievo di poveri Inglesi, che passavano in mezzo di noi.
Nella strada deserta, che guida a S. Massimo, tra il folto dei castagneti, verso la metà del secolo XV, la munifica famiglia D'aste fa innalzare l'ospedale di S. Lazzaro, che accoglieva gli affetti dal male di lebbra.
Più in su, in cima alla frazione di Bana, sino alla fine del secolo XII, l'ospedale di San Bartolomeo apre i suoi battenti, a pellegrini ed ammalati, ed è in processo di tempo proprietà delle monache di Vallecristi.
Gli ospizi nostri erano governati da un custode, chiamato rettore o ministro, e, se vicini ad un ponte, da una persona, che si chiamava ponterio.
Per lo più aveano due piccoli reparti, per uomini e per donne; altre persone pie, stanche dai trambusti della vita, a dette opere faceano benefiche donazioni dei loro beni mobili ed immobili, riservandosene in vita l'usufrutto, e col semplice nomignolo di reddite e redditi, di conversi e converse, applicavansi come infermieri alle cure dei poveri, dei pellegrini e degli ammalati. Quando la caducità inesorabile di tutti i sentimenti e di tutti gli ardimenti avea già cosparso di cenere i cuori, presso quegli ospizi, emanazione vera della carità cristiana, trovavasi ancora l'impulso all'amare!

Le idee generose adunque aveano avuto il primo germoglio, il primo virgulto verdeggiante e la prima ramificazione dal cervello e dal cuore dei nostri vecchi, che abitavano tra Rovereto e Portofino, contadini, rematori e commercianti, i quali, deposte le vanghe, appesi i remi ed i ramponi ai ganci delle finestre, si ritempravano al fuoco d'un ideale, più sublime di questa povera argilla.
In quella sincerità effervescente, alimentata dalla fiamma della fede, in quella breve sosta di vita, quanti dolori reverenti ed affranti venivano a raccogliersi presso di noi, sotto il profumo resinoso dei pini contorti, all'ombra mite degli ulivi, dai riflessi metallici, e feraci nella georgica quiete dei clivi, dei colli e delle prode, che s'inseguono!
Quanti cuori di rudi e abbronzati Rapallesi, dal muscolo d'acciaio, in una dolce e blanda suggestione, hanno fatto scolta d'onore a strazi d'agonie di soldati feriti, a salme di pellegrini sconosciuti, che avevano sin qui acquistato forza dall'innocuo bordone e dal tabarro, coperto di conchiglie, risaltanti sul bruno saio!
E all'ombra del nostro San Cristoforo si dissetarono bocche affebbrate, si tolsero rughe dalle fronti, e palpebre languide ed arse brillarono di nuovo nelle vecchie corsie.
Nell'aria libera, tersa ed azzurra la gioventù brulicante usciva in un impeto d'amore dai casolari ed accorreva sulle breccia; e, come passeri che, pigolando sommessi, a volte combattono per un ramoscello di siepe, combattono i nostri baldi pionieri, anche per improvvisare con una scala a piuoli un lettuccio, per adagiarvi un ferito, un ammalato, un viandante estenuato, esercitando in tal modo la nobile missione della carità, che in Rapallo, sede del governo, era gigante e simile ad un grande faro, che vive della communione di mille fiammelle.
E s'interrompevano le occupazioni giornaliere; e, squassando ire e rancori, e deponendo tutti i fremiti, al soffio della carità si elevavano le anime al cielo.
Zoagli, Rapallo, Santa Margherita e Portofino in posizioni ridenti e soleggiate hanno eretto nuovi ospedali in tempi a noi vicini, e non mancarono i giovani angeli della beneficenza.
L' album della carità si ricoperse di firme ed è sempre aperto a tutti…
Gli angeli vecchi, i geni vecchi sorridenti del passato, dalle rovine, coperte di muschi e di licheni degli ospizi e degli ospedali medioevali, da quei santuari diroccati pieni di memorie e di affetti, che il popolo addita ancor dove ebbero vita, levano un canto di ringraziamento ed hanno una lagrima di riconoscenza per i giovani angeli, i quali, raccogliendo presso di noi unanime consenso di affetti e di pensieri, ricevettero con orgoglio quella fiaccola di carità benefica, che, non destinata a spegnersi, prolungandosi il miracolo atavico, consegneranno con una carezza augurale ad altri, che avranno essi pure lo spirito acceso di nuovi desideri e di nuove aspirazioni.
Come ieri, oggi… e come oggi, sempre…!

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