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    Pezzi di storia

Una voce del Partito Liberale Sammargheritese nel 1848
di Arturo Ferretto

Il Mare – 13 gennaio 1912

Sfrenavasi allora la riscossa con l'impeto di una ventata sferzante.
L'alba della patria unita chiamava a raccolta i suoi figli, ed il popolo d'Italia era cavaliere di libertà.
Nei nostri paesi, anche minuscoli, si andava plasmando un partito liberale, come necessaria reazione contro i conservatori ed i gesuitanti, che copertina tarpavano le ali ai voli alti e repentini di speranze e d'orgogli.
Faccio ora di pubblica ragione uno squarcio di vita tumultuosa, caotica, con la piena delle miserie, della vanità, dei pettegolezzi, e di tutte le cose, che hanno la vita d'un attimo fuggevole, ma che sono, o rappresentano, l'esistenza in una cittadina linda ed agghindata del nostro bel golfo, cioè della consorella nostra Santa Margherita [l'autore è di Rapallo], tutta bizzarra di tetti bigi, e gaiamente policroma, tra spiazzi chiari di colline e boschi di castagno ed uliveti argentei, che l'indiademano.

Il 14 giugno del 1848 il medico Teobaldo Ricci, scriveva da Santa Margherita, a Mons. Giuseppe Ferrari, vicario capitolare della sede vacante arcivescovile di Genova:

«Reverendissimo Monsignor Vicario,
Il sottoscritto nativo di Castelnovo Scrivia provincia di Tortona ed abitante in Santa Margarita da circa quindici anni in qualità di Medico, espone alla S.V. Reverendissima che nel corso di molti anni dacché esercita la sua professione in questo Paese, non ebbe mai a dar luogo ad alcuna lagnanza né per parte di sua condotta civile, né per parte di quella religiosa. A confermare in parte questa sua asserzione giovagli accennare (non certo per ostentazione) essere desso dei tre Medici esercenti in Santa Margarita il più onerato dalla pubblica confidenza per avere la clientela delle migliori famiglie del Paese, non che la cura dell'Ospedale comunale, e quella del Conservatorio Gimelli per cui è stato sempre generalmente stimato e rispettato.
Da tre circa mesi l'Esponente non può più asserire che regnino a suo riguardo le simpatie della Popolazione siccome nei molti anni andati. Le politiche evoluzioni che si sono svolte e rapidamente succedute nel nostro stato e nell'Italia tutta, non volsero certamente ad allegrare l'animo della maggior parte dei Margaritesi, i quali per non toccare ancora a quel punto di civilizzazione delli altri Paesi, perché dominati mai sempre dallo spirito gesuitico, abborrivano che si facessero da taluni manifestazioni di gioia al gran Pio Nono ed al Magno Carlo Alberto per le salutari riforme introdotte. Il sottoscritto unitamente ad altri impiegati di Santa Margherita, Medico Lorenzo Porta, Chirurgo Carlo Oliva, farmacista ed altri tutti forestieri si è unito ad una porzione delle più sensate persone del Paese secolari, e coll'intervento del Sindaco locale fece parte di una pubblica dimostrazione di allegrezza in occasione della concessa costituzione. I contadini e principalmente i marinai e pescatori del Paese, che formano la maggior parte della popolazione, guidati e consigliati dal Genio tenebroso concepirono sentimenti di malignità e di odio verso tutti gli impiegati del Paese e principalmente verso l'Esponente tacciandolo da irreligioso, framassone, ateo ed altro. In questo frattempo alcune persone cospicue del Paese collegatesi coi fabbricanti di corde concepirono il disegno di far allontanare dal Paese don Borgatta, economo della Parrocchiale di Santa Margarita, credendolo autore delle superstizioni dei Margaritesi; e vi riuscirono. Per siffatta allontananza del don Borgatta dal Paese i marinai ed i pescatori stuzzicati da scaltre persone, fecero una pubblica dimostrazione di notte contro i forestieri: gridando ripetutamente – morte ai forestieri – vogliamo Borgatta – morte al Medico Ricci.
Il sottoscritto in quella sera trovavasi a Genova, e giunto a casa, avendo sentito l'accaduto, non si sgomentò gran fatto, sapendo che i marinai erano gente fatta alla buona e facili ad essere tratti in inganno, ed anche facili ad esserne rimessi. Si diede pertanto premura di parlare con questa gente e di farla capace cacciata gesuiti da Modena con buone ragioni non aver desso avuto parte alcuna nello sfratto del Rev. Borgatta; ed in parte vi è riescito.
Ma lo spirito persecutore del genio tenebroso (potentemente alimentato da chi fa le funzioni di parroco, e più ancora da un certo Giuseppe Costa, giovine Medico pure margaritese, il quale per fini meramente secondari e di vile interesse nello scopo cioè di screditare il Ricci ed acquistar clientela maggiore, si associò al gesuitismo per coltivare gli errori e le superstizioni del Popolo) non vedendo pienamente compito lo scopo dell'accennata manifestazione contro l'Esponente immaginò un'altra congiura, che ebbe il suo pieno effetto. Se fece correre una voce nel basso popolo che il sottoscritto non solo era il capo dei framassoni e l'autor principale dello sfratto del don Borgatta, me che di più si era fatto lecito di percuotere colle mani e col bastone lo stesso Borgatta. Questa favola fu divulgata in modo e con tante belle circostanze che toccando proprio nella parte più sensibile di queste persone dabbene, fu dalla popolazione creduta per un'assoluta verità, per un fatto reale, dal che ne avvenne che questa popolazione, tutta santità, considerando il sottoscritto come uno scomunicato, credé di attirare in casa sua la maledizione chiamandolo a curare le loro malattie, epperciò l'abborrono e lo detestano e da ciò ne avviene al medesimo gravissimo immenso danno nell'onore e nell'interesse.
Il sottoscritto conoscendosi affatto innocente dalle succitate imputazioni affibiateli dai rugiadosi e dai maligni invidiosi, è non poco contristato per dover vivere in questa misera condizione, essendo per l'addietro vissuto come tuttora vive colla massima prudenza e riserbatezza: di tale verità ne fa appello a tutte le autorità, a tutti li altri parochi del Comune, a tutte le persone pensate del Paese. In questo stato di agitazione desiderando di mettersi in armonia colla popolazione ad esso lui avversa, fece ricorso al don Borgatta, pregandolo di inviargli una dichiarazione comprovante che non fu mai dall'Esponente né percosso, né ingiuriato, che anzi fu sempre rispettato, ciò che non sarebbesi potuto ricusare essendo pura verità.
Ebbe il sottoscritto in risposta che il nome di Borgatta essendo mal sentito a Santa Margarita, una sua dichiarazione, però giustamente richiesta, non farebbe che maggiormente esacerbare gli animi verso il medesimo. Chi potrebbe rimettere nella confidenza del popolo l'Esponente sarebbe il Parroco; ma nella chiesa di Santa Margarita parroco non ce n'è, e chi ne fa le veci è talmente pusillanime e schiavo di tutti e principalmente del Gesuitismo che non osa esternare un sentimento a favore di chi è creduto e ripudiato progressista.
L'Esponente pertanto nella misera condizione in cui si trova è venuto nella determinazione di ricorrere alla S.V. Reverendissima, supplicandola a voler impegnarsi a di lui favore, onde torni a godere nel Paese di Santa Margarita quella confidenza che meritatamente ha goduto per quattordici e più anni.
Il sottoscritto supplica pertanto la S.V. a prendere le seguenti risoluzioni:

  1. Degnarsi scrivere all'Economo Don Borgatta onde procurarsi l'attestato che non potrà negarle, comprovante la innocenza dell'Esponente nella affibiategli infamanti imputazioni, e col mezzo del facente funzione di Parroco farlo noto alla popolazione di Santa Margarita, esortandola a non più dar retta alle invenzioni dei maligni e delli invidiosi.
  2. Degnarsi di nominare colla massima sollecitudine un nuovo Economo in Santa Margarita nella persona di un sacerdote degno di coprire un tal posto e capace di istruire la popolazione come si conviene riunire tutti i partiti e renderla di un pensar solo, retto e sincero, animarla nello spirito del progresso e farla risorgere dalle tante superstizioni e dal letargo gesuitico in cui si trova immersa.

Che si addivenga a quest'ultima determinazione è il desiderio di tutti i buoni del Paese tanto dell'uno come dell'altro partito, è l'unico mezzo per quietare il Paese, per riunire e comporre gli spiriti esaltati e diversi, per rendere insomma la tranquillità e la pace nella Parrocchia di Santa Margarita.
Dio voglia che queste mie parole siano bene accolte ed esaudite.
Fatto a Santa Margarita li 14 giugno 1848.
L'umile Esponente
Medico Ricci Teobaldo»

I Gesuiti, membri della Compagnia di Gesù fondata nel 1534, costituirono un ostacolo alla diffusione dello spirito laicista spinto dal liberalismo ottocentesco.
Vincenzo Gioberti arrivò a definire il gesuitismo «uno dei principali ostacoli al riscatto d'Italia».
Nel Regno di Sardegna le critiche portarono a persecuzioni, tanto che il gesuita portoghese padre Jourdan venne impiccato in piazza San Domenico a Genova. Con la legge del 21 luglio 1848 e il decreto del 25 agosto lo Stato sabaudo decretò l'espulsione di quanti si rifiutavano di uscire dall'ordine.

Il grido dell'anima del medico Ricci fu in parte ascoltato dal Vicario Capitolare, il quale scriveva sulla copertina della supplica «Scrivere a D. Borgatta per consigliarlo, se è vero, a fare l'attestato che non fu percosso dal medico Ricci, né offeso. – Si è scritto.»
Il 1848, anno di speranze ineffabili e di sventure feconde, sorse fra il commovimento di tutta Europa.
L'Italia balzò in piedi fremendo, ed è bene che la lettera del medico Ricci ricordi il fremito sammargheritese di quell'anno, nel grande sogno della redenzione italiana.

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