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La Riviera di Levante tolta al Fieschi

"Atti della Società Ligure di Storia Patria – Vol.XXXVII – Fasc.IV" (1905)

Cacciato il Fieschi da Genova, sorse, quasi come naturale conseguenza, il desiderio di togliergli anche il comando della Riviera Orientale, che egli teneva per stemma consenso del re. A questo punto è bene avvertire che le due Riviere non dipendevano direttamente da Genova.
Nelle città della Riviera di Ponente eravi un capitano, delegato dal Governo francese, il quale non aveva alcuna cura del territorio che era sotto la sua giurisdizione, anzi molto spesso non vi si faceva vedere che al momento di riscuotere il denaro dovutogli pel suo officio.
Quella di Levante invece era nelle mani dei Fieschi.
Perciò i capi-popolo fecero conoscere alla plebe quanto importasse che Genova ottenesse il comando delle due Riviere, poiché al vantaggio materiale si sarebbe aggiunto quello di togliere ai nobili l'occasione ed i mezzi di vessare il governo del popolo, e così fu deciso, consentendolo il governatore, di inviare quattro commissari nella Riviera di Levante con mandato di levarne il comando ai Fieschi.
La mattina dell'8 settembre due brigantini veleggiavano alla volta della Spezia e di Chiavari; su quello che dirigevasi alla Spezia erano commissari: Agostino de Ferrari ed Antonio di Albaro; su quello diretto a Chiavari: Manuele Canale e Gio. Batta Luxardo. I commissari per la Spezia, giunti a S. Vito, sbarcarono per rendersi conto delle condizioni interne della città e per intendersi coi sindaci di essa che avevano fatti chiamare; ma le trattative con loro e col consiglio minacciavano di andare per le lunghe quando, presentatosi Giovanni di Biassa e proffertosi di prender la città senza colpo ferire, non trovarono difficoltà a permettergli la prova; ed egli, avviatosi con dieci o dodici uomini, entrò senza alcuna opposizione nella terra, mentre quelli del partito opposto prendevano la fuga.

La città di Genova era preda di lotte tra nobili, popolari e plebe: nel 1505 Paolo da Novi guidò una rivolta per liberare la città dal dominio francese del re Luigi XII, iniziato nel 1494. La vicenda si concluse con l'ingresso di Luigi XII a Genova il 28 aprile 1507.
Nel 1506 Filippo di Cleves, Governatore della Repubblica di Genova per il Re di Francia, assecondando il popolo in protesta, ordinò a Gian Luigi Fieschi di uscire dalla città.

Così la Spezia passò in potere dei commissari (9 settembre 1506), i quali provvidero subito a farsi mandare da Sarzana trenta balestrieri e cinquanta fanti per la guardia delle fortezze. Gli altri due commissari non ebbero egual fortuna; trovarono in Chiavari una guarnigione di 300 uomini inviati da Gian Luigi Fieschi, che allora era a Fontanabona, sotto il comando di Anton Maria Fieschi, il quale non fu per nulla intimorito né dall'arrivo del brigantino, né dalle lettere che i commissari gli inviarono, anzi minacciò di impiccare il messo se tosto non si fosse tolto dal suo cospetto.
Ora è bene a sapersi che il 10 settembre si teneva in Genova un grande consiglio per deliberare sull'abolizione della gabella del grano e sulla diminuzione di quella del vino; l'incarico di studiare la questione venne affidato a Vincenzo Sauli, Demetrio Giustiniani, Angelo di Corvara e Manuele di Canale, i quali dovevano anche rivedere i debiti di S. Giorgio. Durante questo consiglio il governatore si dimostrò assai propenso a favorire i popolari e giunse anche a proporre di inviare persona di sua fiducia, accompagnata da uno del popolo, a Gian Luigi Fieschi per intimargli di desistere da ogni impresa a danno di Genova e di licenziare le sue soldatesche.
Ai popolari non dispiacque la proposta e scelsero a loro rappresentante Taddeo Pogliasca che partì coll'inviato del governatore e trovarono il Fieschi a Fontanabona giacente infermo nella casa di Rosso Leverone. L'inviato del governatore parlò a lungo e in segreto col capo della parte nobile, né ci consta di che cosa discorresse; certo è che il Fieschi, dopo un po' di tempo, rispose ad alta voce ad entrambi che avrebbe rispettati i voleri del governatore.
Quali voleri? deporre le armi? cessare da ogni ostilità? Gli eventi proveranno il contrario. Il venerdì, 11 settembre 1506, Filippino Fieschi partiva da San Salvatore Chiavari con venticinque cavalli, trecento fanti e cento uomini di Fontanabona dirigendosi contro la Spezia. Gli Anziani tentarono di scongiurare il pericolo, mandando il 13 settembre una lettera ai due commissari della Spezia per avvisarli delle mosse dell'avversario e raccomandar loro di resistere ad oltranza e di ricorrere per aiuti al capitano Pietro Gambacorta pisano, che da Genova doveva andare giusto allora a Sarzana per assoldar gente. Ma era già troppo tardi, ché il 17 giungeva la notizia avere il Fieschi occupata la Spezia e saccheggiate molte case, e i commissari essere stati costretti a ritirarsi a Portovenere.
Al doloroso annunzio gli animi dei genovesi furono molto commossi. V'era chi sosteneva che, se i commissari della Spezia avessero avuti rinforzi, avrebbero potuto resistere, e chi riversava la colpa di non avervi provveduto a tempo su alcuni del popolo grasso e su certi artigiani che non volevano si eccedesse nelle spese; sembra però che la vera causa dipendesse dal fatto che le fortezze della Spezia, erano ancora occupate dalle soldatesche di Gian Luigi; comunque in ciò furono tutti d'accordo, che fosse d'uopo riparare all'onta patita e fu deciso di contrarre un grande prestito col banco di S. Giorgio per arrolare tremila fanti forestieri e corrispondere ai desideri espressi dai due commissari a Portovenere, i quali avevano scritto che per riprendere la Spezia occorrevano buone artiglierie e buoni artiglieri. Da Sarzana, dove poi eransi recati, riscrissero informando il comune dei preparativi che colà si facevano per armare fanti.
A Genova intanto requisivansi le artiglierie dalle navi ancorate in porto, per unirle a quelle che si avevano e, una settimana dopo che la Spezia era caduta in potere del Fieschi, tutto era pronto per la rivincita. Infatti la sera del 24 settembre partivano a quella volta due galee, una barca da nave carica di artiglieria e qualche brigantino. Sulle galee erano imbarcati i commissari, Bartolomeo de Franchi Luxardo e Simone Giovo a cui era stata data una istruzione che doveva servire anche per gli altri sei inviati nei giorni precedenti. L'istruzione si rivolge subito a questi dicendo che siccome essi medesimi aveano giudicata non molto difficile l'impresa della Spezia se si fossero provvedute le cose necessarie; così il comune inviava le due galee ed il brigantino di Marco Jambone con artiglierie, polveri ed altri «inzegni a quelle necessarî» insieme col maestro Ambrogio Gioardo valente artigliere.
Nelle dette galee v'erano pure tre comandanti pisani di cavalleria leggiera, molto esperti nelle armi e ciascuno di essi aveva sotto di sé venti soldati. L'istruzione contiene ancora qua e là ripetute esortazioni di usare molta prudenza e di badare a custodire le artiglierie (77): ma di prudenza e di bellici strumenti non ve ne fu bisogno, perché la flotta di Genova giunse alla Spezia (25 settembre) quando già il Fieschi, avuto sentore dei grandi preparativi fatti a Sarzana ed a Genova, s'era ritirato a Beverino, lasciando guarniti il castello e la bastia. Il 26 settembre presi anche questi, fu subito deciso di muovere contro Chiavari, l'ultima piazza forte del partito fieschino che rimanesse ancora nella Riviera Orientale.
La spedizione fu accortamente combinata e Genova vi impiegò il maggior contingente di forze che le fosse possibile. Infatti, mentre le milizie raccolte a Sarzana movevano dalla Spezia per via di terra alla volta di Chiavari e le galee le seguivano costeggiando, Genova inviava per mare Battista Cipollina e Battista Tasistro ad occupare Sestri Levante con duecento fanti; alcuni commissari poi, che si erano recati già da qualche giorno in val di Sturla e in val di Castiglione per raccogliere fanti, si tenevano pronti ad accorrere al bisogno. Era un accerchiamento completo. Prima di venire alle mani la Repubblica inviava due commissari: Luigi Pentema e Pantaleone de Franchi a Chiavari per chiedere l'obbedienza al comune in modo pacifico; ma anche qui i due commissari non trovarono più il nemico, ché nella notte precedente Anton Maria Fieschi, con tutte le sue soldatesche, comprendendo inutile la resistenza, aveva lasciata la città. Così il 28 settembre Luigi Pentema e Pantaleone de Franchi potevano scrivere dalla stessa cittadella di Chiavari al governatore ed agli Anziani che la città si era sottomessa e che vi avevano posto a presidio cento fanti dei duecento inviati a Sestri. In tal modo alla fine di settembre il popolo minuto aveva sottratta completamente la Riviera di Levante al Fieschi.
E' vero che a Rapallo e a Chiavari restò sempre un nucleo di partigiani di quella famiglia e che si ebbe di quando in quando qualche avvisaglia tra questi e i popolari, ma furono fatti di non molta importanza per la storia generale della Liguria.

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