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    Pezzi di storia

Cordanê

Scrive A.R. Scarsella nei suoi Annali:

L'industria delle funi, come era una delle più antiche in. S. Margherita, così era diventata una delle più diffuse nel popolo. Non meno di mille lavoranti vi trovavano «il necessario sostentamento nella stagione d'inverno, mentre nell'estate si trasportavano alli mari di Sardegna e di Corsica per attendervi alla pesca del corallo».

lisca Lisca

Accadde in questo anno [1788] che il Magistrato dei Conservatori del Mare pubblicasse una grida in cui, tra l'altro, si prescriveva «che tutti li cordanieri dovessero farsi scrivere nella matricola di Genova, e dovessero dichiararsi per l'arte grossa o per la minuta, con proibizione di esercitarsi in una a chi avrà eletto l'altra». Troppo manifesto era il danno che minacciava tutta la classe dei funaiuoli, quando tali disposizioni si fossero mandate ad effetto.
Questi pertanto ricorsero agli agenti, i quali subito scrissero al Magistrato, esponendo le ragioni dei loro amministrati. «Quanto al primo punto», dicevano essi, «è da notare che quest'arte vien esercitata nel presente luogo da tempo immemorabile senza che li professori della medesima siano mai stati sogettati a matricola di sorta alcuna; la qual cosa ugualmente si verifica rapporto a tante altre arti che si esercitano in questo luogo, senza la menoma dipendenza dalli artisti di Genova. Sembra dunque che in questa parte la grida suddetta resti pregiudiziale non tanto a questo luogo, il quale viene in tal guisa sogettato ad ordini non mai esistiti per lo passato, quanto in particolare a questi cordanieri; perché la loro inscrizione alla matricola non può farsi senza qualche spesa sempre incompatibile colla loro povertà, sì ancora perché in tal modo venendo sogettati alli cordanieri di Genova, è facile prevedere le difficoltà che loro verranno fatte dalli medesimi, l'interesse de' quali è visibilmente di opprimere i cordanieri delle riviere, affine di tirare a sé stessi tutte le manifatture che in esse vengono esercitate.
Quindi la convenienza di sopprimere in questa parte la sud.a grida, o, se matricola si deve fare per i cordanieri, questa venga formata nello stesso luogo di S. Margarita, senza la menoma dipendenza dalli cordanieri di Genova.
Quanto all'obbligo ingionto alli cordanieri di dichiararsi per l'arte grossa o per la minuta, li cordanieri di questo luogo, benché siano in numero considerabile, sono però addetti tutti all'arte minuta, consistendo il loro esercizio nella filatura di attrezzi pescarecci e di cavi per uso di piccoli bastimenti. E' raro il caso che si presenti la fabbrica di cavi eccedenti il peso di due rubbi, permesso dalla grida a chi eserciti l'arte minuta. Dal che segue che neppur uno di questi cordanieri potrebbe dichiararsi per l'arte grossa, giacché niuno di essi può lusingarsi di aver da fare tante manifatture di questo genere che bastino ad occupare la sesta parte dell'anno.
L'effetto adunque della grida sud.a non può essere se non quello di trasferire alli cordanieri di Genova quelle poche manifatture appartenenti all'arte grossa, che sino al presente sono state eseguite in questo luogo». Che cosa rispondesse il Magistrato non apparisce; ma da notizie e fatti posteriori è lecito argomentare che, come già per i calzettari nel 1750, così ora pei funaiuoli, le ingiuste pretensioni degli artigiani di Genova fossero attenuate.

Tutto inizia sul Monte di Portofino, dove cresce un'erba particolare: la lisca, nota con il nome scientifico Ampelodesmos mauritanicus. Un cespuglio della famiglia delle graminacee con foglie particolarmente ricche di fibra che erano utilizzate per legacci di viti e fascine, come copertura di capanni per costruire filatrice scope (spasétti) e anche per impagliare sedie; intrecciate, formavano cavi utilizzati nelle tonnare e per la pesca, soprattutto a strascico.
Fosse lisca, o canapa, o altre piante, da tempo immemorabile si trasformano queste fibre in filato resistente, omogeneo e lungo: è l'arte della filatura.
Dopo la raccolta le piante subivano la macerazione (oggi l'intero processo è industrializzato) allo scopo di liberare i filamenti dalle sostanze estranee: un'operazione decisamente insalubre ma un tempo indispensabile.
Dopo altre fasi di lavorazione, diverse a seconda della fibra utilizzata, si tratta di torcere i filamenti: il filato deriva dall'unione di una grande quantità di fibre. L'attrito delle superfici attribuisce resistenza e flessibilità e dall'operazione nasce il filo che costituisce la base di ogni tipo di corda, dallo spago più sottile alla gomena più grossa.
Il mestiere del cordanê o funaiolo consiste proprio nella riunione dei fili per produrre i diversi cordaggi.

In genere per la fabbricazione erano necessarie tre persone, almeno una con esperienza: in genere l'attività era tramandata da padre in figlio. Una doveva girare "la ruota": non doveva avere particolari competenze e il compito era normalmente affidato a un ragazzino o a una persona anziana.
L'attrezzatura consisteva in pochi e semplici strumenti: la "ruota", un uncino girevole, una "pigna" di legno e alcuni cavalletti con delle punte disposte in pigna e gancio modo da formare un pettine. Poiché le corde avevano lunghezze notevoli, anche centinaia di metri, occorreva infine uno spazio rettilineo sufficiente.
La ruota, dotata di manovella, era collegata con una fune (che fungeva da cinghia di trasmissione) ad alcuni rocchetti montati su un supporto di legno. Questi rocchetti erano muniti di ganci ai quali si legava il filo che doveva essere filato: mentre la ruota girava in continuazione, il cordaio "alimentava" il trefolo (detto anche legnolo o lignolo) con la canapa pettinata mentre camminava all'indietro mano a mano che la lunghezza aumentava, attento a non farlo increspare o ritorcere.
Per avere una fune occorreva poi realizzare la "commettitura" (o cordatura), cioè attorcigliare più trefoli mentre il cordaio faceva scorrere una "pigna" (tronco di cono con scanalature dove passavano i trefoli) partendo dalla parte finale, dove un altro cordaio reggeva un gancio girevole per tener tesi i fili; per sollevare da terra i trefoli e la fune si utilizzavano dei cavalletti di legno sulla sommità dei quali erano infisse diverse punte che servivano da guida. In questa fase il cordaio procedeva dal fondo verso la ruota. La "pigna" guidava i trefoli nella ritorcitura, avvolgendoli a formare un'unica fune.

A Santa Margherita molti anziani ricordano ancora gli ultimi cordai che bestemmiavano come ossessi rimproverando i ragazzi alla ruota di distrarsi e non mantenere uniforme la velocità con cui giravano la ruota: ciò infatti causava una corda non uniforme, quindi di minor valore.
I cordai lavorano in ogni stagione, salvo che in caso di pioggia: la corda impregnata d'acqua, infatti, non è lavorabile. postazione
Quella del cordaio era un'antica tradizione che occupava molti uomini, alcuni a tempo pieno e altri per i periodi che non erano per mare: era tuttavia un'attività vista con sospetto perché malsana, tant'è che gli Annali riportano che nel 1773

[alla foce del Magistrato] … Ufficiali di sanità, i quali, «desiderando andare al riparo de' disordini si sono introdotti in questo luogo da Filadori de' Cavi e cordaggi di erba e lisca e da altre persone che si fanno lecito di ponere a molle, ossia a bagno, l'erba volgarmente detta lisca nella foce pubblica di questo luogo, talmente che si rende putrida e puzzolente l'acqua della foce medesima, e produce nella corrente stagione aria cativa, e può talvolta recar danno e pregiudicio alli corpi umani et alla commune salute», pubblicarono, il 14 luglio, una grida in cui, «sotto la pena di lire sei m. f. b. per ogni contravvenzione, si intimava che tutti coloro i quali avessero posto a molle erba ossia lisca nella foce, dovessero fra il termine d'ore ventiquattro, da numerarsi dal ponto della pubblicazione et affissione della presente, levare la stessa erba o sia lisca, e trasportarla al lido ossia spiaggia del mare, dove potrà stare anche a bagno o a molle per indi servirsene nel travaglio di cavi e cordaggi. Et oltre a ciò che niuna persona di qual sia stato e conditione non possa da qui avanti, nelli mesi di Luglio, Agosto, Settembre, Ottobre ponere erba o lisca a molle o bagno in detta foce, bensì gli sia lecito per uso di detti travagli porla alla spiaggia del mare e della giera di questo luogo».
Sempre citando gli Annali, nell'odierna Piazza Giuseppe Mazzini, allora detta il cian (piano), "decine e decine di cordanieri vi filavano le loro funi" [1808] e nel 1813 le statistiche volute dal governo napoleonico riportavano "i cordanieri, i quali, tra S. Margherita e S. Siro, erano circa 70 e guadagnavano da soldi 8 a 28 al giorno".
Nel 1828 il commercio di Santa si reggeva sulla pesca del corallo, la manifattura dei merletti e quella dei cordami. L'unico in espansione è quest'ultimo "a cui lavorano ordinariamente duecento circa operai, e questa manifattura ha provato un incremento sensibilissimo da alcuni anni a questa parte. Ma manca lo spazio, e già diversi cordanieri sono emigrati con la loro industria in Francia … i funaioli invasero a poco a poco tutte le strade e le piazze del paese…".
Nel 1834 "la manifattura dei cordami era divenuta per questo paese un oggetto di somma importanza, e i cordanieri, conoscendo che da loro dipendeva non poco la prosperità e l'incremento del paese, s'eran fatti prepotenti: arrecavano grave danno al Comune pel guasto che facevano ai selciati nelle contrade, tutte da loro cordatura occupate; i molti filatoj, i numerosi pali e gli innumerevoli trèfoli o fila che essi mettevano per le strade, le ingombravano in modo che era spesso costretto il facchino a gettare per terra il suo carico; la bestia da soma a far pel paese lunghi e viziosi giri; il pedone a carpare sia per entrar nella propria casa che per traversare da un lato all'altro la contrada: ed il prete stesso che accompagna alla sepoltura un cadavere, a piegarsi colla croce e col feretro.
Fra tanti inconvenienti non era il minore quello che non di rado accadeva, che cioè, obbligate le persone a passare vicine di troppo ai filatoj stabiliti per le strade, si vedessero lacerare i panni e talvolta anche la pelle dalle scheggiate ruote, che veloci girando traevansi dietro ciò che si faceva loro a contatto.
Disordine sommo, e tale che erane ognuno commosso, era poi quello per cui teneri fanciulli trovavansi sovente in pericolo di rimaner vittima d'una manifattura esercitata senz'ordine: ciò che già era accaduto per ben cinque volte in breve tempo; e ultimamente ad una ragazza di tre circa anni, la quale, mossasi dalla pubblica via, ove pargoleggiava, per entrare nella porta della propria casa, era stata colta pei capelli da una grossa corda in fabbricazione rasente le mura del caseggiato, la quale a furia girando, dopo averle fatto fare alcuni giri in aria, l'aveva stramazzata per terra svenuta, lasciandola perfettamente rasa nel colmo della testa; in quale deplorabile stato quest'amabile disgraziata era stata portata dinanzi al sindaco dalla di lei madre piangente e da diverse persone che avevano veduto il commovente spettacolo, domandandogli che fosse una volta messo riparo a siffatti inconvenienti.
E quel che è peggio, i cordanieri non cessavano dal rispondere villanie a chi osava lagnarsi degli ingombri che mettevano per le strade, e dal mettere ad urla di derisione coloro che passavano, se non erano persone che dessero loro nel genio: tanto che un giorno si fecero lecito di mettere a fischi, a sassi, e a rimasugli di pomo un convoglio funebre; e il Rev. Can. Gimelli, vestito dei sacri abiti, fu leggermente colpito in un piede da un sasso lanciato, e Giuseppe Solari, altro dei portatori del feretro, ricevette nella persona vari colpi di rimasuglio".

Viaale Rainusso La "ruota" in Viale Rainusso
(foto della raccolta Renato Dirodi)

Nel 1865 "novantotto cittadini presentano ricorso, affinché «si deliberi lo sgombro delle strade pubbliche da ogni e qualunque opera inerente alla professione di cordaro e funaiolo»; e il Consiglio, posto in mezzo fra le esigenze della viabilità e quelle di un'industria che occupa oltre a 600 operai, cerca scampo, come al solito, nella nomina di una commissione che le metta d' accordo."
Nel 1873 "Lo stradone di S. Siro [l'odierno Corso Matteotti] sta per essere compiuto. Sarà possibile ora allogare in esso i funaioli, e trasformare il Piano rimasto libero".
Ma nel 1896 si deve concludere che "non valse a far rifiorire l'industria delle funi il dichiarare che l'occupazione del suolo pubblico da parte dei funaioli non era compresa tra le occupazioni del suolo pubblico soggette alla tassa. L'emigrazione per l'America, la decadenza della marina a vela, la lavorazione a macchina e l'adozione delle corde metalliche avevano irrimediabilmente rovinato questa che era stata un'industria peculiare di S. Margherita."

Il mestiere del cordaio resisterà fino al secondo dopoguerra: oggi è completamente estinto, incapace di competere con l'industria e con l'avvento di nuove fibre tessili e delle fibre sintetiche che hanno messo fuori gioco l'antica manifattura.

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