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    Pezzi di storia

Mezzi di trasporto nel rinascimento

"Atti della Società Ligure di Storia Patria – Vol.XLVII" (1915)

… è bene ricordare che le merci dirette all'interno erano portate da muli in balle ben assicurate, o nei così detti «zerbini» specie di sacchi, intessuti di sparto [cordame ricavato dalla pianta omonima] che si collocano sulla schiena delle bestie a guisa di bisaccie; quelle che erano dirette alle caracca Riviere o alle regioni più lontane, per mezzo di navi.
Per le navigazioni di breve durata servivano i «lembi»1 piccole navi a vela del tipo dei moderni trabaccoli2: per le navigazioni più lunghe, il prototipo delle navi era la galea3, la quale per secoli non mutò quasi affatto le sue dimensioni e la sua forma.
Lunga circa quaranta metri, larga nella parte centrale da quattro a cinque metri, colla chiglia e la coperta di rovere ed il fasciame di pino, la galea aveva due alberi alti da undici a diciotto metri, sui quali s'innalzavano le antenne da diciassette a ventisei metri di lunghezza, sorreggenti le grandi vele latine.
Il lungo e aguzzo sperone che sporgeva dalla prora minacciava l'arrembaggio alle navi nemiche. Alla sua base, sul breve castello di prora erano disposti i mangani4 per lanciare dardi, pietre, oggetti incendiari.
Sui banchi di voga più di cento vogatori erano pronti a chinarsi sui remi, quando vi fosse calma di vento, o si minacciasse un attacco; per difenderli e ad offendere si schieravano sui bordi della galea gli uomini d'arme, muniti di grande scudo, detto pavese, formando la pavesata, salda ed elegante barriera sulla quale spiccavano le varie insegne. Dal castello di poppa il patrono (capitano) dirigeva la nave e il nocchiero, o comito, regolava la voga o la manovra delle vele.
Questo il primo tipo di nave che serviva ai commerci e alle battaglie. Nei secoli XIV e XV si incominciò a costruirne di due specie: sottili per la battaglia e grosse pel carico, ai mangani vennero di mano in mano sostituite le artiglierie; alla pavesata tavolati disposti così da lasciar libere le scalmiere.
La galea grossa, o di mercato, meno lunga e più larga delle galee sottili, più alta di sponde, munita di alberi con tre vele, con circa 120 rematori e alcuni marinari per la manovra di esse, solcò i mari del Levante, delle Fiandre e dell'Inghilterra.
Colle galee andarono i grossi legni esclusivamente muniti di vele; gli usceri (uxeri), navi da carico per eccellenza, così chiamate per certi usci o portelli aperti nei fianchi ed a poppa per l'imbarco dei cavalli; le cocche5 (caucæ) «navi grandissime con mirifici castelli e torri e istrumenti bellici e ingegni (di guerra) e grande moltitudine di armati e tali da resistere a ben dieci galee».
Alcune avevano tre ponti, tre o quattro alberi altissimi, fomiti di gabbie, dalle quali gettavansi proiettili sul nemico; i castelli costruiti sul ponte erano assai ampi e alti fino a sei o sette metri con armamenti formidabili.
Oltre alle navi grosse, veri giganti del mare, i genovesi usavano uno svariatissimo numero di altre navi a vela, cocche con un solo castello a poppa, navi senza castello, panzoni dai fianchi molto tondeggianti, buci6, salandre-navi, brigantini7.
Quando fu necessario armare le navi di cannoni si cominciò a collocarne sulla prora uno di caccia, detto cannone di corsia, poi gli furono posti ai fianchi altri pezzi di mezzana grandezza (moiane, moyennes), infine alcuni pezzi leggeri come falconetti e fucili da spalla furono disposti qua e là a bordo; ma la galea leggera, dall' equilibrio instabile, non era adatta a sostenere questo peso e perciò se ne dovettero costruire di più robuste, più alte e relativamente più larghe, che, rassomigliando alle galee da mercato del secolo precedente, furono dette bastarde. Infine, per usare maggior numero di artiglierie e con maggiore efficacia si costrusse la caracca8, nave grossa dai fianchi rotondi, con due o tre alberi, con grossi pezzi d'artiglieria entro i due castelli di prora e di poppa e spesso alcuni leggeri sulle gabbie e sui fianchi della nave. Più tardi la caracca divenne lunga, sottile come una fregata, ospitò galea bastarda le artiglierie sui fianchi in batteria, dopo che sparvero quei colossali castelli poppieri che le davano l'aspetto d'una fortezza.
Riguardo all'equipaggio delle navi basterà qui ricordarne uno del 1476 il quale ci dà una esatta nozione delle varie persone che lo componevano e delle loro mansioni. In esso troviamo il patrono o capitano della nave, il nocchiero e lo scrivano col loro rispettivo sostituto, che erano come consiglieri e aiutanti, oggi diremmo secondi del capitano, l'inzegnator, costruttore di ingegni o di macchine guerresche che doveva avere le mansioni di meccanico ed armaiolo, il tornator, maneggiatore di balestre a torno, il maestro d'ascia ed il calafato che dovevano occuparsi delle riparazioni della nave, il barbiere che era anche cerusico o chirurgo, il balestriere per le balestre, il bottaio per la custodia dell'acqua, due bombardieri, tre bombardieri- timonieri, il timoniere, il cameriere, il siniscalco, il servo del patrono, il cuoco, venti marinai, tre mozzi, i famuli o garzoni del bottaio, del maestro d'ascia, del barbiere, del calafato, venticinque famuli di bordo e quattro scanagalli.
La nave era munita di ventun bombarde coi pezzi di ricambio, sette barili di polvere, sei balestre a torno con relative girelle e pezzi di ricambio, verrettoni (grosse freccie che lanciavansi colla balestra), corazze, lance, partigiane, dardi, etc.
Tale era l'equipaggio e l'armamento di una nave a vela nel tempo di cui trattiamo.
Le navi a remi invece avevano, oltre gli ufficiali suddetti, la ciurma per il servizio di voga, nella quale avveniva proprio in questo periodo un profondo mutamento. Mentre fino alla metà del sec. XV i rematori erano tutti uomini liberi, ora essi venivano gradatamente sostituiti dai forzati o dagli schiavi, che incatenati ai banchi, erano comandati dall'aguzzino munito di frusta per scuotere i pigri e di fischietto per segnare il tempo. Terribile era la condizione di questi miseri vogatori e di essa fa un assai triste racconto il Marteilhe nelle sue «Mémoires d'un protestant» riassunte da G. Pessagno nel suo bel lavoro sulle «Navi» in appendice al Porto di Genova di F. Podestà.
Su queste navi e su questi mari iniziarono la loro carriera quei forti navigatori noti a tutto il mondo per la loro perizia, ricercati dall'Inghilterra, dalla Francia, dal Portogallo per il loro forte «obrar» (operare). Su esse si formavano quegli arditi scopritori di nuove terre che dai fratelli Vivaldi, primi fra gli audaci che tentarono nei secoli più remoti (1291) il periplo dell'Affrica giungono sino alla coorte dei precursori, dei seguaci, dei continuatori di Cristoforo Colombo, il più grande, il più celebre dei navigatori liguri. Non parliamo di lui che sovra gli altri come aquila vola, ma accenniamo ai grandi suoi coetanei e concittadini che in questa epoca si copersero di gloria.
Ecco, dice il Manfroni, Antoniotto Usodimare che nel 1455 giunse alle foci del Gambia; Antonio e Bartolomeo da Noli scopritori o riscopritori, come altri volle, delle isole del Capo Verde (1460) e finalmente Giovanni Caboto che altri volle veneziano o chioggiotto ma che indubbiamente appartenne a famiglia genovese e il savonese Pancaldo e altri pure assai noti se non per importanti scoperte, per aver partecipato a imprese coloniali, a viaggi, a spedizioni in terre lontane.


1 imbarcazioni piccole e veloci
2 velieri da carico di medie dimensioni usati in genere per cabotaggio: dotata di ponte e con due alberi
3 o "galera", nave a remi con propulsione ausiliaria a vela
4 catapulte a contrappeso usate per scagliare pietre
5 navi a remi e vela di origine nordica: i 20 rematori per ogni fiancata assicuravano la propulsione in assenza di vento
6 dallo spagnolo buzo: navi con notevole portata di carico commerciale o bellico
7 fra il XIV ed il XVI secolo indicava un piccolo bastimento da scorta con propulsione a remi o a vela latina; poi costituiva un veliero a due alberi con vele quadre, bompresso e vele di strallo; in seguito "brigantino a palo" era un'imbarcazione di una certa stazza a tre alberi, mentre "brigantino goletta" era a due alberi. Poteva anche indicare un veliero a due alberi e vele quadre armato di cannoni sul ponte di coperta.
8 nave genovese e portoghese derivata dalla cocca nordica. Fu la prima nave adatta alla navigazione oceanica, in quanto la larghezza le permetteva di affrontare il mare grosso e di stivare una notevole quantità di materiale. Le navi di Cristoforo Colombo nella traversata atlantica non erano caravelle, ma caracche.

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