Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

Era una dolce musica fra le stelle
di Guido Coppini

La Stampa - 20 agosto 1988

Amarcord delle sale da ballo e dei ritrovi più «in» degli Anni 60

In attesa della cena, la moglie di Gigi Figoli, asso dello sci nautico prestato all'alta ristorazione, serviva champagne di marca a tutti i tavoli. Covo di Nord Est
Verso la mezzanotte si cominciava a ballare: luci soft, lenti, solo una giovane principessa Pignatelli chiedeva il cha cha cha e lo ballava con un campione di vela. Era il «Saltincielo», a mezza costa fra Santa Margherita Ligure e Rapallo, musica dolce fra le stelle.
Se il Saltincielo fu il locale di maggior classe, il più popolare era forse il «Caprice» di Alassio frequentato in gran parte da personale degli alberghi e militari di stanza ad Albenga: con 500 lire la serata era assicurata.
Erano gli Anni Sessanta, dominava una patetica goliardia danzante, nessuno poteva immaginare che un quarto di secolo dopo il liscio e il valzer lento sarebbero stati sommersi dalla task force delle discoteche. Quasi ogni stabilimento balneare aveva una sua rotonda, come quella della canzone di Fred Bongusto: ma bisognava vestirsi, la frontiera del comune senso del pudore era ancora molto arretrata.

Kontiki Kontiki

A Levante c'era da anni il «Covo di Nord Est», un anticipo del dancing di massa ma oltre al «Saltincielo» di allora quarantenni rampanti preferiscono il «Sangrilà» davanti al Miramare, il «Charlie Brown» dietro il porto e, in collina l'osteria dell'Orso che c'è ancora.
Si cantava l'estate con la voce suadente di Bruno Martino, e l'amore disperato con Umberto Bindi. Proibito a Portofino, il ballo «espatriava» al «Carillon» della vicina Paraggi: solo lì Beppe Croce, campione mondiale di vela, si concedeva un liscio. I nipoti dei vitelloni di Fellini ordinavano whisky, ma resisteva la Prunella Ballor del primo dopoguerra.
Il Carillon c'è ancora, ma lo frequentano turisti di grana grossa. Il principe di Galles e Wally Simpson accennavano qualche passo alla dependance dell'Hotel Excelsior di Rapallo.
L'amarcord delle sale da ballo della Liguria Anni Sessanta ci conduce su un itinerario in gran parte perduto, al tempo in cui orchestre e cantanti erano spesso chaperon di un amore nascente. Oggi, nel fragore delle discoteche, chi dicesse alla sua partner «ti amo», avrebbe assai scarse possibilità di essere sentito. A Rapallo si ballava (e si balla ancora) al «Porticciolo», ma solo in piena stagione. Sparite la «Queen Anne» nel centro storico e la piccola «Pista azzurra» all'aperto, a Santa Maria del Campo in Valle Cristi: le conoscenze durante un tango venivano spesso approfondite nella lunga passeggiata da ritorno in città. Diana
C'era un clima un po' patetico, senza brividi né peccati; erano foto di gruppo con violino. Del resto i cantanti dell'epoca non stimolavano le trasgressioni. Rivista nell'ottica dei «Sessanta», Gianna Nannini appare come una marziana.
Gli snob frequentavano il dancing «Piscina dei Castelli» di Sestri Levante dove passarono gli artisti più famosi del tempo: vi fecero il loro debutto italiano gli «Afrodyte Child» di Demis Rousseau, peso sui 120 kg. Non c'è più lo «Asseu» (diventato ristorante), e c'è una focacceria al «Kontiki» verso il Bracco dove ad una selezione per Miss Italia fu eletta Silvana Mangano. Nelle sale c'era ancora un'atmosfera perbenista ereditata dai tè danzanti.
Ad Alassio l'estate era tutto un giro di danza. C'era Gorni Kramer al «Diana Park». Massicci condomini hanno sepolto «Villa Romana» alle spalle di Monte Moglio, ma resistono il Roof Garden del Caffè Roma e la «Capannina» immersa in una vegetazione tropicale. Cemento e discoteche hanno inesorabilmente espulso la sala da ballo tradizionale e i caffè concerto tipici di quella Alassio: erano 12, vi si alternavano tenorini di charme e soprano un po' cicciotte per la delizia degli stranieri amanti di Mimì e del principe Danilo de La vedova allegra.

Capannina Capannina di Alassio

Fa malinconia tornare a Finale Ligure e vedere il cemento che ha cancellato il dancing «Case Rosse» di San Bernardino, dove si esibirono, tra gli altri, Mina e i «Giganti». E la «Marinella» di Capo San Donato ha lasciato spazio a «Il Covo», verso Varigotti, perdendo il suo suggestivo isolamento. Il balzo è stato enorme, nel secolo: dai tabarin, ai night, alle discoteche, agli stadi. A Varazze è diventato discoteca il Kursaal, cent'anni di storia e non c'è più l'Eden. E' rimasto il «Boschetto» ma dov'era il K 559, ai piani d'Invrea è sorto un complesso turistico.
Sanremo aprì una moda che proprio nel «Sessanta» doveva conquistare i locali italiani: il whisky a gogò. Si ballava naturalmente al Casinò, allo Sporting (che ora si chiama Nabilia ed è discoteca), al Morgana, a Capo Pino e a Capo Nero, al Samantha in collina. Poi sono venuti i tendoni, i disc-jockey, le discoteche «per sordi» da 2000 posti, come quella «Ai Pozzi» di Loano.
A Sanremo, nei Sessanta c'era un delizioso locale, il «Det Willer». Ora c'è una banca.

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