Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

Salutando il novello "Savoia"

Il Mare – 18 dicembre 1926

Era d'inverno. L'acqua cadeva lenta, noiosa, inesorabile, senza un attimo di sosta.
Noi la guardavamo oltre la vetrina del Caffè, solito nostro rifugio delle serate invernali quando, se non giochi, non ti rimane che dir male del prossimo o discutere di politica locale. I soliti e pochi. Quelli di tutte le sere, con qualche aggregato in più, di passaggio.

P.zza G. Mazzini Piazza G. Mazzini (ora Largo A. Giusti)
(foto della raccolta Renato Dirodi)

Due o tre tedeschi ai tavolini. Si controllava l'orologio, così per abitudine, per fare qualche cosa. Arrivò, atteso e gocciolante, l'amico A. che solitamente e non a torto chiamavamo «l'uomo della Stefani [l'"Agenzia Stefani" è stata la prima agenzia di stampa italiana, fondata nel 1853]». Ci confermò la notizia in precedenza trasmessa all'inclita guarnigione.
- Il «Mazzini [Sala cinematografica]» si chiude!… me lo ha detto Felugo e lo assicurano Passalacqua e Pelissa.
Il coro intonò, ad una voce: - E quando finiranno i lavori?
- Si dice per l'estate. Ma voi sapete…
Certo, sapevamo che a S. Margherita le cose vanno lente assai e senza fretta. Per questa convinzione acquisita, sospirammo una volta ancora, infelici.

Il colpo era rude. Come passare la serata ora, senza il «Mazzini», il quale, diciamola chiara, se non eccedeva in lusso e conforto, sopperiva almeno a tutti i divertimenti che ancora adesso (1926) mancano alla stazione climatica-balneare di S. Margherita Ligure? C'era, è vero, il ripiego della Sala Esercenti ma proprio là dentro un Cinema non va, per mille e una ragione.

Il Mare del 20 marzo 1920 aveva così annunciato la nascita del Mazzini:
La Società Pittaluga – proprietaria altresì del Cinematografo Imperiale - questa sera inaugurerà il Teatro Cinema Mazzini sito sulla piazza omonima in posizione centralissima. E' stato completamente rimodernato. Contiene circa 500 posti a sedere di cui 160 di primi posti. Dotato di un capace palcoscenico vi potranno agire Compagnie d'Operette e Varietà. E' illuminato a giorno, e decorato secondo le più artistiche esigenze moderne.
Si sentiva urgente il bisogno di avere nella nostra città un serio ritrovo per spettacoli, e ne era lamentata la mancanza specialmente dai nostri numerosi ospiti.

Il colpo era rude. Seduta stante imbastimmo un cronologio al non ancora vecchio «Mazzini», dalle rumorose poltrone e dal… riscaldamento a freddo, dei secoli trapassati. Parlarono diversi oratori. Il primo rifece la storia del cinema teatro morituro e le varie vicissitudini sofferte, compresa la descrizione del «Mazzini» attrezzato a magazzeno.
Un altro dipinse, dal vero, la inarrivabile cacofonia dell'orchestra, celebre interprete di marcie… napoleoniche e di fox-trott polverosi alquanto. Matte risate sottolineavano gli inutili applausi ed, intanto, il film dei films si svolgeva, tra la massima attenzione di tutta la sala, oramai trasformata in assemblea.
Passò sullo schermo del commento serale tutta la divertente ridda degli episodi sul «Mazzini», legittimo erede dell'«Imperiale» e figlio minore del tapino «Teatro Verdi», la distrutta eco dei tempi artistici sammargheritesi: e, a mo' di conclusione, l'ultimo oratore designato dal tavolo, minacciò di sollevare il popolo se il natio loco non avesse riavuto, nel più breve tempo, una decorosa sala da destinarsi ai venienti ludi teatrali e cinematografici.
Quando uscimmo, naturalmente, pioveva ancora. Sotto i gocciolanti ombrelli la brigata continuò, e per lungo tempo, il necrologio dello svago serale indigeno, ridendo e borbottando come si conviene a degli autentici sammargheritesi.

Sole, sole (è una figura grammaticale), ora, sulla rinnovata casa di Tespi. Cadute le tramezze, rialzato il tetto fin sopra un piano; allungato, rimodernato, abbellito di colori e di figure d'un artista di fama; attrezzato con buon gusto moderno, reso capace, insomma, di contenere comodamente quasi ottocento spettatori, locandine il «Mazzini» si è sentito il dovere di cambiare pure il nome e lo ritroviamo, lindo e pettoruto, «Savoia».
Nove metri di palcoscenico, in profondità, e sedici di larghezza permetteranno al neo Teatro di esporre, in decorosa veste, varietà di spettacoli, sia teatrali che di rivista. E' già bella cosa se pensiamo all'esigua ampiezza del vecchio palcoscenico.
E poi, eleganti, dieci palchi finiti in legno e specchi e poltrone relative; duecento poltrone di platea in velluto verde, modernissime, completate da trecento poltroncine.
In galleria centoottanta posti di poltrona.
Riscaldamento a termosifone.
Per dire poi di quello che gli spettatori non vedranno, ma che è essenziale alla buona riuscita degli spettacoli, diciotto camerini saranno a disposizione degli artisti, compreso uno grande per il coro, etc.
La parte decorativa si presenta simpaticissima. Il Teatro appare in smalto bianco con disegni vivaci. Gli ovali dei palchi sono pregevole opera di un artista notissimo: il Sacchetti, che passò molti anni fra di noi e che ha voluto lasciarci un notevole segno della sua sapiente mano.
Il tutto sarà illuminato da centinaia di lampadine, disposte razionalmente. Dunque? L'ora è giunta, anche per S. Margherita, che aveva ragione di lamentare la mancanza di un decoroso teatro. Quando pure il «Caffè Italia», che sta subendo una moderna trasformazione, sarà finito, lui e il «Savoia» saranno i primi segni di quella rinascita cittadina che da molto tempo continuammo a pretendere da queste stesse pagine vaticinando lo sviluppo e la fortuna di S. Margherita bella.
Festeggiamo l'avvenimento. Gli uomini che l'hanno voluto, quelli che lo hanno realizzato e quello che lo animerà di musica e di persone e, speriamo, anche di applausi, meritano davvero un riconoscimento lapidario.
E per la storia dei tempi, qui l'anticipiamo:

        TEATRO «SAVOIA»
LORENZO PASSALACQUA E AMEDEO PELISSA
       NE FINANZIARONO LE SORTI
         GIUSEPPE BOTTARO
     IDEO' IL PROGETTO E DIRESSE
     LA COOPERATIVA MURATORI
       NELL'ARTE DEL COSTRURRE
         ENRICO SACCHETTI
       MAGISTRALMENTE DIPINSE
         GIOVANNI FELUGO
  DI DANZA, CANTO, PROSA E D'ARTE VARIA
              LO FORNI'
             1926
Ambro



L'inaugurazione del Teatro "Savoia"

Il Mare – 31 dicembre 1926

Giovedì scorso [23 dicembre] alle 16, con una cerimonia semplice ed intima venne inaugurato il nuovo Teatro Savoia.
Fra gli intervenuti abbiamo notato: Isola Alberto Commissario Prefettizio della nostra città; Marchese Spilidoro 1° Capitano del nostro Porto; Roberto cartellone 24/12/1926 Giangrande Segretario politico della locale sezione del Fascio; Verzura Eugenio Segretario amministrativo del Fascio; Cav. Avv. Oreste Chiarini Pretore di Rapallo; Cav. Brissolese Gregorio; Cav. Costantino Luxardo; Cav. Emanuele Piola; Cav. Calzolari, Capo stazione titolare della nostra città; Avv. A. R. Scarsella; Prof. Franco Scarsella; Passalacqua Lorenzo e famiglia e Pelissa Amedeo proprietari del locale; Avv. Oliva Cesare, conciliatore e Avv. Antonio Costa, vice conciliatore; Barbagelata Augusto; Bottaro Giuseppe; Brezzio Attilio; Fratelli Franceschetti, uno stuolo gentile di signore e signorine, i rappresentanti della stampa locale, ecc. ecc.
Facevano gli onori di casa il Sig. Giovanni Felugo il compitissimo proprietario, ed il Sig. Sonaridio, direttore. Dopo una visita sommaria al Teatro ove tutti indistintamente ebbero parole di lode per la lodevole ed utile iniziativa, venne offerto un suntuoso rinfresco fornito dalla nota pasticceria dei Sigg. Balbi e Pitto [BIMA]. Dopo venne proiettato un atto del film «L'ultimo Lord» ove prende parte l'artista Carlo Tedeschi, che assisteva pure alla rappresentazione e che ricevette dai presenti vive congratulazioni.
Questo nuovo teatro che sorge sulle rovine dell'ex Cinema Mazzini venne ideato dal Sig. Bottaro Giuseppe, che ha saputo erigere un vero gioiello di arte. Il locale è capace di circa 1000 persone. La facciata principale è elegante di linea e sobria di colorito, senza ricercatezze strane e chiassose. All'interno la decorazione è pure semplice, vi spiccano affreschi in oro, ed alle finestre pregevoli decorazioni in stucco dovute ai pittori F.lli Franceschetti, ed in ogni ovale dei palchi originali disegni del noto pittore Enrico Sacchetti. La disposizione interna è stata studiata con previdente accorgimento per rendere sicuri ed agevoli i passaggi in modo da permettere al pubblico un rapido sfollamento. La pianta dell'edificio è divisa in tre parti: avancorpo, platea e palcoscenico. Nell'avancorpo trovan posto, l'atrio di ingresso con sale per la Direzione, biglietteria, ed al piano superiore altra sala d'aspetto per la galleria, guardaroba e gabinetti. La sala della platea, rettangolare, ha una lunghezza massima di m. 23 ed una larghezza massima di m. 11 provvista di 200 poltrone in velluto verde, e di 400 poltroncine, oltre i 10 palchi in legno adorni di specchi e 2 barcaccie pure in legno, costruiti dai Fratelli Grondona. Inoltre vi sono 200 poltrone di galleria. Il palcoscenico è vasto ed ampio, ha comodi e numerosi camerini per gli artisti e superiormente un palco di manovra per i necessari spostamenti delle scene e delle quinte. Il teatro è illuminato sfarzosamente da oltre 350 lampadine distribuite razionalmente nel soffitto, e la platea è pure illuminata da 10 ricchi bracci in ottone con 3 lampade ognuno, eseguiti dalla Ditta Luigi Santi di Rapallo. Funziona pure il riscaldamento con un completo impianto termosifone della nota ditta Attilio Buzzio della nostra città. I pavimenti in graniglia sono opera della ditta Enrico Cini di Rapallo.
La decorazione della sala, della fronte del palcoscenico e dei singoli ambienti è graziosa ed elegante e perfettamente in armonia coll'impronta generale dell'edificio. Le dimensioni principali sono lunghezza m. 35, larghezza della fronte m. 14, altezza massima m. 10. Il teatro è fornito di 5 porte di sicurezza per il pubblico, una per gli artisti, e due scale di sicurezza.

La sera di giovedì scorso, ebbero principio le rappresentazioni per il pubblico con la magnifica superproduzione italiana di Genina [regista] L'ultimo Lord; che la Direzione non badando a sacrifici, volle proiettare per l'inaugurazione un film prettamente italiano. Il superbo capolavoro ebbe un grandioso successo di fronte ad un pubblico eccezionale e la graziosa protagonista, la giovane artista italiana Carmen Boni, che impersonificava il delicato personaggio,m ha trionfato conquistando ed avvincendo, attraverso scene brillanti e commoventi, il pubblico. Con lei divise gli onori l'artista Carlo Tedeschi, oggi nostro graditissimo ospite, che assistendo alla rappresentazione, e riconosciuto venne fatto segno ad una dimostrazione di ammirazione.

Un altro particolare importantissimo che accresce lustro e decoro al locale è l'affiatata orchestrina che ogni sera vi svolge magistrali ed applauditi concerti. La pianista prof. Marta Haun, il violinista prof. Mario Brizzolari ed il violoncellista prof. Gino Brasey sono impareggiabili nelle loro perfette esecuzioni. La musica viene scelta intonata al carattere dello spettacolo ed il pubblico, che comprende, applaude alla valentia dei bravi musicisti. …

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