Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

Alberto Isola, primo podestà

Il Mare – 16 aprile 1927

L'istituto podestariale, sorto col regime fascista come nuovo fatto di sostanziale mutamento politico, ha ovunque incontrato nel Regno e fuori consensi e plausi. I Alberto Isola buoni effetti della riforma, già si son resi palesi, laddove essa ha avuto pronta realizzazione. Non più il vano gioco delle competizioni personali, delle nullità amministrative. Uno è il capo e l'esecutore, una è la mente direttiva, uno il responsabile. E chi controlla non saranno coloro che un tempo, con voto pagato, avevano la possibilità di sciupare una utile iniziativa, ma bensì le alte gerarchie del Governo ad usura più competenti e sicure che in qualunque schedaiolo di provincia. Questo nuovo concetto amministrativo dei Comuni apporterà alla Italia un risveglio di opere, la cui portata constateremo da qui a qualche lustro e certamente esso porterà molti passi avanti sulla via del progresso, il nostro popolo. E la Nazione procedendo a passi rapidi, troverà tra le sue prime città delle provincie, la nostra, questa adorata e adorabile cittadina, sorta come un fiore olezzante nella serra della Riviera.
Un giovane di anni e di cuore, ricco di esperienze e di vita è stato designato a governarla. A Lui il Capo del Governo ha affidato le sorti margheritesi. E così Alberto Isola, nella veste nuova di Primo Podestà, continua, col rinnovato fervore della sua giovinezza, i compiti e le opere, che si sono iniziate negli anni fortunosi della sua amministrazione straordinaria. Sciocco era il pensiero di chi tentava ostacolare la sua missione o di scalzarlo dallo scranno municipale come un importuno tirannello democratico. Fortunatamente costoro non sono api che pungono e nemmeno fascisti. Chi ha indossato una volta, sia pure, la camicia nera con sincerità di intenti e con fede non ottenebrata dai pregiudizi del passato, non poteva non incontrare in Alberto Isola, quello che i buoni fascisti margheritesi volevano e bramavano, ovverosia, un fascista di sicura fede, di volontà tenace, di mente geniale.

Nel gennaio 1924, soprattutto a causa di contrasti legati alla gestione delle Opere Pie, il sindaco Giuseppe Bruno diede le dimissioni. Subito dopo il prefetto nominò Commissario il sig. Alberto Isola, che tale rimase fino alla nomina a Podestà.
Alberto Isola era cognato dell'avv. Valentino Coda, reduce della Grande Guerra e deputato, morto nel 1921, fondatore a Genova dell'Associazione Nazionale di Rinnovamento, che si proponeva di organizzare in Liguria gli elementi conservatori e nazionalisti che sarebbero poi andati a fiancheggiare la reazione fascista.

Chi meglio di Lui poteva abbattere la baracca municipale, allontanare le marionette discordi e tentennanti e ricostrurre nella serietà necessaria l'autorità, l'ordine, la disciplina, la gerarchia delle funzioni amministrative? Con Lui la finanza del Comune è restaurata; importanti progetti sono varati; la cittadinanza acquista maggiore fiducia nell'avvenire della città e i fascisti sentono la necessità di essergli vicini nelle ore più gravi e nei momenti di giubilo. Le strade, l'acquedotto, la questione daziaria, i pubblici servizi, l'incremento turistico sono tanti sottotitoli di un grande problema cittadino, che è stato affrontato e in gran parte risolto. Egli ha intenzione di portare a compimento altri progetti per il riassetto cittadino. Le passeggiate e la nuova strada a mare, l'allestimento della grande piazza presso il Largo Pescino, le scuole elementari, quelle medie, gli sventramenti delle zone decrepite e brutte, il porto sono oggetto di cure e di studi e col grande progetto delle fognature formano tutto un programma magnifico di attività che il nostro Comune effettuerà sotto l'impulso e le direttive del Podestà. Noi abbiamo la sensazione viva e presente di quello che sarà la nostra cittadina nel futuro. Le opere saranno coronate di tutte le iniziative, che nel campo educativo, sportivo, benefico, mondano, ingigantiscono, allietano, illustrano le virtù rinnovate della cittadinanza. La quale, ha finalmente trovato un capo, che sa degnamente rappresentarla, che è ispirato ad un senso elevato del proprio dovere e che sente le realtà e i bisogni di tutte le categorie del popolo e degli ospiti cosmopoliti.

Decreto Gazzetta Ufficiale n.86, 13 aprile 1927

L'attuale sede comunale, opportunamente scelta, non è ormai più la vetta eccelsa a cui tendono le ambizioncelle dei patriarchi locali. Ma, in essa, si concretano nel nuovo stile fascista, i progetti, che aumentano il decoro e l'estetica della città. Il primo Podestà con l'opera sua che sarà, ce lo auguriamo, più che lustrale, lega il suo nome ad un'epoca ricca di fatti, di avvenimenti, di riforme e le storie comunali proietteranno nel futuro la sua schietta figura, già simpaticamente nota e più grandemente apprezzata. Poiché non è la forza, l'influenza personale soltanto, che permette ad Alberto Isola di agire, ma puranco le preclare doti di amministratore capace e cosciente, che possiede nel grado più alto. Lo abbiamo seguito costantemente, da quando iniziò a governare in virtù di un decreto prefettizio, con l'interesse del cittadino che ama le proprie mura e se talvolta abbiamo notato una stasi, se talaltra avremmo obbiettato, sempre la visione delle opere maggiori e di tante particolarità diligentemente esaminate e superate, ci ha confortato nella fiducia verso l'Uomo, che oggi il Governo Fascista, ha designato come primo Podestà.
Vadano a Lui in questi giorni memorandi l'omaggio, il pensiero dei concittadini e dei margheritesi lontani sulle terre del mondo nuovo, oltre l'oceano, varcato dalla caravella dell'aria di De Pinedo [proprio in questi giorni l'aviatore Francesco De Pinedo, su un idrovolante battezzato Santa Maria come la caravella di Colombo, effettua la trasvolata dall'Europa alle due Americhe e ritorno] . Chi ritorna dopo gli anni lunghi della lontananza, ritrova un'altra patria migliore, un'altra città più grande, più bella, più florida e ritroverà un altro nome caro, quello di Alberto Isola, meritevole d'esser posto accanto all'altro di Pescino, il primo margheritese, di cui le storie ci tramandino qualche buona notizia.
A Voi dunque nostro Primo Podestà sono rivolte le speranze dei cittadini, a Voi l'alalà [grido di guerra fatto proprio dal fascismo e ideato da D'Annunzio in sostituzione dell'inglese hurrà] poderoso dei giovani e l'auspicio migliore per i successi inseparabili Vostri e della nostra splendida Città.


Per la nomina a Podestà di S. Margherita del cav. Alberto Isola Sabato scorso [9 aprile 1927], verso le ore 16, si sparse improvvisamente la lieta notizia della nomina del signor cav. Alberto Isola a primo Podestà della nostra città. La notizia si diffuse rapidamente fra la popolazione la quale a manifestare il suo giubilo issò il tricolore alle finestre delle case ed ai negozi. Verso le ore venti si formò un numeroso corteo, composto di ogni ceto di cittadini, con in testa la Banda cittadina, che, attraversate le vie principali della città al suono degli inni patriottici e nazionali, si fermò davanti al Palazzo Municipale, dove il segretario politico della locale Sezione del Fascio, sig. Roberto Giangrande, disse parole di circostanza; quindi il corteo si sciolse dopo formidabili alalà al neo Podestà. Al cav. Alberto Isola pervennero e continuano a pervenire moltissime congratulazioni, che lo spazio sempre tiranno non ci consente di riprodurre nel suo imponente significato.


(La Gazzetta di Santa)
Il cav. Isola, proprietario di un'agenzia di spedizioni marittime di Genova, oltre che Podestà è Presidente dell'Ente Autonomo per la Stazione climatico balneare, Presidente della "Pro Santa Margherita – Associazione per il movimento turistico", del "Circolo dei Forestieri", della "Società Canottieri Argus", della Società Anonima "Circolo del Tennis", ed i suoi oppositori "mugugnano" tanto sul suo dinamismo che il Ministro dell'Interno invia l'ispettore Alfredo Franceschelli per una "indagine condotta su censure, critiche ed accuse, le quali hanno investito con fiero accanimento tutta l'opera di quel Podestà, non risparmiando il di lui patrimonio morale".

L.go Pescino Largo Pescino
(foto della raccolta Renato Dirodi)

Si imputa a Isola, tra altre cose, che per la creazione dell'odierna Piazza Vittorio Veneto, avrebbe favorito "i proprietari di uno stabile prospiciente al gruppo dei caseggiati demoliti, che così valorizzavano il loro immobile", accettando per il Comune "un compenso irrisorio, dando luogo al sospetto che, per ottenere la demolizione si sarebbe elargito un compenso a chi poteva deliberare".
L'allora Largo Pescino, nodo tra le strade per Genova, Rapallo e Portofino e sbocco di altre vie interne, veniva infatti ampliato mediante espropriazione e demolizione di alcune case di proprietà Alfredo Bertollo fu Pietro, Vittorio Garlando fu Antonio e Salvatore Costa fu Gio. Battista: la demolizione era stata deliberata in tempi non sospetti, il 16 dicembre 1923. Il perito di Genova, ing. Carlo Montano, valutava l'indennità di 478.000 lire [circa 400.000 €], l'ing. Ivan Ricca per il Comune suggeriva 410.000 lire, l'ing. Giacomo Traverso per i proprietari stimava 640.000 lire: alla fine fu omologata la perizia dell'ing. Montano.

P.zza V. Veneto Piazza Vittorio Veneto
(foto della raccolta Renato Dirodi)

Alcuni videro dunque nell'operazione un atto di favoritismo a vantaggio di Lorenzo Passalacqua e di Amedeo Pelissa, proprietari dello stabile prospiciente, che avrebbero dato al Comune (insieme agli altri beneficiari Alfredo Bertollo, dott. Adolfo Pennino, not. Andrea Canessa, fam. Maragliano per l'albergo Lido) un contributo irrisorio (167.000 lire).
A fianco di Isola c'era Ruggero Chichizola, Segretario Comunale dal 1916, esperto conoscitore della macchina comunale, definito "abbastanza capace, furbo, disordinato, distratto, ingolfato in speculazioni, di vita privata non regolare", il quale vende al Comune pietrisco con un'operazione discutibile, anche se a prezzi correnti.
La relazione dell'ispettore, il 4 dicembre 1928, afferma che "Le numerose, troppo numerose critiche, censure, accuse mosse al cav. Isola come amministratore e come privato, in ogni campo di servizi o di attività pubblica e in ogni stato, condizione o di lui rapporto personale, alle indagini più sottili ed alle analisi più severe sono risultate prive di qualsiasi consistenza e sfornite di qualunque elemento di prova".
Ma aggiunge "Talvolta, inosservanza di forma, indugi nel provocare autorizzazioni ed approvazioni di Autorità Governative o di Tutela, sanatorie domandate talora dopo emesso o eseguito il provvedimento, alcune ardite iniziative ritenute forse non ispirate a misurata prudenza, una certa libertà di azione non frenata da ragionevoli limiti, lo stesso fervore nelle opere da taluni considerate non in rapporto alla economia comunale, può aver concorso a sminuire o attenuare il valore effettivo degli atti del cav. Isola, che peraltro imparzialità di giudizio deve riconoscere. La stessa applicazione delle nuove leggi che regolano la vita dei Comuni, e che hanno così profondamente trasformati anche gli organismi che in essi vivono ed agiscono, e l'ampliata spesa delle attribuzioni e delle ingerenze del Podestà, sollevano qualche dubbio e lasciano qualche incertezza: ma l'errore nella forma e in buona fede, può quasi sempre ritenersi sanabile e va sanato. Le denuncie costituiscono invece come la risultante di false voci, di notizie spicciole, di informazioni imprecise; di insoddisfatti desideri, di interessi ostacolati, di vanità ferite; di uno stato d'animo in breve, che sorge sempre quando nelle pubbliche amministrazioni si operi con sollecitudine e tenacia, con dignità e fermezza, trascurando l'interesse privato, allorché manchi la possibilità di conciliarlo con l'interesse collettivo e questo debba pertanto prevalere."
L'ispettore Franceschelli conclude "Il cav. Isola per l'opera da lui compiuta a Santa Margherita Ligure, con integrità di pensiero, con diritta coscienza e correttezza di azione, merita sempre la stima di quanti ripongono nel bene il fine dell'attività umana; è degno della fiducia del Governo Nazionale che rappresenta; ed a lui si deve rendere giustizia, riconoscendogli il diritto di poter vivere onesto fra gli onesti, e mantenere e trasmettere intatta la eredità del suo patrimonio morale".
Il cav. Isola rassegna le dimissioni dalla carica di Podestà al Prefetto a capodanno del 1930 e dal 3 gennaio gli subentra il Commissario Prefettizio Grand'Uff. Damiano Cottalasso, che rimarrà fino alla nomina del podestà Ambrogio Devoto, il 1° luglio 1931.

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