Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

L'Ospedale della Croce Rossa a Santa Margherita

24 maggio 1915: l'Italia entra in guerra contro l'Austria-Ungheria. Una guerra di logorio, combattuta in montagna, nel fango delle trincee, con i soldati rattrappiti per mesi sotto il martellare delle artiglierie e i periodici assalti all'arma bianca.

esterno (foto della raccolta Renato Dirodi)

Per fronteggiare le esigenze sanitarie e l'ingente massa di feriti e malati, fu ampliata la rete di ospedali militari già presenti nel territorio con numerosi stabilimenti, tra i quali 204 Ospedali territoriali della Croce Rossa (14 in Liguria), con una capacità di oltre 28.000 letti.
Furono impiantati in conventi, scuole, ville private: due furono ospitati anche nella reggia del Quirinale e nel palazzo della Regina Madre (Margherita).
A Santa Margherita, dove già esisteva un Ospedale civile, l'Ospedale territoriale fu allestito a giugno del 1915 nei locali delle Scuole Civiche in piazza Costa (l'odierna piazza G. Mazzini), messi a disposizione dal Municipio (nei locali dove adesso ha sede il Comune).
L'appello per reclutare volontarie per l'assistenza ai malati è accolta con entusiasmo, testimoniato dalla lettera di Caterina Rainusso: «E' con animo grato che io ringrazio questa On. Presidenza per avermi ricordata fra coloro che intendono assumersi l'ambito incarico di portare un morale conforto agli eventuali degenti nel locale ospedale territoriale. In questo momento veramente solenne per la Patria nostra è confortante ed ammirevole l'opera spiegata dal Comitato sanmargheritese per la Croce Rossa ed io verrei meno al mio dovere se non cercassi di assecondarla per quanto lo consentono la mia età e le mie deboli forze. E perciò mentre resto in attesa delle disposizioni di questa on. Presidenza accludo una mia modesta offerta. Ed ora consenta codesta Presidenza che io mi associ al plauso, che tutta la cittadinanza le tributa per lo zelo e la intelligenza dimostrata nel'attuale momento.»

interno 1 (foto della raccolta Renato Dirodi)

Il 19 giugno l'Ospedale fu inaugurato: erano presenti il presidente del Comitato della Croce Rossa di Santa Margherita, principe Giulio Centurione, il sindaco Domizio Lastreto (presidente onorario della Commissione pro-ospedale), il vicesindaco Emanuele Piola, gli assessori Brissolese e Amedeo Pelissa, il comm. Andrea Galante, l'ing. Gustavo Palestrino, il prof. Attilio Regolo Scarsella, le dame della Croce Rossa ed i fucilieri di Marina. La benedizione è impartita da S.E. Mons. Giovanni Gamberoni, vescovo di Chiavari.
A testimoniare la partecipazione dell'intera città, erano presenti anche i consiglieri Samuele Campodonico, presidente della Casa di Provvidenza, Stefano Ferretto, Carlo Rappini, presidente della Società Pescatori. Inoltre: Giuseppe Maragliano, presidente della Società Esercenti, il capostazione Turchi, Paolo Pagan, ufficiale postale, maresciallo Michele Martini, Amedeo Treschieri, maestro della banda cittadina, Repetto per la Lega Navale, presidente dei canottieri Argus, Bartolomeo Costa, presidente dell'Ospizio di carità, Alfonso Germain, presidente Reduci d'Africa, Roncagliolo e Quaini per la Croce Verde. Anche l'arciprete mons. Giovanni Carrozzo, il parroco di San Siro arciprete Francesco Rollino, il rev. Antonio Garibotto, i canonici Repetto, Bertolani e Ronco, i RR Padri Cappuccini, ecc.
Il corpo medico era rappresentato dal dott. Giorgio Beretta, il prof. A. Marina della R. università di Roma, il dott. Antonio Cuneo e le infermiere.
Erano inoltre intervenute S.E. la Principessa Camilla Centurione dama d'onore di S.M. la Regina Elena, donna Mary Centurione, la marchesa Spinola, la contessa Lamamma, le signore Piola, Galante, Passalacqua, Claree, Harding, Corti.

interno 2 (foto della raccolta Renato Dirodi)

Il sindaco Lastreto, al ricevimento in Municipio, indirizzò "ai fratelli combattenti per l'onore e la grandezza della nazione" le seguenti parole "Possano essi tornare tutti salvi, all'affetto del paese natale, delle famiglie; ma se torneranno feriti possono qui essere amorosamente curati, e completamente guarire. Intanto ad essi vada il nostro augurio, e il nostro grido augurale di «Viva il Re! Viva l'Italia!».
Il primo scaglione di feriti arrivò il 12 luglio, con un convoglio di auto proveniente da Genova accolto da una folla di cittadini e da "un gentile omaggio di fiori": il servizio all'arrivo era assicurato dalle infermiere, in divisa bianca, con la vice presidentessa della Croce Rossa Carla Beretta Ferraresi, e dalla Croce Verde sotto la direzione di Vittorio Chini.
Il corso per Dame Infermiere era stato tenuto in precedenza dai dottori Giorgio Beretta e Carlo Oliva: le sedici allieve avevano superato brillantemente gli esami.
Le R.R. Suore Terziarie Cappuccine dirette da suor Maria Felicissima cooperavano all'assistenza degli infermi e sprintendevano alla Cappella, al guardaroba e alla cucina.
Il Comitato aveva recuperato fondi tramite una Fiera di beneficenza e con 12.000 lire acquistato un autocarro trasformabile per trasporto feriti.
Si raccolsero offerte: S.E. la principessa Evelina Colonna di Stigliano contribuì con due sale completamente arredate, un'autoclave per disinfezione, armamentario chirurgico, letto operatorio e altro. L'Asilo infantile mise a disposizione due sale per inservienti, cucina e refettorio, mentre le diverse Opere Pie forniscono letti.

infermiere (foto della raccolta Renato Dirodi)

Il settimanale "Il Mare" riferì la disposizione dell'ospedale: «A sinistra di chi entra nello spazioso ospedale trovansi la sala della Direzione e la Guardia medica coll'Amministrazione. A destra la Sala di medicazione e quella operatoria con tutti i moderni requisiti, armamentari, letti chirurgici, armadi per medicazioni, autoclave, fornelli per sterilizzazione, ecc., il tutto disposto in modo che rivela la perfetta preparazione medica e chirurgica, curata specialmente dal Capo medico Dott. Giorgio Beretta.
L'ampio cortile a colonnato del piano terreno disimpegna quattro Sale per ammalati (S. Margherita, S. Camillo, S. Vittorio, S. Carlo) spaziose, ben areate, curate con amorosa premura in ogni più minuto dettaglio.
In mezzo al cortile sorge l'elegante e sobria Cappella, che fu costruita espressamente e provvista di tutti gli arredi sacri da un'apposita sottoscrizione.
A sinistra, in fondo al cortile, si apre il passaggio al Giardino, con piante di alto fusto, ombroso, tranquillo, di gran conforto ai convalescenti, che vi possono esser portati anche sulle barelle a godere alcune ore di frescura.
Al primo piano altre Sale ammalati bellissime: Maria Luisa, S. Giovanni, S. Giorgio, S. Marco, S. Andrea, S. Eva [in onore della principessa Colonna].
Il piano superiore, dove trovansi anche il bagno, praticissimo con due vasche, scaldabagno a gas e doccia, e la Sala riservata alle Infermiere, è disimpegnato da un comodo ballatoio.

L'11 febbraio 1917 a Roma, in Campidoglio, S.M. la Regina distribuirà una medaglia alle infermiere meritevoli: tra loro Carla Beretta Ferraresi, Anna Crovari e Rosita Rainusso.
Il 1 luglio 1928 il dott. Giorgio Beretta riceverà dal podestà Alberto Isola una medaglia d'oro come riconoscimento "dell'opera attiva e intelligente da lui prestata a pro del Comune": in tale occasione il gruppo di ex-infermiere che avevano prestato servizio nell'Ospedale Militare gli donarono un quadro, riproduzione di un'opera di Nicolò Barabino. Il dott. Beretta, laureatosi nel 1887, nel 1892 fu nominato medico primario nell'Ospedale Civile di Santa dove rimase fino al 1926, quando fu messo a riposo per limiti d'età. Molti ricordarono la sua disponibilità nei confronti dei più bisognosi, che si estese anche agli ospiti dell'Orfanotrofio del Carmine, dell'Ospizio di Carità e della Provvidenza. Dal 1906 fu anche Ufficiale Sanitario del Comune.

Per dare ombra e fresco al cortile fu disposto un praticissimo velario movibile, che dà al cortile nelle ore calde un'ombra confortevole e ristoratrice.»
Sono disponibili in totale 87 letti.

L'8 aprile 1916 il presidente del Comitato della Croce Rossa di Santa Margherita, principe Giulio Centurione, comunica al presidente del Comitato Pro-Ospedale territoriale, Emanuele Piola, che, in base al regolamento della Croce Rossa, l'avvio dell'ospedale deve ritenersi concluso e lo ringrazia per l'opera svolta.
Seguono alterne vicende, tant'è che il 23 dicembre 1916 "Il Mare" riporta "L'unanime compiacimento col quale la cittadinanza tutta ha accolto la riapertura del locale Ospedale della Croce Rossa sarà, non dubitiamo, incitamento a perseverare quell'aiuto e quell'appoggio morale che sempre ha accompagnato la benefica Istituzione e i suoi dirigenti".
Pochi mesi dopo, il 27 gennaio 1917, lo stesso settimanale titola "La chiusura dell'Ospedale della C.R.I.". Si tratta di una "disposizione superiore": "Al direttore cap. dott. Giorgio Beretta, alla sua consorte Carla Beretta Ferraresi ispettrice delle Dame Infermiere, alle brave Infermiere Volontarie che tanta abnegazione dimostrarono nel loro pietoso ufficio, giunga gradito il nostro plauso e la nostra ammirazione.

© La Gazzetta di Santa