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    Pezzi di storia

I Primi Vagiti del Castello di Santa Margherita
di Arturo Ferretto

Il Mare – 12 ottobre 1912

Tra Vincenzo de Ambrosio, sindaco del quartiere di Pescino, e rappresentante illustre degli uomini di Santa Margherita da una parte, e messer Gerolamo Cattaneo, foto 1 podestà di Rapallo dall'altra, non correva buon sangue.
Di certe condanne ingiuste fatte dal predetto Podestà contro un certo Simone de Costa non si era ancora spento il ricordo.
L'incauto sammargheritese per aver detto la parola sangue di Dio…, era stato accusato di bestemmiatore, accusa, che portava con sé la relegazione, o il perforamento della lingua con un ago rovente.
I nervi erano tesi e gli spiriti ribelli, quando in Santa Margherita giunse come un fulmine a ciel sereno l'ordine di una tassa per l'erigendo castello di Rapallo.
La bilancia era al colmo, traboccò, portando seco una reazione legittima.
Il Serenissimo Senato, con lettera del 25 febbraio 1550, si rivolgeva in questo modo a Gerolamo Cattaneo, podestà di Rapallo:
«Ne sono comparsi inanti li sindaci di Santa Margarita che si scusano di non dover concorrere in questa spesa con dire che essendo loro esposti a maggior pericolo che Rapallo, le cui fortezze non li salverebbono, pensano farsi un bastione sopra una punta che è tramezzo loro e Corte il quale potrà agevolmente tener discosto lo fusto da l'uno o l'altro luogo, che non mettino in terra uomini, dove anche si potranno salvare e pensano che saranno per difendervisi 200 uomini e più. E mostrano molto essere inanimati a voler farsi questo propugnacolo, il quale quando faccino ne parà onesto che debbano essere esenti dalla spesa di Rapallo.
Se lì mandano por rivedere il luoco e considerare il sito con la spesa il capitano Giovanni del Borgo cum mastro Antonio nostro capo d'opera».
Come si vede gli uomini di Santa Margherita si erano presentati al Doge, né fu infruttuosa la loro domanda, perché egli, insieme coi Senatori, il 6 marzo 1550, scriveva al Cattaneo:
«Vi scrissemo l'altro giorno qualmente gli uomini di Santa Margarita pensavano per cautella e sigurtà del loro loco e del loco di Corte far uno baluardo sopra una punta che spinge in fuora di uno capo in mezzo de l'uno e l'altro loco e vedendoli a questo molto inanimati e giudicandolo anche per tutto il golfo mandassimo li Capitani Giovanni del Borgo e Gerolamo Ruisecco insieme con mastro Antonio capo d'opera a rivedere il luoco e sito e come potessi servir insieme con la spesa che li dovessi andare dalla cui relazione avemo inteso che a far questa forteza oltra la sigurtà di loro sarà molto comoda a tutto il golfo, perché quando apparissero legni con un tiro di artelaria risveglierebbono ciascuno e ne farebbero notizia a tutto il golfo et oltra, di questo il sito et il loco esser molto accomodato per il bisogno, né la spesa sarà tanta che non possono sperare di finirla, ancoraché la sia per la condicion del loco, e perché dovendo loro far questo propugnacolo come in vero credono debbia fare, non è ragione che abbino a concorrere alla spesa di costi che basterà che provvedino loro per onde non li darete sopra questo alcuna molestia e fastidio, perché ad ogni modo essendo loro alla marina et esposti al medesimo periculo e maggiore, la fortezza di Rapallo li servirebbe molto poco sì che non accaderà che li uomini di quel quartiere abbino altri carichi e molestia».
In tal modo giustizia era fatta, e i Rapallesi in vista delle pene, che avrebbero subito, in caso di trasgressione, non taglieggiarono più per questa volta i foto 2 poveri sammargheritesi.
Questi con ardore e con lena cominciarono tra essi il lavorio primo di propaganda, tanto più che il Senato, con lettera circolare del 7 marzo 1550 avvisava le nostre autorità di far buone guardie e di provvedere alla salvezza del luogo per tutte le vie necessarie «perché el Dragut sopravenendo i bon tempi si comincia a tenere in ansietà, pensando che debba aparechiarsi in breve alle incursioni».
Si aggiunga che Santa Margherita avea ragione di temere di qualche saccheggio, giacché sulle fuste turche del Dragut non mancavano rinnegati sammargheritesi, che potevano fornire utili indizii.
Ed il Senato, il 15 marzo 1550, scrivendo al Podestà di Rapallo, non trascurava di accennare che «gli uomini di Santa Margarita mostrano aver molto ben voglia di far la sua fortezza e baluardo e credemo che la debbian fare. Così fosse buon ordine in Rapallo!»
Né mancavano i soliti attriti e le piccole gelosie tra paese e paese.
Il 26 marzo 1550 il podestà di Rapallo scriveva al Senato:
«Ieri fui in Santa Margarita loco di Rapallo per mettere in ordine le nostre guardie e richiesi al consiglio di esso loco mi dovesseno mandare doi uomini che in compagnia di quei di Rapallo dovesserono andare sopra per far la guardia in mare lontano dal loco di Rapallo due miglia in circa che con un tiro di archibugio darebbe noticia a tutta la nostra podestaria e molto più saria utile al loco di Santa Margarita che altri restandoli sopra. Loro recusano volerlo fare per mettere il loco in confusione maxime per la parola del m. Iacobo della Costa uno delli più altieri di esso loco, di modo che li comandai mi dovesseron detti doi uomini alla sera mandar sotto una pena che poco hanno ubedito. Ora intendo essere loro venuti da S.S. Ill.me, prego quelle gli voglino provedere e non dar fede alle loro bugie e perché metteranno alla posta di voler da per sé metterne uno in guardia, dico a S. S.rie Ill.me che tanto sarà uno come doi e questo che fanno lo fanno per parere non essere suggetti al borgo di Rapallo per lo cativo animo che hanno, e in verità li abitanti di esso loco di Santa Margarita la maggior parte sono insolentissimi».
Tra questi venivano denunciati tre figli di Giacomo Costa «che si fanno signori a bachetta di esso loco battendo e minacciando questo e quello».
La patente d'insolentissimi data dal Podestà di Rapallo ai nostri vicini [l'autore dell'articolo è di Rapallo] sammargheritesi era causata dal fatto che essi, senza informare il giusdicente rapallese, aveano inviato al Senato Ambrogio Schiattino, il quale perorò sì bene la causa dei Sammargheritesi, che il Doge, il 27 marzo, rimproverò aspramente il Cattaneo, rimprovero che a mani dello stesso Schiattino insieme col Sei del Quartiere di Pescino fu con lettera speciale consegnato al Cattaneo, colla parvenza di esporre le sue ragioni.
Ed egli insistette ancora per avere a sua disposizione una fregata con un buon contingente di marinai per le guardie contro i Turchi.
Appianate queste piccole vertenze, il Doge, con lettera del 22 aprile 1550, scriveva al Podestà di Rapallo:
«Siccome a la presenzia si è discorso e concluso che nostra intenzione è che quel redutto ossia fortezza designata per mastro Antonio si cominci e si foto 3 fornischi quanto più presto sul scoglio di S. Teramo [Sant'Eramo] e se gli vada appresso con tutta diligenza, e cognoscendo chiaro che questa tal fortezza sarà la salvezza loro, laonde non gli interponete indugio alcuno, e perché pare che tutta la difficultà consista nel denaro e che oltre sufragi fattivi, bisogna far tassa, vi daghemo facoltà di farla tra quei borghesi come in le ville, servando sempre gli ordini delli repartimenti loro peroché elli alterasse la forma sarebbe un metterli confusione. Però advertite che chi ha effettualmente, più maggiormente ha da contribuire, advertendo che agl'uomini delle ville che fussero miserabili e così li borghesi che non possono, non vogliamo che li graviate in denaro, e se pur fossero prosperi della vita, gravandoli d'una giornata il mese haranno compito. Avrete anche considerazione che li molto discosti perr esser la podesteria grande, non vengono ad essere gravati tanto, come li più propinqui, in nel che avrete risguardo».
Siccome le opere buone, in qualunque campo si esplichino, incontrano oppositori, così la fortezza di Sant'Erasmo avea i suoi nemici occulti e palesi, i quali aizzarono il Sei del Quartiere di Amandolesi [antico sestiere a sud-est di Rapallo] e il Sei del Quartiere di Olivastro [antico sestiere a nord di Rapallo, con le località dell'entroterra] e diversi uomini di villa, capeggianti una dimostrazioncella, a recarsi in Rapallo, esponendo una sequela di lamenti al Podestà, il quale, con lettera del 28 maggio si affrettò a darne parte al Senato.
Ma a nulla approdarono le rimostranze, onde il capitano Gerolamo Roisecco poteva già con soddisfazione, il 29 giugno del 1550, scrivere da Santa Margherita nel modo seguente al Senato:
«Essendo questi giorni passati eletto la compagnia di m. Fruttuoso de Pilo e Battista de Bernardis sindaci del loco di Santa Margarita per causa del baloardo che si fabrica qui, e costì essendo per comparire nanti le Ill.me S.V. per le nove intese dei corsari, fui da quelle remandato qui e non hebbi tempo a suplire: però restonno li compagni quali per quanto poi hanno referto sono comparsi a quelle et avuta gratissima audienza come speravamo e di novo compareranno resoluti dal consiglio nante le prefate Ill.me S.V. per unde preghiamo quelle vogliono avere questo povero loco per raccomandato, e se quelle vedessero cum quanto amore e unione ognuno è prompto a detta fabrica non obstante la grande calamitate del loco perché li cetroni, quali donavano quel poco beneficio che era al loco, restano in tutto extinti. La terra nostra non ha scala per mare né èer terra essendo fora de passo, sono innumerabili li morti e sclavi da anni 10 in qua, essendo tutti marinai e non avendo altro modo al vivere. Pur speramo in Dio e cum lo adiuto della Ill.ma S.V. che presto detto baloardo resterà in defensione e fortezzae credo fra uno mese de lavoro. Detto baloardo resta in mezzo de doi borghi in uno de' quali resta uno bono porto sia per vascelli grossi sia anche per vascelli da remo e oltra da doe altre cale. Qua attendemo a fare perfettissime guardie ordinarie e extraordinarie; secondo lo tempo e nuove».
Lo stesso Roisecco, il 18 luglio 1550, informava da Santa Margherita il Senato.
«Stamattina da tre ore innati il giorno si son scoperti legni de inimici e il castello di Portofino mi ha fatto il solito segno con un tiro. Dopo per stormia di una nostra chiexa di nostra Donna s'è inteso quelli essere a San Frituoso in el qual loco subito mi sono transferto con 40 o 60 uomini tra archibusieri e balestrieri et avanti che abiano montato la collina per li ordini dati si siamo trovati da 200 uomini. Abbiamo trovato li Turchi essere in terra per depredare alquante donne che erano ivi travagliando le quali abbiamo salvato e scaramucciato con loro e factoli subito saltare in mare non avendo tempo da imbarcarsi altrimenti. Hanno preso un garzonetto et un figlino che abbiamo trovato loro aver amazzato e di epso luoco si sono subito partiti et andati alla volta della Chiappa. Sono tre legni, una fusta de 14 banchi con due altre piccole. Nel resto si attende a far bonissime guardie. Siamo appresso a fornir la nostra fabrica né altro accade per questa».
Il tiro del cannone di Portofino e la campana a stormo della chiesa di Santa Maria di Nozarego hanno suscitato contro il Turco i nostri eroi.
Onore ai 200 sammargheritesi!

Nel settembre del 1550 il baluardo di Santa Margherita ebbe la sua perfezione.
Ne fece il disegno Antonio de Carabo, maestro comacino, l'autore del castello di Rapallo.
I Consiglieri di Rapallo Fruttuoso Vassallo, Gio: Antonio Sacco, Gregorio Norero, Sebastiano Borzese e Francesco Bisaccia elessero in cancelliere della fabbrica del baluardo di Santo Erasmo il notaio Pelegro de Via, il quale dovea tenere la contabilità e ripartir le somme. E fu giusto nella ripartizione. Tassò pure i nobili della Torre, i quali esposero i loro piati al Senato, proclamandosi esenti da qualsiasi avaria, ma il Senato fece orecchie da mercante, e con solenne decreto del 4 settembre 1550 dichiarò che dovessero contribuire fabricæ Castelli sive baluardi quod construitur prope Rapalum in rupe Sancti Terami ad arcendos piratas turcas a litore.
Il castello sammargheritese, che sta sempre a cavaliere del poggio, detto già di San Temo o Sant'Erasmo, è la pagina ora d'attualità, perché in essa a caratteri indelebili è scolpito ciò che seppero fare i nostri confratelli sammargheritesi per porre un argine alle scorrerie dei Turchi.

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