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    Pezzi di storia

La facciata della Chiesa Parrocchiale
di Attilio Regolo Scarsella

Il Mare – 10 novembre 1928

La Chiesa Parrocchiale di Santa Margherita Ligure, (sono cose che tutti i Margheritesi le sanno; ma si mettono qui, se per caso questo scritto cadesse sotto gli stampa occhi di qualche forestiero) fu primieramente eretta fra il V e il VI secolo dell'Era cristiana.
Distrutta probabilmente una prima volta, nel 641, da Rotari, re dei Longobardi; una seconda volta, nel 936, dai Saraceni, fu ricostruita poco dopo, in stile romanico, e così stette sin verso la prima metà del secolo XVII.
In questa forma avea la facciata a levante, e, sulla sinistra di questa, una torre campanaria…
Ma verso il 1630 o giù di lì, le parti furono invertite: il coro passò a levante e l'entrata a ponente, verso San Siro: forse per difenderla dalle onde che, col mare in tempesta, vi entravano facilmente.
Senonché, ormai l'edificio era vecchio e cadente; inoltre, la nuova orientazione, se lo salvava dal mare, l'esponeva alle furie dei due torrenti, la Foce e la Focetta, che, nelle loro periodiche inondazioni, trovavano più comoda l'entrata.
Fu deciso allora, nel 1656, di rifabbricare di pianta la chiesa. Era parroco D. Bartolomeo Figari, tra i parroci passati forse il più benemerito ed illustre. Egli raccolse i fondi; ottenne dall'Arcivescovo Durazzo il permesso per la demolizione della Chiesa vecchia; fece fare il disegno della nuova dall'architetto Gio. Batta Ghisio, che già aveva dato il disegno per la chiesa di N.S. della Consolazione in Genova; e il 10 ottobre 1658 con gran pompa e fra la comune esultanza fu collocata la prima pietra.
La fabbrica andò avanti tra varie difficoltà; finché nel 1670 se ne ultimò il tetto. Era molto: ma quel che restava da fare non era poco davvero; e ce ne volle del tempo, prima che la fosse compiuta. A voler tutto contare, si può dire che questo si ebbe solo ai nostri giorni; dopo due secoli e mezzo.
Nel 1750 si pensò ad innalzare il nuovo campanile, sull'angolo di ponente della facciata principale. Ne furono affidati i lavori a Carlo Orsolini, della famiglia di artisti che diede a Genova le decorazioni e le statue di N.S. delle Vigne, e la parte nuova dell'Ospedale di Pammatone. Quanto alla facciata, per allora non se ne parlò.
Ma certo, (e sia detto senza irriverenza) dovea fare un effetto assai buffo, quella facciata, ancora senza stile, in mezzo a un campanile barocco da una parte e uno romanico dall'altra. I buoni margheritesi ci pensavano; la voglia c'era; mancavano i denari.

1900 Intorno al 1900

In attesa che questi venissero, nell'ottobre del 1770, un secolo dopo la ricostruzione (come dice l'epigrafe posta sulla porta di mezzo) Monsignor Giovanni Lercari, Arcivescovo di Genova, consacrava il tempio risorto.
Finalmente anche i denari furono trovati e nel 1786 la vecchia torre campanaria che per tanti secoli aveva col suono delle sue campane regolato la vita dei nostri antichi, fu abbattuta, e poco dopo si cominciò senz'altro la facciata principale, su disegni preparati da quel medesimo Carlo Orsolini che avea presieduto ai lavori del campanile nuovo.
Nel 1794 anche la facciata era finita, nella forma che ancor si vede al presente. Finita: non compiuta. Mancava il secondo campanile, che, elevandosi sul posto di quello demolito, rendesse alla facciata la simmetria che tutta idealmente la informa.
Da principio ci s'era pensato; e a più riprese s'erano anche nominate commissioni e iniziate collette. Poi, i grandi rivolgimenti del periodo rivoluzionario e napoleonico, gli anni di miseria ad essi seguiti, in ultimo le vicende del patrio risorgimento, avevano volte le menti ad altre cure. O se alla cura del loro massimo tempio si volgeva la pietà dei margheritesi, era per compierne e abbellirne l'interno: e intanto la facciata, dopo gli splendori dei primi tempi, si andava guastando per infiltrazioni d'acque, si screpolava con numerose fenditure, si anneriva di polvere e detriti: senza contare che già prima di essere cominciata, fin dal 1718, per ovviare ai danni cagionati all'organo dalle pioggie, se ne era compromesso il valore artistico, murando il gran finestrone centrale.
Era riservata a noi la gioia di vederla risorta a nuova e più splendida vita.
La tenacia tutta ligure del nostro reverendo Arciprete, Mons. Francesco Rollino, e la munifica pietà del Cav. Lazzaro Poggi, hanno compiuto il miracolo. La facciata della nostra Matrice si presenta ora allo sguardo, quale dovette vederla nella sua mente colui che l'ideò, quale certo la desiderarono i nostri antichi.
E qui un lettore educato e colto, si aspetta senza dubbio un inno finale all'arte, alla religione e a chi dell'una e dell'altra s'è mostrato così fervido e operoso propugnatore. Credo meglio finire con una nota più modesta ma più pratica.
Sulla facciata, a sinistra di chi la guarda, sta una piccola targa di marmo, con su scritto: «Divieto d'affissione». Per l'onore dell'arte e della religione che il divieto sia sempre e da tutti osservato.


Dal libro "I Miei Cinquant'anni di Vita Parrocchiale"
di Mons. Francesco Rollino – 1937

… la facciata, terminata in sull'angolo destro, dal campanile, s'aspettava d'esserlo eziandio sul sinistro. attuale
L'idea d'un secondo campanile dovette sorgere assai per tempo, tanto era naturale, ed uopo è supporre che solo la scarsità dei mezzi ne abbia impedito l'esecuzione. Per fermo chi, nuovo del paese, fosse venuto la prima volta sulla piazza della chiesa, avrebbe senza fallo esclamato guardando alla facciata: peccato che la sia monca! Come starebbe meglio se fosse fornita di campanile anche sulla sinistra.
Fu questo certamente il pensiero dell'Orsolini, stanteché era architetto di vaglia, e non poteva costruendola volere altrimenti. Ma, vedi forza dell'abitudine, quel che tornava da principio così evidente, a poco a poco passò inosservato.
Tra i viventi non era pur uno che ancora tenesse conto del difetto, laonde come venne l'ora di porvi mano parve a tutti cosa strana, e non mancò chi ne facesse le maraviglie. Riteniamo però che al presente ognuno sia cangiato d'avviso, né più si trovi chi creda superfluo ciò che anzi è un vero bisogno dell'arte.
D'accordo, dirà taluno; ma s'era durato così tanto tempo, perché non si poteva seguitarvi ancora? Si poteva, chi ne dubita? Il difetto però sarebbe rimasto. Or non si direbbe stolto colui, ch'essendo travagliato da grave malore, ed avendo in pronto il rimedio, non corresse a farne uso?
Un ostacolo tuttavia s'opponeva, che, se non fosse stato rimosso, ne avrebbe impedito la costruzione. Consisteva in ciò, che, dovendo il nuovo campanile fare appieno ritratto dell'altro, necessitava occupare alquanto del suolo pubblico, la qual cosa non si poteva senza la permissione municipale. A dir vero non mancavano gli argomenti buoni per dimandarla. Non è la chiesa il monumento più insigne del paese, e meritevole per questo d'essere riguardato con premura?
Certo che sì, ma tanto forse non sarebbe bastato. Si ricorse pertanto ad un altro espediente, il quale fu di far valere le ragioni che su quel tratto potea vantare la chiesa. Da certi dati, raccolti nelle ricerche storiche per l'addietro eseguite, era lecito arguire che quivi sorgeva un tempi il campanile della chiesa antica.
Dove ciò fossesi dimostrato esser vero niun dubbio poteva ancora aver luogo; il terreno apparteneva alla fabbriceria, e l'ingerenza municipale restavane esclusa. Ma come riuscirvi?

1900 Veduta aerea

Si sapeva c'era stato abbattuto nel 1785, e che stava daccanto alla porta sull'angolo destro. Quest'ultimo però non era provato sì da averne piena certezza, ond'era inadeguato al bisogno, Conveniva metterne a nudo le fondamenta, che poteansi credere tuttora esistenti sotto del suolo, giacché solamente in tal guisa si avrebbe avuto la prova inconcussa, ed atta a convincere chicchessia.
Così appunto venne stabilito di fare, ed il frutto non tardò molto a manifestarsi. S'era di poco proceduto negli scavi, quand'ecco venir alla luce gli avanzi dei muri, rimasti dopo la demolizione, fatti di pietre in quadro, e scalpellate.Non occorreva di più, né di meglio; laonde senza indugio se ne die' avviso al Commissario governativo, che di quel tempo reggeva il Comune [nel 1925 era Commissario prefettizio Alberto Isola]; il quale accertatosene in prima de visu, riconobbe l'esistenza di essi, ed ammise il buon diritto della fabbriceria. Vi ebbe ancora tra gl'impiegati municipali chi, togliendo argomento dall'uso pubblico continuato per tanto tempo, mostrava di credere alla prescrizione; ma a farlo accorto dell'errore bastò ricordargli la nota regola di diritto: quod semel dicatum est Deo nunquam est ad usus humanos transferendum [quello che una volta era dedicato a Dio non si può mai trasferire per uso dell'uomo].
Schiarita in cotal guisa la proprietà del terreno, si passò di subito alla costruzione. La quale durò assai tempo, forse più che non bisognava; e sì la spesa crebbe proporzionalmente, raggiungendo le 170.000 lire. Fu questo l'unico inconveniente, in quanto al resto l'effetto ottenuto non era cosa da poco.
Il nuovo campanile, torreggiante sull'angolo sinistro, facea degno riscontro all'altro situato sul destro, l'uno e l'altro poi compivano bellamente il prospetto della facciata, dando alla chiesa tutta l'aria d'una basilica.


Vedere anche l'articolo "Il rinvenimento di ossa umane negli scavi di Piazza Caprera" di Ambrogio Devoto (Il Mare – 2 maggio 1925)

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