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    Pezzi di storia

San Fruttuoso di Capodimonte
di Arturo Ferretto

Il Mare – 23 ottobre 1909

foto 1 (foto della raccolta Renato Dirodi)

Vuolsi che nell'anno 259 d.C. sia stato martirizzato Fruttuoso, vescovo di Tarragona [comune della Catalogna, nella Spagna orientale], e che Augurio ed Eulogio, diaconi, Giustino, Procopio, Marziale, Pantaleo e Giorgio, suoi discepoli, trasportassero il fardello prezioso delle reliquie del santo martire a Capodimonte, presso Portofino, gettando le basi d'un importante romitaggio, trasformatosi poi in quella Badia, prescelta ad essere il grato soggiorno d'una falange di seguaci di San Benedetto [in realtà i primi due subirono lo stesso martirio di Fruttuoso].
A questi monaci, che nel secolo VI concorsero a formare la Provincia ligure, siam debitori se le nostre terre furono dissodate ed ebbero uno sviluppo speciale, giacché i Benedettini hanno grido di aver governato i popoli e loro insegnata l'agricoltura, piantando l'ulivo, che cresce non lungi dalle nostre spiagge, lambito dalla brezza marina.

Nel primo pomeriggio di domenica 16 gennaio dell'anno 259, all'ora della siesta, alcuni soldati bussano alla porta di Fruttuoso, vescovo di Tarragona. L'anno precedente l'imperatore Valeriano aveva emanato un editto che condanna i seguaci del cristianesimo, così il vescovo Fruttuoso viene accompagnato davanti al console Emiliano. Sono con lui anche i diaconi Augurio ed Eulogio.
Il 21 gennaio sono processati e, poiché confessano la loro fede, vengono condannati ad essere bruciati vivi lo stesso giorno. Le loro ceneri arriveranno poi a Capodimonte.

Un elemento quindi, che contribuì quant'altro mai allo sviluppo morale e materiale della società, fu il monachismo; laonde assai concettosamente espresse il celebre P. Tosti questa verità, allorché scrisse che San Benedetto raccolse bambina l'Italia di mano ai barbari, e che fra le mani di quel monaco essa vagì.

Quell'ampio semicerchio, tutto a seni e piccoli golfi, che si stende da Portofino a Sestri, dovette alla sapiente opera dei monaci di San Fruttuoso, se precorse altre plaghe liguri nell'acquisto di quelle libertà, che diedero vita e consistenza al Comune.
I figli di Benedetto da Norcia contribuirono, dal romitaggio di Capodimonte, allo sviluppo morale e materiale dei nostri paeselli, essendo benevisi da Re e da Pontefici. Il loro Abbate portava mitra e anello, sandali e guanti; aveva la giurisdizione sull'Isola di Sestri, in parecchi villaggi di Castiglione, in altri della Valle d'Orba, possedeva immensi latifondi in Sardegna e nelle diocesi di Acqui, Tortona e Bobbio, e godeva diritti e privilegi sulla spiaggia del nostro bel golfo.
Alle offerte ed alle donazioni inter vivos, fatte a detti monaci dai fedeli, si aggiungevano le leggi, che in lor favore emanavano gl'Imperatori. Si stabilì che chiunque abbracciasse la vita monastica dovesse in tutto, se senza figli, od in parte, nel caso contrario, lasciare il suo patrimonio alla chiesa, ove si era ricoverato; la qual cosa diventò un uso così costante, che fu questa una delle vie principali, per cui ingigantirono i patrimoni ecclesiastici.
Oltre a ciò i beni delle chiese furono dichiarati inalienabili.

foto 2 (foto della raccolta Renato Dirodi)

Il crescere della potenza dell'Abbate di San Fruttuoso sottrasse certamente dagli artigli di altri feudatarii i nostri paeselli, giacché l'Abbate univa in se stesso l'autorità della religione ed il potere temporale, acquistando in tal modo sterminata influenza, come vero principe, formando gradatamente un'aristocrazia ecclesiastica.
Una colonia di detti monaci, col permesso del pontefice Onorio II, venne ad abitare, nel 1125, presso la nuova chiesa di S. Matteo, edificata in Genova dai D'Oria, il che fa conoscere l'importanza cui era assurto il nostro cenobio.
Il pontefice Innocenzo II (1180-1148) accordava immensi privilegi all'Abbazia, tra i quali il diritto dei falchi, che svolazzavano da Capodimonte sino a Paraggi, la pesca e la caccia fra il detto confine, nonché il diritto su tutti gli altri falchi, che trovavansi da Rovereto sino ad un'altra costa, chiamata de Lurdi.
I privilegi furono confermati da Alessandro III con bolla, spedita da Genova il 16 marzo 1162, perché il Pontefice sperava che l'Abbate gli avrebbe reso nobile e proficuo servizio nella lotta, ingaggiatasi tra la chiesa e Federico Barbarossa, il quale ubbidiva all'antipapa Vittore.
La bolla confermava pure i dominii di Verzi, di Cicagna e di altri nel cuore della Fontanabuona, ponendosi così un argine alla sterminata potenza dei Malaspina, ivi spadroneggianti.
Giunse però il momento che gli abitanti della nostra spiaggia, intolleranti dell'egemonia abbaziale, aspirarono a libertà.
Le scorrerie dei Pisani avevano avvezzato i nostri ad armarsi, provarsi e rinforzarsi, ridestando così il genio guerriero, e usufruendolo per rompere i legami del servaggio.
Dopo non poche vertenze tra i Monaci, da una parte, e gli abitanti di Portofino, di Rapallo e dei loro Consoli, dall'altra, fu fatto un compromesso tra Ansaldo D'Oria, Rollando Marino, Elia della Banca ed Armanno, priore del monastero, ed il 18 febbraio 1171 fu promulgata sentenza, in virtù della quale gli uomini di Portofino fossero sotto la giurisdizione civile dei Consoli di Rapallo, e fossero esenti da quella dell'Abbate.
Poco tempo prima eransi emancipati quei di Santa Margherita, Rapallo e Zoagli, giacché appunto in quel turno di tempo per la costituzione politica del Comune rapallese, che appartiene alla categoria dei Comuni, sorti all'epoca della Lega Lombarda, ferveva la lotta fra fra l'elemento civile e l'ecclesiastico, disputandosi l'uno e l'altro il sopravvento.
In compenso dell'accordo suaccennato i Consoli di Rapallo dovettero pagare all'Abbate lire centosettanta di genovini, e furono in tale occasione promulgati alcuni curiosi statuti, tra i quali accenno di sfuggita all'obbligo, imposto ad ogni pescatore, che pescava da Camogli a Sestri, di consegnare all'Abbate tutti i pesci chiamati Lucerne, d'un palmo in misura, dietro la retribuzione di soldi 4½ per ciascuno.
Parimente ogni abitatore, non servo del monastero, e che possedeva reti, dovea dare ogni settimana di quaresima, e per ogni rete, due Bughe, e chi teneva animali suini, alla loro uccisione, dovea consegnare all'Abbate i fegati di essi.
Le convenzioni ed i privilegi venivano rispettati, e, perché Rollando Advocato (una specie di prepotente signorotto, che avea beni in Rapallo, e diritti sul castello di Roccatagliata) prese nel 1161 alcuni falchi del monastero, venne il 15 gennaio condannato dai Consoli di Genova a pagare il quadruplo del loro valore.

foto 3 (foto della raccolta Renato Dirodi)

Nell'accordo del 1171 l'Abbate erasi riserbati altri diritti, non ricordati nella sentenza. E per passarmi della giurisdizione spirituale, che gli era rimasta sulle due chiese di Portofino e su quelle di Nozarego e di Corte, avea ritenuto un diritto sulla spiaggia di Portofino, diritto, chiamato ripatico. Infatti il 16 luglio 1269 l'abbate Guglielmo concesse ad Obertino, figlio di Pietro D'Oria (che nel 1266 era stato il fortunato vincitore della battaglia di Canea) di poter attendere alla fabbricazione della nave, che avea cominciato sulla spiaggia di Portofino, purché gli desse per il ripatico un soldo per ciascun palmo in lunghezza della nave, secondo l'uso antichissimo, sino allora praticato.

Orlando Grosso, un giovane che scrive assai bene intorno all'arte in Liguria, racconta che un fenomeno merita d'essere avvertito, ed è quello relativo al periodo degli iconoclasti, che si verifica nell'VIII e IX secolo. In quel tempo molti artisti bizantini, architetti, scultori e musaicisti emigrarono da Costantinopoli in Occidente, e si raccolsero alla Corte di Carlo Magno ad Aquisgrana. Molti di questi artisti passarono certamente per Genova durante questa emigrazione, e vi presero stanza per il grande lavoro, che la città offriva.
Risale probabilmente a quell'epoca la fusione degli elementi romanici coi bizantini, come dimostra la chiesa di S. Fruttuoso di Capo di Monte del IX secolo.
La chiesa nostra, che i monaci aveano rifabbricata nell'ottocento, fu certamente distrutta dai saraceni, che piombarono a Chiavari e sulla nostra riviera nell'anno 936. Sui ruderi lasciati altra ne sorse, beneficata da santa Adelaide imperatrice, ed arricchita di privilegi sulla fine del secolo X.
Ristorate le rovine, i monaci di S. Fruttuoso continuarono la loro missione, additando alla rozza società dei Liguri la meta, da cui si doveva da ogni mortale aspirare, al cielo; la guidavano e la confortavano a trar vantaggio ed a godere moderatamente dei beni largiti dalla Provvidenza, e, sposando la preghiera al lavoro, mostravano coll'esempio all'uomo, che usciva di barbarie, essere santo il pane, guadagnato col sudore della fronte.
In processo di tempo, quando in quel pio ostello tacevano i salmi, il capo cantore, circondato da giovani teste di leviti, rase dell'abbondante chioma, segnalava i tempi ed i toni alle loro angeliche voci. Altrove, intorno ad una mensa, sparsa di pergamene e conchiglie di cinabro e d'oltremare, sedevano i monacelli; gli amanuensi preparavano i bei fogli di velino purificato, gli scribi faceano scorrere la cannuccia a comporre i caratteri, i pittori si adoperavano al disegno delle adorne maiuscole uncinate, e chi spandeva i fondi d'oro lucente, che vi illuminava sopra fregi e figure. Altri poi rilegava il libro, avvolgendolo in solido mantello di cuoio chiuso di ferreo serrame, come uno scrigno, impreziosendolo di gemme e di aurei ganci di fine arabesco.
Le aule più vaste avevano panche, gremite di uditori, accorrenti per mezzo di barche da Recco, da Camogli, da Portofino, da Santa Margherita, da Rapallo e da Zoagli, uditori, che pendevano dal labbro d'un magistero, insegnante della cattedra. Intanto qua e là per i chiostri meditava qualche solitario col nero cappuccio abbassato sugli occhi, o aggirantesi sotto le arcate, dove custodivansi le tombe dei D'Oria, o seduto sui gradi del mistico pozzo.
E vi si facevano dispute e duelli intellettuali, dove si acuivano gl'ingegni e mandavano lampi, più duraturi delle scintille, sprizzate nei tornei dal ferro dei cavalieri.
Un pensiero adunque di riconoscenza a questi benemeriti e baldi campioni della chiesa, che dettarono leggi ai nostri popoli in una plaga, che proiettò la luce più luminosa; che ebbe tardi il suo tramonto!

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