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    Pezzi di storia

Il nome di Santa Margherita Ligure
di F. R.

Il Mare – 15 luglio + 12 agosto + 29 ottobre + 18 novembre + 16 dicembre 1933

Fra le memorie storiche le quali s'appartengono a questo Comune, e possono interessare maggiormente i lettori, sono indubbiamente quelle che mirano a far sapere donde trasse il nome, siccome altresì le relazioni ch'ebbe in passato con la martire d'Antiochia.
Quanto al nome, è noto agli studiosi di storia patria che in antico si chiamava Pescino, forse a cagion del mestiere ivi esercitato dai pescatori, e solo dopo mappa l'avvento del Cristianesimo prese a nominarsi Santa Margherita di Pescino.
Questo innesto fa chiaro due cose. La prima che il pago era abitato fin dai tempi dell'Impero Romano, la seconda che gli abitatori vi erano dediti al culto degli idoli. Sarebbe qui opportuno indicare quale fosse il Nume da essi sopra ogni altro adorato, e se l'urna sepolcrale, che si ammira nel vestibolo della Chiesa, fosse originaria del luogo, si potrebbe dire esser stato il Dio persiano Mitra, ma non si hanno argomenti abbastanza per provarlo.
Per quel che riguarda la conversione al Cristianesimo si può dire con fondamento essere avvenuta fin dai primi secoli; ché ne fa fede la Pieve di Rapallo, la quale è antichissima, e rimonta al quinto secolo dell'Era Volgare.
Si sa quali furono le ragioni, che condussero all'istituzione delle Pievi. Il Cristianesimo cominciato nelle città, dove risiedeva il Vescovo col suo Presbiterio, di là come da centro irradiavasi nelle campagne, delle allora pagi, donde il nome di pagani agli idolatri rimasti. Di mano in mano che ivi si formavano dei nuovi nuclei di fedeli, si sceglieva un luogo centrale, ove far capo i paesi d'intorno, e vi si erigeva la Chiesa, chiamata Pieve, a governare la quale si mandava uno del Presbiterio col titolo di arciprete. Furono queste le prime parrocchie istituite, ed in esse avevano luogo, insieme con l'amministrazione dei Sacramenti, tutte le altre funzioni pertinenti al culto. Era ben naturale che i fedeli, sparsi nei luoghi discosti, dovendo intervenire si trovassero per la lontananza alquanto a disagio, e cercassero di supplirvi fondando nuove Chiese, cui si diede il nome di Cappelle, con un prete per le funzioni minori. Come dicemmo, una delle Pievi anzidette fu quella di Rapallo, ed il fatto d'essere stata istituita basta da sé a dimostrare che non pure in sul posto, ma eziandio nei paesi vicini esistevano dei fedeli, ai quali urgeva di provvedere. Così portava la natura della Pieve, e non si può dubitare che altrettanto avesse luogo per quella di Rapallo. Or mi pare certo che primo tra questi paesi dovette essere il nostro.

Santa Margherita nasce nel 275 ad Antiochia, oggi città della Turchia, ma anticamente di Siria. Educata alla fede cristiana dalla balia, rifiutò il matrimonio con il governatore Olibrio e per questo fu flagellata, torturata e infine decapitata il 20 luglio 290.
Pare che durante la carcerazione le fosse apparso il demonio sotto forma di un drago che la inghiotte, ma lei con la croce gli squarcia il ventre: per questo è invocata dalle partorienti.
La tradizione racconta che nel X sec. il pellegrino Agostino trafugò il corpo per trasportarlo a Pavia; durante il viaggio si ammalò e morì a Montefiascone, dopo aver affidato la reliquia ai monaci benedettini.

Con ciò resta spiegato donde venissegli il nome di Santa Margherita. Se era costruita la Chiesa, o Cappella, ci voleva un Santo a cui dedicarla, e chi scegliere?
Qualche tempo prima, aveva menato grave rumore in Oriente il martirio della Santa, e non era punto difficile in quei tempi di fervore religioso ad averne notizia, sia per l'unità dell'Impero, sia perché le Chiese d'allora avevano in costume di tenersi reciprocamente informate degli avvenimenti più gravi.
Ammirati dalla sua virtù, e delle circostanze che ne accompagnarono la morte, quei fedeli pensarono a dedicarle la Cappella nuovamente costruita, e così avvenne che il paese si intitolasse nel nome di Lei.
Così seguitò, anche quando il paese, cresciuto il numero degli abitanti, si divise in più parrocchie, così mantenendosi fino al principio del secolo scorso. Introdotto l'uso dei cantoni secondo la moda francese, nell'anno 1798, il Comune fu diviso in due, e poi di nuovo ridotto a formarne un solo sotto il nome di Porto di Napoleone. Ma fu cosa di corta durata, imperocché caduto il governo napoleonico, tutto venne rimesso nello stato primitivo, con questa differenza, che il titolo di Pescino fu abolito, ed il Comune andò sotto il nome di Santa Margherita di Rapallo.
Il Regio Editto che apportava il cambiamento, reca la data del 10 novembre 1818. Più tardi il nome venne ancora una volta mutato e convertito in quello di Santa Margherita Ligure.

L'essere il nome di Santa Margherita proprio del Comune, non della Parrocchia, torna a grand'uopo per illuminarci sul cammino che tenne il Cristianesimo, allorché prese a diffondersi nella nostra regione.
E' noto come prime ad entrare nell'aringo siano state le Pievi rurali, tra le quali quella di Rapallo, istituite nel quinto secolo alfine di giovare gli abitatori delle campagne ed altri luoghi posti fuori della città. Or avvenne che le Pievi alla prima giunta bastarono, ma in prosieguo apparvero insufficienti al bisogno. I nuclei di fedeli che trovavansi a qualche distanza dalla Chiesa pievana, cresciuti col tempo di numero, cominciarono a sentire il disagio della distanza, perlocché presto concepirono il desiderio di avere la Chiesa propria. Così nacquero le Chiese sussidiarie, alle quali fu dato il nome di Cappelle, per indicare che, pur essendone staccate, seguitavano ad essere parte della matrice, in più in meno di quelle situate nell'interno di essa. Così ebbe origine la Chiesa nostra, alla quale facevano capo, oltre la gente del piano, quegli altresì delle campagne vicine, costoro anzi, lasciato il frequentare della Pieve, ad essa tenevano lo sguardo icona rivolto, così che, venuto anche per essi il momento di avere la Chiesa propria, non se ne credettero perciò separati, ma seguitarono a praticarne i riti e le costumanze.
Resta con questo spiegato come Santa Margherita sia la Santa di tutto il Comune; e nessuno può dubitarne, imperciocché l'argomentazione con la quale ci facemmo a dimostrarlo venne condotta a filo di logica.
Con tutto ciò alcuno potrebbe trovare che essa prova solo indirettamente, in quantoché deduce l'esistenza del culto predetto dalle relazioni, che le Chiese sussidiarie mantennero con la principale. Donde sarebbero tratti a dire: se il culto di cui ragionasi ebbe luogo per parte del Municipio, perché farne venire d'altronde le prove? Basterà addurre gli atti da esso compiuti, e se ciò non sarà possibile, la cosa rimarrà sempre incerta, o al più, dotata di probabilità.
A cessare ogni addebito, notiamo anzitutto non essere vero che la dimostrazione indiretta non sia atta a produrre la certezza; tutti i dialettici l'hanno sempre per tale avuta, e non è il caso di dover pensare altrimenti.
Diciamo in secondo luogo ad accontentare gli indiscreti, che il culto di Santa Marghetrita fin dal suo nascere hanno professato dal Municipio e poi sempre avuto in onore, di modo che solo in questi ultimi anni venne posto in oblio.
Ma come?! Il Municipio già dunque esisteva nei primi secoli del Cristianesimo, giacché appunto di quei tempi venne introdotto il culto di Santa Margherita?
Sì certamente, e chi mostra di dubitarne dà prova d'essere ignaro della storia, in quella parte che concerne la creazione di questi scopi morali. La data loro, ossia della loro istituzione, rimonta all'epoca romana, e furono creati per amministrare i singoli paesi, secondo gli usi e le costumanze locali, rimanendo in piedi anche dopo la caduta dell'Impero.
I barbari invasori gli riguardarono; e ciò, scrive il Cantù, non per generosa indulgenza, ma per ignoranza, e non sapere fare meglio. Così perseverando nella durata i Municipi antichi giunsero fino ai secoli posteriori, e furono cagione di vita ai Comuni italiani, che nel Medio Evo fecero così bella prova contro l'invasore tedesco.
Or dunque anche Santa Margherita ebbe il suo Municipio giacché di quel tempo non mancava di abitatori. E come dubitarne? Ne fa fede l'urna cineraria, conservata nel vestibolo della Chiesa Parrocchiale, supposto che sia, come tutto fa credere, originaria del luogo; più ancora ne fa fede il suo nome. Si chiamava d'antico Pescino, che poi trasmutò nell'altro nome di Santa Margherita. Questo nome, questo trasmutamento dicono molto, dicono che alla prima giunta era pagano, e che mutò nome e costume al sopravvenire del Cristianesimo.
Dicono che a parte dell'innovazione non fu solo la Chiesa, ma eziandio il Municipio; il quale per omaggio alla Santa, volle intitolarsi nel nome di lei, dando con ciò a decidere che intendeva mettersi sotto la sua protezione e la eleggeva in Patrona della città.
La conseguenza è qui tanto manifesta che non abbisogna di aggiunta. Vedremo in un altro articolo come poi a questo primo segno di religione seguirono altri fatti.

Continuando al primo detto, per usare la frase dantesca, già ci venne fatto di osservare come le circostanze, che furon cagione d'istituire le Pievi, con esso le Chiese sussidiarie, forniscono buon argomento per dimostrare il nome di S. Margherita, succeduto a quello di Pescino, essere stato proprio non solo del paese, ma eziandio dei luoghi d'intorno. Ad esso si aggiunge la prova del fatto, siccome risulta dalle memorie scritte, che fan parte de l'Archivio Municipale. Non era solamente la parrocchia, ma l'intero Comune che prendeva parte alla festa di Santa Margherita, celebrata di solito il giorno 20 luglio. Se ne dava l'annuncio con le artiglierie situate sul Castello, e gli agenti, a consiglierie dal Sei, che così si nominavano allora, intervenivano alle sacre funzioni.
Questo uso delle artiglierie ebbe col tempo degli oppositori, e furono gli abitanti dei paesi vicini che, mossi da campanilismo, se ne richiamarono più volte al Magistrato della Repubblica, adducendo che tornava di danno alle loro Parrocchie. Ma la risposta non pativa indugio, ed era sempre la stessa; cioè non si poteva accogliere la domanda, perché la Santa era Patrona di tutto il Comune, onde l'onore impugnato le conveniva benissimo.
Qualche lettore al nome di artiglieria, usata in detta ricorrenza, si farà giuoco delle parole, atteggiandosi ad un sorriso; e certo ne sia riguardo ai grossi calibri dei giorni nostri, pare di troppo questo nome dato a cannoncini di piccolo calibro; ma per gli uomini di allora era esso gran cosa, ed adoperarli nella festa indicata era segno del conto che ne facevano.
Venne appresso la consegna delle reliquie fatta dal Capitano Bottolaccio nell'anno 1635. Costui le aveva avute sulla sua barca da un canonico spagnolo, che da Roma seco le portava nella sua patria. Di ciò addottosi il pio capitano entrò subito, nel pensiero di ottenerne una parte per farne dono alla nostra città. Messosi quindi attorno al buon canonico, e adoperandosi nel più bel modo, tanto disse e tanto fece, che il pregato alla fine cedette, e così avvenne che la nostra Chiesa venne in possesso del prezioso tesoro. Era tanto persuaso il pio capitano d'aver fatto cosa utile a tutti, che venuto il momento di consegnare il dono, non si rivolse al Parroco, od ai massari della Chiesa, bensì al Comune.
Fu questo un fatto di capitale importanza nella storia del nostro paese, e merita di essere segnalato, onde non è fuor di luogo il parlarne diffusamente.
Al giorno fissato per la consegna delle reliquie, già essendo gli agenti municipali nei loro posti, e la sala gremita di gente, compare il Bottolaccio con la cassetta delle reliquie, e messala sopra un tavolo disse: «Onorevoli cittadini, ciò che stava al disopra d'ogni vostro pensiero e non era meno da me desiderato, pur finalmente ci venne fatto di conseguirlo. Il fortunato possessore delle reliquie di Santa Margherita, facendo buon viso alla mia domanda, ne cedette una parte per voi, ed io sono che ve la reco. L'ottenerla non fu certo una cosa facile, ed anzi ho l'opinione che senza il concorso della Santa non sarebbe riuscita. Perciò prima devesi rendere grazie all'Altissimo ed a Lei, per l'insigne favore, ed appresso il modo più acconcio avvisare ond'esse fossero custodite con tutto il rispetto ed onore che lor si conviene». L'agente maggiore rispose: «… ed a S. Margherita del prezioso tesoro, nessuno ne dubita, e però ad essi le prime grazie hanno ad essere rivolte. Ma dopo Dio, dopo la Santa, siamo a voi debitori di tanto, onde è giusto che a voi altresì pervengano i nostri ringraziamenti, e tanto più vivi, quanto più gravi sappiamo essere state le difficoltà che avete dovuto superare per mandare ad effetto il vostro divisamento, a nome mio pertanto, a nome di tutti i miei concittadini vi porgo le più sentite azioni di grazie e vi assicuro che del nome vostro, e dell'insigne beneficio per voi ottenuto conserveremo perpetua memoria».
Così ebbe fine la consegna delle reliquie. Quello che si fece per ben custodirle, vedremo in seguito.

Appena ricevute le reliquie di S.ta Margherita, gli agenti municipali si applicarono di concerto a porle in venerazione e la prima cosa fu di stabilire il sito ove collocarle. Il dubbio da questo lato non poteva aver luogo, onde venne presto convenuto non si poteva far meglio che scegliere all'uopo la chiesa a Lei dedicata. Per la qual cosa in quel punto medesimo, fatto venire il Parroco, ch'era il Rev. Gregorio Roisecco, gliene fecero regolare consegna per mano di notaio, ed inoltre elessero quattro ufficiali – o massari – uno per parrocchia, che avevano cura del sacro deposito, e raccogliessero i fondi per la festa. Questi saggi provvedimenti, mentre tornavano in onore degli agenti predetti, valgono altresì a far palese come fosse vivo negli animi il sentimento religioso, ed il conto che si faceva della reliquia siffattamente acquistata.
L'uso introdotto dei massari divisi tra le quattro parrocchie, nonché lodevole per sé medesimo, doveva col tempo cagionare degli inconvenienti. Dapprima le cose andarono nel miglior modo, ma più tardi, sorte le gare di campanile, alle quali die' luogo l'erezione in Pieve della nostra Parrocchia, voltarono al peggio. Quegli dei massari che appartenevano alle altre parrocchie, erano portati a parteciparvi; donde avvenne, che vi rimisero gran parte dello zelo prima dimostrato, ed anzi talvolta fecero nascere gravi inconvenienti. Per citarne uno solo, uno di essi nel 1719, la vigilia della festa, dovendosi fare l'estrazione della reliquia, ricusò per dispetto di consegnare la chiave, che ciascuno teneva presso di sé, e fu d'uopo ricorrere alla Corte di Rapallo. Altri ancora più gravi in quel turno se n'ebbero a deplorare, ma prima di farne il racconto vogliamo dire qualche cosa del reliquiario d'argento fatto costrurre per le reliquie dal Comune, e della statua pure di argento che si porta in processione.
Riguardo al primo, chi ne desse la comunicazione, se il Comune o i massari, non consta; m,a ciò poco conta, imperocché, se pure fossero stati gli ultimi, erano sempre tutte le parrocchie che vi prendevano parte. Forse fu il Comune insieme coi massari; e lo si desume da ciò, che nella lite mossa da quei di S. Giacomo nel 1728 per aver parte degli arredi sacri, si fa menzione del reliquiario d'argento. E' questo un bell'arnese, di stile barocco, e lavorato con gusto, il quale si conserva tutt'ora, e si espone con le reliquie, nel giorno della festa alla pubblica venerazione. La cosa non è più certa per quel che appartiene alla statua d'argento. Che il Comune pensasse di farla costruire fin dal 1633, è certo, ma quel che ne fosse la causa, non vi corrispose l'effetto. Essere stati i massari gli autori di essa non si può dubitarne, e risulta chiaramente dalla lite che, a proposito di essa, pochi anni appresso si accese col sig. Nicolò Schiattino, e come essa merita di essere ricordata.
Era la statua già bella pronta, e solo mancavano a pagarla 1290 lire, e per averle i massari si rivolsero al signor Schiattino, il quale ben volentieri gliele concesse; ma pose per condizione che a garanzia del credito avrebbe ritenuto la statua presso di sé.
Ogni anno pertanto, venendo il dì della festa, i massari dovevano togliere la statua dalla casa dello Schiattino, e riportarvela dopo, e si andò così avanti per parecchi anni, finché i massari stanchi si rifiutarono di consegnarla, di che lo Schiattino, adontato, si rivolse al Magistrato della Comunità, chiedendo il pagamento del debito. Il Comune rispose che a lui non toccava pagare giacché non aveva ordinato la statua, i massari sostennero il contrario, ed il Magistrato, facendo buon viso alle loro ragioni, condannò il primo; ciò mostra che questo non era esente da colpa; comunque sia da quel giorno la statua rimase in chiesa e non fu più mossa.
Le peripezie di essa non erano ancora finite, ed anzi l'attendevano le maggiori. Ciò accadde nel 1798, allorché il governo democratico della Repubblica, al fine di dar corso alle continue richieste di denaro che gli venivano fatte dalla Francia, requisì gli ori e l'argento della Chiesa. Invano cercarono i massari di sottrarvisi facendo una vendita simulata, la quale si trova negli atti del not. Costaguta. Ma il Direttorio ligure tagliò corto, dichiarando responsabili in proprio i massari per gli oggetti sottratti. Fu giocoforza chinare la fronte e così la statua d'argento di S. Margherita passò nelle mani del fisco. Non sofferse però l'animo a quei buoni antenati di andar privi della loro Patrona, e pensarono riscattarla, sborsando la somma per essi di rilevante valore, in lire 936,16.
Si riebbe così in tal guisa la statua che tuttora si conserva, vero palladio di sicurezza, sperando che non sarà più, come avvenne per i Troiani, involata.

La concordia tra le parrocchie, della quale s'era doto prova ricevendo le reliquie di Santa Margherita, non era di quelle che possono durare a lungo. Le gare di campanile, così facili a svilupparsi tra parrocchie vicine, dovevano anche in questa occasione produrre il loro effetto.
Già ne avvisavano i segni nelle cattive disposizioni, che ora l'uno ora l'altro dei massari appartenenti alle parrocchie vicine, addimostravano quando si avvicinava il tempo di preparare l'occorrente per la festa.
Ma la rottura divenne aperta allorché nacquero le controversie, durate poi così lungamente, con la parrocchia di San Giacomo per la funzione del Sabato Santo; e la processione del Corpus Domine, il che avvenne quasi subito dopo che la Chiesa di Santa Margherita venne eretta in Pieve. Allora si vide cosa, che si direbbe piuttosto ridicola, se non ci andasse di mezzo l'onore di una Santa, la quale fu questa.
Era uso che la processione, uscendo di chiesa nel dì della festa attraversasse da un capo all'altro il paese fino agli estremi confini di Corte, ed era cosa troppo naturale, dato che l'onore toccava alla Patrona di tutto il Comune. Ciò si parve infatti per qualche tempo, ma, insorte le controversie sopra citate, quei di S. Giacomo cambiarono d'avviso e cominciarono ad osteggiare la processione. Non si aveva cura di sgombrare le vie al momento del suo passaggio, nessun segno di rispetto verso la Santa, e così si andò avanti per qualche anno. Ma il mal celato dispetto, anzi crescendo di misura, giunse a tale che, più non potendosi contenere, proruppe in ingiurie verso il corteo religioso, ed in ultimo si venne anche ai fatti.
Era in quel tempo a capo della parrocchia l'arc. Tamburini, uomo assennato e prudente, il quale, vedendo gli sconci che ne venivano, trovò conveniente di sospendere che la processione si recasse a Corte, facendo percorrere la processione solamente entro i suoi confini; il desiderio degli abitanti di Corte restava con questo esaudito.
Allora si vide ciò che non parrebbe credibile, se le memorie scritte conservate nell'archivio municipale non ne facessero fede, e qui seguì la parte buffa.
Gli agenti municipali di Corte non furono paghi alla decisione presa dall'Arciprete, perché messisi d'accordo coi massari delle altre parrocchie, se ne lamentarono all'Arcivescovo, il quale prendendo sul serio le loro richieste, diede l'ordine di ritornare all'antico.
Questa disposizione non trovò punto contrario l'Arciprete, il quale anzi prese tutti quei provvedimenti opportuni per impedire il rinnovarsi dello scandalo. Fece avvertire pubblicamente perché le strade si tenessero pulite, e sgombre durante il passaggio della processione, la gente non si mostrasse intenta, come il solito, ai suoi lavori, e si evitasse ogni atto o parola che fosse disprezzo verso la Santa. Inoltre si rivolse agli agenti municipali ed al Sei, i quali si recarono dal Capitano di Rapallo, che dispose che per ordine suo fosse pubblicata una grida con la quale avvisare di quello che doveva essere il contegno degli abitanti.
Questa volta dunque pareva che tutto dovesse procedere nel migliore dei modi, ma fu tutto invano. Appena la processione entrò nei territorii della parrocchia di Corte, i fanatici si levarono tosto a rumore e, facendo irruzione, la misero tutta in scompiglio.
Dopo questo increscioso fatto non si poteva non dubitare che gli agenti fossero poco sinceri, chiedendo la continuazione dello uso antico o, se pur lo erano, non avessero modo di far rispettare i loro ordini. Quindi, da quel giorno non parlò più di andare a Corte con la processione, e S. Margherita venne considerata come titolare solo della parrocchia.
Questo però in via di fatto, che quanto al diritto rimase qual'era, cioè la titolare e Patrona di tutto il Comune; e ben lo riconobbe il Comune, che quante volte invitato a far sapere il suo nome, come avvenne nel 1818 e nel 1864, sempre s'intitolò nel nome di Santa Margherita.

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