Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

Mario Baldini, aviatore

"Uno dei piloti più prestigiosi della nostra Aereonautica degli Anni Venti, il generale di brigata aerea Mario Baldini, nato 77 anni fa a Santa Margherita Ligure, Baldini 1 si è spento ieri nell'ospedale di Tradate (Varese)…" così nel 1974 (26 aprile) il quotidiano La Stampa di Torino riassumeva la figura di un nostro concittadino.
Mario Baldini era nato il 4 agosto 1897 da una famiglia di commercianti; frequenta l'Istituto Nautico di Camogli e si diploma Capitano di Lungo Corso nel 1916. pubblicità
In un'intervista rilasciata al settimanale "Il Mare" racconta che "a 17 anni, all'epoca della dichiarazione di guerra…, all'insaputa dei genitori, correva ad arruolarsi volontario nel corpo dei Bersaglieri ciclisti", salvo "essere rinviato a casa per la sua giovane età".
Entra poi "nella Regia Accademia Navale di Livorno, dove, uscito guardiamarina, era destinato ad una squadriglia di siluranti della piazzaforte di Taranto…, e si fa destinare presso la sezione idrovolanti della Regia Marina… ottenendo prima il brevetto di osservatore e poscia, con grande sua esultanza, quello di pilota. Il battesimo del fuoco lo riceveva durante alcuni bombardamenti sulle città ben munite della costa dalmata… Il Ministero gli assegnava due medaglie d'argento ed una di bronzo al valor militare, con nobilissime motivazioni".
La prima medaglia d'argento, quando era Sottotenente di Vascello, aveva la motivazione «Basso Adriatico, 25 aprile-14 maggio 1918 – Pilota di idrovolante in tre importanti spedizioni guerresche, una delle quali contro munitissima base nemica mai fino allora attaccata di giorno per le rilevanti difese e per la grande distanza, dimostrava abilità, bello slancio e sprezzo del pericolo. Volontariamente lanciava manifestini di propaganda pur non ignorando la sorte riservatagli in caso di cattura.»
La seconda d'argento era motivata «Brindisi – 9 giugno 1918 – Levatosi in volo durante un attacco aereo alla Piazza di Brindisi con un apparecchio da caccia, si portava arditamente contro un velivolo nemico e dopo accanita lotta riusciva ad abbatterlo a 25 miglia dalla Piazza.»
La medaglia di bronzo riconosceva «Basso Adriatico – 7 luglio 1918 – Ardito pilota di idrovolanti da caccia contribuiva ad abbattere nel cielo di una base nemica due apparecchi dopo accanito combattimento con quattro di essi, manovrando in concorso colla sua squadriglia.»
Meritò anche la Croce di Guerra al Valor Militare, con la motivazione «paraggi di Capo Rodoni [Kepi i Rodonit in Albania] – 8 novembre 1918 - Pilota d'idrovolanti, durante una missione, avvistato lo scoppio di una mina che causò l'affondamento di una silurante [la torpediniera 36 PN], ammarrato abilmente e prontamente sul posto, riuscì, con sagace spirito d'iniziativa e con alto sentimento di abnegazione, a trarre in salvo col suo solo apparecchio gran parte dei naufraghi [ventidue].»
Per questo nuovo atto di valore gli fu assegnato anche il premio della Fondazione Carnegie per gli atti d'eroismo. 1929
Erano tempi in cui la guerra tra piloti era fatta con le pistole individuali, anche se in quegli anni alcuni caccia utilizzavano mitragliatrici che sparavano attraverso le pale dell'elica, grazie ad ingranaggi di sincronizzazione.

Al termine della Grande Guerra si congedò, ma nel 1923, quando fu creata la Regia Aeronautica come nuova forza armata, distinta da Esercito e Marina, "Baldini riprendeva il suo posto dedicando le sue migliori energie ed attività per la gloriosa resurrezione dell'ala infranta.
Effettuava nel 1927 un raid senza scalo Roma-Atene, che portava brillantemente a termine malgrado le condizioni meteorologiche sfavorevoli. Veniva distaccato quindi presso il Regio Istituto Idrografico di Genova per compiervi degli importanti studi cartografici."

Nel 1928 Italo Balbo, sottosegretario al Ministero della Regia Aeronautica retto ad interim da Mussolini, avviò il progetto Grandi Crociere di Massa Orbetello per compiere lunghe crociere con numerosi aeroplani.
Il primo esperimento fu compiuto dal 26 maggio al 2 giugno 1928 nel Mediterraneo Occidentale: un'intera Brigata Aerea di 61 idrovolanti Savoia Marchetti S.59 e S.55 percorse 2804 km in un circuito da Orbetello alla Spagna: a Baldini fu affidato, come esperto navigatore, il comando del piroscafo Stella Maris, adibito al trasporto dei rifornimenti.
L'impegno per la ricerca di un successo internazionale per la moderna ed efficiente aviazione era molto sentito in quegli anni: il 15 aprile 1928 Umberto Nobile, che già due anni prima aveva compiuto una spedizione al Polo Nord a bordo del dirigibile Norge, partì da Milano a bordo del dirigibile Italia e il 24 maggio ritornò sul Polo. Durante il ritorno una violenta tempesta fece precipitare il dirigibile, che si squarciò sulla banchisa: degli uomini a bordo uno morì nell'urto, sei finirono dispersi, nove riuscirono a sopravvivere e si ripararono nella famosa "tenda rossa". La vicenda fece scattare una corsa internazionale per il salvataggio dei naufraghi: il 20 giugno l'italiano Umberto Maddalena li avvistò e lanciò alcuni rifornimenti. Il salvataggio avvenne il 24 giugno ad opera di un aviatore svedese, ma nel frattempo, il giorno 22, per i soccorsi era partito da Marina di Pisa l'idrovolante Marina I (bimotore tedesco Dornier Do J, noto come Wal, balena) al comando di Ivo Ravazzoni, secondo pilota Mario Baldini.
Anche dopo il salvataggio di Nobile, la missione proseguì per esplorare il Mare di Barents alla ricerca dell'idrovolante Latham 47, l'apparecchio sul Baldini 2 quale Roald Amundsen e René Guilbaud erano volati, nella gara di solidarietà, in aiuto del Generale Nobile e dei suoi eroici compagni.
Dopo 50 giorni di ricerche, con sforzi, rischi e sacrifici continui, ritornò alla base norvegese di Tromsōø e in patria senza aver rinvenuto alcuna traccia dell'equipaggio franco-norvegese, che non sarà mai più ritrovato.
"Le brillanti prove di coraggio, di perizia, di audacia dimostrate dal prode volatore" gli meritarono, il 28 marzo 1929, la medaglia di bronzo al valore aeronautico consegnata personalmente da Benito Mussolini, Capo del Governo e Ministro dell'Aeronautica.

Nel 1929 Baldini fu trasferito a La Spezia, ed il 24 marzo gli amici margheritesi, per dimostrare il loro affetto per il celebre concittadino, organizzarono un banchetto in suo onore all'hotel Elio (l'odierno Helios).
Dopo i grandi raid di aviatori isolati in quegli anni si affrontò la sfida della complessità organizzativa e dei supporti logistici: venne il successo delle crociere del Mediterraneo (prima Occidentale, poi Orientale) e, alla fine del 1929, Italo Balbo (che il 12 settembre era stato nominato Ministro dell'Aeronautica) pensò di affrontare l'Atlantico del Sud. Iniziò i preparativi per la prima crociera Atlantica da Orbetello, dove aveva sede la scuola di Navigazione Aerea D'Alto Mare, fino a Rio de Janeiro in Brasile: Mario Baldini fu scelto per comandare uno dei velivoli.
Il 28 novembre 1930, nel corso delle prove, l'idrovolante di Baldini entrava in un vortice d'aria e precipitava: i serbatoi prendevano fuoco ustionando l'intero Copertina equipaggio e causando la morte di due di essi. Questo incidente impedì a Baldini di partecipare all'impresa, che partì il 17 dicembre.

Sempre più convinto del progetto Grandi Crociere di Massa, Italo Balbo pensa alla circumnavigazione del globo, ma poi è costretto a ridurre le ambizioni a causa dei costi e delle difficoltà politiche. Il 1933 è l'anno in cui si tiene a Chicago l'Esposizione universale, in occasione del centenario della città: si fa allora strada l'idea di una crociera che da Orbetello raggiungesse Chicago e New York, rientrando a Roma. Nello stesso anno si celebra il primo decennale equipaggio della Regia Aeronautica, per cui l'impresa viene battezzata Crociera aerea del Decennale, oltre che Crociera Nord Atlantica.
Ancora una volta Balbo chiama Baldini a farne parte: i velivoli avevano come sigla le prime quattro lettere del pilota e, per non creare confusione con l'I-BALB di Balbo, l'aereo di Baldini fu battezzato I-DINI.
Ancora una volta, tuttavia, la sfortuna ci mette lo zampino. Al termine della prima tratta Orbetello-Amsterdam, il 1° luglio 1933, durante l'ammaraggio relitto l'idrovolante di Baldini urta una boa e si ribalta, causando la morte del motorista e costringendolo all'abbandono.

Questo episodio aggrava un rapporto già critico con Balbo, e nel gennaio 1934 Baldini è trasferito alla Regione aerea Alto Tirreno.
Nei ricordi del nipote Baldini, Ufficiale dell'Aviazione, si sentiva particolarmente fedele alla figura del Re e visse in modo problematico il periodo fascista.
Fu a Mogadiscio, in Somalia, e a Addis Abeba, in Etiopia: sempre soffrendo il comando del generale Rodolfo Graziani, che in quei luoghi rappresentava il governo fascista.
Quando la tensione con la Gran Bretagna salì e nel 1941 il Governo italiano prese in considerazione l'ipotesi di invadere l'isola di Malta, posta sotto il dominio britannico, Baldini fu coinvolto nei bombardamenti aerei: fino a quando, nel 1942, l'invasione dell'isola fu accantonata. Baldini 3

La firma dell'armistizio e la fuga a Brindisi di Vittorio Emanuele III, l'8 settembre 1943, rappresentarono per Baldini, fedele al Re, un evento traumatico: con la creazione della Repubblica Sociale fu trasferito a Fino Mornasco, in provincia di Como.
Quando la RSI si dissolse fu radiato dall'Aeronautica; ritornò a Santa Margherita e riprese a navigare. Salvo poi, alcuni anni dopo, vedere riconosciuta la sua funerali obbedienza agli ordini superiori e la mai avvenuta adesione al fascismo: fu reintegrato con il grado di Generale di Brigata Aerea.
Nel frattempo la morte della moglie e problemi di salute lo costrinsero a trasferirsi in una casa di riposo a Tradate, vicino a dove abitavano i figli.
Al suo funerale, a Santa Margherita, gli furono resi gli onori militari in riconoscimento dei servizi resi alla Patria.

Si ringraziano i nipoti Leonetta e Giovanni Maria, e il figlio della cognata Mario Viacava, per la documentazione fornita.

© La Gazzetta di Santa