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    Pezzi di storia

L'antico "Municipio" - Rapallo
di Januensis (Corriere Mercantile)

Il Mare – 10 aprile 1926

La ridente, florida e splendida Rapallo dal territorio ornato di belle colline, di monti discreti, di valli amene che lo solcano, portando limpide e fresche acque a mappa quel piano «nominato il canale, pieno di ottimi pascoli, dove sono vitelli in abbondanza ed in perfezione», e con ville e villette qua e là lietamente disperse, abitate da laboriosa popolazione è antichissima tra le antiche Pievi. E antichissimo è il pagus: antichissimo e importante è il luogo di Rapallo. A parte altre scoperte archeologiche nel territorio, la ormai famosa tomba ivi rinvenuta nel 1911, descritta dall'Issel, prova con altri segni l'esistenza di un abitato in tempi anteriori alla conquista romana.
Ed io ho già avvertito sulla scorta del Vesme, che anche al periodo preromano si può risalire con lo studio della circoscrizione romana, fatto a sua volta sulla scorta di quella ecclesiastica. Ho detto di una tomba descritta dall'Issel, ma il Ferretto mi assicura esservene altre, a trattarsi di una vera necropoli. Parlando di Lavagna e di Sestri Levante accennerò all'opinione di qualche scrittore sopra ciò che concerne i Tigulli e l'importanza politica e amministrativa del loro territorio. Qui dirò soltanto che il Ferretto ritiene Rapallo fosse città, in quanto sarebbe da identificare con la Tigullia civitas di Plinio, mentre altri sembra porre il centro principale dei Tigulli a Sestri Levante.
La Pieve di Rapallo era intitolata ai Santi Gervasio e Protasio, reliquie dei quali, pare essa abbia avuto dallo stesso S. Ambrogio, che ad altre chiese aveva pur fatto dono di sacri resti dei due Santi. Il suo arciprete (Pievano) era il secondo nella precedenza su tutto il clero, in occasione dei Sinodi diocesani. I rapallesi nondimeno, «per lunga tradizione, riconoscono per primitiva chiesa quella di S. Stefano, che mantenne attraverso i secoli il nome di Prevostura…» La primitiva chiesa di S. Stefano di Rapallo, o fu un cimitero cristiano, o presso di essa vi fu una congregazione monastica, e lassù su quel poggio, ove anche oggi adergesi un minuscolo oratorio, non lungi dal rector pagi, che amministrava la giustizia (e ivi l'amministravano ancora i podestà di Rapallo e di Cicagna nel secolo XIII) echeggiò forse ante lucem il primo carme a Cristo, si agitò il primo conventus cristiano, ed al coetui christianorum in mezzo a quel sicuro asilo per le loro segrete sinassi [adunanza di fedeli] presiedé forse un primo «præpositus»; quando cioè, perdurando la lotta contro i cristiani, questi dovevano radunarsi guardinghi, per l'esercizio del culto. «La chiesa di S. Stefano, dotata ancora sui primordi del secolo XIII di un Capitolo di Canonici, era la sola in diocesi (ad eccezione, beninteso, della Prevostura in città) decorata del titolo di præpositura».
Il Belgrano e il Ferretto ritengono «assai probabile, che il clero ed i nobilissimi uomini milanesi, i quali in una col vescovo Onorato l'anno 569 si rifugiarono in grandissimo numero nella Liguria marittima» - sottraendosi alle stragi longobardiche – siansi recati, prima che a stabilirsi, come fecero poi, in Genova, nel Rapallese. E ne adducono ottime ragioni.
Lasciando altre notevoli memorie, ricorderò con le parole del Ferretto che l'Arciprete di Rapallo, capo della grande ed estesissima Pieve, godeva, per concessione dei Vescovi di Genova di alcuni diritti sulle navi, che approdavano nell'antico porto di Rapallo.
Dei consoli della Pieve si ha ricordo nel 1771, e si vede da più dati, come già allora il nuovo Comune andasse assumendo importanza «cementandosi sul territorio della sua Pieve». Questa era divisa in quattro quartieri: Pescino, Olivastro, Borzoli e Amandolesi, ciascuno dei quali aveva un console. Dello stesso secolo si ha notizia del Capitolo della Pieve: nel 1143 i Canonici percepivano le decime, «delle quali una parte spettava alla Pieve di Rapallo, insieme ai Fieschi conti di Lavagna». E si hanno prove che in essa non erano trascurati gli studi.
Ho accennato alla grande estensione della Pieve rapallese. Essa esercitava la propria giurisdizione da Portofino a S. Pietro di Rovereto, e aveva sotto di sé 18 parrocchie. Presso la chiesa della Pieve passava la strada romana, e presso il ponte su cui correva questa strada era l'ospedale di S. Cristoforo di Pozzarello, dirimpetto, nota il Ferretto, all'attuale Hotel d'Europe. Vi erano in esso il riparto per gli uomini e quello per le donne, e serviva anche di asilo ai pellegrini.
Le chiese dipendenti erano, oltre quella di S. Stefano, Prepositura, S. Pietro di Rovereto, S. Martino di Zoagli, S. Ambrogio della Costa, S. Maurizio di Monti, S. Pietro di Novella, S. Andrea di Foggia, S. Quirico di Assereto, S. Maria del Campo, S. Martino di Noceto, S. Massimo dell'Olivastro, S. Lorenzo della Costa, S. Michele di Pagana, S. Siro di Pescino, S. Margherita di Pescino, S. Giacomo di Corte, S. Margherita di Nozarego, e San Martino di Portofino.
Quale estensione ed importanza, dunque, avesse questo pago ognun vede, come vede, quella della sortavi pieve. E questi paesi – vici e pagi – su cui mi intrattengo brevemente nel presente riassunto sul «Municipio» romano di Genova, allacciati, com'erano, tra loro dalla strada romana o da arterie secondarie con questa collegate, avevano contatti continui coi grandi centri. Del Medio Evo abbiamo molti atti, che ci additano sacerdoti e laici in relazione coll'esterno, e ci parlano dei loro viaggi anche in luoghi lontani, della Penisola e di altre nazioni. Si osservi inoltre come l'esistenza di tante chiese – e ne tralascio molte per brevità – e di tanti sacerdoti, dica tutto intorno alla civiltà di quei luoghi anche piccolissimi; dai quali, anche se in mezzo alle montagne, si accorreva a ricevere l'istruzione alla Pierve.

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