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    Pezzi di storia

Il vero quaderno proibito di Alba de CÚspedes
di Carlo Alberto Bucci

il venerdý di Repubblica ľ 16 febbraio 2018

Lei autrice in erba. Lui ufficiale (premiato dal Duce) e scrittore. Un flirt galeotto. Un carteggio, ora riscoperto, che non sgualcisce un'icona antifascista e femminista. Ma anzi la umanizza.

L'attendente Giovanni Puledda sapeva mantenere la parola data. «Nessuno apra questa scatola prima del 1980» aveva scritto Vittorio Giovanni Rossi il 26 agosto 1939, sul biglietto in cima al voluminoso plico di carte che gli aveva consegnato prima di partire per il fronte. E due anni esatti dopo la morte del comandante, nel 1978, Puledda aprý l'ingiallito incartamento.

V.G. Rossi Vittorio Giovanni Rossi negli anni 70

Pensava contenesse rivelazioni esplosive sulla Marina nel Ventennio, frutto dei servigi che nel 1944 erano valsi all'alto ufficiale della Guardia di Finanza il premio Mussolini. Invece si trov˛ tra le mani 132 infuocate lettere d'amore che il capitano di lungo corso, nonchÚ giornalista del Corriere della Sera e autore di libri di viaggio («ho divorato gli scritti di questo narratore oggi dimenticato» ha scritto nel 2015 Andrea Camilleri), aveva mandato tra 1935 e 1938 ad Alba de CÚspedes, collega del Messaggero e scrittrice di belle speranze.
Parliamo di lettere - che lei aveva restituito nel luglio 1938 alla fine della loro adulterina relazione - come quella del 22 ottobre 1936: «Ma una cosa ti chiedo, imploro da te, come un assetato chiede un sorso d'acqua: ti chiedo di baciarti i piedi… di coprirli di baci, di baci disperati. Vorrai almeno credere che questo io non faccio all'altra?» (dove «l'altra» Ŕ la moglie di Rossi che, vedova, donerÓ foto, disegni, libri, cimeli a Santa Margherita Ligure, cittÓ del marito, per la stanza-museo a lui dedicata in Villa Durazzo).
O come la lettera del marzo 1938 in cui Alba, ricevute da lui al Sestriere parole accese di desiderio, gli rivela: «E' stata una cosa divina, non era pi¨ la mia ma la tua mano che mi carezzava, ti volevo tra le mie cosce…».

biglietto In un biglietto per Alba de CÚspedes: «A te, mia Bucin, "stella del mattino", nel giorno in cui ho spedito il "tuo" "Oceano" alle stampe». 11 novembre 1937, Vivý

Deluso dalle carte di Rossi, in cui giacciono anche otto lettere dell'eroina della Resistenza che l'amante "dimentic˛" di restituirle, Puledda in vecchiaia le regala alla figlia Marianna che, a sua volta, le dona al marito, Marco Rossi Lecce. Gallerista romano, produttore di un importante documentario sui futuristi, Rossi Lecce nel 2000 consegna il carteggio completo a Marina Zancan, esperta di de CÚspedes e anima della Fondazione Elvira Badaracco di Milano per lo studio dell'associazionismo femminile e del femminismo. Passa un anno e nulla di quelle lettere d'amore, ma anche di condivisione letteraria, appare nella mostra su de CÚspedes al Palazzo delle Esposizioni di Roma, la cittÓ in cui era nata nel 1911 da Laura Bertini Alessandri e da Carlos Manuel, blasonato diplomatico cubano. E quando nel 2011 Zancan pubblica il Meridiano Mondadori (casa editrice storica di de CÚspedes, autrice di cinque romanzi tradotti in pi¨ di 30 lingue), della liaison con Rossi appaiono solo due righe nella cronologia.
Marco Rossi Lecce, scaduto il comodato di 15 anni, decide quindi di riprendersi il carteggio (nel frattempo catalogato e parzialmente trascritto a Milano) in attesa che qualcuno si decida a pubblicarlo, per poi donarlo o venderlo. Alla Fondazione Mondadori - dove si conserva solo ci˛ che de CÚspedes decise dovesse essere il suo archivio - lo aspettano a braccia aperte: «Come ogni carteggio Ŕ materiale fondamentale per gli studi: Ŕ lý che deve andare per essere analizzato» taglia corto Zancan.
Ma vediamo cosa contiene questo epistolario, testimonianza di una dimensione autobiografica e diaristica che de CÚspedes adotterÓ nei suoi romanzi.
La prima lettera Ŕ del 24 dicembre 1935: qualche mese prima lei ha detto al telefono intercettato che l'Italia sta per invadere l'Abissinia «perchÚ siamo i pi¨ stupidi» e ha passato sei notti in prigione. de CÚspedes
"Vivi", cosý Alba chiamava Vittorio, le scrive al Sestriere: «Bucin mia» - Ŕ il vezzeggiativo con cui lui l'ha ribattezzata - «adorata, mogliettina mia, amore, sono fuori di me!». Il motivo? «Saperti lontano e saperti che stai male». In montagna la "contessa" si Ŕ beccata un'influenza, ma Ŕ riuscita a rientrare nella sua casa di via Tirso a Roma, dove la lettera della vigilia di Natale le viene reindirizzata e dove vive con il figlio Franco, avuto nel 1928 dal nobile romano Giuseppe Antamoro, sposato nel 1926, a soli 15 anni, dal quale sta cercando di divorziare (nel 1941 scriverÓ a Mussolini implorandolo di annullare il matrimonio per potersi accasare con il diplomatico Franco Bounous).
«Che gioia mi hanno dato le tue parole d'amore» le scrive Rossi, «e che strazio quel tuo pensiero per il nostro viaggio di nozze! Anch'io non sognavo altro».
L'idea di matrimonio Ŕ solo un gioco tra i due innamorati. I loro rapporti estremi sono fuori dalla dimensione dell'eros coniugale. E sono descritti per filo e per segno da Rossi, tra l'altro, in una lettera infuocata che le spedisce, bramando di vederla, al Terminillo nel novembre 1936: «La tua bocca non mi lascia mai. La tua lingua mi si agita frenetica in bocca… Bucin, Bucin, quel lungo … - ancora, ancora! - e tu, sotto, fremere e agitarti con violenza ferina».
Le lettere di lui, frutto di un desiderio sfrenato, sono ossessive e ripetitive. Quelle di lei rivelano anche i gusti letterali; il 7 agosto 1938 gli scrive da Cortina: «Mondadori mi ha dato alcuni libri, altri li ho comprati a Venezia». Tra questi, il Cantiere di Alfredo Segre. Inoltre, «ho preso Huxley: Tutto il mondo Ŕ paese, del quale mi dicesti gran bene e Dos Passos, il nuovo». foto 1/2 foto 2/2
In luglio, finita la relazione, lui le aveva rispedito (quasi) tutte le lettere ricevute. L'ultima del carteggio - che contiene anche un acerbo racconto di de CÚspedes amorosamente corretto e titolato (Ragazze in cammino) da Rossi - Ŕ del 17 agosto 1938.
Niente pi¨ vezzeggiativi nÚ parole di passione. Restano per˛ stima e affetto: «Tu sempre cosý calmo, anzi indifferente in materia di successi, appari completamente sconvolto da questo del Viareggio». Al premio, vinto da lui con Oceano, concorrerÓ l'anno dopo lei con Nessuno torna indietro ma la censura le negherÓ la vittoria.
Dopo il 1938 le loro strade si dividono. Lui alle prese con il ministero delle Finanze. Lei, nel 1943, a dare voce, con lo pseudonimo di Clorinda, alle parole di libertÓ lanciate da Radio Bari. Poi, nel dopoguerra, a dedicarsi all'attivitÓ letteraria (fra i romanzi, Dalla parte di lei, Quaderno proibito).Ma nel quarto numero di Mercurio, la rivista letteraria che fond˛, diresse e che l'ha resa famosa, si ricorda di lui e gli pubblica Grotta.
Per˛, bruciate le proprie lettere, avrebbe voluto cancellare la loro storia d'amore. Invece "Vivi" ha sigillato tutto in un plico. Aspettando che, passato il 1980, qualcuno svelasse il loro segreto.

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