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La visita di Napoleone a Genova e l'annessione alla Francia 3/3

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Gazzetta di Genova N.21 del 24 Vendémiaire anno XIV – 16 ottobre 1805
La riunione della Liguria all'Impero francese è stata definitivamente decretata dal Senato nella seduta del 4 Ottobre (15 Vendem.). Gazzetta
Lo stesso Senatus-consulto stabilisce il numero de' membri che i tre nuovi dipartimenti dovranno avere al Corpo Legislativo. S. A. S. il Principe Arcitesoriere ne è stato informato per espresso con lettera di S. E. il Presidente del Senato, François de Neufchateau: Ecco questi due documenti.
Il Presidente del Senato
a S. A. S. Monsignore l'Arcitesoriere
dell'Impero.
Signor Arcitesoriere,
Mi affretto d'indirizzare a V. A. S. una copia fedele del Senatus-consulto, per la riunione della Liguria alla Repubblica Francese, fatto questa mattina sotto la presidenza di S. A. S. Monsignor il Principe Giuseppe. Ho pensato, e desidero di aver conghietturato bene, che V. A. S. gradirebbe di avere per la mia premura la prima notizia della consumazione di questo grande affare. Saranno stampati i motivi del Senatus-consulto, e il rapporto fatto al Senato dal Sig. Sen. Dumeunier. V. A. li riceverà. Il rapporto è ben fatto. V. A. vi troverà alcune parole, che la riguardano, e che hanno fatto piacere al Senato. Profitto di questa occasione per mandarle il mio rapporto sulla guerra contro l'Austria. Mi raccomando alla sua memoria, ed alla sua bontà. Vorrei deporre con lei un ramo d'alloro sulla culla di Cristoforo Colombo.
Vi prego, Monsignore, a gradire il mio antico rispetto.
Francesco Deneufchateau.
Parigi 16 vendemiajo.

Il Senato Conservatore riunito nel numero ecc. decreta.

  1. Art. Li circondarj di Genova e di Novi, che fanno parte del dipartimento di Genova; quelli del Porto-Maorizio e di Savona, che fanno parte del dipartimento di Montenotte; il circondario di S. Remo, annesso al dipartimento delle Alpi marittime; i circondarii di Chiavari, Sarzana e Bardi che compongono il dipartimento degli Appennini, sono riuniti al territorio dell'Impero francese.
  2. Il Dipartimento di Genova, compresivi i circondarii di Bobbio, Voghera e Tortona, dipendenti prima d'ora dal dipartimento di Marengo, avrà quattro deputati al Corpo Legislativo.
    Il Dipartimento di Montenotte, compreso il Circondario di Ceva, dipendente prima d'ora dal Dipartimento della Stura, e quello d'Acqui, dipendente prima d'ora dal Dipartimento del Tanaro, avrà tre deputati al Corpo Legislativo.
    Il Dipartimento degli Appennini avrà due Deputati al Corpo Legislativo.
    Ciò porterà i Membri di questo corpo al numero di 325, dedotti i tre deputati che erano addetti al Dipartimento del Tanaro, il cui territorio è stato diviso fra più dipartimenti. Questi tre deputati non contano più fra i membri del Corpo legislativo dal 1 vend. an. 14.
  3. Le deputazioni del Dipartimento di Genova, di Montenotte, e degli Appennini saran nominate nell'anno 14; saranno rinnovate nell'anno, a cui apparterrà la serie, nella quale sarà collocato il loro Dipartimento.
  4. Il Dipartimento degli Appennini sarà collocato nella prima serie, il Dipartimento di Genova nella seconda, il Dipartimento di Montenotte nella quinta.
  5. La città di Genova sarà compresa fra le principali città dell'Impero, i di cui Maires sono presenti al giuramento dell'Imperatore nella sua esaltazione.
  6. Il presente Senato-consulto organico sarà trasmesso per un messaggio a S. M. I.

Gazzetta di Genova N.27 del 15 Brumale anno XIV – 6 novembre 1805
Allorché si pubblicò il Senatus-consulto organico relativo alla riunione della Liguria all'Impero francese, si fece sentire che sarebbero egualmente stati pubblicati i motivi che hanno determinato il Senato a questa importante deliberazione. Questi motivi sono esposti in un discorso de' Sigg. Regnaud de S. Jean d'Angely e Treillard, consiglieri di Stato e oratori del Governo; e in un rapporto del Senatore Demeunier a nome d'una commissione speciale, pubblicati entrambi recentemente per ordin del Senato medesimo. Essi son troppo interessanti per noi onde possiamo dispensarci di riportarli.
Motivi del senatus-censulto per la riunione di Genova all'Impero Francese, presentato al Senato da' Sigg. Regnaud de S. Jean d'Angely e Treillard, sotto la presidenza di S. A. I. Monsig. Principe Giuseppe.
Monsignore,
Il rispetto dei governi pel dritto delle genti è l'unica garanzia dell'esistenza e della indipendenza de' piccoli stati: fioriscono essi sotto la di lui protezione, siccome il debole vive libero e felice negli imperi ben costituiti sotto la protezione della legge civile.
Ma quando i principii del mondo civilizzato sono mal conosciuti, allora gli stati, troppo deboli per resistere alla violenza, per rispingere le aggressioni, per difendere il loro territorio, per far rispettare la loro bandiera, sono obbligati dal sentimento della loro impotenza, e dal bisogno della loro conservazione, ad aggregarsi ad uno stato più esteso, più forte, che li copra colla sua protezione e li difenda col suo potere.
E' questo appunto, o Signori, ciò che è avvenuto alla Repubblica Ligure; decaduta dal suo antico splendore, ridotta dalla forza de' successivi avvenimenti al suo territorio europeo, privata da lungo tempo del commercio immenso che la fece fiorire, spogliata delle piazze e degli stabilimenti che occupava un tempo nell'Africa e nell'Asia, Genova non poteva più essere difesa, che dal diritto delle nazioni, e dalla giustizia dei governi.
Ma questa Repubblica nel tempo stesso avea per nemici le potenze barbaresche, e l'Inghilterra; non era per conseguenza sostenuta né dal diritto delle genti, né dalla giustizia.


Gazzetta di Genova N.28 del 18 Brumale anno XIV – 9 novembre 1805

Allora nel suo porto neutrale, sotto l'impotente cannone delle sue batterie, sotto gli occhi de' suoi cittadini, disdegnosi dell'oppresso loro governo, sono stati attaccati e presi dei vascelli francesi, massacrati, o posti in ferri i loro equipaggi. –
Esigliata dai porti, ch'ella contamina con violazioni inudite, l'Inghilterra si vendica adesso chiudendoli a tutte le nazioni commercianti; esercita quel preteso dritto di blocco, col quale mette in interdetto le coste, e i mari, nei quali mal si conosce il di lei dominio.
La bandiera genovese non potea dunque mostrarsi nel Mediterraneo senza esser preda o delle flotte inglesi, o dei corsari barbareschi, e i suoi marinari gemevano nelle prigioni dell'Inghilterra, o nei bagni di Algeri, e di Tunesi.
Nessun vascello neutro ardiva rischiarsi ad essere destinato per questo paese infelice, e gli oggetti di prima necessità, ugualmente che gli oggetti di commercio, divenuti ben presto rari, da un momento all'altro poteano cessar di approdarvi.
Altronde la coltura di un territorio poco esteso non poteva provvedere alla sussistenza e le leggi delle Dogane dell'Impero protettrici del commercio, favorevoli ai consumatori Francesi, proibivano ai Genovesi l'uso delle risorse, che invocate erano inutilmente dai loro bisogni troppo parcamente soddisfatti dalle facilità accordate dalla Francia a suoi alleati in pregiudizio del commercio di Nizza, e di Marsiglia.
E' in questo stato di cose, o Signori, che il Popolo Genovese ha rivolto gli speranzosi suoi sguardi verso la Nazione Francese, e si è lusingato di rinascere sotto la di lei protezione al riposo ed alla felicità.
Il Senato Ligure, interprete dai voti dei cittadini, ha consegnato ne' suoi registri quello ch'egli aveva raccolto dall'opinione pubblica.
Ben presto ha potuto assicurarsi, ch'egli lo aveva ben inteso; che non si era ingannato nel senso, che vi avea dato, poiché ottanta mila soscritti, cioè a dire, il sesto della intiera popolazione della Liguria, cioè a dire, gli abitanti inscritti sui registri civici, arcivescovi, vescovi, preti, membri delle università, militari, gente di mare, cittadini, tutti finalmente, fuorché trentasei, hanno ratificato il voto della riunione alla Francia.
Questo voto, Signori, è stato deposto a piedi del trono di S. M. in Milano a 4 Giugno (15 pratile passato) da una deputazione del Senato e del Popolo di Genova, che ne aveva il Doge alla testa.
S. M. lo ha accolto; ha promesso la riunione desiderata dal popolo intiero della Liguria, e voi siete, o Signori, per conservare questa promessa col Senatus-consulto, che S. M. ci ha ordinato di rapportarvi.
Già questo paese, cui le Aquile Francesi coprono da alcuni mesi colle tutelari lor ale, gode gli effetti della protettrice loro possanza.
Una squadra ne difende le coste contro gli Inglesi, e ne fa respirare il commercio.
Il suo porto franco inviterà ben presto tutti i naviganti, e tornerà a divenire il deposito di tutti i generi di consumo nell'Italia, e di una parte delle ricchezze territoriali della Francia.
I Barbareschi non attaccano più i di lui bastimenti, su i quali sventola una rispettata bandiera.
I bagni dell'Africa si sono aperti; i ferri de' Genovesi che vi erano rinchiusi, sono stati spezzati. I nostri redentori vascelli gli hanno ricondotti nella loro patria e restituiti alle loro famiglie.
Le leggi civili francesi vi sono state pubblicate, e vi fanno sentire i lor benefizj.
I tribunali rigenerati vi pronunziano con saviezza, e con imparzialità i giudizii, che il Governo fa eseguire con fermezza e con rigore.
Rispettate vi sono le proprietà, e i briganti, che ne infestavano il territorio, si nascondono dinanzi alla severa polizia, o tremano al cospetto della inflessibil giustizia.
I prodotti del commercio, dell'industria, o della coltura Ligure varcano gli Appennini e le Alpi e le barriere delle dogane francesi tolte, vi lasciano arrivare in iscambio tutte le provvisioni necessarie alla vita, e tutte le materie primarie riclamate dall'industria, e dalle arti.
Il territorio ligure, che formava la frontiera marittima dei nostri dipartimenti al di là delle Alpi, incorporato coi dipartimenti, che gli erano necessarii, ed ai quali ci sarà utile, è amalgamato col territorio Francese, e già gode i vantaggi di una amministrazione più forte, più abile, più esercitata.
S. M. ha disegnato dei cittadini distinti fra quei nuovi Francesi per sedere nel Senato, e nel consiglio dell'Impero.
Non resta più se non chiamare al Corpo Legislativo un numero di Deputati proporzionato alla popolazione dei dipartimenti riuniti.
Il Senatus-consulto che noi vi presentiamo, o Signori, assicurerà tutti i vantaggi alla Liguria divenuta Francese, alla Liguria, che noi chiamiamo per l'ultima volta con questo nome. Ei consacra la sua incorporazione col grande popolo.
Determina la sua divisione in dipartimenti, ne fissa i limiti secondo le convenienze, i rapporti delle località, dei costumi, o interessi, modificando, per meglio soddisfarvi, l'antica formazione del dipartimento di Marengo, sopprimendo intieramente quello del Tanaro. Regola, secondo la popolazione, il numero dei deputati da eleggere pel corpo legislativo.
Assicura la pronta lor nomina, e la loro entrata per la sessione dell'anno XIV.
Assegna la serie, in cui deve essere classificato ogni dipartimento, e per conseguenza fissa l'epoca della rinnovazione dei deputati.
Finalmente colloca Genova nel suo rango fra le grandi città dell'Impero.
Il vostro decreto, o Signori, renderà irrevocabile questo patto solenne sollecitato da un popolo intiero, liberamente votato da tutti i suoi cittadini, consacrato dai loro giuramenti; questo patto sarà garantito dalla giustizia, giustificato dalla felicità, e difeso dalla vittoria.
Rapporto sulla riunione del territorio Ligure all'Impero Francese, fatto al Senato nella seduta dei 16 Vendem. anno XIV dal signor Demeunier, in nome di una commissione speciale composta de' Signori Senatori, Chaptal, Garat, Lacépede, Roederer, e Demeunier.
Monsignore,
Il Popolo Francese era sortito vittorioso da quella guerra terribile, in cui si ardiva minacciarne l'indipendenza, e dividerne anticipatamente le provincie; avea trionfato di tutte le coalizioni, ed aveva posto egli stesso dei limiti alla vittoria. Contando sulla fede dei trattati era senza inquietudine sulla pace continentale, e dopo lunghi disturbi vivea felice sotto un Governo giusto, forte ed illuminato.
Lontano dai limiti fissati dalle più solenni convenzioni, non pensava più ad ingrandire il suo territorio. Osservava religiosamente i trattati, e rispettava tutti i suoi impegni.
Proteggeva le potenze deboli con quella generosità, e con quei nobili riguardi, che convengono particolarmente alla forza, si occupava costantemente della loro felicità; discacciava lungi da sé le idee della convenienza politica, che non combinavano colla giustizia e lo avea mostrato nella più illustre maniera.
Desiderava, dimandava la pace dell'Europa; raccomandava le idee liberali, e le massime necessarie al riposo degli stati, e nulla poteva indebolire la magnanimità dell'Imperatore, fedele interprete della grande Nazione confidata al suo valore e al suo genio.
Nel tempo stesso i Ministri della Gran Bretagna, dopo aver rotto i trattati soffiavano la guerra, e per isfuggire ad un inevitabile destino strascinavano i popoli alla loro rovina. Senza avvedersi, che non eravamo più ai tempi, nei quali un'orgogliosa alterigia inspirava il timore, non riconoscevano più dritto pubblico; si arrogavano un dritto di blocco, iniquo insieme, insultante ed irragionevole sovra piazze, coste e riviere che non erano realmente bloccate; né arrossivano d'attentare all'indipendenza delle nazioni esigendo, per riconoscerle, che ripigliasero una forma di governo, ch'esse più non voleano.
Chiamavano la barbarie contri i principii della civilizzazione; Oltraggiavano, e spogliavano senza pietà le potenze deboli in mare, e non lasciavano risorsa di sorte alcuna a quelle che vivevano di commercio marittimo. In Europa eccitavano le piraterie de' Barbareschi; nell'India sconvolgevano, ed invadevano tutti gli Stati, che trovavano di lor convenienza; e contuttociò parlavano sempre dell'orgoglio, e dell'ambizione de' Francesi. Aveano ai nostri giorni cagionata la perdita di molti stati sedotti, e non aveano ribrezzo di attirare sovra alcuni altri somiglianti calamità.
Sconvolgevano insomma da ogni parte il sistema politico dell'Europa, e gli stati marittimi che per la poca loro estensione debbono in tutte le guerre restar neutrali, sono ridutti a cercare la loro salvezza sotto una bandiera, che possa garantirli. Tale è la situazione, in cui hanno posta la Repubblica Ligure, che nella sua angustia ha dimandato la sua riunione all'Impero Francese, riunione, che è in questo giorno la materia del progetto del Senatus-consulto, del quale voi, o Signori, avete rimandato l'esame ad una Commissione speciale.
Le cagioni della decadenza della Repubblica Ligure da tre secoli in qua sono note abbastanza. Non le restava, che la memoria di quelle epoche brillanti, in cui armava 200 navi montate da 50m. uomini; in cui resisteva in un tempo ai Pisani, ai Veneziani, ai Catalani, ai Greci, ed ai Barbareschi; in cui il suo dominio estendevasi sovra una parte del Piemonte, sul marchesato di Finale, su Monaco, Livorno, e la contea di Nizza, sulle isole di Corsica, e di Scio; in cui aveva delle possessioni in Toscana, in Sardegna, in Sicilia, in Affrica, in Siria nell'isola di Cipro, e nella Crimea. Ridutta ad una linea di 46 leghe di coste, e ad una popolazione di circa 50000 abitanti, conservava nulladimeno dei grandi capitali, avanzi della sua antica opulenza e sussisteva agiatamente accanto ai grandi stati dell'Europa, e dell'Italia, quando il gabinetto di Saint-James usava qualche moderazione nelle sue pretensioni marittime, prima che i Russi pensassero ad estendere il loro dominio nel Mediterraneo; e se non fosse stata la tirannia dell'Inghilterra, poteva sussistere ancor lungo tempo.


Gazzetta di Genova N.29 del 22 Brumale anno XIV – 13 novembre 1805

Ma dopo la rottura del trattato d'Amiens si è trovata senza risorse. Il suo territorio non basta alla sussistenza degli abitanti, non le è più possibile di alimentare, e sostenere una capitale, che forma quasi il quarto della popolazione di tutto il paese, le cui dispendiose mura hanno 4 leghe di circonferenza. I pirati barbareschi, e i vascelli inglesi, ai quali ben si sta di dare il medesimo nome, ne hanno annientato il commercio. Ella non poteva più conservare la sua indipendenza in mezzo agli avvenimenti, che hanno cambiata la faccia dell'Europa; senza territorio, senza commercio era per divenire il più debole, e il più sfortunato di tutti i popoli. Per colmo di disgrazia le sue montagne erano in preda a briganti, ch'ella non aveva più alcun mezzo di rattenere. In una sì crudel situazione doveva indirizzarsi alla nazione francese, la cui politica è generosa, i cui principj son liberali, che saprà difenderne il territorio, che non metterà mai ostacoli alla pace, ma che manterrà tutti i suoi dritti, che finalmente ha terminata la sua rivoluzione, mentre minacciati sono da grandi sconvolgimenti gli stati i quali più non conoscono se non l'oppressione, e la violenza. Il senato, il clero, gli ufficiali dell'armata di terra e di mare, le autorità civili, e giudiziarie, i cittadini della città di Genova, e di settecento cinque comuni, che compongono il territorio ligure, hanno dimandato infatti la riunione all'Impero francese con una unanimità, di cui non vi ha esempio presso alcun popolo; hanno voluto incorporarsi ad una grande Nazione, e vivere sotto l'obbedienza di un grande Principe, che in tutti i tempi aveva loro date prove d'affetto, ed aveva loro accordata una particolar protezione. Sanno che la Francia non è una Nazione sleale; e che l'Imperator Napoleone non manca mai alle sue promesse.
Ciò che è molto rimarchevole, si è che questa lor volontà è attestata da 80m. soscrizioni, cioè dalla totalità de' cittadini, e non si contano che 35 voci negative. I liguri istessi hanno avuto premura di avvertire l'Europa, che questo voto non è l'effetto di alcun influsso straniero, ma il necessario risultato dell'attuale lor posizione. Tutti questi fatti sono consegnati nel decreto del Senato ligure de' 23 maggio; nel discorso di una deputazione solenne diretta a S. M. l'Imperatore in Milano li 4 giugno: nella notificazione fatta pochi giorni dopo dal Ministro delle relazioni estere della Liguria al Ministro dell'Imperator d'Allemagna, che risiedeva in Genova.
L'Europa ha letto la bella risposta di S. M. l'Imperatore alla deputazione del Senato, e del Popolo ligure; nessun uomo di senno negherà l'esattezza dei fatti, che vi sono mentovati con una precisione mirabile. Il popolo di Genova ha costantemente meritato la benevolenza, e l'amicizia delle armate francesi.
La Francia tutta animata dai principii, e dai sentimenti del suo Imperatore non conosce quella odiosa politica, che abbandona i suoi amici, e non potrebbe senza i più forti motivi rigettare un voto sì liberamente, e sì universalmente emanato.
In somiglianti materie il libero voto de' popoli è il solo dritto legittimo. Alcuni monarchi possono mal conoscere questa eterna verità; ma ella sarà il consenso di tutte le nazioni, e allora quando l'istoria raccontando le folli intraprese, e le catastrofi de' governi traviati; farà giustizia della tirannia, e de' falsi calcoli dell'Inghilterra, del sistema d'invasione, ond'è al presente diretto il gabinetto di Pietroburgo, e quello di Vienna, stupirà che nel decimonono secolo un principio di tanta evidenza abbia sofferto un contrasto.


Gazzetta di Genova N.30 del 25 Brumale anno XIV – 16 novembre 1805

Se ragionare sia d'uopo secondo il diritto positivo, l'articolo XI del trattato di Luneville ha garantito formalmente l'indipendenza della Repubblica Ligure, e la facoltà ai popoli che ne abitano il territorio, di adottare quella forma di governo, che giudicheran convenevole. Per l'art. XIII. L'Imperatore d'Allemagna a suo nome ed a quello dell'Impero Germanico, confermò l'adesione già data dal trattato di Campo-Formio alla riunione dei già feudi imperiali allo stato di Genova, e rinunziò a tutti i dritti e titoli su quelli feudi. Quindi la Repubblica ligure aveva il dritto naturale e positivo di dimandare la sua riunione all'Impero francese; ella l'ha dimandata nella maniera la più autentica, la più libera, e la più incontestabile; e la Francia ha egualmente il dritto di accettarla.
→Non resta dunque più da esaminare, se non l'utilità di questa riunione pel popolo di Genova, e pel popolo francese. L'utilità per gli abitanti della Liguria è dimostrata. Quanto alla Francia, ella troverà nella riunione dei porti, ed un accrescimento di possanza marittima, che le è necessario per sostenere i suoi legittimi dritti contro l'oppressore dei mari, ella avrà la soddisfazione di fare la felicità di un popolo alleato, ed amico, e lo sottrarrà ad un dominio violento, e forse anche barbaro. Poiché nulla può raffrenare la violazione del dritto delle genti che si permettono le squadre inglesi, poiché i progetti d'invasione fatti dai nostri nemici sono scoperti, è per lo meno una fortuna che la Francia, la quale non vi si sottometterà mai, acquisti nuovi mezzi marittimi per impiegarli nella liberazione e ben essere degli altri popoli. Questa riunione è un effetto della necessità, il frutto delle sragionevoli coalizioni, l'annunzio dei castighi riserbati alla ingiustizia, ed alla perfidia. Voleansi dividere di nuovo gli spiriti, e sono stati tutti schierati d'intorno al grand'uomo, che si occupa a un tempo istesso della prosperità delle nazioni, che lo hanno posto sul trono, e di quelle che, a noi sono straniere, in seno alla pace continentale volevasi indebolire l'ascendente dei francesi sulle coste del Mediterraneo [testo illeggibile] e non si è fatto, che aumentarne il predominio.
→La riunione della Liguria …[fine testo illeggibile] figliuoli, ed ai successori di Carlo-magno che governarono il regno d'Italia; e nei tempi più moderni a Carlo VI, Carlo VII, Luigi XII, e Francesco I.; ella non ferirà se non quelle potenze, che preparavano a Genova un più disgustoso destino.


Gazzetta di Genova N.31 del 29 Brumale anno XIV – 20 novembre 1805

Il Popolo della Liguria nel sollecitare la riunione all'Impero Francese, ha dimandato, che il suo debito sia liquidato sul piede del nostro; che gli sia accordato un porto franco; che nella ripartizione delle contribuzioni si abbia riguardo alla sterilità del suo territorio, ed alle spese più considerabili dell'agricoltura; che non vi sieno più barriere di dogane fra la Liguria e la Francia; che i dritti sulle importazioni favoriscano il commercio delle sue produzioni, e delle sue fabbriche; che l'appello delle cause civili e criminali si faccia in Genova, o in un dipartimento poco lontano; che la proprietà dei compratori dei beni nazionali sia garantita. Queste dimande erano giuste, quasi tutti i punti ne sono già regolati nell'amministrazione provvisoria conforme ai desiderii de' Genovesi. S. M. l'Imperatore ha loro accordato altri favori, che gli affezioneranno vieppiù alla nuova lor patria.
Per non differire i rispettivi vantaggi della riunione, l'organizzazione della repubblica ligure è cessata sino dai 20 del passato pratile ed ella è già amministrata secondo i principii e le leggi della Francia. Sono appena scorsi tre mesi, e si sono fatti innumerevoli miglioramenti nell'interno regime de' Genovesi. Il gran dignitario dello stato, che ne dirige l'amministrazione coi talenti e collo spirito di quella beneficenza, che ha sì sovente manifestato, si dà a divedere degno rappresentante dell'augusto Monarca, di cui conosce così bene le intenzioni, vi fa essere amabile la paterna amministrazione a lui confidata. Finalmente tutti i cuori generosi hanno provato un sentimento di gioja, allorché al solo nome dell'Imperator Napoleone il Dey d'Algeri ha restituiti gli schiavi genovesi: allorché i nostri bastimenti da guerra hanno riaperto il porto di Genova, e rianimata quella città, che volevasi ridurre alla disperazione per invaderla più facilmente.


Gazzetta di Genova N.35 del 13 Frimale anno XIV – 4 dicembre 1805

La popolazione dello Stato ligure non comportava tre dipartimenti, e nulladimeno la situazione topografica della costa di Genova, e alcune ragioni di politica, e di convenienza pei popoli amministrati indicavano un tal numero. Il decreto imperiale dei 17 del passato pratile ha dunque provvisoriamente stabiliti tre dipartimenti, di Genova, di Montenotte, e degli Appennini, ma per dar loro una estensione convenevole è stato necessario sopprimere il dipartimento del Tanaro, e distaccare alcuni circondarii dai dipartimenti della Stura, e di Marengo. Secondo la sua posizione locale, il circondario di San Remo, che faceva parte dello stato di Genova, è stato anche annesso al dipartimento delle alpi marittime, la cui popolazione non era che di circa 27mila abitanti. Il progetto del Senatus-consulto, sul quale siete per deliberare, sanziona queste disposizioni, che essendo fondate sovra questi motivi non presentano alcuna difficoltà: regola inoltre la deputazione dei tre nuovi dipartimenti al corpo legislativo secondo la loro popolazione, ed affinché sieno governati da un'amministrazione civile, e politica conforme in tutti i punti a quella degli antichi dipartimenti dell'Impero Francese, non si tratta più, che di formarvi i collegi elettorali.
Risulta dalla discussione, e dai dettagli, nei quali è entrata la commissione, che lo stato di Genova, costretto dalla tirannia dell'Inghilterra a rinunziare alla sua indipendenza, aveva anche secondo i trattati il diritto di dimandare la sua riunione all'Impero Francese; che ha esercitato questo diritto liberamente, e può dirsi all'unanimità; che l'incorporazione sarà utile ai Genovesi, ed alla Nazione Francese; che questa riunione sottrarrà la Liguria alle potenze nemiche, le quali volevano invaderla, e che i governi d'Europa, che conoscono i loro veri interessi, la vedranno senza dispiacere.
La commissione propone di adottare il progetto del Senatus-consulto concernente la riunione del territorio ligure all'Impero francese.

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