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    Pezzi di storia

Le Schiave e gli Schiavi Orientali
di Arturo Ferretto

Il Mare – 2 dicembre 1911

Nei Secoli XII, XIII e XIV

La schiavitù, avanzo degli antichi ordinamenti di Roma, sussisteva già a Venezia, alla metà del secolo VIII.
E il 9 luglio 1095 si ha ricordo della vendita d'una schiava, per 18 denari, nel borgo di Noli.
E' il contratto più antico che si conosca, e che porti il primo sussidio per la storia della schiavitù in Liguria. schiavo
La maggior parte degli schiavi, un cui largo traffico veniva fatto specialmente da Rapallesi e da altri individui, sottoposti al nostro territorio, erano tartari, vocabolo di significato latissimo, siccome quello che abbracciava, non solo i mogolli della schiatta cui apparteneva Temugiu o Cinghis Can1, ma tutti i popoli sottoposti alla dominazione mogolla.
Dai pochi nomi per altro di alcuni schiavi d'ambo i sessi, che ci rimasero nei documenti dovrebbesi argomentare che il numero predominante fosse d'individui oriundi dell'Asia centrale, e propriamente delle regioni che fronteggiavano a settentrione il Tibet e la Cina.
Vengono poscia i russi, i circassi2, i turchi, i saraceni3, gli avogasii4, gli etiopi, bulgari, schiavoni5, mingreli6 e greci.
Il 17 dicembre 1186 Adamo da Lucca, per il prezzo di lire cinque, vende a Martino da Cicagna uno schiavo saraceno, per nome Musaito, ed il 25 luglio del 1190 Bonsignore da Rapallo, per lire sei, ne vende un altro, pur saraceno, e per nome Salem, ad Ottone Mallone.
Il 24 ottobre 1191 il rapallese Gandolfo Figallo, per lire quattro, vende ad un macellaio una schiava saracena chiamata Maimona.
E Saitoera il nome di uno schiavo, che il 22 gennaio 1239 Lanfranco da Monleone avea venduto al nobile Fulco Zaccaria.
Il 23 agosto 1239 Barberano da Tortosa, per lire cinque, vende a Riccio de Costa, rapallese, uno schiavo bianco saraceno, già di Valenza, chiamato Asmet; e per lire quattro, il 23 luglio 1241, Rainaldo da Paraggi compra una schiava saracena bruna, per nome Axia.
Poco importavano ai nostri marinari, ai nostri predoni, ai nostri mercanti le minacce dei Pontefici, che combattevano questo turpe e lucroso mercato.
Le leggi son, ma chi pon man ad elle?
E certo non avrebbe dovuto tale traffico aver logo tra nazioni civili, tanto più che per i nostri fratelli, fatti schiavi dagli Orientali, fin dal 1212, l'Arcivescovo di Genova Ottone Ghiglini avea istituito una festa (il primo venerdì dopo l'ottava di Pasqua) il cui introito dovea erogarsi per la redenzione di essi poveri schiavi.
Era da poco tempo stato istituito da Innocenzo III l'ordine della Redenzione degli Schiavi, sodalizio che fu pure istituito a Santa Margherita e nell'Oratorio dei Bianchi in Rapallo.

Il prezzo degli schiavi di proprietà di uomini di Cicagna, Monleone, Rapallo e Paraggi, dal 1186 al 1241 oscilla dalle lire quattro alle lire sei, e tutti dovevano essere in buone condizioni fisiche, sani di mente, integri d'ogni membro, scevri da magagna, e da malattie apparenti ed occulte.
Se una schiava avea figliato, ne scemava il prezzo, ma il padrone avea diritto sui figli, che da essa nascevano, considerati pure schiavi.
Il 26 gennaio del 1264 Caracosa, figlia del fu Bartolomeo Falaca, vende in Rapallo a Giacomo Falaca uno schiavo ed una schiava, nonché un quarto dei diritti che le competevano sui figli nascituri, il tutto per il prezzo di soldi cento.

Era in facoltà del padrone il rinunziare ai propri diritti sullo schiavo ed affrancarlo, così in vita come nel caso di morte, così sul momento, come allo spirare di un periodo determinato o al verificarsi di date circostanze. In quella guisa che un atto pubblico testificava l'acquisto della proprietà, si voleva un atto pubblico a comprovare la rinunzia a quella proprietà e la immissione del liberto nei diritti civili.
La nuora del fu Marchesino de Cassino, annalista del Comune genovese, oriundo delle nostre pendici di Novella, il 6 settembre 1303, nella chiesa cattedrale di Genova, manomette7 la schiava Margherita, di spettanza di suo marito il fu Galvano de Cassino.
Nel secolo XIV aumenta il prezzo degli schiavi.
Il 3 novembre 1304 il rapallese Corrado de Pareto vende al notaio Marchisio de Pareto lo schiavo Andrea, d'anni 13, con tutti i suoi vizi e le sue magagne manifeste e nascoste (così dice il contratto) per il prezzo di lire dieci, non influendo sul prezzo la religione nuova abbracciata, come rivela il nome cristiano portato.
E non è raro il caso di imbattersi in Rapallesi, applicati al commercio esclusivo degli schiavi in città orientali.
Valga a mo' d'esempio la lite, nata tra Federico Verzura e Ottone e Nicolò de Prina, tutti e tre di Rapallo, i quali, prima del 24 marzo 1305, in Costantinopoli avean fatta una società, deponendo in comune una forte somma per il mercato delle schiave.
Ad essi certamente apparteneva quella schiava turca, bianca, per nome Francesca, di venti anni, che il 10 settembre 1310 Delose da Roccatagliata vendeva al rapallese Ruspaldo de Gropo, e questi con atto del 15 novembre 1311 rivendeva al suo concittadino Giovanni Villa, lanaiuolo.
Influiva altresì sull'aumento del prezzo degli schiavi l'abilità, da essi acquistata nell'esercizio di qualche professione, offrendoci un esempio, il 26 settembre 1364, Costantino da Paraggi (ama chiamarsi semplicemente della podesteria di Rapallo) il quale vende per lire cinquantacinque una schiava tartara, d'anni 18, a meno che un dovizioso assortimento di razze, di colori e di età, l'avvenenza e la robustezza del corpo della tartara diciottenne motivasse l'esagerato apprezzamento.
E lire quaranta riscosse Antonio Fina, sammargheritese, nel vendere, il 19 luglio 1370, la schiava tartara Lucia, d'anni 24; ed altrettante lire quaranta pagò il notaio rapallese Raffaele de Laparte, il 21 agosto 1370, per l'acquisto di uno schiavo ventenne, di Tripoli, e di color olivastro.
Per altre lire quaranta il 2 maggio 1371 il rapallese Giuliano Maggiocco vendette a sua madre la schiava tartara Cristina, quattordicenne.
Do contezza di altri contratti.
Il 4 ottobre 1375 il rapallese Simone Pastine vende ad Antonio da Monleone, lanaiuolo, una schiava tartara, d'anni 18, per lire sessantasei e soldi cinque.
L'11 gennaio 1376 Bartolomeo Pendola compra uno schiavo tartaro, d'anni 25, per lire trentacinque ed un altro di 22 anni saraceno per lire quarantadue.
Il 15 gennaio dello stesso anno Francesca figlia del fu Guirardo Taravazio da Monleone vende per lire 50 una schiava tartara d'anni 28.
Il 28 gennaio 1376 il notaio Guglielmo Benvenuti, da Rapallo, vende una schiava d'anni 12 e due altre d'anni 15 tutte e tre tartare, per il prezzo di lire trentatre per ciascuna.

Il numero degli schiavi privati formò una fonte di lucro allo Stato.
E Venezia imitò l'esempio di Genova e quella nel 1379, ridotte allo stremo le sue finanze, decretò d'imporre una gabella straordinaria ai proprietari di schiavi.
Una gabella era stata pure imposta a Genova, né dev'essere stato tenue l'ammontare di tale gravezza, giacché appunto il traffico degli schiavi pigliò il suo maggiore sviluppo, ed i prezzi furono aumentati.
Il 13 agosto 1378 il notaio Antonio Arata, rapallese, vende per lire 65 una schiava bianca tartara, d'anni 24; il 19 febbraio 1382 il pellicciaio rapallese Antonio Begalino, per lire 46, vende uno schiavo tartaro, d'anni 12, ed il 27 giugno 1385 il notaio rapallese Erasmo Maggiolo, per lire 90, vendeva la schiava tartara che possedeva, d'anni 24.
Il trattamento degli schiavi in Rapallo era conforme alla innata gentilezza del nostro popolo.
Quando assunti a famigli nelle case opulenti e nelle mediocri, e quando ad accudire nella qualità di operai all'esercizio delle arti professate dai padroni, in una parola erano adoperati a fungere da famigli non salariati, codesta loro perpetua presenza ed ingerenza nelle bisogne della casa valeva a rendere affetti i padroni agli schiavi e gli schiavi ai padroni.
Se niuna legge incontriamo che freni l'abuso del diritto servile, che in altri paesi si esercita tuttavia colle catene e col bastone, devesi inferire che tali atti di severità e di sevizie fossero ai nostri maggiori ignorati.
Offre un bellissimo esempio il nostro concittadino Damiano de Oliverio.
Il 17 aprile 1382, considerando egli i grati servizi fatti a lui ed al suo fratello Oliviero da Martino, schiavo tartaro, ventenne, di sua proprietà, lo affranca, rendendolo pienamente libero. Anche libero desiderava che gli prestasse ancora servizio, dandogli facoltà di dormire sempre in sua casa, purché però non giuocasse più ai dadi.
La schiavitù si spense in Rapallo da sé medesima per l'illanguidire progressivo de' traffici genovesi negli scali del levante, e mano mano che questo traffico sfuggiva insensibilmente ai nostri, i portoghesi e gli spagnuoli principiavano ad esercitarlo sopra una scala immensamente più vasta, stante la facilità di ottenere a vantaggiosissimi patti ne' porti dell'Africa occidentale i negri, da trasportarsi nel Nuovo Mondo.


1 L'impero mongolo fu fondato nel 1206 dal condottiero Gengis Khān, nato con il nome di Temujin. Le popolazioni tatare ne costituivano una parte importante.
2 Abitanti di una regione del Caucaso
3 Popoli della penisola araba
4 Abitanti della provincia tra il Mar Nero e la Georgia
5 Popoli balcanici
6 Gruppo etnico della Georgia
7 il termine indica, secondo il diritto romano, l'atto con cui il proprietario libera dalla schiavitù un servo

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