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    Pezzi di storia

Santa Margarita a metà '800
di Goffredo Casalis

Dizionario Geografico Storico-Statistico-Commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna compilato per cura del Professore Goffredo Casalis, dottore di belle lettere – Vol. XVIII - 1849

S. Margarita (s. Margheritæ ad Rapallum), com. nel mand. di Rapallo, prov. di Chiavari, dioc. e div. di Genova. Dipende dal senato di Genova, intend. prefett. ipot. di Chiavari, insin. e posta di Rapallo.
Giace ad ostro da Rapallo in un seno amenissimo, largo 1200 metri, nel quale si potrebbe fare con facilità un ottimo porto, ed ove sin d'ora i bastimenti hanno copertina un ricovero mediocremente sicuro. Si fa in quest'acque del comune di s. Margarita la pesca del tonno.
Compongono questo comune il borgo di s. Margarita, la borgata di s. Giacomo, e i tre villaggi di s. Lorenzo della Costa, di s. Siro, e di s. Maria di Nozarego.
A poca distanza sorge un castello di forma quadrata, presidiato da alcuni guarda-coste; serve di difesa dalla parte del mare: evvi anche una torricella sopra una rupe, la quale ultimamente crollò, né si cerca di rialzarla.
Vi esistono due regii uffizii; uno delle dogane, e l'altro della marina: gl'impiegati dell'uno e dell'altro hanno il titolo di commessi.
Il borgo di s. Margarita è discosto 3000 metri da quello di Rapallo, 3500 circa dal porto, e dal piccolo paese di Portofino, e 15000 circa dalla città di Chiavari, capoluogo di provincia.
Il mare del golfo Tigullio è quello che bagna il comune, ed il borgo di s. Margarita.
Non evvi alcun fiume propriamente detto: nel quartiere di Nozarego, sul confine del territorio verso quello di Portofino, esistono acque perenni, che scaturiscono dal rialto, denominato di Portofino, le quali servono a dar moto a trentasei molini da grano. Vi sono bensì parecchi torrentelli o rivi, ma non meritano speciale menzione.
I colli che stanno a tergo del borgo, son parte degli appennini: tra quelli evvi l'anzidetto rialto di Portofino, che appartiene in parte al comune di s. Margarita. Sovr'esso il cessato governo francese aveva stabilito un telegrafo.
La situazione del territorio la cui superficie si calcola di ettari 929, è soprammodo deliziosa: ne sono fertili le campagne: l'olio, il vino, le frutta, ed in ispecie le castagne ne sono i prodotti più considerevoli. Tuttoché non vi sieno pascoli comunali, ciò non pertanto vi si mantiene un certo novero di bestie bovine e lanute, le quali si pascono di lisca (arundo tenax), che si raccoglie nella parte occidentale del monte di Portofino spettante al comune di Camogli; ma questo comune mosse, da qualche tempo, una lite ai sanmargaritesi, per impedire che essi continuino a raccogliere la lisca in quella parte. Il bestiame bovino che mantenevasi nell'estate del 1848, era di capi 584, ed il pecorino di capi 130. Si mantengono anche molti majali, ed alcune bestie da soma. Importante vi è il commercio del corallo, che dai sanmargaritesi si va a pescare sulle coste della Barbaria e della Sardegna, e nella cui pesca s'impiegano annualmente circa ottanta battelli della portata di dieci tonnellate, ognun dei quali ha un equipaggio di otto in nove uomini. Il corallo vendesi grezzo in Genova, in Livorno ed in Marsiglia.
Vi sono inoltre due manifatture; una di merletti, e l'altra di cordami: la prima è di non poco rilievo: lavorano intorno ad essa indistintamente tutte le donne senza eccezione dalla loro infanzia sino alla vecchiezza: i merletti da esse lavorati si spediscono per ogni dove, e specialmente da alcuni anni in America. Se ne fanno di quelli, il cui valore è di lire nuove 150 il meno. Nella fabbrica dei cordami se ne fa di qualsiasi diametro e forza, per le reti, per le fabbriche e per la navigazione. Il prodotto di questa manifattura si vende più generalmente in Genova, in Francia ed in America. In essa vengono occupate circa cento cinquanta persone.
Cinque sono le chiese parrocchiali del comune; cioè: la collegiata di s. Margarita, e le parrocchie di s. Giacomo, di s. Lorenzo della Costa, di s. Maria di Nozarego e di s. Siro.
La prima di esse chiese è di eccellente disegno, e di ammirate proporzioni. Fu eretta sulla base di un antico tempio, nel secolo XVI: è a tre navi sopra otto colonne d'ordine corinzio. Maestosa e bella ne è la facciata: nell'interno l'oro ed il marmo di Carrara si veggono profusi. Il coro ne è decorato di una statua in marino che rappresenta la santa titolare. La di lei espressione di pietà e di riverenza, la mossa gentile e soave, il panneggiamento, ed il volto dolcissimo sono bagnanti opera dello scalpello del celebre Ponzanelli. Due altre statue marmoree, che rappresentano s. Pietro e s. Paolo, fanno bella mostra di sé nel sancta sanctorum: sono pregiati lavori del Carrara. La volta del coro vedesi stupendamente ornata da due affreschi del torinese Vacca, i quali esprimono il martirio e l'apoteosi di s. Margarita. Il di lei volto è guidesco: nel resto la figura è spiritosa e ad un tempo soave; anche le altre immagini sono bene atteggiate, scelte le teste e gli abbigliamenti che traggono al cangiante sono delicati, come in generale il sono tutte le tinte molto bene armonizzate da mano esperta; e la luce ne è distribuita con bell'arte. Altri nove stupendi affreschi del fiorentino Cianfanelli ne adornano la cupola, e la volta delle due grandi laterali cappelle: non che quella della nave maggiore: essi offrono allo sguardo i quattro evangelisti; la Visita della Vergine Beatissima a s. Elisabetta; l'Annunziazione di M. V.; la nascita di Gesù; la presentazione al tempio; e la disputa coi dottori.
All'altare di M. V. Addolorata la tela è di nobile invenzione e di studiato disegno; il colorito ne è vivo e forte sul fare del Cappuccino: le sue otto figure sono tanto ben composte, e languidamente atteggiate, che il dolore di ciascheduna è riflesso ed accresciuto dalla situazione commovente del Redentore: si crede che questo sia lavoro di Domenico Piola.
Mirabile è il dipinto di s. Catterina, che vedesi al primo altare, entrando a sinistra; è questa una stupenda scena sul fare del Correggio: tinte rosse e turchine ben armonizzate con una floridissima variata carnagione, ed in fine una gloria toccata in macchia delicatamente, è opera che onora V. Castello: sarebbe per altro necessario che le si facesse un pronto ristauro. Evvi pure una statua stupenda in legno del celebre scultore Maragliano, che rappresenta l'Angelo Custode. Nella collegiata di s. Margarita si contano diciassette canonicati. Nello stesso tempio, tra i lavori artistici, è degna di speciale osservazione una vetusta urna cineraria della santa titolare; in fronte alla medesima veggonsi scolpiti gli emblemi di Mithra, e nei varii lati si scorgono alberi d'alloro, con cigni ai loro piedi che ne mangiano le bacche, rarissimo e forse unico esempio di trovar Mithra unita ad Apolline come Dio della poesia.
La chiesa parrocchiale di s. Giacomo, che vanta pure un collegio di dieci canonici, è situata in ridente collina, e gli intelligenti la trovano di vago disegno. Anch'essa è fregiata di ricchi marmi, di pregevoli dipinti e di eleganti indorature. La volta del coro è adorna di un affresco del sopralodato fiorentino Cianfanelli, che esprime il martirio e l'apoteosi del santo.
Nella chiesa parrocchiale di s. Lorenzo della Costa, risplende dal coro, chi vi entra, la preziosa dipintura del celebre Cambiaso: essa rappresenta il santo nudo sulla graticola. Tutto è ammirevole in questa sublime composizione; cioè la scelta ed il numero delle figure, che sono in numero di otto, e grandi al naturale, oltre le macchie, la delicatezza del nudo nel santo sdrajato, quasi per aggiungere difficoltà all'opera, in sulla graticola diagonalmente disposta, l'architettura, lo sfondo di un'evidenza magica, la diminuzione della tela, che sembra non dover capire tante persone; tutto insomma è ammirando in quest'opera del celebre artista, caposcuola genovese. Nella stessa chiesa vogliono essere vedute tre tavole di L. d'Olanda: sono esse a foggia d'altarino con un argomento distinto sopra Cappuccini ciascheduno; le nozze di Cana Gallilea, il martirio di s. Andrea e la risurrezione di Lazzaro, tutte e tre affollatissime di figure alte due palmi: volti, finezza e vigore di tinte, belle mosse specialmente nelle faccie tratteggiate con accidenti di luce, ricchezza di abbigliamenti, tutto insomma vi è stupendo.
Nella chiesa parrocchiale di s. Siro vedesi un s. Sebastiano di V. Castello. Quest'opera sebbene sucida di fumo e di polvere, è ben conservata, e bella; color lucido, forme di volti leggiadri, contorni sfumati, mirabile artificio di luce, e di atteggiamenti alla foggia del Correggio. Qui la macchia è più forte e il prestigio della scena minore che nella sopraccennata santa Catterina. In questo dipinto di s. Sebastiano il rilievo è più tondo perché l'opera non ha sofferto.
Le solennità principali del comune sono quella di N. S. della Rosa, che si fa nella collegiata di s. Margarita , ove da tempo immemorabile se ne venera la prodigiosa statua, e la festa di N. S. della Lettera, che si celebra nella parrocchia di s. Giacomo, ove se ne conserva una piccola statua in legno, che nell'anno 1783 fu rinvenuta nel mare da alcuni pescatori , poco lunge da questo lido. Da otto in dieci mila persone accorrono dai paesi circonvicini a quelle due solennità.
In tutte le chiese del comune si veggono appese votive oblazioni di coralli, perché, come s'è detto, nella pesca di questi zoofiti si industriano i marinai del paese.
Diversi bei palazzi esistono nel comune; ma di essi il più grandioso, e stupendo è quello del principe Centurione, situato sopra un'amena collinetta fra le due chiese di s. Margarita, e di s. Giacomo.
Il borgo non ha che una piazza sufficientemente spaziosa, il cui selciato è adorno in bel disegno, formato con variopinti sassolini. La strada più osservabile è quella che chiamasi della Ghiaja.
Evvi un convento di cappuccini. Esiste pure, ma in istato di deperimento, il forte, già monastero della Cervara, che era dei PP. benedittini; lo fondava nel 1364 Guido Setten o Settimo arcivescovo di Genova, nato in un paese della Lunigiana, amico e coetaneo del Petrarca.
Vi esistono due scuole, una di lettura e scrittura, che vi venne fondata dalla famiglia Quacquaro nel 1593; e l'altra di lingua italiana ed aritmetica, che venne stabilita dal comune.
Da lunga pezza si desiderava lo stabilimento di uno spedale in questo borgo: un tal desiderio fu molto bene compito: alli 14 dicembre del 1835 D. Emanuele Gotuzzo paroco preposto della chiesa di s. Giacomo in mezzo ad una grande folla di popolo, sulla spianata del distrutto tempio di s. Agostino con un eloquente discorso dava cominciamento ad una festa di cara ricordanza nei fasti della religione e dell'umanità; gittavansi le fondamenta dell'ospedale civile a pro dei malati poveri del comune: e quindi Lorenzo Gimelli allora canonico arciprete della chiesa collegiata ne benediceva colle consuete preci la prima pietra. Ciò fatto, il comune davasi cura di erigere il desideratissimo edificio, e mercé delle offerte generose degli abitanti sperossi di vederlo presto condotto al suo termine. Ma per imprevedute circostanze esso rimase qualche tempo incompiuto, finché, vinto ogni ostacolo, si vide finalmente mandato al suo fine. Per lo che nel dì 1.° d'agosto nel 1841 veniva aperto e reso di pubblica utilità lo spedale di s. Margarita. Il canonico arciprete D. Luigi Marenco delegato dall'arcivescovo della diocesi ne benediceva la cappella, e il presidente della deputazione dell'ospedale medesimo, cioè il cavaliere Marco Ponte, vi leggeva una grave orazione che poi colle stampe faceva di comune diritto. Assistevano alla commovente solennità il capitolo de' canonici, l'intendente della provincia, e molti personaggi distinti. Fra tutti quelli che contribuirono efficacemente all'erezione di questo pio stabilimento, sono da rammentarsi il signor Giuseppe Debernardi, che per sì nobile scopo donava il fondo, su cui sorse l'edifizio, con un attiguo podere, ed il sig. cav. Michele Gimelli, che a perpetuare l'esistenza di questo spedale, dotavalo assai riccamente.
Cinque cimiterii esistono nel comune, cioè uno per ogni parrocchia, proporzionati alle popolazioni dei respettivi distretti: sono tutti posti a tramontana, e sufficientemente lontani dalle abitazioni;
Nei tempi andati si faceva in questo borgo annualmente una fiera, la quale era molto frequentata; ma pienamente dicadde.
Per riguardo ai pesi vi sono tuttora in uso la libbra di dodici oncie, ed il rubbo di libbre venticinque; ed inoltre il cantaro a peso sottile di rubbi 6; ed il cantaro a peso grosso, composto di 100 rottoli.
La misura del vino è la mezzaruola, composta di 160 amole (litri 158,13).
La misura dell'olio è il barile, composto di cento vent'otto quarteroni (litri 63,21).
La misura lineare è il palmo di dodici oncie: la misura agraria è la cannella quadrata, composta di 144 palmi (ara 0,090).
Sebbene più non esista moneta di Genova, pure le contrattazioni si fanno sempre in questa specie calcolando abusivamente centesimi 80 per una lira di detta moneta.
Gli abitanti di s. Margherita sono in generale robusti, attivi, industriosi, peritissimi della nautica, e molto perspicaci: lodevoli sono i loro costumi.
Cenni storici. E' ignota la primiera origine del borgo di s. Margarita, e dell'attuale suo nome che non è probabilmente quello ch'ebbe ne' suoi primitivi tempi, non rimontando le più antiche memorie oltre all'anno 1307; epoca, in cui già conoscevasi sotto una tale denominazione.
Non è per altro inverosimile che questo luogo già fiorisse ne' secoli del gentilesimo, e fosse sin d'allora abitato come lo è di presente da civili e benestanti famiglie. Ciò sembra potersi dedurre da una iscrizione, che qui riferiamo, e di cui fanno menzione il Ganduccio, ed altri scrittori: essa leggesi sopra un'urna cineraria in marmo bianco, la quale fu ritrovata nella demolizione di un antico tempio fattasi nel secolo XVI. La struttura di quel tempio fa credere ch'esso fosse dedicato a qualche divinità del paganesimo: la predetta urna conservasi nell'atrio della chiesa di santa Margherita: è larga 59 centimetri, ed alta 50. Alla base vi sta in bassorilievo un genio colle ali inclinato sovra un toro sdrajato: l'ordine è corintio; il fregio di grotteschi: ecco l'iscrizione:

DIS . MANIBVS . SACRVM
L . TAJETIPEPSI . FECERVNT
TAJETIA . EVTERPE . CONTVBERNAL
ET . L . TAJETVS . APOLLINARIS . FILIVS
BENEMERENTI . ET . SIBI
POSTERISQVE . EORVM

Del borgo di s. Margarita fanno onorevol menzione il Marini, ed il Giustiniani; il primo lo chiamò borgo cospicuo, e l'altro non dubitò di chiamarlo celebre.
Nel seno di mare, ove si trovano il casale di corte, e il delizioso luogo di s. Margherita, accaddero sanguinosi fatti d'armi: in un combattimento che ivi s'ingaggiò nel 1527, e di cui parlano gli annali di Genova, lo spirito di parte commise orribili crudeltà. Più generosi i veneziani del secolo antecedente, dopo aver rotto a Codimonte la squadra genovese, avevano sciolto dalle catene le ciurme senza prezzo di riscatto, ed avevano accolto con rara umanità il capitano nemico, ed i più illustri prigionieri.
Nel suddetto forte, già monastero della Cervara , alloggiò il sommo pontefice Gregorio XI recandosi a Roma nel 1376: Francesco I re di Francia ivi pernottò, quando dopo la rotta ch'ebbe a Pavia il 24 febbrajo 1525, era dalle truppe dell'imperatore Carlo V condotto prigioniero in Ispagna.
In quest'abazia il governo francese aveva stabilita una famiglia di Trappiti, la quale ne fu poi levata dal governo stesso, perché il superiore della medesima ritrattò pubblicamente il giuramento politico innanzi prestato.
I sanmargaritesi si onorano di aver comune la patria col celebre Maragliano scultore in legno, e col rinomatissimo Roccatagliata, fabbricatore di organi.
Popol. 6300.

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