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    Pezzi di storia

Evelina Colonna di Stigliano

A Santa Margherita era conosciuta come "Principessa Evelina Colonna di Stigliano": quando nel 1915 fu realizzato l'Ospedale territoriale della Croce Rossa assunse un ruolo fondamentale. Oltre che come crocerossina, anche come filantropa sempre presente per risolvere i problemi economici e l'assistenza ai militari ricoverati.

Evelina Evelina Colonna di Stigliano

Le cronache locali ricordano il suo ruolo nel promuovere e finanziare la Grande Fiera Pro Croce Rossa che ebbe luogo il 24 gennaio per l'acquisto di un camion per il trasporto dei feriti.
Lunedì 1 febbraio fu inaugurata, tra le prime in Italia, la "Scuola Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana" ospitata nell'Ospedale civile: anche questa iniziativa beneficiò di un consistente contributo economico della Principessa e di sua figlia, contessa Bianca de Bonvouloir.
Il 14 aprile la Principessa fu tra le sedici candidate che superarono l'esame al termine della "Scuola".

Il 2 maggio 1915 l'Assemblea Generale della Croce Rossa di Santa Margherita deliberò di costituire un Ospedale Territoriale in caso di guerra (la dichiarazione di guerra all'Austria-Ungheria, largamente prevista, sarebbe avvenuta il 23 maggio): in questa occasione l'Assemblea «fece una calorosa dimostrazione di simpatia e ringraziamento alla illuminata munificenza di S.E. la Principessa Evelina Colonna di Stigliano, che oltre ad avere provvisto a due sale complete per un importo di circa settemila lire, per incoraggiare nuove oblazioni offriva altre lire mille» (8.000 lire del 1915 corrispondono oggi a circa 30.000 euro).
Quando in luglio giunge il primo scaglione di feriti, ancora una volta è la Principessa a contribuire al trasporto da Genova mettendo a disposizione alcune automobili: in suo onore una delle sale ammalati è intitolata a Sant'Eva (Evelina).
Da allora Evelina Colonna presta la sua opera quotidiana come "Dama Infermiera" e, in occasione delle festività, contribuisce generosamente ad alleviare il soggiorno dei militari feriti; fino al 27 gennaio 1917 quando, per "disposizioni superiori", sono chiusi gli ospedali della C.R.I. in tutta Italia.
Rivolge allora le sue cure a Rapallo, dove l'albergo "Giuseppe Verdi", già Ospedale della Croce Rossa, diventa a settembre "Ospedale Militare di Riserva": in occasione di una cerimonia Mons. Cesare Boccoleri (che nel 1921 sarebbe diventato Vescovo di Terni e nel 1940 Arcivescovo di Modena) sottolineò «come lo castello Costa spirito di carità che anima le Infermiere nel curare i soldati feriti rasciughi tante lacrime e lenisca tanti dolori: additò ad esempio ammirevole lo spirito di carità della Principessa Colonna che dà all'Ospedale di Rapallo ed a molte altre opere di beneficenza il suo aiuto e la sua opera instancabile».
Il 28 marzo 1919, nel Castello Costa dove risiedeva (conosciuto oggi come Villa Lo Faro), la Principessa muore, stroncata da "paralisi cardiaca". Il settimanale "Il Mare" le dedica ampio spazio nel numero del 5 aprile:

La generosità, le benemerenze di questa nobildonna sono troppe per essere contenute in un necrologio, e non tutte sono note poiché essa soleva far il bene senza ostentazione alcuna e giustamente per questo, la cittadinanza Rapallese si unisce a quella di Santa Margherita per piangerne l'immatura dipartita.
Non vi era festa patriottica o benefica, non vi era opera buona nella quale non figurasse primo il nome della Principessa Evelina Colonna.
Dotata di largo censo essa avrebbe potuto condurre vita brillante ed all'opposto viveva ritirata, dedita tutta alle opere del bene.
Chi non ricorda quanta profusione di denaro, di opera, di assistenza non diede all'Ospedale della Croce Rossa di Santa Margherita prima ed a quello di Rapallo poi. Niuna più di Lei meritò il titolo di dama della carità, e lo ricordano i soldati tuttora degenti e lo ricordano coloro che tornarono alle loro case, quanta abnegazione, quanto amore, quanta virtù albergasse in quel cuore di donna vera Suora di carità. Noi sentimmo più volte ripetere, con senso di viva gratitudine, il suo nome, lo sentimmo da soldati e da povera gente i quali ne piangono la morte assieme ai parenti doloranti.

Significativo il saluto dei soldati che assisteva:

"Fosti un giglio bianco sorridente
al margine di un rigo di sangue"

Nobile e Cara Signora che noi amavamo come una mamma, tanti erano soavemente stretti i vincoli d'affetto che a Te ci univano, ricevi l'estremo saluto degli Ufficiali e dei Soldati degenti al Centro Fisioterapico di Rapallo ove tanta parte hai speso dell'Opera Tua feconda di bene.
Un'altra ragione tanto ci avvinceva a Te, come ora soavemente legherà la Tua memoria ai più grati e mesti nostri ricordi, ed era: la virtù dell'esempio, l'elevatezza del sentire, la cura assidua de' Tuoi feriti cui desti tutta Te stessa, sempre affettuosa, sempre modesta, sempre infaticabile, anche quando la gravità del male, che lentamente da tempo logorava la Tua forte fibra, Ti avrebbe imposto come dovere imprescindibile il riposo, lo svago. Ma troppo grande era in Te l'amore per i Tuoi soldati sì che avresti lamentato come perduto e sottratto al loro benessere quel qualunque minimo ritaglio di tempo che T'era necessario, foss'anche per acquistare nuova lena al consueto lavoro che volevi interamente dedicato nell'alleviare tante sofferenze. Togliesti così alla morte tante giovani esistenze che oggi partecipano alle lacrime amare di quanti in vita Ti ebbero amica o solo Ti conobbero.
Le fatiche ed i disagi, se pur sorretti dalla Tua nobile e ferma volontà, non potevano durare al Tuo organismo già diminuito nella parti più vitali e noi sentiamo di essere stati un po' la causa della Tua morte. Lo sentiamo e lo confessiamo raccolti intorno alla Tua bara, commossi come erano commosse di soave pietà le tue cure verso di noi ed il mesto Tuo sorriso che ci ricordava il viso dolce delle nostre mamme e delle nostre spose e che da oggi il tempo non varrà a farcelo dimenticare in Te.
Si, Ti abbiamo un poco uccisa noi, ma soprattutto l'Italia alla quale dedicasti ogni pensiero, ogni azione nella Bianca Crociata Milizia: Gigli bianchi sorridenti al margine di un rigo di sangue, rose rosse in candide fasce: sono questi i fiori di pietà e di sacrificio che diedero frutti a questa Primavera di Vittoria!
Tu potevi ben morire, ora che, salva l'Italia, restituiti gli Infermi, la Tua giornata di Milite Volontaria era ben chiusa… e devi aver avuto una morte dolce popolata di visioni eroiche, soffusa di poesia.
Ecco, noi ci chiudiamo nell'egoismo di questo nostro mesto dolore e non troviamo parole per esprimerti il nostro schianto, non troviamo espressioni per attestarti la nostra gratitudine nell'angoscia di questo distacco.
Piangiamo in silenzio attorno al Tuo feretro che ricopriamo di tutti i nostri fiori, di tutte le nostre benedizioni.
Tu dal tumulo sia sempre, come già in vita, tacita nostra consigliera e protettrice.
Anima dolce che gentile avesti il cuore come nobile il nome, addio!
Gli Ufficiali ed i Soldati feriti del Centro Fisioterapico di Rapallo

Ma chi era Evelina Colonna da Stigliano?
Evelyne Julie O'Bryant Mackay nacque il 12 novembre 1861 a Downieville, una piccola cittadina della Sierra Nevada in California, e fu in seguito adottata da John William Mackay, che aveva sposato nel 1867 Marie Louise Antoinette Hungerford, povera e vedova con due bambini.
John, nato nel 1831 a Dublino, in Irlanda, si era trasferito a New York nel 1840 con i genitori in cerca di fortuna e aveva lavorato come carpentiere in un cantiere navale prima di spostarsi, a vent'anni, in California.
Dopo un'esperienza nelle miniere d'argento della Sierra, nel 1859 si trasferì nello Stato limitrofo del Nevada, a Virginia City e nel 1864 fondò con tre soci la copertina società che nel 1872 avrebbe scoperto un ricco giacimento d'argento: i quattro soci si arricchirono e divennero famosi come Bonanza Kings.
Successivamente John fondò a San Francisco la Bank of Nevada e nel 1884 la Commercial Cable Company (che posò due cavi telefonici transatlantici abbassando drasticamente il costo delle comunicazioni) e la Postal Telegraph Company.
John e Louise avranno due figli: John William nel 1870 e Clarence Hungerford nel 1874, nati entrambi a San Francisco.
Spinti dalle maggiori possibilità di educazione dei figli e di assistenza medica, nel 1876 si trasferirono a New York dove tuttavia non riuscirono a integrarsi, a causa delle umili origini: dopo poco tempo la famiglia si spostò in Europa, a Parigi. Nel 1890 acquistarono casa a Londra.
John Mackey era noto in tutto il mondo come "il re dell'argento": una classifica del 1888 lo poneva al secondo posto tra i ricchi nel mondo, dopo Jason Gould (costruttore di ferrovie) e addirittura prima dei Rothschild. John era anche un benefattore, soprattutto nei confronti della Chiesa Cattolica.
Alla metà degli anni '80 (dell'800) la famiglia Mackay era solita trascorrere l'inverno a Firenze, dove erano famosi i loro fastosi ricevimenti.
L'11 febbraio 1885 Evelyne (di 23 anni) sposò nel palazzo comunale di Batignolles, un quartiere di Parigi, il nobiluomo napoletano Don Ferdinando Colonna, 7° Principe di Stigliano, Principe di Aliano, Marchese di Castelnuovo, Signore d'Alianello, San Arcangelo, Roccanova, Giugliano e Melito, Patrizio Napoletano, Patrizio Veneto e Grande di Spagna di prima classe; Luogotenente di cavalleria nella riserva, più noto come Principe di Galatro (di 27 anni). Il giorno successivo ebbe luogo il matrimonio religioso nella cappella del palazzo del nunzio apostolico di Parigi: riportano le cronache dell'epoca «Il corredo nuziale e la corbeille della sposa sono veramente degni d'una regina. Molti diamanti e perle preziose … fra gli altri regali, una bellissima collana a cinque file di perle orientali grosse come nocciuoli, regalata dalla signora Mackay a sua figlia.»
Dopo le nozze gli sposi partono per un tour dell'Italia: Torino, Roma, Napoli: «Per la sua presentazione alla Corte del Quirinale, la neo-principessa di Galatro vestirà uno splendido abito tutto guernito di margherite. … Come epilogo a questo matrimonio il signor Mackay mandò 50.000 lire al Papa (oggi circa 200.000 euro), 50.000 le distribuì ai poveri di Parigi e 12.500 le regalò ai Padri Passionisti.»
Il quotidiano francese Le Gaulois scrisse che la madre «il giorno stesso delle nozze di sua figlia col Principe di Galatro, regalò a quest'ultimo uno cheque di cinque milioni» (oggi oltre venti milioni di euro!).
Dal matrimonio nacquero tre figli: Andrea a dicembre 1885, Bianca a marzo 1887, Marcantonio a gennaio 1889.
A dicembre 1893 il giornale americano New York Herald rivelò che il Principe e sua moglie avevano promosso istanza di divorzio, soprattutto a causa della vita dispendiosa di Ferdinando e dei frequenti contrasti con la suocera: il 62enne John Mackey scrisse alla figlia adottiva «Sono lieto della decisione che avete presa. Il mondo ne parlerà, è vero: ma voi non vivrete per far piacere al mondo e non avete da occuparvi di alcuno, finché non sarete felice, né libera.»
Due anni dopo, a ottobre, il primogenito di John, William, morì in Francia cadendo da cavallo.
Il "re dell'argento" morirà il 20 luglio 1902 all'età di 70 anni lasciando una fortuna di 500 milioni di dollari (oggi oltre undici miliardi di euro): la presidenza delle varie società passò al figlio Clarence.
Evelyne e la madre vivono insieme in Europa e approdano a Santa Margherita: solo nel 1920, dopo la morte della Principessa, Louise ritorna negli Stati Uniti per abitare ad Harbor Hill, una villa faraonica a Long Island nello Stato di New York. Morirà a 84 anni nel 1928.

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