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    Pezzi di storia

Patrizi genovesi in villeggiatura nei paesi del nostro golfo 8/8
L'ultimo dei Veneroso a Santa Margherita ed a Chiavari
di Arturo Ferretto

Il Mare – 30 settembre 1916

(precedente)

Prima ancora che Gio: Giacomo Veneroso cingesse, come il padre, la corona ducale, dovette necessariamente presenziare la rovina dei beni, che i Veneroso aveano in Corsica, ereditati dai Lasagna, compreso lo stagno di Diana in quel di Aleria, celebre per le anguille.
Ed in atti del notaio Domenico Borzese egli formò apposito processo, che di ciò facesse fede.
Il nobile Felice Cardi, cittadino di Bastia, il 29 marzo del 1749, si esamina:

«Attesi li tumulti che continuano in tutti li luoghi del Regno di Corsica, ad esclusione della Città e Presidi, e specialmente nella distrutta Città di Aleria e Campoloro, non è sicuro l'accesso a detti luoghi e così a detta Aleria e Campoloro a cittadini ed abitanti della città di Bastia, capitale del detto Regno di Corsica ben affetti a questa Repubblica e molto meno a cittadini genovesi, massime Patrizi, e s'alcuno di essi vi andasse correrebbe manifesto rischio di essere trattenuto e riportarne gravi affronti, come è seguito a qualched'uno che vi si è portato per avanti, cioè sino al giorno della mai partenza dalla detta Città di Bastia seguita alli 26 del mese di gennaro».

Un rampollo soltanto venne ad allietare le magioni dorate e le comode villeggiature dei coniugi Veneroso-Spinola.
Il 24 ottobre del 1737, nel Palazzo di Piazza delle Scuole Pie in Genova, venne alla luce un bambino, che in casa, essendo in pericolo di vita, ebbe l'acqua battesimale, e che poi, il 14 novembre dello stesso anno fu recato nel bel San Lorenzo, fungendo da padrino Bernardo Veneroso zio, e Giulia Rivarolo-Spinola, nonna materna del neonato, ed ebbe il nome di Gerolamo Ignazio.
Egli, come i suoi antenati, fu ascritto alla nobiltà, con decreto del Senato del 16 marzo del 1755.
Entrò al possesso dei beni di Santa Margherita, e, come padrone della villa del Bagnaresso, il 4 giugno del 1762 inviò questa supplica al Magistrato delle Comunità in Genova:

«Illustrissimi Signori.
Il Magnifico Gerolamo Veneroso quondam Ecc.mo Gio: Giacomo possiede una terra ossia villa nel luogo di Santa Margherita luogo detto il Bagnaresso, a cui di sotto confina la strada pubblica lungo la ripa del mare, ed essendo la detta strada assai guasta viene perciò a battere il mare nella muraglia, che chiude detta villa lungo la strada onde continuamente battendo il mare nella muraglia verrebbe questa a patire e forse diroccare e così anche resterebbe dannificata la detta villa. Pertanto il mag.co Girolamo se ne ricorre a V.S. Ill.ma riverentemente supplicandolo a degnarsi di ordinare la ristorazione ed accomodo di detta strada per riparare così a qualunque danno potesse succedere alla detta muraglia e villa».

Scoccò l'ora propizia per fare un buon matrimonio, giacché il giovane Veneroso, avendo le briglie sciolte e sperperato un grande peculio nel giuoco, era indebitato.
Il figlio dell'ex-doge chiese la mano di Maria, figlia del patrizio Gio: Battista Cattaneo del fu Nicolò e di Isabella della Torre.
Nell'agosto del 1767 si fecero gli annunzi in Genova nella Chiesa gentilizia di San Torpete, ed il sei settembre dello stesso anno il vecchio Cattaneo assegnava al genero futuro la cospicua somma di L. 85.000, rogando il contratto dotale il notaio Pier Paolo Pietra, il quale rogò pure altri due atti, sotto la data del 10 luglio 1769, in virtù de' quali il Veneroso si dichiarava debitore di lire 11.940 verso Tommaso Balbi ed Agostino Ferrando.
Il 21 luglio del 1772 morì Gio: Bernardo Veneroso, zio e padrino del Gerolamo, e l'8 febbraio del 1791 lo seguì nella tomba vecchia in San Domenico, l'altro fratello Gio: Battista, sicché ormai per la morte dei due fratelli dell'ex-doge Gio: Giacomo, il Gerolamo veniva ad essere il solo superstite ed unico erede dei Veneroso, eredità accresciuta con tutti i beni trasmessigli dalla madre in Chiavari, e sue pertinenze, in Genova, Isola del Cantone, Variana e Pietrabissara.
Era però destino che l'astro dei Veneroso volgesse al tramonto, e che l'ultimo di sì gloriosa famiglia si scavasse la tomba.
Si sfrenò il turbine della rivoluzione francese, che radiò e stemmi e privilegi.
Il Veneroso si vide confiscati i beni, ed appena il 17 gennaio del 1800 il Governo Democratico Ligure venne ad un concordato, onde la moglie Maria Cattaneo sborsò per conto del marito detto Governo L. 11.666, come in atti del notaro Giacomo Assereto.
La voragine del giuoco continuò ad assorbire altre sostanze. Ed un certo Giacomo Celle il 15 giugno e 3 luglio del 1803, prendeva ipoteca per L. 7650 sui beni, che il Veneroso possedeva in Genova, Chiavari e Novi, restringendo in seguito, il 27 ottobre del 1815, l'ipoteca ai soli beni di S. Francesco di Albaro, luogo detto Montallegro.
Per quietare i creditori egli dovette vendere il Palazzo avito della Piazza delle Scuole Pie, testimone delle glorie di due illustri casati, Lasagna e Veneroso, ed esso intorno all'anno 1805 passa in proprietà di un tal Gio: Maria Mazzini e da questi, nel 1811, al figlio Gio: Battista, come risulta dagli Stati d'Anime della Parrocchia San Lorenzo.
Il nostro Veneroso, il 28 febbraio del 1814, trovandosi in Santa Margherita, costituiva procuratore un certo Gio: Francesco Berolla, il quale, valendosi di tal procura, il 25 novembre del 1814 vendette al Signor Francesco Casaretti di Pietro «La Casa ossia Palazzo adiacenze e pertinenze e giardino annesso, situato in Chiavari nella Contrada Rivarola, di proprietà di esso sig. Veneroso, sotto confini verso settentrione la strada pubblica denominata Rivarola, da levante il vico che passa fra la detta casa Veneroso e la Casa Rivarola, a mezzogiorno il giardino del sig. Stefano Rivarola ed a ponente la strada che dalla piazza di Cittadella va alla piazza di Santa Maria dell'Orto».
Il prezzo stabilito fu in L. 20000 in oro, a patto che il Palazzo fosse libero per il 25 febbraio del 1815, e che le chiavi venissero consegnate alla Signora Emmanuella Campodonico, consorte del Casaretti.
Il Palazzo però stette ancora in possesso del Veneroso, e soltanto con atto del 19 agosto 1817 (stipulato come il precedente dal not. Tommaso Persiani) il Casaretti, che abitava allora in Genova nel Vico del Papa, snocciolò la somma convenuta e d'allora in poi fu ed è proprietà dei Casaretto.
Con altro atto del 31 dicembre 1814 il Berolla vendette al sig. Santo Maggio parte del Palazzo di Via Canneto, riservandosi il Veneroso e la consorte, le mezz'arie, ed in esse il primo dicembre del 1816 morì la Maria Cattaneo, in età d'anni 69, la quale fu sepolta nella chiesa di San Francesco di Paola.
Il 13 dicembre del 1816 Gerolamo Veneroso, solo al mondo, confinato nell'ultimo solaio del Palazzo avito di Canneto, con tutti i beni ipotecati per la dote ed altri imprestiti della moglie, morta ab intestato, fece testamento.
Volle esser sepolto nella chiesa di Santa Margherita, lasciò a Giacomo Magnasco di Giuseppe e a Pellegrina sua moglie l'usufrutto e la proprietà di una villa con casa da colono nella parrocchia di San Michele di Pagana, nel luogo detto In Moggio; ordinò che il Rev. Bartolomeo Balestrieri, avendo esercito con lode l'agenzia dei beni in Recco, Chiavari, Rapallo e Santa Margherita, continuasse ancora ad esercirla coll'onere della celebrazione di messe, gravitanti sull'eredità.
Il 14 dicembre aggiunse un codicillo al testamento (in atti del not. Persiani) lasciando una messa quotidiana nella chiesa di San Michele d'Isola del Cantone «all'altare dei Corpi Santi», facendo donazione ai Magnasco della Casa da Padrone compresi i mobili, presso il fondo a loro donato.
E la signora Costa comprò dagli eredi del Magnasco la villa donata dai Veneroso, e su essa fece sorgere l'elegante Villino, ove ha sede l'Hotel Continental.
Il Veneroso morì nelle Mezz'arie di Canneto, a poca distanza dalla morte della sposa, il 15 novembre del 1816, e il giorno 17 novembre fu sepolto, secondo la sua intenzione, nella Chiesa di Santa Margherita.
Egli avea lasciati eredi i cognati Gio: Francesco e Gerolamo Cattaneo del fu Gio: Battista, cui spettava la parte della dote della sorella Maria, con tutte le ipoteche, che essa vivente aveva preso sui beni del marito.
Il Gerolamo Cattaneo, sindaco di Genova di prima classe, insieme al fratello, accettò l'eredità, con benefizio d'inventario, il 10 marzo 1817, e ciò che rimase nei Cattaneo ancora per una sessantina d'anni fu la splendida villa del Bagnaresso, ora proprietà Roccatagliata, che fu però accorciata dalla costruzione della linea ferroviaria e dalla strada, che dai piedi della crosa detta dei Gemelli guida alla Stazione.

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