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    Pezzi di storia

Una descrizione di Rapallo nel 1535
di Arturo Ferretto

Il Mare – 15 giugno 1912

Non tutti i lettori si permetteranno il lusso di tenere una biblioteca, e non tutti i bibliofili possederanno gli Annali della Repubblica di Genova, scritti da copertina Mons. Agostino Giustiniani-Banca.
Il principe degli Annalisti genovesi era oriundo di Rapallo, giacché il suo bisavolo notaio Paolo Banca, entrato nella famiglia Giustiniani, fu un rapallese puro sangue, che meritò nell'agosto del 1369 l'alto onore di essere prescelto dal Comune di Genova in qualità di Ambasciatore al Soldano d'Egitto.
Il pronipote suo, frate domenicano, Agostino Giustiniani, eletto il 2 febbraio 1514 da Leone X Vescovo di Nebbio in Corsica, terminò di scrivere gli Annali nel 1535.
Nel Libro Primo ha vergato una bellissima descrizione di Rapallo e dei suoi villaggi, ed è la più importante per l'antichità e per la ricchezza dei suoi particolari.
Ed è bene sia meglio conosciuta e più divulgata.
E' del seguente tenore:

«Dopo la podestaria di Recco, seguita quella di Rapallo, ambedue, quanto al criminale, della dizione del capitano di Chiavari. E, seguitando il viaggio per la marina, lassiata la conca di Camogli, occorre la montagna, nominata Capo di Monti che si prolunga tuttavia andando verso levante, cinque miglia, in mezzo della quale, in l'estremità di una cala marittima, è l'antica Abbazia di S. Fruttuoso di monaci di S. Benedetto, la quale il Principe Andrea D'Oria per questi tempi ha fatto riparare: ed in quella sono molti corpi santi, alla invocazione de' quali gli uomini della valle di Bargaglio ricevono molte volte espresso miracolo di acqua e di sole.
Ed in l'estremità del monte è il porto, nominato da' moderni Portofino, il quale con la villa qual fa da fuochi ducento, fu già dell'Abbazia sopraddetta: ed al presente è della Repubblica. Dopo seguita, tuttavia procedendo a tramontana e levante, perché il monte fa golfo, il porticello con la villetta di Paragi, con fuochi otto o dieci, della parrocchia di nostra Donna di Nozarego; e poco su in la costa il monastero di S. Jeronimo della Cervara, luogo molto ameno, dove abitano monaci Osservanti della congregazione di Montecassino.
E non troppo distante dalla Cervara, vi è nostra Donna di Nozarego, sopraddetta. Ed appresso viene la villa di Corte con fuochi cento, sotto la parrocchia di S. Giacobo; e dopo, la villa di S. Margherita, già celebrata per il numero di navigli, e per numero di buoni marinari, con fuochi eziandio cento. Ed ultimo viene il borgo di Rapallo ben popolato e civile: e fa trecento fuochi con la parrocchia de' SS. Gervasio e Protasio; e due monasteri, uno di Eremitani, e l'altro di Minori. Ed è questo borgo il capo del golfo, nel quale sono più porti, Prel1o, Trivello, Poma, e Langan.
Ed alle spalle del borgo è un bel piano, nominato il canale, pieno di ottimi pascoli, dove sono vitelli in abbondanza ed in perfezione: ed in questo canale, sono S. Piero, con fuochi cinquantacinque; S. Andrea di Foggia, con fuochi trenta; S. Quilico, con fuochi sette; e le ville di Rapallo infra terra sono: S. Michele con centoventi fuochi; S. Siro qual ne fa cinquanta; la villa di S. Lorenzo, qual ne fa ottanta; quella di S. Martino, settanta; e quella di S. Martino, con centoventicinque, una rettoria, nominata nostra Donna del Campo; il monastero di val de Cristo, altre volte di monache Cisterciensi, ed al presente di S. Chiara Osservanti.
E l'altre ville sono: la Stella con dieci fuochi; e la villa di Zoaglio celebrata per la bontà dell'olio, qual comprende fuochi cinquanta; e la villa di panorama S. Ambrogio con cento fuochi; e quella di S. Martino con sette case: e si vedono in le circonstanze di questo borgo le vestigia e le ruine del Castello della Banca, e del castello Rapallino. I borghesi sono gente assai civile, mercadanti, e marinari, quali hanno parecchi navigli, ed artefici con pochi lavoratori, ed hanno un ospitale per gl'infermi di S. Lazzaro, nel quale altre volte gli Svizzeri commisero quella gran crudeltà al tempo delle guerre francesi.
Il Podestà eziandio di Rapallo amministra giustizia agli uomini di Fontanabona, quale è una valle che sta da levante alquante miglia alla valle di Bargagli; e contiene trecento fuochi in circa, nominata da alcuni paesani valle Lavagnina per cagione del fiume suo, qual muore nel grosso ed antico fiume di Lavagna. Questa valle distante dal borgo di Rapallo otto miglia è molto bene abitata, e contiene molte villette sparse, e poco distanti l'una dall'altra… E da Zoagli si ascende per un'aspra montata al bel castello di Chiavari…»

Il Giustiniani, o forse il proto, ha errato là, dove accenna a due San Martino, che seguiono dopo la villa di San Lorenzo, uno dei quali è San Martino di Noceto, e l'altro dev'essere necessariamente San Massimo.
Manca la villa di Monti, e l'altro San Martino con sette case dev'essere la villa di San Giovanni di Semorile.
Il fatto dell'uccisione degli ammalati successe nell'ospedale di S. Antonio di Rapallo e non in quello di S. Lazzaro, posto in strada romana nella parrocchia di S. Massimo.
Questi nei sono perdonabili in chi molto ha scritto e molto ha descritto, come Mons. Agostino Giustiniani, e Rapallo colla sua gente assai civile e col suo commercio marinaro porta già, sul principio del secolo XVI, la palma sui paesi della gemina riviera.

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