Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

Andrea Roccatagliata
di Niccolò Cuneo

Il Mare – 10 luglio 1937

La Gazzetta ha già trattato la figura di A. Roccatagliata in un articolo del 2016, tratto dalla rivista "L'Illustrazione Italiana" del 14 novembre 1926. Di seguito si trascrive quanto scritto da uno studioso margheritese, che sarà vittima della barbarie nazista e morirà nel capo di concentramento di Gusen .

«In conformità degli accordi intercorsi – su nostra domanda – con Niccolò Cuneo, pubblichiamo la vita di uno degli eletti rappresentanti dell'emigrazione sammargheritese, che, a fine d'anno, potrà essere letta nel volume: Storia dell'Emigrazione Italiana in Argentina (1810-70). Riportiamo che lo scopo, cui la La Gazzetta pubblicazione del brano inedito tende, è quello di permettere all'autore le correzioni che la cittadinanza ritenesse opportuno di suggerire.»

… Un'altra figura di primo piano, fra gli emigrati italiani al Plata, è quella d'Andrea Roccatagliata. Più noto in Argentina come don Andrés.
Nato in Santa Margherita Ligure (nella frazione di S. Lorenzo della Costa) nel 1859, si imbarcò per l'Argentina all'età di tredici anni per raggiungere, dopo aver lavorato qualche anno, presso un sarto del suo villaggio, il fratello Giovanni che l'aveva preceduto come emigrante.
La sua partenza per il Plata si può, quindi, fissare intorno al 1873. Compie anch'egli il tirocinio del peòn [fattorino]; s'impiega in una tienda [negozio] di connazionali; perviene al rango di empleado [impiegato] ed a quello, quindi, di cointeressato nell'azienda.
Dopo qualche anno è in grado di rendersi indipendente e fonda una casa di commercio in tessuti nella Calle Corrientes quasi all'angolo Callao. Nei primi tempi s'occupa personalmente di collocare le partite dei suoi tessuti fra i mercanti spagnoli stabiliti nei dintorni di Buenos Aires. E cammina di notte, cavalcando con due sporte, cariche di merce, armato di revolver con cui affronta e mette in fuga briganti, percorrendo lunghi sentieri, in aperta campagna, arrivando ovunque – sempre incolume – ove nessuno osa, ove ben pochi credono, a negoziare, a contrattare, ad imporre il contenuto dei propri bagagli, in tanti siti dove, di tappa in tappa, egli insegna l'arte del saper vestire, provocando, insidiando il sapore del lusso nella gente più semplice, priva di qualsiasi pretesa.
E' una specie di centauro, una specie di vaporiera umana che esplora, facendo, naturalmente sempre i propri conti ed i propri comodi, tutta la provincia di Buenos Aires per conoscerla fin dove conviene: per sottometterla alla volontà del suo commercio fin dove è necessario.
Quelli di Zarate, d'Olivos, di San Fernando, di Baradero, di Chivileon, di Lutan, di Pergamino e, talvolta, di 25 de Mayo, l'hanno conosciuto per primi.
Iniziato, proseguito e condotto così – attraverso la sua fatica e la sua ispezione – il commercio della casa, egli sviluppa l'intensità e l'estensione dell'attività commerciale, quasi in proporzione e misura, del cammino che guadagna cavalcando e propagando. D'anno in anno, il prestigio del suo nome, la serietà del metodo, la bontà del prodotto proseguono a tal punto, da rendere lui – incapace di fare un calcolo scritto, analfabeta (aveva imparato, a gran fatica, la costruzione della firma, servendosene di rado) – esponente abilissimo, speculatore fortunato, commerciante serissimo: colonna della vita economica argentina oltre che appoggio ben solido dell'attività italiana.
Le fabbriche di Manchester hanno tanta fiducia in questo pioniere che gli vendono ingentissime partite di tessuti sempre sulla garanzia che la sua parola offre: mai sulla richiesta di un contratto scritto che don Andrés respinge per l'orrore sempre della firma, per le misteriose conseguenze che, dalla fonte di questa firma, possono, a sua insaputa, derivare. Cosa nasconde? Dove conduce la firma?
Se Manchester esige la firma di don Andrés: don Andrés rifiuta la merce di Manchester. E Manchester cede: s'accontenta della parola di don Andrés.
E la parola di questo Sammargheritese fu sempre mantenuta. Quando più tardi, alle case esportatrici inglesi, sostituirà quelle italiane di Gallarate e di Busto, saranno gettiti di milioni di pesos che don Andrés verserà nelle industrie italiane.
Favorì più che poté il nostro mercato obbligando, talvolta, le manifatture italiane a confezionare tessuti adatti al gusto argentino: tal'altra costringendo il gusto argentino ad evolversi secondo la moda italiana del colore.
Per molti anni, dal suo capriccio, che fruttava all'autore milioni: o dalla sua necessità di lanciare un colore piuttosto che un altro o dall'errore di scelta che occorreva riparare, dipese la moda del colore stesso. Don Andrés - attraverso la tinta mondana argentina – esprimeva l'opinione del suo momento economico: e se la scelta era pessima, conseguenza d'errore, di valutazione ambientale e di tempo, don Andrés non tornava indietro, ma imponeva, imperterrito, l'errore della scelta come scelta migliore. Così comportandosi, con tanta energia, senza dubbi di sorta, don Andrés non poteva concludere cattivi affari.
Le crisi, che aprivano il baratro ad altri, servivano a lui d'appoggio necessario al nuovo sbalzo. Creata una base granitica alla Casa di Calle Corrientes – enormi saloni attraversati da piccole decauvilles [nastri trasportatori] per trasportare i tessuti – rivolse l'attenzione alla terra.
E per premiare l'onestà e la valentia di tanti collaboratori, nei campi comprati e popolati, fondava tante tiendas, dandone l'amministrazione e la gerenza agli impiegati più degni. Così, ai coloni cui egli permetteva il lavoro ed il guadagno della coltivazione, vendeva anche i tessuti suoi. Compiendo del bene, concludeva affari: guadagnando ancora.
Vi fu un tempo – quello dell'epoca aurea del suo commercio – in cui non un angolo della Repubblica Argentina rimase estraneo all'acquisto dei Tessuti Roccatagliata. Egli conosceva tutti i suoi 2500 clienti. Era informato dei minuti particolari della loro vita, perché la fiducia nel credito che era disposto a concedere, dipendeva anche dalla conoscenza del loro modo di vivere.
Con gli onesti fubuono. Durante le terribili invasioni delle cavallette il Roccatagliata che era creditore d'ingentissime somme, fece pubblicamente conoscere che non avrebbe mai protestata una cambiale a quei mercanti disgraziati. Ed anche questa volta, compiendo opera buona, fu originale nella trovata pubblicitaria, che sviluppò ancora di più il corso dei suoi affari. Non uno, del resto, fra i creditori autorizzati a protrarre a tre anni la scadenza dei trenta giorni, mancò alla promessa.
D. Andrés conosceva così bene i suoi clienti che poteva anche osare.
Morì nel 1923 – il 2 febbraio – lasciando l'azienda agli eredi.

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