Testata Gazzetta
    Pezzi di storia

Uomini illustri di santa Margarita Ligure
di Benedetto Costa

tratto da "Il Borgo di santa Margarita Ligure" di Benedetto Costa, 1881


L'artista non ignoto a cui voglio alludere, è Anton Maria Maraggiano, o Maragliano del quale gli storici non hanno ancora potuto determinare il preciso luogo di sua origine, essendo tuttavia in dubbio se veramente sia il Borgo di santa Margarita od altro paese, oppure Genova che abbia dato i natali al copertina grande artista. Una costante ed accreditata tradizione lo vuole nato nel Borgo suddetto, sebbene il Ratti nelle vite dei pittori, scultori ed architetti genovesi lo dica nato in Genova nel 1664. L'asserzione del Ratti però non toglie che il Maragliano possa essere nato in santa Margarita, sapendo tutti che dagli storici di que' tempi era uso porre il nome della città Capitale invece del paese o terra ov'erano nati quelli uomini, de' quali si tesseva l'elogio, e che per le loro singolari virtù, fama ed onoranza ne ridondava all'intera nazione cui appartenevano; ed una bella prova si avrebbe anche da un vicoletto che porta d'antico il suo nome, datogli sicuramente dai nostri padri onde perpetuare nel popolo la memoria d'un tanto patriotta ed artista, qual fu senza dubbio, il Maragliano.
Ma qualunque sia l'opinione sulla patria di lui, il certo ed incontestabile si è, che egli appresa da giovinetto l'arte scultoria in essa fece sorprendenti progressi, ed inspirandosi fin dai primi anni ai santi misteri di nostra divina religione, portò a compimento tante e tante opere sacre in legno ed in avorio, che starei per dire, non esservi città o borgata delle gemine nostre riviere, ed altri paesi e regni lontani, i quali non abbiano un'opera del valoroso scultore. Genova poi, entro alle cui mura visse la più parte di sua vita, ne possiede moltissime, e tutte belle, ammirabili tutte.
Rifuggitosi il Maragliano per dissesti di famiglia nel Convento della Pace in Genova, ivi ponea il suo studio e la sua scuola nella quale fece distinti allievi, ma nessun rivale. Avendo passati tranquillamente molti anni ancora in quel luogo di sicurezza e di vera pace, e dopo d'avere rimunerato ad esuberanza quei buoni religiosi francescani dell'ospitalità a lui concessa, provvedendoli d'insigni opere dell'arte sua, nel 1741, in età avanzata vi moriva povero, come povero era nato e vissuto, portando seco nella tomba il dolore di non vedere apprezzate, come il meritavano le sue opere, che tante fatiche gli erano costate.
Egli ebbe onorata sepoltura nella chiesa del convento di cui vivente ne avea chiesto e pregato quei pietosi seguaci del serafico d'Assisi, i successori de' quali cacciati dalle loro umili celle per la malavventurata legge di soppressione degli Ordini Religiosi, sancita in Torino nell'anno 1855, dal Re Vittorio Emanuele II, fu chiusa la chiesa, e conceduto ad uso profano il convento, con quanto dolore dei buoni se'l può immaginare chiunque ama davvero la religione cattolica e le congregazioni monastiche. Ma l'uomo non potrà giammai prevalere su le disposizioni del cielo; a noi quindi giova sperare di vedere quelli asili di virtù ridonati agli antichi loro abitatori. Oh! sì, faccia Dio che presto venga quel giorno apportatore di consolazione a tante rovine!
Incerto adunque, come dicea più sopra, il luogo dove nacque il Maragliano, né potendolo così facilmente fissare, pure a qualsivoglia terra egli appartenga, è, e sarà sempre una bella gloria per quel paese che vide nascere il tanto celebre scultore, ed io perciò chiudo il brevissimo elogio del famoso artista con le egregie parole del sammargaritese D. Fedele Luxardo che dicono: Basterebbe questo sol uomo per rendere rinomata la terra che gli diede i natali . E mentre desidero che venga il sospirato istante in cui possa dirsi con verità constare del preciso luogo di sua nascita, faccio altresì voti onde le sue spoglie mortali abbiano anch'esse, per la generosità de' suoi patriotti, un posto distinto nella Necropoli di Staglieno, dove trasportate dai primi sepolcri vi riposano quelle di uomini, che resisi benemeriti della patria con le loro opere evirtù, ebbero viventi gli applausi di tutti i buoni, ed estinti il rispetto e la venerazione universale si acquistarono. E l'onore tributato alla memoria del celebre ligure scultore, sarà di eccitamento a sempre più nobili e forti propositi per la nostra gioventù.
Che se non è del tutto certo, come or ora accennai, essere il Maragliano del Borgo o Comune sammargaritese, è però certissimo che l'intero Comune ebbe molti uomini illustri, i quali con le loro virtù lustro e splendore gli arrecarono. Fra questi primo di tutti, e portante, quasi dissi, il vessillo nella gloriosa schiera degli illustri sammargaritesi, ci si presenta il giurista Giovanni Pino, che felice scrittore di opere legali, ebbe lode d'esimio magistrato da molti storici.
Viene poi Monsignor Raffaele Schiattini consacrato nel 1644 arcivescovo di Nasso e Paro nel greco arcipelago, che sebbene venisse alla luce nell'isola di Scio, pure la sua famiglia era originaria della parrocchia di San Giacomo di Corte.
Altri due Schiattini aventi il medesimo nome di Nicolò e la medesima origine, appartengono a quel secolo. Uno di essi fu valente medico e professore di medicina; l'altro portò titolo di Duca di Vidino [Vizzini] città in Sicilia, conferitogli da Filippo IV re delle Spagne e delle Due Sicilie. Costui facea innalzare nella sua chiesa parrocchiale di San Giacomo una tomba, ed ordinava che vi ponessero le sue spoglie morendo in patria, come appare dalle iscrizioni che tuttavia si leggono nel coro di detta chiesa. Ricco di beni guadagnati da onesti commerci, non dimenticò mai il suo stato primiero, e memore dell'avvenire fu a tutti largo di beneficenze, acquistando in tal guisa non pochi meriti per l'eterna vita.
Dal 1631 al 1637 i sammargaritesi vantano tre patriotti religiosi cappuccini, i quali si distinsero per santità di costumi e per dottrina, ma quel che più monta, per vero amore del prossimo, giacché uno di essi, e fu il P. Tommaso, cessava di vivere nel convento di san Barnaba in Genova, vittima della peste, che in città e fuori le mieteva a migliaja.

Scrive A.R. Scarsella nei suoi Annali:
«La Famiglia Bene o De-Bene è originaria di S. Margherita; e qui per molti anni equipaggiò barche coralline che andavano alla pesca in Francia e in Sardegna; ma già nel secolo XV era andata a stabilirsi a Genova, di dove trafficava seterie e velluti di fabbricazione nostrale, con la Spagna.
Un suo illustre rampollo, Giovanni Gerolamo figlio di Bernardo, (che per i tanti suoi meriti il Senato, nonostante l'innata avversione a nobilitare i rivieraschi, aveva reputato degnissimo di essere ascritto al Libro d'oro), il 2 luglio di quest'anno [1599] faceva un primo testamento, lasciando alla nobile Brigidina della Torre tutti i beni che possedeva in S. Margherita e nel suo territorio.
Inoltre, perché un Leonardo De-Bene, suo congiunto, arricchitosi coll'esercizio della mercatura in Palermo, aveva lasciato 50 onze ai Frati Cappuccini di S. Barnaba in Genova, qualora volessero fabbricare una chiesa in S. Margherita, Gio: Gerolamo, seguendo l'esempio, stabiliva per la stessa fabbrica la cospicua somma di L. 1000.
Se non che coll'andar degli anni le sue idee mutarono; e, con un secondo testamento del 4 giugno 1611, volendo fare opera che fosse di utilità a tutta l'archidiocesi, dispose per la fondazione in Genova di un seminario, che fu poi il Collegio Del-Bene, aperto la prima volta nel 1643 dai padri Gesuiti, passato poi, dopo la soppressione di questi, ai Somaschi, e trasformato oggidì in istituto di beneficenza che provvede a giovani prescelti, mediante borse in Collegi pubblici.»

Innanzi però di questi benefattori dell'umanità sofferente, il Borgo di santa Margarita scriveva nel libro de' suoi figli benemeriti della patria e della religione, il nome di Gian Girolamo Del Bene, fondatore nel 1576 d'un Collegio nel quale si poteano accogliere que' giovani che promettevano bene di sé, e per espressa sua volontà doveano a tutti essere preferiti i nati nell'isola di Corsica che in quel tempo stava sotto il dominio della genovese repubblica. Questo benefico Instituto esisteva ancora in Genova sul cader del passato secolo e sul cominciar del presente, ma colpito egli pure dai decreti, non sempre giusti, del primo Napoleone che sopprimevano tutti gli ordini religiosi e le opere pie, dovette come tutte le altre soggiacere alla volontà del legislatore.
Segue un nuovo magistrato ed economista, sorto dall'antica stirpe dei Pino, ed è Giovanni Battista, che disimpegnando onorati uffizii a cui era stato chiamato dalla ligure repubblica, e dall'impero francese a quella succeduto, prestò per essi grandi servigi alla patria.
Di un altro umile ecclesiastico ebbe a gloriarsi il Borgo di Santa Margarita. E' desso Antonmaria Gnecco che nato da popolana famiglia nel 1731, fu tosto l'oggetto di belle speranze, ed ordinato dall'Arcivescovo Giuseppe Saporiti, sacerdote venia eletto a Rettore della Chiesa di Nozarego, una delle cinque formanti la Comunità, nella quale consumando tutta la sua vita pel benefizio spirituale delle anime alle sue cure commesse, vi moriva in buona vecchiezza nel 1820, lagrimato dai suoi parrocchiani, i quali in riconoscenza del loro amore vollero che la sua salma avesse speciale sepolcro sul quale vi apponevano lapide con iscrizione allusiva alle sue commendabili e rare virtù.
Un altro parrocchiano di San Giacomo, degnissimo di elogio, debbo far qui conoscere, ed è Vincenzo Pino nato nell'ottobre dell'anno 1742. Egli, laureato com'era nel diritto legale, lasciò scritte molte cose di giurisprudenza, ed intelligente d'industria anche di questa ci tramandava giovevoli cognizioni. Abbandonata, non si sa per quale cagione, la sua terra natale, recavasi alla metropoli lombarda, dove cessava di vivere sul cominciar del corrente secolo. Il fratel suo Giuseppe Maria, patriotta integerrimo e vero figlio della religione cattolica da lui sempre onorata, moriva vecchissimo in un suo podere nella parrocchia di San Lorenzo della Costa, altra delle cinque sull'estremità del Comune, i cui nipoti materni serbando le avite tradizioni ebbero dalla buona e civile società onorificenze ben meritate.
A questo punto delle mie note voglio elogiare anche un artista del Borgo, che sebbene la fama nol ci dica tanto celebre nell'arte sua, pure merita una speciale ricordanza. Egli è questo Tommaso Roccatagliata che nato nel 1725 si estingueva nel 1799. Dattosi alla fabbricazione di organi per Chiese ne fece di molti, e tutti pregevoli, sia per la loro semplice costruzione, sia per la dolcezza del suono.
Degli uomini celebri appartenenti al Comune sammargaritese chiude la bella schiera Girolamo Schiattini, discendente degli illustri Schiattini, che come quelli fu egli pure della parrocchia di san Giacomo. Moriva in Firenze nel 1875 dove da giovinetto vi apprendeva l'arte del dipingere, avendo di pochi mesi varcato il 58° anno. Si hanno di lui distinti lavori, due de' quali nella Chiesa in cui fu battezzato, e da questi si può di leggieri argomentare il suo bel genio per la prediletta arte della pittura.
Così il Comune di santa Margarita Ligure, per li tanti virtuosi suoi figli, non è, e non sarà giammai secondo a veruno dei Comuni i più cospicui della Liguria, e se è lecito dal passato argomentarne il futuro, posso con tutta fidanza asserire che il Comune su lodato non cesserà di dare alla religione, alla magistratura, alle arti belle ed alle lettere uomini che sempre l'onoreranno, come l'hanno fin qui onorato coloro dei quali in breve sì, ma con verità ho voluto lodare .
Ma non finiscono qui gli elogi alli virtuosi patriotti. Nel bel numero degli uomini illustri sammargaritesi da me lodati, perché meritarono bene dalla patria con le scienze e con le arti, io credo potersi scrivere il nome ancora del cavaliere mauriziano Michele Gimelli, il quale sebbene non appartenesse per origine né al Borgo né al Comune di Santa Margarita, essendo egli nato in Genova sullo scorcio del passato secolo, pure adorno qual era di grandi virtù, e benefico oltre ogni dire verso la chiesa e gli abitanti del Comune medesimo, egli è perciò che un posto d'onore gli si deve fra i più distinti sammargaritesi, ed io qui glielo assegno, sapendo di far cosa gratissima a tutti coloro che al par di me lo conobbero, e poterono da vicino ammirarne le sue speciali doti di mente e di cuore.
Religiosissimo com'egli era, trovandosi nella sua villeggiatura posta nella parrocchia di san Michele di Pagana, sopra una delle più amene colline che circondano da levante il paese, all'epoca che si adornava la chiesa pel vicino cinquantesimo anno dall'incoronazione del simulacro di N. Signora della Rosa, facea dono di due magnifiche marmoree statue da collocarsi nel presbiterio, che rappresentano i santi Apostoli Pietro e Paolo come infatti si veggono, ed hanno nella loro base questa epigrafe: Munus Michælis Gimelli.
Amando egli inoltre i poveri come altrettanti suoi fratelli, non si lasciava sfuggire veruna occasione che gli si presentasse favorevole onde far loro del bene, ed alleviarne, per quanto stava in lui, i suoi mali.
Di qui ne venne, che mancante ancora il Comune di santa Margarita d'uno Spedale che potesse accogliere i malati privi di mezzi, non avendo potuto innalzarlo il Comune stesso (quantunque ne avessero già i padri della patria designato da qualche tempo la erezione) senza una mano soccorrevole in tanto bisogno, eccoti sorgere il signor Giuseppe De Bernardis, che dona il fondo per la futura pia opera, consistente nel Convento de' Padri Agostiniani soppressi nel 1810 per legge dell'impero francese, e poi il nostro Gimelli che lo dotava di largo reddito necessario al mantenimento degli infermi. Per iniziativa adunque di questi generosi nel 1833 si gettarono le fondamenta dello Spedale, e nel 1841 con giubbilo ed allegrezza di tutti venia aperto con solennità ai bisogni del povero. In tal guisa si compievano i voti dei sammargaritesi, e si attuava la grandiosa opera dei due munificentissimi benefattori, quali furono il signor Giuseppe De Bernardis, ed il cavaliere Michele Gimelli, entrambi di sempre venerata memoria.
Volendo inoltre il Gimelli provvedere il Borgo di Santa Margarita e la parrocchia di san Michele di Pagana di un Educandato femminile, a tal'uopo lasciava il suo palazzo di villeggiatura, dove pieno di anni e di meriti moriva nel dì 11 giugno del 1837, e fu sepolto nella Cappella. Nel quale Educandato o Conservatorio, come piace chiamarlo, doveano essere ammesse soltanto le zitelle di santa Margarita e quelle di san Michele di Pagana, parrocchia del vicino Comune di Rapallo. Il fondatore Gimelli volle si appellasse quel filantropico Instituto delle Orsoline, e ciò in memoria della Venerabile Brigida Morelli, che nata nel 1610 in san Michele di Pagana, fondava quella vantaggiosissima Congregazione nel 1649 nella città di Piacenza, dove circondata dalle sue figlie predilette, rendeva a Dio l'anima sua.
Una parola ancora di ben dovuta e meritata lode io qui tributo di vero cuore ad un sammargaritese che è il signor Elia Rainusso, del quale se non temessi di offendere la rara modestia direi, com'egli da ricchissimo e generoso patriotta, qual è, facea innalzare a proprie spese un Asilo Infantile, desiderato da tutte le madri di famiglia che per le loro occupazioni non possono attendere alla primaria educazione della prole. Così sull'esempio del fondatore di quei benefici Instituti, che fu il sacerdote cremonese D. Ferrante Aporti, il buon Rainuzzo provvedeva ai primi bisogni fisici e morali di quella eletta parte della Società. Si abbia pertanto il Rainuzzo gli elogi di tutti, e possa per molti anni godere il frutto delle quotidiane preghiere, che con le loro piccole mani al cielo alzate e con le loro angeliche voci spediscono a Dio quelle innocenti creaturine pel loro insigne Benefattore, mentre per Lui sono tolte ad innumerevoli mali, e salvate da infinite disgrazie che loro potrebbero incogliere, se fossero per le strade e per le piazze a sé stesse abbandonate.

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