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    Pezzi di storia

Una baronessa inglese salvò Portofino dalla distruzione
di Pier Angelo Soldini

Oggi – 7 luglio 1949

La baronessa Mumm, che convinse un SS. a lasciare intatta Portofino, si dedica oggi alla cura di cani e gatti

Tutto Portofino vuol bene alla baronessa Mumm. Ed è naturale che, ogni tanto, per eccesso di affetto, involontariamente le procuri qualche dispiacere; l'ultimo dei Jeannie quali, in ordine di tempo, è dovuto a un po' di rumore suscitato attorno al suo nome, in seguito al conferimento della cittadinanza onoraria decretatele dal Comune.
La notizia della delibera della Giunta municipale le fu portata, nell'ultima decade di maggio, dal signor Francesco De Filippi, sindaco di Portofino, e dallo scrittore Salvator Gotta, cittadino d'elezione del piccolo paese ligure.
La baronessa li accolse nel suo salotto, con quelle regole che ha sempre mantenute verso tutti i suoi visitatori. Seduta cioè su di una grande poltrona a spalliera, che è un po' come una specie di trono, offrendo loro il tè preparato con le proprie mani.
Cittadina onoraria
Lo stesso, ma con animo diverso, fece il 23 aprile 1945, quando ricevette il tenente delle SS. Reimers, comandante delle truppe di occupazione tedesche di stanza a Portofino. Sennonché, quel giorno, portava sul vestito i nastrini delle decorazioni avute durante la prima Guerra mondiale, una delle quali le fu appuntata sul petto dall'imperatrice di Germania, consorte del Kaiser.

panorama Castello e chiesa di San Giorgio nel 1920

Il tenente Reimers aveva il suo "quartier generale" nel piano rialzato del castello della stessa nobildonna. Ma la baronessa Mumm, sino a quel giorno, lo aveva sempre ignorato, benché la medesima cosa in si possa dire dell'ufficiale; il quale, sapendola di origine inglese, nutrì sempre qualche sospetto circa i suoi sentimenti nei riguardi della guerra.
Quando però la vide con quei nastrini sul petto, il suo istinto di soldato e il suo spirito di tedesco lo indussero a irrigidirsi sull'attenti. Poi le disse: «Avevo sempre dubitato che lei fosse nostra nemica. La prego perciò di voler accettare le mie scuse».
La baronessa lasciò però cadere l'argomento.
Mentre nel castello San Giorgio aveva luogo questo incontro, alcuni soldati delle SS. stavano alacremente scavando profonde buche lungo la banchina del porto, empiendole poscia con quaranta chili di tritolo ciascuna. Gli americani erano vicini; non appena le loro avanguardie fossero state in vista, le installazioni portuali di Portofino, secondo le disposizioni impartite dal tenente Reimers, dovevano essere fatte saltare. Ma, assieme alle installazioni portuali, sarebbe inevitabilmente crollato l'intero paese, le cui case, come molti sapranno, sono tutte aggruppate attorno alla piccola rada. E fu appunto per scongiurare una simile rovina che la baronessa decise, dopo essersi sempre rifiutata di rivolgersi a lui, di invitare l'ufficiale in casa sua.
«Portofino non appartiene solo agli italiani», gli disse quindi, «ma a tutto il mondo. Pensi perciò al delitto che lei sta per compiere verso l'intera umanità».
Stavolta fu Reimers a lasciar cadere l'argomento, chiudendosi in un ostinato silenzio.
Allora la baronessa: «Capisco», gli disse di nuovo. «E la compiango». Poi, vincendo una cena riluttanza e sfiorandogli il braccio con la mano: «Le parlo come le parlerebbe una madre», aggiunse. «E la prego ancora una volta di riflettere, prima, di coprirsi di una macchia di cui potrebbe avere vergogna e rimorso per tutta la vita».
Infine, al momento di congedarlo: «La gente di Portofino non le ha mai fatto nulla di male», gli disse ancora. «Se quindi è vero che vedo ancora nei suoi occhi un barlume di umanità, ho fiducia che lei mediterà su quanto le ho detto».
Dopo che Reimers se ne fu andato, le SS. continuarono però a lavorare, a scavar buche una dopo l'altra e a empirle di tritolo, sino a buio inoltrato. Quando ebbero terminato, Portofino appariva pressoché deserta. Oltre alla baronessa, all'attuale sindaco e a una sua vecchia zia, in paese erano rimasti soltanto alcuni operai addetti al carico degli autocarri tedeschi che si apprestavano a fuggire. Tutta la popolazione s'era invece rifugiata sulla vicina montagna e aspettava, da un momento all'altro, il tremendo schianto che avrebbe distrutto l'intero abitato. Ma, a mezzanotte, uno degli operai addetti agli autocarri tedeschi, certo Cupido Domenico, bussò alla porta del sindaco. Poi gli disse: «Potete andare a dormire tranquillo. Reimers ha deciso di non far brillare le mine». Poche ore dopo i tedeschi lasciavano per sempre Portofino.

panorama Alfonso e Jeannie von Mumm nel 1918

Osteggiata dal Kaiser
La baronessa Jeannye [Jeannie/Jane Mackay] Watt Mumm è nata in Inghilterra, a Glasgow, il 4 gennaio 1866. Ancora giovane si trasferì a Berlino, dove doveva poi conoscere il barone Alfred von Mumm. Durante la sua permanenza nella capitale tedesca si fece, quando era ancora nubile, una certa notorietà per la lotta intrapresa in favore di una moda più sana nei confronti di quella di allora, cioè in favore di un nuovo stile nell'abbigliamento femminile, che concedesse, con l'abolizione del busto e dei tacchi alti, maggiore libertà alla donna. Per questo suo atteggiamento, piuttosto battagliero, ma forse ancor più a cagione della sua origine inglese, pare abbia incontrata qualche resistenza, da parte dell'imperatore, al momento di unirsi in matrimonio con il barone von Mumm, già noto, a quel tempo, come uno dei più abili diplomatici. Dopo le nozze viaggiò con il marito in diversi paesi stranieri, e partecipò alla vita di corte durante i periodi di permanenza a Berlino.
Il barone Alfred von Mumm, deceduto a Portofino nel luglio del 1924, proveniva da una ricca famiglia tedesca, produttrice del famoso champagne "Mumm", il cittadinanza più ricercato degli spumanti sino a qualche anno addietro. Nominato ambasciatore, visse a lungo in Estremo Oriente, dove diresse la politica tedesca negli anni difficili che precedettero la prima guerra mondiale. Rientrato poi in Europa, acquistò da un nobile inglese il castello di San Giorgio.
Qui, nel giugno del 1914, ricevette la visita del Kaiser, il quale giunse a Portofino a bordo del suo yacht privato. Attorno a questa visita fiorì più di una leggenda. Chi disse che il Kaiser avesse intrapreso il suo viaggio nel mar ligure perché alcuni ufficiali del suo seguito potessero organizzare una rete di rifornimenti segreti per la marina germanica. Chi invece che avesse voluto cercare, con l'aiuto del suo vecchio diplomatico, di legare maggiormente l'Italia alle sorti della Germania. Due mesi dopo scoppiò infatti la grande guerra.
Rimasta vedova, la baronessa Mumm, pur considerandosi sempre, per rispetto alla memoria del marito, spiritualmente unita alla patria di elezione, sentì rinascere in sé l'antico e imperioso spirito anglosassone che ebbe da giovane.
Per prima cosa fece quindi gettare a mare, insieme ad una grande quantità di liquori, tutte le casse di champagne che il barone ricevette dalla sua famiglia. Da quel giorno ridiventò inoltre vegetariana e riprese la sua tenace lotta, non più in favore di una moda libera - ché, di libertà nel vestire, le donne ne hanno oggi fin che vogliono - ma contro l'uso delle pellicce, che considera frutto di inaudite sofferenze da parte dei poveri animali costretti a fornirle.

La baronessa morirà il 7 dicembre 1953 all'età di 87 anni: è sepolta a Portofino, nell'area "protestanti" del cimitero. lapide

Soggetti alle sue attente cure sono anche i gatti, così numerosi in Liguria: attualmente ne ha sette in casa, considerati "interni", e altre decine che ricorrono a lei solo per i pasti, considerati "esterni". Per i cani ha invece fatto costruire dei piccoli ricoveri notturni in giardino. Quando la gente ne trova qualcuno in giro malato o disperso, subito le telefona. E lei accorre per prenderlo sotto tutela. Sono queste le poche volte che la si vede apparire in paese, ancora prestante e altera, con i suoi lunghi e ampi vestiti color verde o marrone. Di solito rimane però chiusa nel castello, tra i suoi vecchi ricordi, ricevendo a quando a quando qualche illustre ospite. Oppure, nelle giornate di sole, scende in giardino, con un grande cappello di paglia di Firenze sul capo e con indosso una specie di larga tunica di color chiaro, trattenuta in vita da una cintura in cui usa infilare i numerosi attrezzi per coltivare i fiori. Il suo giardino è tra i più belli della riviera.
Durante tutto il periodo della guerra, nonostante i continui bombardamenti, uno dei quali distrusse la chiesa di San Giorgio, a pochi metri di distanza dal castello, non volle abbandonare a nessun costo Portofino. Poco prima del 25 aprile, coadiuvata dalla figlia adottiva Kathe Watt Wolff, rimasta sempre accanto a lei, ricoverò anzi alcuni poveri del paese senza tetto, tra cui due vecchiette che vivono tuttora nella sua casa; una d'esse paralizzata e l'altra sorda.

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