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    Pezzi di storia

La "Cervara" nella storia: Napoleone e la "Cervara" (3/5)
di Mario De Marco

Il Mare – 2 gennaio 1937

(precedente)

(Offriamo ai lettori l'ultima parte dell'interessante manoscritto francese anonimo ed inedito sulla «Cervara».)
Don Francesco di Sales
Don Francesco di Sales, nativo d'Ause, città presso Lione, essendosi trasportato a Friburgo, cantone cattolico della Svizzera per prendervi gli Ordini Sacri, e avendo sentito parlare della vita austera dei religiosi della Valsanta, non poté resistere d'andare a verificare la cosa egli stesso, ed avendo constatato che la condotta di quei solitari rispondeva alla pubblica fama, ne fu sì toccato che risolvette seduta stante di finire i suoi giorni in quel luogo. Vi prese l'abito senza andare a salutare i parenti, e vi fece professione nel 1793.
Don Agostino di Lestranges
Don Agostino di Lestranges, essendo divenuto per decreto di Sua Santità Pio VII abate della Trappa della Valsanta, e Padre immediato di quelle che si fondassero in seguito, non aveva nulla più a cuore che di propagare questa nuova riforma allo scopo di riparare la Chiesa di tante soppressioni. In conseguenza egli mise don Francesco di Sales alla testa d'una colonia, ch'egli inviò in Piemonte nel tempo in cui il fuoco della guerra era più vivamente acceso tra la Francia e il Re di Sardegna, Vittorio Amedeo, di cui il ricordo sarà sempre caro a coloro che conoscevano la bontà del suo carattere, l'accolse con una gentilezza regale, allo stesso modo della Principessa Clotilde, sorella di Luigi XVI, re di Francia, e moglie del Principe di Piemonte Carlo Emanuele, che nel 1796 divenne Re e fu deposto dalla Repubblica francese nel dicembre 1798.
Questa principessa, morta a Napoli in odore di santità, come si vede nella sua vita pubblicata nel 1806, come pure il Re Vittorio Amedeo accordarono a questa colonia nel 1795 l'antica certosa di Mombrac [Mombracco] situata sulla cima delle Alpi in un'aria sanissima a sette miglia dalla città di Saluzzo.
Questa Trappa nascente essendosi tosto accresciuta per il concorso di un gran numero di persone (effetto della novità sempre attraente), don Francesco di Sales fondò il monastero di Cumiana nel superbo palazzo del collegio dei Nobili situato presso Pinerolo in una posizione incantevole: ma sei mesi dopo legittime ragioni obbligarono ad abbandonare questo stabilimento. Egli fondò in seguito quello di Vanei nel 1796 nel territorio di Sordevolo, provincia di Biella, situato in un luogo deserto, umido e freddo, e quasi sempre immerso nella nebbia.
Nello stesso tempo don Agostino di Lestranges, abate generale, inviò delle colonie in vari luoghi, e fondò anzitutto un monastero a S. Brancher nel Vallese, piccola repubblica alleata degli Svizzeri. Egli fondò dopo di questo il primo monastero di donne sulle rive del Reno, tutti e due in un luogo particolarmente adatto ad ispirare la malinconia. Un secondo monastero di donne fu fondato a Villar Volar nel cantone di Friburgo.
Due altri a Darfeld nella vicina Vestfalia, provincia dell'Impero di Germania, ossia uno d'uomini e l'altro di donne, che sussistono ancora attualmente.
Un altro d'uomini a S. Susanna nel reame d'Aragona in Ispagna, che è stato poi trasportato in un luogo deserto dello stesso reame. Due altri a Lulwort in Inghilterra nella provincia di Cornovaglia, ossia uno d'uomini e l'altro di donne. Quello di donne fu trasportato presso Londra. Quando i soggetti dell'uno o dell'altro convento escono dalla loro clausura, si vestono da secolare. Un altro a Orza nella Lituania, che è un granducato della Polonia russa.
Nel 1798 la Repubblica di Francia s'impadronì della Svizzera. I religiosi della Valsanta, di Saint Brancher, così come i religiosi di questo convento (il convento dell'anonimo autore di queste memorie - n.d.t.), e di Villar Volar, quasi tutte le dame francesi emigrate, temendo qualche offesa, si rifugiarono a Vienna in Austria, dove l'Imperatore fece a tutti un'accoglienza cortese, ed offrì loro uno stabilimento: ma il Primo Ministro voleva disperdere questo gregge troppo debole contro gli attacchi di un nemico sì potente. Suo disegno fu di distribuire le religiose e i religiosi professi in differenti monasteri, d'arruolare nell'esercito i giovani adulti, e di assegnare gli altri a delle manifatture, nelle quali ne aveva già distribuito una parte, ed avrebbe eseguito il suo proposito se la Principessa di Condé non l'avesse fatto fallire.
Questa Principessa reale, novizia fra le gentildonne trappiste, ottenne dei passaporti per potersene andare tutte in Russia. Là i monaci Basiliani di Lucko, città capitale della Volinia, ricevettero ordine dallo Zar Paolovitz di cedere a una colonia di Trappisti una parte del loro convento con mobili e beni. Un'altra colonia d'uomini fu stabilita ad Ostrog in un altro convento di Basiliani che sono scismatici osservanti i riti della Chiesa Greca (ma ve ne sono anche di cattolici romani in quelle contrade). Una colonia di donne si stabilì a Wistis presso il Brzese, e un'altra andò a riunirsi alla colonia già stabilita a Orza, città della Lituania, e tutte divisero i beni, conventi e mobili coi Basiliani.
Ma come è pressoché impossibile che due famiglie di sistema differente vivano in buona armonia, e che il nativo di un paese guardi con occhio amico lo straniero, che è a suo carico, così di quando in quando si vedeva scoppiare qualche malcontento fra le due religioni, sopratutto perché in virtù del decreto imperiale i Basiliani avevano dovuto sacrificare al mantenimento di tre monasteri di Trappisti una parte dei loro beni e utensili.
Frattanto l'abate generale don Agostino di Lestranges metteva in opera tutti mezzi per rendere queste famiglie gradevoli agli ospiti, e per quanto ci riflettesse, egli non si riconosceva colpevole di nulla. Malgrado le magnifiche profferte che gli erano state fatte dall'Imperatore Paolowitz a Pietroburgo, la macchinazione di un vescovo scismatico potentissimo alla Corte e nemico dichiarato di questa religione, dov'egli pretendeva anche di fare delle innovazioni perniciose, ed altri nemici potenti gli attirarono l'ordine di uscire dagli stati di Russia in ventiquattr'ore. Questo buono ma disgraziato pastore, persuaso che dopo la sua partenza niente potrebbe arrestare i progetti di distruzione, o d'innovazione del suo Ordine, ottenne a forza di preghiere e d'istanze reiterate, di poter ricondurre tutto il suo mondo con sé.
Queste colonie si diressero dunque per vie differenti alle frontiere dell'Impero di Russia. Due di esse arrivate al Bug, grande fiume che separa la Polonia russa dall'austriaca, furono impedite dalla Guardia Tedesca di passar oltre, e obbligate in una stagione fredda a discendere uomini e donne in una piccola isola dello stesso fiume, la quale è comune alle due nazioni, e a soggiornarvi per cinque giorni per attendere il permesso di penetrare nelle terre di Austria.
Dopo aver attraversato tutti una gran parte della Germania essi arrivarono in Vestfalia, dove fondarono due monasteri, cioè uno a Dribourg, presso Padeborn, e l'altro a Welda a sette leghe dal primo, ma essi furono in seguito soppressi per le macchinazioni dei luterani.
Una colonia di Trappisti al suo ritorno di Russia, essendosi imbarcata ad Amsterdam passò in America, dove fondò un monastero nel Kentuki, contrada del Canadà, paese degli Stati Uniti: ma le ultime notizie ricevute per una via sicura portano ch'essa si trova in grandi difficoltà perché in quelle contrade, cui la natura fu matrigna, è sorto un gran numero di sette tutte nemiche le une delle altre, gli autori delle quali seminano nelle città e nelle campagne le massime più stravaganti, e inducono in errore le popolazioni che corrono in lotta ad ascoltarli.
Don Agostino di Lestranges avendo saputo che i francesi avevano evacuato la Svizzera, ritornò alla Trappa della Valsanta con una numerosa schiera. I religiosi ritornarono a Villar Votar, e furono in seguito trasportati in un monastero presso Friburgo.
La Trappa d'Anversa nei Paesi Bassi fu anche ristabilita.
Fondazione del Monastero della Trappa della Cervara in Liguria e del Monte Soratte presso Roma.
Nel 1800 i Francesi s'impadronirono per la seconda volta del Piemonte dopo la rivoluzione per la vittoria che riportarono sugli austriaci nella memorabile battaglia di Marengo, villaggio situato tra Novi ed Alessandria.
Nel 1802 la Repubblica di Francia soppresse tutte le comunità religiose accordando 500 franchi di pensione a tutti gli individui dell'uno e dell'altro sesso al disotto di sessant'anni, e 600 a quelli al disopra.
I trappisti furono dunque obbligati ad uscire dal Piemonte. Una colonia prese la via di Roma ed ottenne dal Sommo Pontefice Pio VII il convento di Monte Soratte nella campagna di Roma, presso Frascati.
Gli altri si ritirarono alla Valsanta in Svizzera, donde nel 1803 don Francesco di Sales, congiuntamente ad alcuni religiosi e a dei fanciulli, venne a Genova. Dopo lunghi sospiri essi ottennero per l'intromissione di parecchi illustri personaggi, di cui i più zelanti fra gli altri furono Sua Eminenza il Signor Cardinale Spina, Arcivescovo di Genova, Sua Eccellenza il Principe Gerolamo Durazzo, ex Doge, e parecchi senatori, essi ottennero, dico, d'esser messi in possesso il 13 luglio 1804 del convento della Cervara, dapprima appartenente ai monaci Benedettini soppressi, nel 1799, come abbiamo visto sopra.
Altre persone note per la loro particolare affezione ai trappisti, contribuirono a procurar loro questo stabilimento. Di questo numero sono il signor Giacomo Parodi, banchiere assai accreditato di Genova, e il signor Francesco Palmieri, Podestà di San Giacomo di Corte.
Fondazione dell'Ospizio e del Monastero della Trappa del Monginevra, stabilimento provvisorio di Oulx
Nella felice circostanza che nel mese di agosto 1805 condusse l'invincibile Napoleone I a Genova, il Padre don Francesco di Sales, superiore del monastero della Cervara, gli fece presentare da un favorito un complimento in versi latini di sua composizione coi quali egli dipingeva con i più vivi colori il contrasto evidente che si riscontra fra l'abiezione e la povertà in cui sono immersi i trappisti e il rango incomparabile e brillante cui Sua Maestà si eleva sempre più col suo genio felice, il suo valore e la sua costante fortuna, fenomeno di cui la fama risuona per tutto l'Universo, di cui la storia non presenta nessun esempio simile, perché si vedono molti eroi elevarsi dalla polvere e dall'oscurità sul trono, ma solitari, e inoltre in tempi d'ignoranza: ma giammai uno simile a Napoleone, che riuscì a guadagnare il cuore e divenire il capi beneamato della nazione più illuminata, a porre sul seggio regale tre fratelli, quattro sorelle, a portare lo spavento nelle contrade glaciali, dove le aquile romane non poterono penetrare, infine a creare dei Re e a rovesciare colui che pretendeva dettargli legge.
Napoleone gradì i complimenti con un'affabilità che gli si addice assai bene, e orinò che il monastero della Cervara formasse in avvenire una specie di seminario di religiosi e di novizi, tra i quali si sarebbero scelti i più adatti per andare a popolare il nuovo monastero e l'ospizio magnifico che si costruisce sotto i suoi auspici al Monginevra (che è l'ultimo villaggio del Piemonte sulle frontiere di Francia presso la cittadella di Briançon nel Delfinato), dove il freddo si fa sentire nove mesi all'anno perché il villaggio si trova situato in mezzo ad una catena di montagne delle Alpi Cozie, le quali derivano il lor nome da Re Cozio, che nel settimo secolo risiedeva a Susa, città costruita in mezzo a quelle montagne.
Vicino al palazzo del governo, verso le vigne, il quale era un tempo la casa del Re a Susa, sussiste ancora in buono stato un arco di trionfo, che fu elevato dallo stesso Re Cozio in onore di Aurelio, Imperatore dei Romani. Sopra quest'arco sono incisi soldati a piedi e a cavallo, trofei di guerra, ed elefanti.
Una colonia di trappisti si è provvisoriamente stabilita a Oulx, villaggio poco distante dal Monginevra, in un antico convento di Benedettini.
L'onere dei trappisti al Monginevra sarà di ricevere, nutrire e alloggiare gratis tutti i viaggiatori d'ambo i sessi e d'ogni nazione, osservando tuttavia nel medesimo tempo la Regola loro per quanto austera essa sia. A questo scopo Napoleone I il grande ha fatto praticare ampie strade attraverso orribili montagne e ha dotato questo Ospizio di ventiquattromila franchi all'anno, che si esigono da trentotto cascine o stabili di beni nazionali già appartenenti a comunità religiose del Piemonte. Vi sono già parecchi soggetti, che sollecitano la costruzione degli edifici, nella cui magnificenza si riconoscerà sempre l'Augusto Fondatore, il Mecenate dell'Impero Francese.
Nozioni sugli ospizi del Gran S. Bernardo, del Moncenisio e del Sempione
S. Bernardo, Vescovo d'Aosta, città del Piemonte Settentrionale, apprendeva con vivo dolore, che un gran numero di viaggiatori passando dal Piemonte in Svizzera perivano di fame o di freddo a causa delle tormente o bufere, alle quali si trovavano esposti nel lungo tragitto da S. Remigio, ultimo villaggio del Piemonte, a S. Pietro, primo villaggio del Vallese (piccola repubblica alleata degli Svizzeri) e che è a mezzodì di questo paese. In conseguenza egli stabilì sulla cima di una montagna situata tra i due villaggi, che abbiamo testé nominato, una casa, che fu chiamata il Gran S. Bernardo per distinguerla da un'altra chiamata il Piccolo S. Bernardo. Queste due case sono nelle Alpi «Gravennes», dette in italiano Alpi Graie, le quali separano la vallata d'Aosta dalla Savoia.
Parecchi geografi credono il S. Bernardo più alto del Monte Olimpo della Tessaglia, in Grecia, e delle Cordigliere del Perù in America. Esso è condannato a un inverno eterno, e le montagne presso il convento sono come pelate.
In seguito con elemosine fu costruito un vasto convento tenuto da canonici dell'Ordine di S. Agostino, i quali con le rendite che ottennero dai tredici cantoni della Svizzera, e le elemosine, alloggiano e nutrono gratis tutti i viaggiatori. Infatti senza questa risorsa l'armata francese comandata da Napoleone I, discesa in Piemonte nel 1800, sarebbe infallibilmente perita: quindi Napoleone fece pagare dalla Repubblica di Francia tutte le provviste fornite da questo convento. Fu in questa circostanza che si fece passare per la prima volta la cavalleria e i cannoni a forza di espedienti e di manovre, ciò che era stato ritenuto fin'allora un'impresa impossibile. Ma l'amore della gloria e la sete dell'oro hanno in tutti i tempi operato i più grandi prodigi,ed è effettivamente a queste due potenti forze, che siamo debitori delle scoperte del nuovo mondo e di tante altre richhe contrade, come anche nelle scienze e nelle arti.
Le bufere, che si levano in queste montagne, e sopratutto nelle valli, sono alcune volte sì violente, che sollevano la neve in aria e l'oscurano, ed avviene quasi tutti gli anni che dei viaggiatori o delle bestie restino avvolti e sepolti nella neve e sono poi scoperti dai cani mastini inviati alla ricerca.
I cadaveri si mettono in una caverna presso la strada, affinché possano essere riconosciuti dai passanti e si conservano degli anni senza corrompersi e senza puzzare.
Tutte le mattine a un'ora fissa si fa partire dal convento un maronier (i maroniers sono giovanotti robusti addetti al servizio del convento), seguito da uno o due cani mastini, per S. Pietro, che è la parte più agitata della Svizzera. Egli porta del pane e del buon vino per fortificare i viaggiatori che incontra, e va fino ad una grotta fatta espressamente per i viaggiatori, e che è quasi alla fine del luogo pericoloso.
Un altro maronier parte nello stesso tempo per S. Remigio, verso la Valle d'Aosta.
I cani col loro odorato vanno alla ricerca dei corpi assiderati, e li scoprono, e i maroniers li ristorano con qualche liquore.
Se i primi maroniers non ritornano al convento all'ora consueta, ne partono degli altri, e anche i religiosi volano in soccorso degli assiderati, che vengono portati al convento e rianimati: ma qualche volta non si è più in tempo.
Il governo francese ha stabilito sullo stesso piede un convento sul Moncenisio, che è situato fra il Piemonte e la Savoia. Ne ha fondato un altro sulla montagna del Sempione, situato fra la Svizzera orientale e la Val d'Ossola per entrare nel Milanese.
Si fonda attualmente quello del Monginevra, di cui si parla più sopra, per accorciare di trenta miglia e più il cammino dalla Francia al Piemonte, e perché questo tratto è meno esposto alle valanghe, cioè a quelle masse enormi di neve che distaccandosi improvvisamente dalla superficie della terra, vanno rotolando dall'alto in basso delle montagne, e trascinano con sé alberi, case, e tutto ciò che si trova sul loro passaggio.
Situazione dei monasteri della Trappa attualmente esistenti
Molto tempo prima della Rivoluzione francese non esistevano più nel mondo intero che tre monasteri nei quali la Regola di S. Benedetto fosse esattamente osservata con le austerità aggiunte da S. Bernardo, abate di Claivaux, e dall'abate di Rancé. Questa somma ha dato luogo alla falsa affermazione che i trappisti non sono approvati, come se aggiungere sofferenze alle sofferenze fosse un demerito che produce la disapprovazione della loro Regola attuale.
Questi tre monasteri erano quello di Nogent in Normandia, di cui abbiamo parlato; quello di Septfonts nel vicino Borbonese in Francia; e quello d'Anversa nei Paesi Bassi.
Attualmente si contano i seguenti:

  • La Valsanta nel Cantone di Friburgo in Svizzera, nel quale fra le altre cose degne d'attenzione si ricevono ebrei ed eretici per convertirli alla fede cattolica;
  • La Riedra presso Friburgo, monastero d'uomini;
  • Friburgo, monastero d'uomini;
  • Darfeld, nella vicina Vestfalia, adesso reame di Gerolamo Bonaparte, gran cancelliere dell'Impero Francese, monastero d'uomini;
  • Un altro di donne vicinissimo a Darfeld;
  • Londra, in Inghilterra, monastero di donne;
  • Lutwort, pure in Inghilterra, nella provincia di Cornovaglia, convento d'uomini. (Sia gli uomini che le donne, quando escono dal recinto che è loro assegnato, sono obbligati a vestirsi da secolari);
  • Aragona, in Ispagna, monastero d'uomini (in un deserto dell'Aragonese), che fu dapprima fondato a Santa Susanna presso la città di Saragozza;
  • Anversa, nei Paesi Bassi, monastero d'uomini;
  • Kontuki, provincia degli Stati Uniti in America, monastero di uomini;
  • Monte Soratte, nella campagna di Roma, monastero d'uomini;
  • La Cervara, nel golfo di Rapallo, monastero d'uomini;
  • Monginevra e Oulx, in Piemonte, tutti e due d'uomini.

Il totale dei monasteri ammonta a tredici. (I monasteri di Monginevra e Oulx vengono conteggiati come se fossero uno solo): dieci d'uomini e tre di donne.
Si allevano in tutti questi monasteri fanciulli e ragazze.
C'è inoltre il monastero di Casamari, molto antico, e un altro stabilito recentemente a Fossonuovo, tutti e due nello Stato Ecclesiastico sulla frontiera del reame di Napoli: ma l'uno e l'altro si trovano situati in un clima malsano, osservano una regola meno austera che i trappisti su nominati, e ciò in virtù di privilegi ottenuti dai Sommi Pontefici.


Deponiamo la penna e restituiamo il manoscritto alla compagnia dei suoi vecchi confratelli, che attendono forse anch'essi un beve turno di… pubblicità sulle colonne del «Mare».

(continua)

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